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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

IMPEGNO A DIFESA DEI CONTRIBUENTI.

12 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

http://www.confcontribuenti.eu/images/stories/banner%20impegno.jpg

Cos’è l’Impegno a Difesa dei Contribuenti?
In occasione delle elezioni comunali del 15 maggio 2011, ConfContribuenti e Tea Party Italia organizzano un’iniziativa a difes

a dei contribuenti, chiedendo ai singoli candidati di impegnarsi formalmente ad abbassare la spesa pubblica e la tassazione comunale, rispettando il vincolo del pareggio di bilancio. Dopo le elezioni i firmatari eletti verranno monitorati e lodati o criticati pubblicamente a seconda che abbiano rispettato o violato l’impegno preso. 

Il testo dell’Impegno a Difesa dei Contribuenti:
Il sottoscritto (nome, cognome), candidato a sindaco/consigliere comunale di (città) per la coalizione (coalizione) si impegna nella difesa del contribuente:
- Con una politica di riduzione della spesa pubblica comunale complessiva
- Raggiungendo o mantenendo il pareggio di bilancio o un attivo di bilancio
- Portando (o mantenend

o) e le addizionali comunali ai livelli minimi consentiti dalla legge, riducendo le imposte e le tasse comunali esistenti e non introducendone di nuove.

Chi ha già firmato?
Nel menù qui a destra si possono trovare le news sugli ultimi firmatari ed un riassunto per le grandi città e per le regioni. Inoltre c'è anche l'elenco dei firmatari che alle scorse elezioni regionali hanno firmato un impegno simile. 

Chi può firmare/chi posso invitare a firmare?
Possono firmare tutti i candidati alle elezioni comunali del 2011. Per le città capoluogo di regione vi invitiamo a comunicarci anche se avete invitato qualche candidato a firmare e questo non è intenzionato a firmare.

Dove trovo il modulo da compilare/far compilare ai candidati?
Qui si possono scaricare i moduli per l’Impegno per il candidato Sindaco e per il candidatoConsigliere


Come fare per farvi arrivare il modulo?
Si può scannerizzare il modulo e inviarlo all’indirizzo  segreteria@confcontribuenti.eu oppure inviarlo per fax allo 02-36215668

Come posso fare per dare più forza all’iniziativa?
Iscriviti gratuitamente a ConfContribuenti: più saremo più avremo "potere contrattuale"! Basta compilare il modulo riportato a questo indirizzo:
http://www.confcontribuenti.eu/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=7

 

IN PIEMONTE:

 

Qui riportiamo lo stato di avanzamento dell'Iniziativa a Difesa dei Contribuenti nei comuni del Piemonte - tranne Torino: le informazioni saranno aggiornate il più rapidamente possibile. Quando inviamo un invito ad appoggiare l'iniziativa (nel caso delle associazioni) o a firmare l'impegno (nel caso dei candidati) lo "stato" diventa "Attendiamo risposta". Questo può voler dire tre cose: che il destinatario non ha (ancora) ricevuto la mail, che l'ha ricevuta ma non ha ancora risposto oppure che non ha intenzione di rispondere.

Associazioni che appoggiano il Pledge

ConfContribuenti
Tea Party Italia
Impresa è Rivoluzione
Unione per le Libertà

Candidati sindaco contattati

Città Candidato Lista/Coalizione Stato
Trecate     Federico Binatti     Lista civica             In attesa di risposta

 

Candidati consigliere contattati

Candidato                Lista                                          Stato                      

 

TORINO

 

Di seguito riportiamo lo stato di avanzamento dell'iniziativa a difesa dei Contribuenti a Torino: le informazioni saranno aggiornate il più rapidamente possibile. Quando inviamo un invito ad appoggiare l'iniziativa (nel caso delle associazioni) o a firmare l'impegno (nel caso dei candidati) lo "stato" diventa"Attendiamo risposta". Questopuò voler dire tre cose: che il destinatario non ha (ancora) ricevuto la mail, che l'ha ricevuta ma non ha ancora risposto oppure che non ha intenzione di rispondere.

Associazioni che appoggiano il Pledge a Torino

ConfContribuenti
Tea Party Italia
Impresa è Rivoluzione
Unione per le Libertà

Associazioni contattate (Attendiamo risposta)

Imprese Che Resistono

Candidati sindaco contattati

Candidato Lista/Coalizione Stato
Michele Coppola   PDL/Centrodestra     Attendiamo risposta
Alberto Musy Nuovo Polo Attendiamo risposta
Piero Fassino PD/ Centrosinistra Attendiamo risposta

 

Candidati consigliere contattati

Candidato         Lista/Coalizione                       Stato     
Maurizio Bruno    Moderati CentroSinistra Attendiamo risposta   

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Spese sanitarie, la Casta non muore mai. Per i deputati 10 milioni all'anno di rimborsi

12 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tratto da "il Giornale".

Dall'omeopatia ai trattamenti termali ecco i rimborsi erogati dal Fondo di solidarietà della Camera per l'assistenza sanitaria dei deputati: oltre dieci milioni di euro all'anno. Sette milioni finiscono nelle tasche degli "ex" che continuano a ricevere gli stessi vantaggi. Oltre ai politici benefici anche per i familiari, inclusi i conviventi.

 

Auto blu, telefonino e pc di serie, ottimi pasti a prez­zi «popolari». Poteva mancare l’assistenza sanitaria integrati­va nel novero dei benefit dei deputati? No, di certo!

E quanto costino i rimborsi erogati dal Fondo di solidarie­tà della Camera lo hanno rive­lato i radicali con la loro cam­pagna Parlamento­Wikileaks , che svela su Internet i segreti di Montecitorio e dintorni. Eb­bene, nel 2010 la «cassa mu­tua privata » degli onorevoli ha rimborsato spese per 10,1 mi­lioni di euro. Un dato in legge­ro calo sia rispetto agli oltre 11 milioni del 2009 che ai circa 12 del 2008. Gli iscritti sono 5.574 poiché il regolamento del Fon­do consente l’iscrizione non solo agli onorevoli e ai familia­ri (inclusi i conviventi more uxorio , modifica introdotta dalla presidenza del cattolico Casini), ma anche agli ex parla­mentari, ai familiari, ai benefi­ciari di­quota del vitalizio non­ché a giudici e presidenti eme­riti della Consulta.

Le maggiori voci di spesa so­no rappresentate da ricoveri e interventi (3,17 milioni, 31,3% del totale) e odontoiatria (3,09 milioni, 30,5%), mentre un al­tro 10% circa è rappresentato dai 973mila euro di rimborsi per fisioterapia. Oltre 745mila euro se ne vanno tra analisi e accertamenti, mentre grazie ai 3.636 euro dell’omeopatia il totale delle visite mediche su­pera i 700mila euro. Da segna­l­are che 153.189 euro sono de­dicati al rimborso del ticket, ossia deputati, ex deputati e fa­miliari si rivolgono al Servizio sanitario nazionale pagano e successivamente chiedono il rimborso della spesa alla Ca­mera.

E pensare che, come ri­velò un servizio delle Iene qual­che anno fa, basta solo dire di essere un parlamentare e nei malandati ospedali pubblici italiani si srotolano i tappeti rossi... Ben 7,3 milioni di euro degli oltre 10 di rimborsi vanno agli ex deputati. Si spiegano anche così alcune voci di spesa come occhiali (488mila euro), prote­si ortopediche (37.412 euro), protesi acustiche (186.400), sclerosanti (28mila euro) e as­sistenza infermieristica (7.653 euro). Di non trascura­bile entità anche le voci «cure termali» (200mila euro) e «psi­coterapia » (257mila euro) che cura l’anima e anche la depres­sione da trombatura. Tutto tra­sparente, quindi, grazie ai ra­dicali che tuttavia si lamenta­no per non aver avuto accesso ai dati sui rimborsi per shiatsu­terapia e balneoterapia.

Per non cadere in facili qua­lunquismi è opportuno ricor­dare che sia i deputati che gli «ex» pagano l’assistenza inte­grativa versando un contribu­to mensile scalato dallo «sti­pendio ». Per gli onorevoli si tratta di 526,66 euro (il 4,5% dell’indennità).Il Fondo si reg­ge sui contributi (11,3 milioni nel 2009) e sugli interessi deri­vanti dagli investimenti della liquidità, distribuita in 140 mi­lioni di pronti contro termine presso Dexia, in una gestione patrimoniale da 28 milioni presso Mps e in un portafoglio di titoli di Stato italiani da 180 suggerito gratuitamente da Bankitalia.

Assodato che una copertura assicurativa sarebbe molto più costosa, restano due que­stioni sul tavolo. La prima è re­lativa alla sanità pubblica: se i deputati si organizzano una «mutua», è probabile che si fi­dino più del privato, ma in con­creto fanno poco per estende­re a tutti i cittadini lo stesso gra­do di libertà. La seconda è più prosaica: se possono «permet­tersi » anche l’assistenza inte­grativa, non saranno pagati un po’ troppo? 

......

E IO PAGO!

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IBL Milano. "La complessità è una tassa? Il costo dell'obbedienza FISCALE"

11 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Oggi pomeriggio l'Istituto Bruno Leoni ospita un dibattito a Milano sul tema :

 

"La complessità è una tassa? Il costo dell'obbedienza fiscale". 

 

Scopo di questa occasione vuole essere quello di ravvivare la discussione su norme e costi nascosti del nostro ordinamento tributario. Se infatti i giornali ricordano spesso che in Italia vi è una importante evasione fiscale, d'altro canto è innegabile come il nostro sia un Paese nel quale, da anni, la pressione fiscale è altissima, e soprattutto si accompagna a un livello di complessità nella normativa che rende difficile persino al contribuente più giudizioso ottemperare ai propri obblighi col fisco. Inoltre, non solo non si parla più di una possibile riduzione delle aliquote - ma neppure di semplificazione degli adempimenti.

 

Il dibattito avrà inizio alle ore 17:30 e si terrà presso l'Acquario Civico di Milano (Viale Gerolamo Gadio, 2). Interverranno Oscar Giannino (direttore di Chicago-blog ed autore, nel 2007, di "Contro le tasse", Mondadori), Gianni Marongiu (Università di Genova), uno dei maggiori conoscitori del nostro ordinamento, e Marco Leonardi (Università di Milano e Libertà Eguale). parteciperà inoltre Anna Maria Bernini (Popolo della Libertà). Coordinerà il dibattito Carlo Stagnaro (Direttore Ricerche e Studi, Istituto Bruno Leoni). Al termine dell'incontro sarà offerto un rinfresco.

 

RSVP: eventi@brunoleoni.it - 02 3657 7325

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LIBERTA' DALLO STATO. BASTA TASSE: VOGLIAMO LA FLAT TAX

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Il livello della pressione fiscale italiana è immorale ed eccessivo, sproporzionato se consideriamo la bassa qualità dei servizi offerti in cambio: uno Stato che esige la metà o più del frutto del lavoro delle persone è uno Stato che si allontana drammaticamente e dal ruolo di servitore dei cittadini per diventarne il padre-padrone. Il livello della pressione fiscale italiana produce inoltre forte inefficienza e inibisce gravemente la crescita della produttività. Inoltre, dal punto di vista normativo, l'intero sistema tributario si presenta in maniera artificiosa, disorganica e quindi incomprensibile per la gran parte della gente comune. Il Tea Party si fa promotore di una riduzione delle tasse che sia generalizzata nei confronti di ogni categoria produttiva e ritiene doveroso che i primi beneficiari di questa riduzione siano i lavoratori autonomi e dipendenti, le piccole e medie imprese. Circa l'iter del prelievo fiscale, e specialmente per quanto riguarda le imposte dirette, riteniamo sia necessario un ripensamento ed una semplificazione degli istituti relativi alle fasi di autodichiarazione, accertamento e riscossione. Facciamo riferimento ad esempio agli studi di settore e alla figura del sostituto d'imposta. L'obiettivo finale della battaglia fiscale è l'ottenimento della Flat Tax, la “tassa piatta” che garantisce la stessa aliquota per tutti, necessariamente più bassa della minore aliquota attuale.

 

<TEA PARTY>

 

Una vecchia battaglia, questa, dell'Unione delle Libertà e del suo Presidente onorario, Antonio MARTINO. Alla quale, come è ovvio, si unisce ConfContribuenti.

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SIAMO REALMENTE LIBERI?

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

"Per riflettere sulla vera “questione di giustizia” rappresentata dalla tassazione, vale la pena tornare ad un’utile parabola di Herbert Spencer, ripresa da Robert Nozick in un passo molto famoso. 
Immaginiamo le nove scene di questa storia: 

(1) C’è uno schiavo, completamente alla mercé dei voleri del suo padrone. Viene spesso maltrattato, fatto lavorare agli orari più improbabile, malnutrito. 

(2) Il padrone diventa un po’ più gentile e picchia lo schiavo soltanto quando non rispetta ripetutamente le sue istruzioni. Comincia a concedergli un po’ di tempo libero. 

(3) Il padrone comincia ad avere non uno ma un gruppo di schiavi, e comincia a dividere un minimo di cose fra di loro, tenendo conto dei loro bisogni e prendendo atto dei loro meriti e della loro fatica. 

(4) Il padrone consente ai suoi schiavi di lavorare quattro giorni per sé, e chiede loro di faticare sui suoi possedimenti solo per tre giorni a settimana. Il resto del tempo è tutto loro. 

(5) Il padrone concede ai suoi schiavi di lasciare la sua casa e di andare a lavorare dove desiderino, per ottenere un salario. Chiede loro soltanto che gli rendano 3/7 dei loro guadagni. Mantiene inoltre il potere di richiamarli alla piantagione per delle emergenze, di proibire loro attività che possano mettere in pericolo il suo ritorno finanziario sul capitale investito (non possono fare fumare, consumare droghe, bere stando alla guida, andare in moto senza casco), e di aumentare o diminuire la quota di reddito che gli preleva. 

(6) Il padrone consente a 10.000 suoi schiavi, cioè tutti eccetto te, di votare, e loro possono decidere assieme qual è la porzione di reddito (loro e tuo) alla quale rinunciare, e che uso ne viene fatto. 

(7) Nonostante tu non abbia ancora il diritto di voto, hai il diritto di discutere con gli altri 10.000, per persuaderli circa l’uso migliore che sia possibile fare delle risorse “comuni”. 

(8) Avendo apprezzato il tuo utile contributo, i 10.000 ti consentono di votare quando vi sia un pareggio nelle votazione. 

(9) I 10.000 accettano che tu voti con loro. Quando vi sarà una situazione di parità fra gli altri votanti, il tuo voto sarà decisivo. Altrimenti, no. 

Quando, nelle nove scene, questa ha smesso di essere la storia di uno schiavo? 

Dal punto di vista della libertà personale, della libertà fondamentale di disporre dei frutti del proprio lavoro, non c’è differenza fra la scena cinque e le successive. Comunque lo schiavo può disporre soltanto di 4/7 del suo reddito. C’è un filo rosso che lega la tassazione al lavoro forzato: il padrone prende comunque per sé i frutti della fatica del servo, la differenza è nelle proporzioni. All’inizio, il padrone è il monopolista del tempo dello schiavo. Alla fine, limita le proprie pretese. Si potrebbe persino sostenere che è una strategia oculata, perché verosimilmente chi lavora anche per sé lo fa con maggior entusiasmo di chi lavori esclusivamente per altri, e dunque risulta più produttivo. E’ la “curva di Laffer” dello schiavismo. 

Ma la questione vera sta nella domanda: dove finisce la schiavitù e dove comincia la libertà. Alla nona stazione, grazie al diritto di voto? Alla quarta, perché essere servo tre giorni a settimana vuol dire essere libero per quattro?"

Alberto Mingardi

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RISPARMI A PICCO. GRAZIE, FISCO!

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Per le famiglie italiane l’uscita dalla crisi si sta rivelando più faticosa del previsto. Nel 2010, secondo l’Istat, la loro propensione al risparmio è calata dell’1,3 per cento, al 12,1 per cento: si tratta del dato peggiore dal 2000.

 

FINO A QUANDO CONTINUEREMO AD ASSISTERE IN SILENZIO A TUTTO CIO'? E SE FOSSE GIUNTA LORA DI RIBELLARSI A QUESTO STATO SEMPRE VAMPIRO E DISSIPATORE D'ALTRUI RICCHEZZA?

POPOLO DELLA PARTITE IVA, LAVORATORI, DISOCCUPATI E INOCCUPATI, UNIAMOCI: IL NOSTRO NEMICO: LO STATO E I SUOI GABBELLIERI.

E CHE LA RIVOLUZIONE PER LA NOSTRA LIBERTA', LA RIVOLUZIONE LIBERALE, LIBERISTA, LIBERTARIA, ABBIA FINALMENTE INIZIO.

 

ConfContribuenti PIEMONTE

 

...........

Nel dettaglio, a fronte del potere d’acquisto - cioè del reddito al netto dell’inflazione - diminuito dello 0,6 per cento, la spesa per consumi è salita del 2,5 per cento ed ha eroso l’aumento di quasi un punto (0,9 per cento) del reddito lordo. Francesco Daveri, economista dell’università di Parma, osserva tuttavia che «il dato positivo è che gli italiani non hanno rinunciato nel 2010 ai loro consumi; questo ha fatto diminuire i loro risparmi ma è un sintomo di fiducia nel futuro». Nella fase più acuta della recessione, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, tra gli ultimi mesi del 2008 e i primi del 2009 «i consumi diminuirono addirittura più del reddito. Gli italiani erano pessimisti, in quei mesi», ricorda l’economista di Lavoce.Info. Quell’anno il potere d’acquisto delle famiglie precipitò del 3,1 per cento. Nell’ultimo trimestre del 2010 c’è stata un’apparente inversione di tendenza. La crescita del reddito disponibile rispetto al trimestre precedente (+1,4 per cento) è stata superiore a quella registrata dalla spesa per consumi (+0,8 per cento). Una boccata d’ossigeno per i risparmi. Ma a livello tendenziale, nel confronto con il trimestre equivalente del 2009, l’aumento della spesa (+2,9 per cento)è rimasta più elevata di quella del reddito (+2 per cento). Il problema, in questi ultimi mesi, è che i primi segnali di schiarita sul fronte economico si stanno accompagnando a un’accelerazione dei prezzi causata dalle rivolte nel Maghreb e nel Medio Oriente e dalla crisi nucleare giapponese. In sostanza, la ripresa è troppo lenta rispetto all’alzata di testa dell’inflazione. Ieri, a conferma della tendenza in atto, il prezzo della benzina ha toccato un nuovo record con picchi, ad alcune pompe, di 1,584 euro al litro. Daveri è quindi meno ottimista per l’anno in corso: «alla stagnazione si sta sommando l’inflazione». L’anno in corso «potrebbe rivelarsi più difficile, per le famiglie. Sia per l’aumento dei prezzi sia per l’incremento dei tassi di interesse deciso giovedì dalla Bce che farà ovviamente aumentare i mutui. Ma bisogna anche considerare che il mercato del lavoro non si sta ancora riprendendo e non consente dunque ai consumi di migliorare. Non da ultimo le riforme fiscali promesse dal governo che potrebbero dare sollievo ai portafogli dei contribuenti, tardano ad arrivare». Il ministro del Welfare Sacconi ha commentato i dati facendo notare che «si tratta ancora una volta, in un contesto che è stato e rimane difficile per molte famiglie italiane, di leggere la tendenza positiva al miglioramento anche allo scopo di alimentare ulteriormente quelle aspettative che sono sempre elemento importante della crescita economica».Da Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, è arrivata un’interpretazione diversa: «Si conferma la gravità dell’impatto della crisi sulla vita della stragrande maggioranza degli italiani e a pochissimo vale il dato che il reddito nominale è aumentato». Sulle famiglie, sostiene invece la Cisl, «sono necessarie sia misure congiunturali, compensando ad esempio gli effetti economici negativi generati dal continuo rincaro dei prezzi dei carburanti, sia riforme più strutturali, come quella fiscale, la cui istruttoria va accelerata per abbreviarne i tempi di realizzazione». Ma ieri l’Istat ha reso noto anche che le società non finanziarie stentano a risollevarsi dalle secche della recessione: l’anno scorso hanno messo a segno una quota di profitto al 41,5 per cento. Un dato che ci proietta nel passato di oltre un decennio, che ci colloca sotto ai livelli degli ultimi anni ‘90.

 <Di: Tonia Mastrobuoni - La Stampa>

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CHIAMATE LA NEURO: GANASCE FISCALI PER 3 AMBULANZE!

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA


Reggio Calabria (Adnkronos) - Il fermo amministrativo di tre ambulanze e' stato disposto da Equitalia Etr spa a causa del mancato pagamento delle cartelle esattoriali di 54.600 euro a carico dell'Azienda sanitaria provinciale. I mezzi operano nell'area di Gioia Tauro. Il commissario straordinario dell'Asp, Rosanna Squillacioti, ha comunicato di aver avviato le procedure per risolvere la questione. Con proprio atto ha disposto il pagamento delle cartelle esattoriali e chiesto la liberatoria a Equitalia tramite fax.

''Si precisa -scrive in una nota- che il suddetto debito risulta risalente ad anni pregressi (2007-2009) non imputabile all'attuale direzione''. Il commissario ha inoltre dato mandato all'ufficio legale per l'accertamento delle responsabilita' ed all'ufficio affari generali per l'invio della deliberazione alla Corte dei Conti.
Carlo ZANGHI
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Verso un mercato competitivo del denaro

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: Francesco Carbone

Innanzitutto voglio ancora ringraziare tutti i soci USEMLAB che il 2 aprile sono venuti a Lugano per partecipare a Interlibertarians.

E’ stato bello rivedere volti noti e amici oramai consolidati.

In particolare mi ha fatto molto piacere conoscere di persona soci o lettori che non avevo mai avuto modo di incontrare prima ma che seguono con attenzione i contenuti proposti su questo sito.

Mi spiace solamente di non aver potuto dedicare a tutti il tempo che avrei voluto.

In un paio di casi ho fatto addirittura una pessima figuraccia non capendo chi avevo davanti.

Ricordarsi i nomi associati a oltre 100 nicknames non è cosa facile.

Se questi sono problemi, mi auguro che possano capitare sempre più spesso.

Sono stati due giorni intensi, ricchi di scambi, idee, informazioni, proposte, progetti.

Ancora ho la testa confusa che implora di far decantare tutti gli input ricevuti in così poco tempo.

Sono riuscito tuttavia a rielaborare il testo che avevo abbozzato come guida del mio intervento.

I quindici minuti concessimi per il mio discorso mi hanno costretto a ridurre all’osso una esposizione che meritava almeno un’oretta per poter essere davvero approfondita e completa.

Pare che in diversi passaggi la mia velocità di esposizione abbia addirittura messo in difficoltà le traduttrici simultanee.

Me ne scuso.

Quindi è con molto piacere che offro a tutti, qua di seguito in PDF, il testo integrale del mio discorso, di modo che possa essere letto con calma e nella sua interezza.

Spero che lo segnaliate sul vostro facebook, che lo ritweetate e che lo facciate girare.

I messaggi in esso contenuti sono a mio avviso troppo importanti per essere ignorati.

Infine, ringrazio nuovamente gli organizzatori dell’evento, Rivo Cortonesi e Leonardo Facco, con l’auspicio non solo di poter davvero cominciare a fare qualcosa di concreto tutti insieme, ma anche di poter avere alla prossima edizione di Interlibertarians un numero di presenze almeno dieci volte superiore.

Il Problema: l’Inflazione Monetaria

Contrariamente a ogni possibile vostra aspettativa non comincerò citando un economista austriaco o un illustre libertario, ma Keynes, colui che ritengo il nemico storico della scienza economica, colui che ha dirottato il pensiero economico sul sentiero sbagliato causando indirettamente enormi danni alla società occidentale.

A Keynes, in fondo, le conseguenze di lungo termine del suo pensiero non interessavano, “nel lungo periodo siamo tutti morti”, diceva.

Lui certamente lo è, e riposa in pace, tranquillamente, noi invece siamo qua riuniti a occuparci delle conseguenze pratiche dei suoi disastri teorici e a pagarne i costi, in prima persona, giorno dopo giorno, a prezzi sempre più alti.

Gary North in Cosa è il Denaro scrive di Keynes che era spesso incoerente, che era deliberatamente incoerente, ma che tuttavia, quando voleva essere chiaro, sapeva essere un maestro di prosa.

E infatti, nel suo Le Conseguenze Economiche della Pace Keynes scrive brillantemente: “…il modo migliore per distruggere il sistema capitalistico è quello di svilirne la sua moneta.

Attraverso un processo continuativo di inflazione monetaria, i governi possono confiscare, segretamente e in maniera celata, una parte importante della ricchezza dei propri cittadini.

Non c’è modo più subdolo, e più sicuro, per rovesciare l’ordine sociale che lo svilimento del denaro.

Tale processo scatena tutte le forze dell’economia nel loro potenziale distruttivo e lo fa in una maniera tale che neanche una persona su un milione è in grado di accorgersene“.

Keynes ovviamente non poteva sapere che avremmo avuto internet, grazie al quale oggi, per fortuna, più di una persona su un milione ha chiara coscienza di quel processo: sul mio sito USEMLABle dinamiche inflattive vengono spiegate molto chiaramente da diversi anni e mi auguro, anzi ormai credo, che ad averle capite pienamente siano ben più di un centinaio di person…il che fa più di una persona per milione di italiani ad avere finalmente compreso come al cuore dei nostri problemi economici e sociali ci sia un sistema monetario disonesto, malato, inefficiente, distruttivo dei processi di mercato.

Oltre una persona su un milione ad avere capito come il grado di corruzione del sistema monetario infetti i processi sociali oltre che quelli economici e come in ultima analisi in esso si rispecchi il grado di corruzione della società stessa.

Tutto questo grazie prevalentemente a internet.

Moneta e Sistema Bancario

Tuttavia si tratta di numeri ancora troppo piccoli.

La vera tragedia della nostra società continua a riposare sulla diffusissima ignoranza che avvolge le dinamiche monetarie all’origine tanto di questa ultima crisi quanto di ogni altra crisi del passato.

Due, dieci, persino cento persone su un milione sono ben poca cosa, e se ad essersi accorti della vera malattia del sistema bancario e monetario siamo ancora in pochi, appena una piccola frazione di noi si rende pienamente conto della profondità del danno operato in tutti questi anni e del potenziale distruttivo oramai insito nel sistema.

Sono rimasto sorpreso nello scoprire qualche giorno fa che il governatore della Banca d’Inghilterra nell’ottobre del 2010 ha avuto modo di scrivere in un paper ufficiale: “tra tutti i sistemi bancari possibili quello che abbiamo oggi è il peggiore”.

Si tratta senza dubbio di un buon segno, tuttavia, ammettere l’esistenza di un grave problema in seno al sistema bancario e monetario è indispensabile ma non sufficiente.

E’ anche necessario identificare correttamente e spiegare espressamente la vera sostanza del problema.

Cosa che viene fatta solo da pochi economisti di Scuola Austriaca.

In Europa abbiamo visto gente andare a protestare davanti alle banche centrali come se fossero la peggiore espressione del capitalismo moderno, ciò che oramai viene definito turbo-capitalismo, liberismo selvaggio, quando invece è vero l’opposto: questo sistema bancario e queste banche centrali non costituiscono una caratterizzazione del capitalismo, sono invece proprio ciò che sta distruggendo l’economia di libero mercato fondata sulla proprietà, il risparmio, gli scambi liberi e volontari.

Banche centrali e sistema bancario così come sono stati impostati nell’ultimo secolo costituiscono l’essenza del socialismo, della pianificazione centralizzata, essi sono al centro del processo di svilimento del denaro, rappresentano l’origine della corruzione che sta distruggendo l’istituzione sociale più importante di tutte!

Per chi ancora non se ne fosse accorto il denaro che era stato scelto volontariamente da persone libere è stato espropriato quasi cento anni fa, sostituito da denaro pubblico di tipo fiduciario, che viene gestito da un organo di pianificazione centrale, nelle cui mani oramai è stato riposto il destino delle economie e del nostro futuro.

Un sistema capitalista fondato sul risparmio presuppone una moneta sana, non una banca centrale monopolista che opera sulla base di un privilegio di Stato, emittente denaro di carta o digitale non coperto da alcun bene reale, del quale manipola arbitrariamente sia la quantità sia il tasso di interesse.

Una banca che gestisce peraltro in maniera confusa e poco trasparente un cartello di banche private in collusione con un ristretto numero di entità finanziarie e industriali, ma soprattutto con lo Stato stesso.

Conseguenze

L’espansione del Leviatano nelle nostre vite quotidiane rappresenta forse la prima immediata conseguenza dell’introduzione della moneta Fiat, della moneta creata dal nulla.

Di fatto la moneta Fiat è stata istituzionalizzata proprio per questo motivo: essa costituisce il principale, per quanto occulto, strumento di finanziamento dello Stato, e ne permette una espansione indiscriminata.

Senza Banca centrale e moneta Fiat il grande Stato Nazionale non solo non avrebbe potuto espandersi come ha fatto nel corso del XX secolo, probabilmente non sarebbe neanche mai sorto.

Di fatto, è solo grazie alla moneta Fiat che lo Stato ha potuto finanziare due guerre mondiali.

E’ solo grazie alla moneta Fiat che è riuscito, nell’ultimo secolo, ad approfittare di ogni crisi per incrementare il proprio peso nell’economia dal 10-15% a oltre il 50%.

Curiosamente lo Stato, grazie alla moneta Fiat, è l’unico soggetto economico che più fallisce più continua ad espandersi.

Ancora una volta, per tutti quelli che si ostinano a parlare di turbo-capitalismo o liberismo selvaggio: di fronte a questi numeri risulta più che mai evidente come le nostre vite siano ridotte ad agire in un ambito di libertà sempre più ostacolato e circoscritto, caratterizzato per oltre il 50% delle proprie attività dalla presenza dello Stato.

In queste economie oramai più socialiste che di libero mercato, la genuina funzione imprenditoriale è continuamente impedita, distorta, disincentivata.

Ma un altro effetto legato direttamente alla moneta Fiat è questa ricorrenza di crisi sempre più ampie a intervalli sempre più brevi.

Come spiega molto bene la Scuola Austriaca di economia, ad alimentare le crisi cicliche è la creazione di credito bancario oltre il livello di risparmi reali forniti volontariamente dalla popolazione.

Il sistema bancario moltiplica artificialmente questi risparmi reali stimolando altrettanto artificialmente il sistema economico in un ciclo continuo di espansione e crisi.

E pur tuttavia, a causa del ricorso sempre più massiccio alla moneta Fiat da parte delle banche centrali, queste crisi che si sono succedute negli ultimi trenta anni non sono mai riuscite a dispiegarsi fino in fondo di modo tale da ripulire il mercato.

Gli errori artificialmente indotti si sono stratificati nel tempo mentre il sistema ha continuato ad alimentare una illusione di prosperità che ci ha spinto a vivere al di sopra delle nostre possibilità, facendoci “mangiare” non solo il capitale a nostra disposizione ma anche quello delle generazioni future.

La prosperità di un sistema sociale, si ricordi sempre, dipende strettamente dal fondo di risparmi reali, è la conseguenza spontanea dell’allocazione del risparmio in una corretta accumulazione di beni capitali.

Moneta e banca dovrebbero rappresentare il ponte tra i risparmi reali e gli investimenti.

Il sistema bancario fondato su moneta Fiat fa ben altro: incoraggia investimenti non sostenibili e scoraggia il risparmio.

Opera in questo senso in via esponenziale da oramai oltre 30 anni. Immaginate la dimensione e la profondità del danno!

Il Nocciolo del Problema

Ma quale è davvero il cuore del problema di questo sistema gestito dalle banche centrali in cui peraltro si privatizzano gli utili e si socializzano continuamente le perdite? Il nocciolo di tutto quanto sta nel corso forzoso, cioè nell’obbligo di usare la moneta di Stato qualunque sia la qualità della stessa. In altre parole ci è assolutamente preclusa la possibilità di poter scartare la moneta di qualità scadente, scegliendo liberamente monete alternative di qualità superiore, che meglio si adattano alle nostre esigenze.

La libertà viene percepita generalmente come libertà di poter scegliere, tuttavia non capiamo che nell’economia odierna possiamo scegliere quasi tutto, tranne il denaro stesso.

Nell’economia moderna la nostra vita ruota sempre più intorno al denaro eppure paradossalmente pochi sanno cosa esso sia, mentre quasi nessuno si rende conto di non avere alcuna possibilità di scelta in merito al denaro che preferirebbe utilizzare come mezzo di pagamento, riserva di valore o unità di conto.

Una economia che non poggia sulla libera scelta del denaro non è una economia di libero mercato ed essa non può plasmare una società davvero libera.

Ogni intervento dello Stato sull’emissione di denaro non solo è incompatibile con l’istituzione della proprietà privata ma è anche incompatibile con la natura imprenditoriale dell’essere umano.

Dopo secoli di interferenza statale, che in taluni casi ha finito con il distruggere intere civilizzazioni, il mercato del denaro dovrebbe essere finalmente liberalizzato.

Solo così sarà possibile dare impulso alla successiva fase evolutiva della civilizzazione.

La Protezione

Questo sistema economico gestito centralmente, molto spesso in maniera occulta, che va contro la natura dell’essere umano, collasserà a mio avviso entro la fine di questa decade, di colpo, come accadde un bel giorno alla vecchia Unione Sovietica.

Nell’ambito delle ristrette libertà a noi concesse possiamo cercare di proteggerci da questa eventualità tramite l’acquisto di quei metalli che in passato hanno ricoperto e svolto egregiamente una funzione monetaria.

In fondo questa è stata la mia principale raccomandazione da quando ho aperto il mio sito nel gennaio del 2002.

Eppure ciò non basta.

Innanzitutto in questa difesa tutta privata del nostro capitale, ci sono ostacoli di non poco conto:
1) non possiamo utilizzare quei metalli acquisiti come mezzo di pagamento in uno scambio volontario, ci è vietato a causa del monopolio concesso alla banca centrale.
2) esiste nei confronti dei metalli un trattamento fiscale penalizzante, il capital gain da pagare al momento della rivendita, e addirittura nel caso dell’argento, l’iva da pagare subito al momento dell’acquisto!
3) corriamo sempre il rischio che i metalli possano venire confiscati come venne fatto con l’oro nel corso del XX secolo, siano essi in nostro diretto possesso o allocati presso aziende che offrono servizi di deposito.

Il nostro obiettivo di persone davvero libere dovrebbe essere quello di poter tornare ad operare in un regime di libero scambio tanto nella produzione quanto nella scelta del mezzo di pagamento.

Dovremmo mirare all’eliminazione totale e permanente du tutti questi ostacoli che di fatto penalizzano non solo il ritorno a una moneta sana, ma anche la difesa privata dei nostri risparmi.

Il Free Competition in Currency ACT di Ron Paul

Negli Stati Uniti Ron Paul sta perseguendo l’obiettivo di restaurare una moneta sana.

Il suo Free Competition in Currency Act si articola secondo i seguenti tre punti:

1) Eliminare il monopolio, cioè la coercizione ad utilizzare il denaro di Stato a un prezzo prefissato.
Il governo dovrebbe continuare a produrre moneta solo come un competitore tra molti. Il denaro deve poter rispondere alle esigenze degli attori economici. Esso è il più importante regolatore del meccanismo di mercato e in quanto tale deve essere a sua volta regolato dal processo di mercato! Non escluso! Se la gente fosse libera di rifiutare il denaro soggetto a continuo svilimento, chiedendo al suo posto una moneta sana, la famosa legge di Gresham funzionerebbe al contrario: a sparire dalla circolazione sarebbe la moneta cattiva.
2) Liberalizzare il conio privato rimuovendo anche ogni barriera di entrata all’industria bancaria.
Ovviamente a protezione del consumatore, come in ogni altro settore, ci sarebbero leggi ancora più severe contro la frode e la falsificazione.
3) Eliminare tutti i capital gains, nonché le tasse sulla compravendita di metalli.

La Soluzione di Huerta de Soto

A mio avviso, da studioso dell’economia austriaca e da libertario, il problema riguarda però anche un altro aspetto: la questione della riserva frazionaria delle banche, riconducibile a una legislazione che per diversi secoli ha concesso alle banche stesse un privilegio unico e del tutto speciale.

Il problema è di tornare a distinguere con chiarezza tra contratto di deposito e contratto di prestito, due contratti ben differenti fusi da troppo tempo in un unico aborto giuridico pregiudizievole ai fini di un corretto e onesto esercizio del credito.

Anche un sistema di Free Banking fondato sulla riserva frazionaria, peraltro esperienza storica già vissuta prima del XX secolo, finisce inevitabilmente con il creare dal nulla credito in eccesso, con conseguenti malinvestments, ciclo economico di espansione e crisi, nonché le finali corse allo sportello che scatenano nel settore tutta una serie di fallimenti a catena.

L’approccio del Prof. Huerta de Soto autore di Dinero, Credito Bancario Y Cyclos Economicos, teso a rimuovere la riserva frazionaria, si articola intorno ai seguenti tre punti:
1) L’obbligo del 100% di riserva bancaria, misura che finalmente chiudebbe il capitolo aperto dalla legge di Peel del 1844, che negli UK aveva imposto la copertura totale in oro delle banconote ma non delle scritture contabili denominate depositi bancari.

Il sistema di riserva 100% è anche l’unica soluzione coerente con una piena difesa dei diritti di proprietà che sono alla base del sistema di mercato e di libero scambio.

In Inghilterra i parlamentari Douglas – Parker hanno presentato un progetto di legge per riformare il sistema bancario in questa direzione.

Molto probabilmente sarà rigettato, ma sappiamo almeno che in Inghilterra la questione è arrivata ai vertici, mentre in Italia non c’è un singolo economista o politico che parli apertamente della questione.

2) L’eliminazione della banca centrale, resa inutile dal 100% di riserva.
La banca centrale è dannosa in tutte le sue azioni da pianificatore centrale e gestore di un cartello oligopolistico che tendenzialmente privilegia le grosse aziende e le lobbies a scapito della piccola media imprenditoria.
3) L’emissione della base monetaria prodotta da privati in competizione tra di loro. Il potere di emettere moneta è fatalmente seducente e pertanto non può essere lasciato in mano al monopolista terroriale della violenza, né a un suo stretto alleato. Esso va restituito al mercato! Non c’è dubbio che lasciando al mercato la possibilità di poter produrre moneta anche in forma di gettoni, biglietti di carta o scritture contabili, basate su vaghe promesse di beni reali futuri, gli utenti finiranno con lo scegliere le forme monetarie più affidabili e sicure, coperte al 100% da beni reali già esistenti e tendenzialmente molto scarsi.

Il Costitutional Tender Act

Sia l’approccio di Huerta che quello di Ron Paul, sono approcci realizzabili solo nell’ipotesi di poter arrivare al cuore del sistema per cambiarlo dall’alto.

Negli USA questi tentativi sono sempre falliti.

E personalmente non vedo molte più chance nell’ambito della comunità Europea.

Tuttavia, c’è un altro approccio che in USA sta funzionando: il cosiddetto Constitutional Tender Act.

Viene definito dai suoi sostenitori come un approccio Bottom Up e ha l’obiettivo di riuscire ad abbattere il monopolio della FED senza neanche dover chiamare in causa la costituzionalità stessa della banca centrale americana, tentativo in passato sempre fallito.

Tale approccio si fonda sulla possibilità effettiva di poter reintrodurre nei singoli stati membri il dettato costituzionale americano, nello specifico Articolo 1, Sezione 10, che vieta espressamente agli Stati membri di accettare come pagamento ad estinzione totale del debito qualunque forma di denaro tranne oro e argento.

Questo approccio decentralizzato per adesso ha ottenuto il primo successo in Utah lo scorso 25 marzo.

Nel Montana la legge invece non è passata.

Molti sono gli Stati che si stanno muovendo per cercare di reintrodurre l’obbligo di pagare le tasse in oro e argento.

In ultima analisi questo obbligo spingerà le imprese ad aprire dei conti in oro per farsi pagare in moneta sonante, e a cascata spingerà tutti gli attori economici a rifiutare la moneta cattiva per utilizzare quella buona.

E’ una iniziativa da seguire e sostenere perchè potrebbe essere il primo passo verso la demolizione del monopolio della Federal Reserve sul dollaro.

A differenza della realtà europea, ancora intellettualmente asfittica, le persone che negli USA hanno riconosciuto il pericolo della spirale distruttiva alimentata dal dollaro Fiat gestito dalla FED sono numerosissime.

Esse stanno muovendosi attivamente per correre ai ripari in maniera preventiva, anzi che doversi confrontare solo successivamente all’emersione del danno.

Queste sono le intenzioni espressamente dichiarate in Utah, mentre in Georgia, un altro Stato nel quale si sta cercando di proporre la legge, si è giunti alla consapevolezza “che una moneta sana e fondata costituzionalmente è essenziale per la vita dei propri cittadini, la stabilità e la crescita economica dello Stato.”

Risultati e Prospettive

Ammesso che la moneta sana e onesta non può che essere moneta merce, gli scettici abbindolati da cento anni di moneta Fiat, non pensino che reintrodurre oro e argento nel sistema significhi necessariamente andare in giro con le saccocce piene di metallo, pesanti e tintinnanti.

A parte che l’euro ci ha stracaricati di monetine di bassa lega e presto anche negli USA elimineranno il dollaro di carta per passare al dollaro in vile metallo, si tenga presente che la banconota rimane pur sempre un valido mezzo di pagamento purchè si torni a dichiararla sostanzialmente: “pagabile a vista al portatore”!

Con una moneta merce, non sparirebbero neanche le carte di credito, o i bancomat, tutte le innovazioni più recenti rimarrebbero in uso e verrebbero probabilmente migliorate: il totale regime di monopolio della moneta non solamente ci ha privato di una moneta sana e onesta ma anche di tutti quei processi e idee tramite le quali il mercato avrebbe scoperto altri metodi di produzione, offerta e utilizzo del denaro, sicuramente migliori rispetto a quelli esistenti oggi.

Già adesso, la digitalizzazione e l’informatica permettono l’utilizzo di oro e argento sia per i micro pagamenti sia per le transazioni complesse, in uso tanto universale quanto locale.

Si pensi al non dover più cambiare i propri euro in dollari, o in yen, o in qualunque altra valuta, ma alla possibilità invece di utilizzare il proprio conto oro in qualunque parte del mondo e con qualunque partner commerciale internazionale, senza dover pagare alcuna commissione di cambio.

Si pensi anche alla possibilità di poter scegliere liberamente l’allocazione fisica del proprio conto in metalli presso quei paesi dove la proprietà gode delle migliori garanzie, dove essa viene protetta, salvaguardata, rispettata e difesa.

Non solo, un domani la stessa informatica potrebbe offrire nuove forme monetarie basate su altre merci, denaro sempre e comunque coperto da beni reali o prodotti altamente valorizzati e desiderati dall’individuo.

La moneta fiat non ha niente di reale dietro di sé, solo tanta fiducia che va scemando e tante promesse che vanno aumetando.

In ultima analisi essa si basa su una promessa immorale, sempre più vana oltre che ingiusta: la promessa dello Stato di poter confiscare con la forza e la violenza la futura produzione di reddito dei propri cittadini, anche quelli che devono ancora nascere.

Gli americani oltre ad avere una finestra costituzionale che permette loro di attaccare dal basso il sistema della FED e del dollaro, hanno anche sviluppato una imprenditoria già ben orientata a cogliere le opportunità del futuro.

Si guardi ad esempio la rivista Digital Gold Money per capire come alla fine, nonostante tutto, la funzione imprenditoriale riesce sempre a far riemergere le idee oneste, a proporre le riforme necessarie, a reindirizzare la società verso la giusta direzione.

Non ho dubbi che la rivoluzione partirà dagli Stati Uniti, possibilmente anche da un suo eventuale disgregamento e da una successiva ricostituzione su basi più sane.

Di fatto il Nord America resta ancora oggi il faro della civilizzazione attorno al quale l’imprenditore più creativo e innovativo riesce a trovare il terreno più fertile per sviluppare e far crescere le proprie idee.

Italia ed Europa

Dobbiamo adesso capire cosa poter fare in Italia e in Europa.

Il problema è che in Italia non abbiamo alcuna protezione costituzionale, la parola moneta è citata solo nell’ Art. 117
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:”
Moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari“… mentre come ben sappiamo l’articolo 47 recita:
La repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina coordina e controlla l’esercizio del credito“.

Deo gratias non oso pensare cosa sarebbe successo in questo paese senza la protezione costituzionale del risparmio finito quasi tutto nel buco nero del debito pubblico.

Per il resto la pianificazione centrale di matrice socialista in materia di moneta e credito è prevista e garantita già a livello costituzionale.

Non abbiamo speranze se non attendere il crack up boom oppure cercare rifugio all’estero!

Vediamo quindi la bozza della costituzione europea, o perlomeno quella mappazza di qualche centinaio di pagine che forse nessuno, tranne i burocrati che l’hanno elaborata, ha ancora avuto il coraggio di leggersi.

L’articolo I-8 recita: “The currency of the Union shall be the euro“.

Ovvero la valuta dell’Unione è l’Euro.

Punto.

La valuta.

La moneta è qualcosa oramai di preistorico per i burocrati di Bruxelles.

Il denaro nasce come valuta, come carta fondata sul nulla.

Punto.

Mentre per quel che riguarda la proprietà all’articolo II-77 si legge:

The use of property may be regulated by law insofar as is necessary for the general interest” ovvero l’uso della proprietà, quando necessario, potrebbe essere regolato dalla legge per perseguire l’interesse generale.

Ovviamente chi stabilisce l’interesse generale sono i burocrati socialisti di Bruxell, quindi anche qua nessuna speranza.

Dimentichiamoci di poterci riprendere la proprietà del denaro nell’ambito della comunità europea, a meno che essa non fracassi su se stessa insieme all’Euro, cosa che peraltro sembra oramai inevitabile.

Non ci resta che guardare ai quei due paesi considerati Europa ma sfuggiti per ora al centralismo burocratico e soffocante della grande URSE (Unione Repubbliche Socialiste Europee).

Il processo di rifondazione monetaria su basi sane non potrà che ripartire in qualche modo o dall’Inghilterra o dalla Svizzera.

Considerato che in Svizzera è possibile modificare la costituzione tramite ricorso a referendum popolare non c’è dubbio che al momento le speranze migliori per sfuggire alla Tragedia dell’Euro riposino sulle iniziative della confederazione elvetica.

Auspici e Conclusioni

Il mio auspicio qua, oggi, è quello di cominciare seriamente a confrontarci sia per unire le forze sia per capire nelle diversità europee come e dove trovare una backdoor in grado di accogliere quelle idee e quelle riforme che un giorno riusciranno a cambiare il sistema obsoleto costituito dalla moneta di Stato, un sistema ormai prossimo alla fine.

Tutta la legislazione europea così come è stata impostata impedisce di fatto qualunque mercato competitivo del denaro.

Tuttavia le forze della globalizzazione alimentate dalla rivoluzione tecnologica e dal web, una eventuale rivoluzione monetaria oltreoceano, e la prossima crisi che potrebbe inghiottire diversi paesi dell’area Euro, potrebbero abbattere le resistenze opposte dai burocrati e aprire le porte, anche qua in Europa, per una riforma monetaria e bancaria orientata nella giusta direzione.

A tal fine, dobbiamo essere sempre pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno di modo da poter sfruttare i cambiamenti a nostro favore.

In tal senso abbiamo la necessità di avere qualcuno nei nostri parlamenti così come gli inglesi hanno Douglas e Parker, di avere qualcuno nelle commissioni istituzionali così come gli americani hanno Ron Paul, di avere qualcuno nell’accademia così come gli spagnoli hanno Huerta de Soto.

Serve anche un insieme di imprese che al di là della competizione reciproca possa unire le forze per cercare di competere in maniera compatta contro il denaro di Stato.

La Svizzera come Stato esterno all’euro potrebbe rappresentare effettivamente la base di partenza per avviare un reale processo competitivo nei confronti dell’euro.

Il progetto del Franco Svizzero Aureo presentato prima di me da Thomas Jacob è la prima seria iniziativa per reintrodurre una moneta sana nel continente europeo.

Ad essa, sia in caso di successo sia di insuccesso, dovranno seguire altre proposte e altri progetti, studiati e perfezionati secondo i punti ben esaminati dai vari Ron Paul e Huerta de Soto.

Per quanto riguarda l’imprenditoria, in Svizzera ci sono già diverse aziende che a quanto pare offrono ottimi servizi per quel che riguarda l’acquisto, la vendita, e il deposito di oro e argento, ma è necessario poter avere una qualche garanzia costituzionale che renda questa protezione assoluta anche nei confronti dei cittadini stranieri che vogliano cercare di difendersi dalla confisca inflazionistica operata nei rispettivi paesi di appartenenza.

Purtroppo gli Stati che a livello globale stanno distruggendo l’istituzione sociale chiamata denaro hanno tutto l’interesse a non lasciare alcuna via di fuga ai loro cittadini.

Sono ben organizzati in un cartello solido e compatto, mirato a reprimere qualunque concorrenza, qualunque forma di apertura verso il cambiamento iniziata dai paesi più liberi e indipendenti.

I rifugi disponibili devono essere pochi e soprattutto devono rimanere solo alla portata delle tasche dei pochi amici diventati ricchi attraverso privilegi, politiche economiche, commesse, appalti, favoritismi, clientelismi e quant’altro.

Il cittadino medio non deve avere possibilità di fuga.

Eventualmente saà trascinato nella tragedia monetaria fino in fondo.

Questo è ciò che è sempre accaduto nel passato e che ahimè è destinato a ripetersi.

Per evitare di farsi trascinare in massa dentro questo baratro che oramai si è aperto con la crisi del 2008 è necessario diffondere la cultura adeguata, è necessario cercare di rimuovere l’ignoranza sulla questione monetaria che viene continuamente agevolata e diffusa non solo dai diretti interessati, ma anche da diverse frange di ciarlatani i quali, privi di qualunqua cultura economica e monetaria, creano ancora più confusione sulla materia.

C’è chi parla di rimettere la stampante monetaria in seno allo stato così da risolvere il “finto” problema del debito, chi parla di riempire il mondo con altri coriandoli basati su quelli già esistenti emessi dalle banche centrali, chi addirittura pensa di poter gestire la società dall’alto rimuovendo definitivamente la necessità del ricorso al denaro e al credito senza i quali l’avanzamento della civilizzazione e il benessere di cui godiamo oggigiorno sarebbero stati irragiungibili.

Ricordatevi e cercate di fare capire a tutti quelli che vi circondano che l’ignoranza monetaria non porta alla beatitudine, essa è l’essenza, la radice della nostra distruzione e della nostra miseria.

Il futuro di ogni società civilizzata dipende dalla qualità di ciò che viene usato come denaro.

Quando il denaro viene corrotto, inevitabilmente si corrompono anche i costumi e l’etica della società in cui esso circola.

Quando infine il denaro muore, anche la gente muore.

La possibilità di poter scegliere il denaro che più ci aggrada a questo punto non è più solamente una scelta di libertà, ma è soprattutto una scelta obbligata per tornare a dare alla nostra e alle prossime generazioni un futuro di prosperità e benessere.

Grazie a tutti

Tratto da http://www.movimentolibertario.it/ e da Usemlab.com

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CONFCONTRIBUENTI a INTERLIBERTARIANS 2011

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di:  Elisa Serafini


Si è conclusa domenica la prima edizione di Interlibertarians, conferenza internazionale di partiti, associazioni e movimenti che si riconoscono nel pensiero libertario.

Durante la conferenza, svoltasi a Lugano, non sono state presentate solo “esperienze” dei diversi movimenti, ma soprattuttoproposte concrete per riformare la politica, l’economia, le istituzioni e il fisco.

Tra i relatori si sono distinti gli interessanti interventi di Philip Davies, membro del Parlamento Britannico, conservatore, euro-scettico e mercatista, e quello del prof. Bertrand Lemmenicier, guru della teoria politica libertaria francese ed internazionale.

Tra i partecipanti italiani spiccano con forza le esperienze rivoluzionare di Leonardo Facco e Giorgio Fidenato, (Movimento Libertario) da tempo impegnati in due importanti battaglie di liberta’: una contro la pratica del sostituto d’imposta e l’altra a favore della coltivazione e distribuzione degli OGM.

La prima battaglia vede l’imprenditore Giorgio Fidenato impegnato a protestare contro quella che definisce una “schiavitù imposta dallo stato”.

Fidenato già da tempo versa ai suoi dipendenti l’intero contenuto della busta paga, lasciando agli stessi il compito di pagare le imposte, ma, proprio per questo motivo, l’imprenditore si è persino autodenunciato all’I.N.P.S., all’Agenzia delle Entrate ed al Ministero delle Finanze.

Ha, insomma, iniziato una battaglia che rappresenta un mix fra la disubbidienza civile e la resistenza fiscale. Battaglia simile quella a favore degli OGM, presentata durante la conferenza con tanto di confronto reale tra pannocchie biologiche e transgeniche (queste ultime ritenute per i consumatori molto più sane delle prime, per la loro capacità di eliminazione dei parassiti).

Un contributo è arrivato anche da chi scrive, che ha presentato il progetto di ConfContribuenti che mira a proporre a candidati di tutti i livelli di governo, un “impegno” a contenere la spesa pubblica, al pareggio di bilancio e alla riduzione delle tasse.

Molto interessante poi l’intervento di Francesco Carbone (UsemLab) che ha proposto una riforma del sistema monetario e bancario internazionale che porti ad un sistema di concorrenza tra valute.

Idee simili sono arrivate da Thomas Jacob, economista svizzero promotore di una riforma del Franco Svizzero in senso “aureo”, mentre altri due svizzeri, Paolo Pamini (ricercatore) e Rivo Cortonesi (Liberisti Ticinesi) hanno presentato rispettivamente una proposta di riforma al sistema istituzionale svizzero in senso confederale, e una proposta di riforma dell’istruzione di respiro totalmente libertario.

Interessante, infine, l’intervento di Mathias Muller, vice-presidente dell’UDC/SVP (primo partito svizzero per consenso politico), il quale ha presentato una proposta concreta per diffondere gli ideali liberali tramite l’azione politica.

E’ infatti l’azione politica a mancare spesso, negli ambienti liberali e libertari europei.

Di frequente, infatti, questi movimenti si sono limitati a fare “cultura”, o a portare avanti rivoluzioni di respiro assolutamente elitario.

Muller propone invece ai libertari di tutto il mondo (erano presenti anche alcuni americani di Students For Liberty e del Language of Liberty Institute), di scendere in politica (e non pensare solo a think tanks o fondazioni), e lavorare affinché gli ideali liberali vengano diffusi alle masse e non solo alle elite.

Il confronto internazionale ha permesso a tutti questi movimenti di fare finalmente network e di confrontarsi su tematiche reali che potrebbero davvero portare a una svolta nella storia politica ed economica del vecchio continente.

Pensiamo solo alla riforma in senso aureo del Franco Svizzero.

Questa proposta è arrivata al Parlamento Elvetico e, se votata, sconvolgerebbe del tutto i (dis)equilibri macroeconomici mondiali, riportandoci forse, all’uso di una moneta “sana” di sicuro valore, non falsato dalla prepotenza inflazionistica dello Stato.

Tra proposte ed esperienze, una cosa è certa: i liberali hanno finalmente capito che è necessario lavorare insieme, superando le barriere nazionali e riconoscendoci tutti in un’unica società, una società da cambiare, da rivoluzionare, ma per la quale dovremo, necessariamente, lavorare insieme.

Elisa Serafini è Tesoriere Confcontribuenti

Tratto da http://www.confcontribuenti.eu

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Interlibertarians 2011: Proposte a confronto.

9 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Interlibertarians 2011: Proposte a confronto verso una geopolitica internazionale libertaria delle idee e delle azioni.

 

La settimana scorsa si è tenuta la prima conferenza internazionale dei partiti e dei movimenti e associazioni politico-culturali di ispirazione libertarian:Interlibertarians 2011.
La manifestazione ha riscosso grande successo e apprezzamento presso il pubblico partecipante, il quale è giunto numeroso da tutta Europa (ma anche in alcuni casi Oltreoceano) nella calda e accogliente città svizzera di Lugano per parlare e discutere di iniziative, temi e idee al fine di riportare il tema della libertà in tutti i suoi aspetti al centro del dibattito.

Presso la platea e i relatori di Interlibertarians si è visto la partecipazione di varie correnti filosofiche (liberali classiche, conservatrici, liberiste, libertarie anarcocapitaliste, minarchiche, agoriste, conservatrici fiscali) aventi varie tattiche e proposte differenti quale metodologia finalizzata ad un unico scopo, da tutti sostenuto: la necessità di ridurre la spesa e le tasse fermando l’ingerenza omologatrice dello Stato nella società, dando libertà di scelta agli individui all’interno di un libero mercato.
Uno degli scopi che si è data Interlibertarians fin dalla sua presentazione è quella di realizzare a fianco di un dibatitto teorico divulgativo ed enunciativo in relazione alle esperienze personali conseguite dai singoli relatori entro le loro esperienze politiche o di vita, la creazione di una rete di rapporti finalizzati alla definizione e ideazione di progetti e azioni pratiche.
Uno degli obbiettivi che Interlibertarians si è data è quella di costituire un network internazionale di associazioni, partiti e movimenti libertari tendenti non solo a dialogare ma anche a sostenersi e lavorare al fine di dare maggior peso specifico e risonanza alle ragioni del libero mercato e delle libertà economiche indiividuali in termini transnazionali.
L’edizione di quest’anno di Interlibertarians è stata un importante banco di prova visto che era la prima edizione, un’occasione sperimentale per iniziare ad incontrare e conoscere vecchi e nuovi amici del web e per definire le infrastrutture e le reti progettuali e le iniziative prioritarie da divulgare e far conoscere in termini pacifici e nonviolenti presso le rispettive differenti realtà locali nazionali.
Nella due giorni sono intervenuti numerosi relatori i quali hanno contribuito con un loro breve intervento a definire le loro idee di libertà su alcuni argomenti di loro interesse, stimolando il pubblico in un dibattito circa gli approcci e le possibilità di realizzazione di tali issues.

Su http://iovotopli.wordpress.com/2011/04/09/interlibertarians-2011-proposte-a-confronto-verso-una-geopolitica-internazionale-libertaria-delle-idee-e-delle-azioni/ 

la cronaca il resoconto delle due giornate.

Arrivederci al prossimo anno, la battaglia, ora, torna ad essere sul territorio. Percè solo da lì potrà avere inzio la RIVOLUZIONE!

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