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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

"Estremisti No-Tav, delinquenti non eroi".

28 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: Augusta MONTARULI

Quanto avvenuto in quest'ultimo mese in Valsusa è la dimostrazione che il movimento No-Tav è in mano a violenti e facinorosi che usano la contestazione all'opera come strumento per attaccare le Forze dell'Ordine e le Istituzioni.

Dopo le parole deliranti di Grillo, che aveva definito "eroi" i violenti, non accettiamo che vengano innalzati sull'altare gli estremisti, i violenti, gli aggressori delle Forze dell'Ordine e delle Istituzioni, chi minaccia l'ordine pubblico e la sicurezza di persone e intere aree del territorio piemontese. Dovrebbero stare in una cella non nell'olimpo dei rivoluzionari. La rivoluzione in Italia la fa chi lotta per lo sviluppo del Paese, non chi dice sempre no a suon di bombe carta e bastoni.

I distinguo di Saitta o le domande retoriche di Morgando nei confronti dei sindaci Pd che hanno partecipato alla manifestazione del 3 luglio in Valsusa, che hanno causato oltre duecento feriti tra le forze dell'ordine, assomigliano un po' alle lacrime di coccoGrillo: inutili, tardive e anche un po' patetiche.

Chi infatti ha partecipato a quella manifestazione sapeva che il fine ultimo era, per usare le parole del leader No-Tav Perino, "assediare il cantiere".

Uno scopo non accettabile per chi conosce le regole della democrazia e ancora di più per chi ha la responsabilità di indossare la fascia tricolore.

Se dunque non solo sulla opportunità di quest'opera, ma anche sulla condanna incondizionata di quanto avvenuto, il Pd vuole essere credibile, dovrebbe passare dalle parole ai fatti ed espellere chi marcia pur tranquillamente al fianco o ancor peggio in coda ai violenti che continuano ad attaccare forze dell'ordine, istituzioni, avversari politici, operai.

Se infatti quei sindaci non hanno responsabilità penali, hanno invece un'altrettanto grave responsabilità politica: aver fatto monopolizzare il dissenso nei confronti dell'opera dai professionisti della violenza, come gli esponenti dei centri sociali e a quelli della contestazione e del no ideologico come Beppe Grillo.

La violenza dei contestatori però non si ferma in Valsusa: le minacce a Pantarella e alla redazione dei quotidiani La Stampa e Torinocronaca sono un fatto gravissimo che dimostra ancora una volta come il movimento No-Tav sia ormai in mano ad esaltati, estremisti, violenti. Alle aggressioni devono rispondere l'intransigenza di chi non solo difende l'opera ma sopratutto le regole della democrazia che hanno già determinato una scelta irrevocabile dopo decenni di discussioni e confronto. Ai destinatari delle intimidazioni va tutta la mia personale solidarietà e vicinanza. Chi fino ad oggi ha cercato di nascondere sotto la sabbia o ha minimizzato le azioni violente soprattutto dell'ultimo mese è il mandante morale di questo atto vigliacco e vergognoso.

Tutte le istituzioni democratiche devono muoversi per isolare i violenti: la mozione che ho presentato nell'Aula di Palazzo Lascaris, di solidarietà a coloro che in questi mesi sono stati vittime dell'aggressione degli "estremisti del no", è stata infatti votata favorevolmente da tutte le forze responsabili del Consiglio regionale.

 

 ...................

CONCORDIAMO IN TOTO. LIBERTA' DI MANIFESTARE NON SIGNIFICA  LIBERTA' DI ROMPERE LA TESTA A CHI NON LA PENSA COME TE, O, PEGGIO, VIOLARE LA LEGGE. SARA' PURE VERO CHE MOLTO DI QUANTO ACCADUTO E' DOVUTO AI SOLITI INFILTRATI, PERO' CHE CERTI PERSONAGGI, CHE RAPPRESNTANO LE ISTITUZIONI, COME I SINDACI, O ALTRI PERSONAGGI PUBBLICI, COME GRILLO, SOFFINO SUL FUOCO E' DAVVERO INACCETTBILE E DA IRRESPONSABILI. MA ORMAI IN ITALIA COSI' VAN LE COSE. E GLI ITALIANI, QUELLI ONESTI, SI STANNO COMINCIANDO AD INC***PER DAVVERO. 

LA PAZIENZA E' FINITA. CONTRO LE "CASTE", CONTRO I "VIOLENTI", CONTRO LE "MAESTRINE", CONTRO I PIU' UGUALI DEGLI ALTRI..

DIAMO UNA SVOLTA A QUESTO PAESE, RICONQUISTIAMO LA VERA LIBERTA'.

RIVOLUZIONE "LIBERALE", ORA!

 

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"Per uscire dalla crisi serve uno scatto d'orgoglio".

28 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: Raffaele Costa 

L'Italia è un magnifico Paese in cui tutto sarebbe possibile. Sarebbe, per l'appunto: le potenzialità non mancano - lo hanno dimostrato le centinaia di migliaia di italiani scesi in piazza per festeggiare il Tricolore e il nostro amato per quanto bistrattato Paese - eppure stiamo arrancando.

Arricchiamo oggi cosi come facevamo ieri. Nessuna sorpresa, dunque, ma soltanto un pizzico di tristezza nel constatare che le carenze che ci contraddistinguono oggi sono pressoché le stesse di ieri. Viviamo perennemente in ritardo: fermi sulla banchina in attesa del treno, pronti a salire sul convoglio, ma all'ultimo istante incapaci di farlo. Non siamo neanche particolarmente bravi a "copiare", a prendere il meglio che ci offrono gli altri Paesi adattandolo alle nostre esigenze. Non mancano gli esempi virtuosi, ma questi non costituiscono la regola.

Conosciamo benissimo la teoria - sfido chiunque a non sapere elencare le necessità del nostro Paese -  ma disdegniamo volutamente la pratica.

Per anni ho denunciato la burocrazia dilagante e quel groviglio di leggi e leggine e regolamenti che soffocavano la libera imprenditoria: oggi la situazione è migliorata, ma non per questo possiamo affermare di aver definitivamente debellato uno dei virus più diffusi nel nostro Paese.

Ho apprezzato fin dalle prime battute l'impegno e le misure dei due ministri più "rivoluzionari" di questo Governo - mi riferisco al ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, e al ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli - ma non per questo ritengo che possiamo "cantar vittoria".

L'Italia si regge sul carteggio, su quelle altissime montagne di fogli di carta che devono essere compilati, autenticati, spediti via posta, ricevuti, protocollati e via discorrendo. Abbiamo costruito una sorta di mostro dalle mille teste e dai mille tentacoli che non riusciamo a sconfiggere. E la volontà politica di porre fine - per quanto forte - sembra flebile rispetto alla resistenza esercitata dalla montagna.

Conosciamo tutti la teoria, ma disdegniamo la pratica. Siamo perfettamente consapevoli, ad esempio, della necessità di dotare il Paese di infrastrutture maggiori e migliori di quelle esistenti, eppure ci scontriamo con la realtà dei fatti: bisogna attendere quasi un decennio prima che un progetto ottenga il via libera, i finanziamenti necessari e i lavori vengono avviati. A rimetterci, ovviamente, siamo tutti noi. Le idee per uscire da questa impasse non mancano.

Di cosa abbiamo bisogno per non perdere il treno? Quello delle infrastrutture è soltanto uno dei nodi da sciogliere: vi sono poi quelli relativi a come vengono utilizzate le risorse pubbliche. Ad esempio nel caso degli invalidi: a fronte di un gran numero di persone che necessitano di un valido sostegno economico per condurre un'esistenza quantomeno dignitosa, vi è infatti un gran numero di furbetti, anzi mi correggo, di disonesti, che si dichiara affetto da patologie inesistenti. Nonostante questo hanno ricevuto, e ancor oggi ricevono, sostanziosi assegni di invalidità. Uno spreco assurdo. Oltre che un'ingiustizia profonda nei confronti di chi invalido lo è veramente. E poi il nodo delle tasse: è sì vero che in Italia la tassazione ha raggiunto livelli record, ma è altrettanto vero che ci possiamo scordare di vederle diminuire fino a quando il numero degli "allergici del fisco", di quei tanti che dichiarano redditi per nulla corrispondenti al vero non scenderà drasticamente.

Aveva ragione Padoa Schioppa ad affermare che "pagare le tasse è bellissimo, ma solo quando, pagandole tutti, paghiamo tutti di meno". Il mio sogno è uno scatto d'orgoglio da parte di tutti gli italiani. Basterebbero quelli che sono scesi in piazza per festeggiare i 150 anni dell'Unità.

............................

ARTICOLI DEL GENERE TI APRONO IL CUORE. PECCATO CHE IN QUESTO PAESE SIANO TUTTI "SORDI" ALLE COSA "SENSATE". E BASTEREBBE DAVVERO POCO, PER IRPARTIRE, PER DAVVERO. "UNO SCATTO D'ORGOGLIO".

GRAZIE RAFFAELE, VECHIO AMICO LIBERALE, COMPAGNO DI TANTE BATTAGLIE.  ANCORA UNA VOLTA CHAPEAU!

gal.pal

 

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Fisco, anche la Corte Costituzionale aiuta lo Stato ladro!

27 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: Oscar GIANNINO

Ieri non sono riuscito a postare perché il blog non teneva -  a proposito, mi scuso coi lettori perché l’inconveniente capita un po’ troppo spesso – dunque devo rimediare con un giorno di ritardo. Del resto, non è che abbia sbollito l’ira. Perché  la sentenza 247 della Corte Costituzionale, depositata il 25 luglio, per i sinceri liberali ma oso pensare per tutti i cittadini e contribuenti italiani non può che essere definita in un solo modo: una ver-go-gna  as-so-lu-ta, una Caporetto del diritto, uno schiaffo in faccia alla libertà e a quell’elementare principio di garanzia per tutti che è la certezza del diritto!

La sentenza ha confermato la iena costituzionalità della norma introdotta con il decreto legislativo 223 del 2006, che ha raddoppiato i termini a disposizione per l’accertamento delle autorità autorità tributarie ai fini delle imposte dirette e dell’Iva. Rispetto ai quattro anni dalla presentazione della dichiarazione del contribuente, e ai cinque anni in caso di mancata dichiarazione, l autorità tributarie possono dunque accertare anche entro otto o dieci anni e anche quando i termini sono già scaduti, nel caso in cui l’irregolarità conttestata passi a violazione penale.

La Commissione tributaria di Napoli aveva chiesto alla Corte nella sua ordinanza di remissione se tale disposizione non configurasse un’incostituzionale riapertura dei termini successiva al loro decorrere, ed è manifestamente evidente che di questo si tratta.

Ma la Corte ha ritenuto invece che non si tratti di revivisvenza di termini ormai scaduti, ma di una semplice disposizione di legge successiva alla precedente, senza che la novatio violi alcun diritto.  Il contribuente potrà sempre prsentare a propria volta denuncia penale, ove ritenesse che l’amministrazione tributaria procedesse a segnalare al pubblico ministero l’eventualità di un reato a solo scopo di usto strumentale dei termini raddoppiati.

Questa tesi “sostanzialista” della Corte è solo l’ennessima conferma, purtroppo, di un indirizzo che sposa unilteralmente l’arbitrarietà dell’amministrazione fiscale in nome dei superiori interessi delle casse dello Stato. Inutile dire che ancora una volta vanno  farsi benedire le disposizioni sulla perentorietà e certezza dei termini, stabilite in quel testo deriso e calpestato quotidianamente dal fisco statale che è lo Statuto del contribuente. Superfluo osservare che nel nostro ordinamento l’accertamento tributario e il procedimento penale sono distinti e separati, e che fine precipuo del primo non è affatto quello di punire le violazioni eventuali del codice penale: la Corte decide invece che se i procedimenti fossero un’unica cosa, e si alimentassero circolarmente con pieno scambio di documenti, terminie finalità.

In un Paese normale, l’ho detto a voce alta stamane alla Versione di Oscar su Radio24, una sentenza di questo genere dovrebbe essere additata da tutti i media come una prova intollerabile del regime di privilegio che lo Stato riserva a se stesso, innanzi ai cittadini. Noi obbligati a rispettare al secondo i termini delle dichiarazioni e dei pagamenti, a costo altrimenti di gravissime sanzioni; lo Stato invece discrezionalmente interprete della dilazione dei tempi entro i quali riservarci nuove controprove sugli stessi documenti.

Un ordinamento e una gurisprudenza nei quali le garanzie sussistono ormai solo a vantaggio dello Stato contro il cittadino ribalta e ripudia un principio essenziale, che è all’origine stesso dei regimi di garanzie nei Paesi avanzati: essi nascono per tutelare il cittadino dagli eccessi e dalla discrezionalità dello Stato assolutista prima e centralizzato-burocratico poi, non per assicurare allo Stato ulteriori vantaggi.  Sentenze di questo tipo comportano inoltre il raddoppio pe rnoi tutti dei costi per la tenuta delle prove documentali.

Che un silenzio pressoché assoluto – hanno fatto eccezione solo il Sole 24ore e Italia oggi – sia riservato a decisioni tanto scandalose, mostra totale incomprensione  di ciò che davvero  allontana sempre più l’Italia dalla civiltà. Nel caso avvenga per ignoranza o buona fede. Se invece si tace in malafede, allora si pensa che il cittadino debba essere schiavo di uno Stato ladro.

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TAGLIA LA CASTA!

26 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

DAGLI AMICI DI "RISCHIO CALCOLATO".

MI SEMBRANO PROPOSTE RAGIONEVOLI. DA SOTTOSCRIVERE, E FAR GIRARE. CHE NE PENSATE?

 

AAAAAER TAGLIA LA CASTA: PROPOSTA PER RIDURRE DI 12 MILIARDI I COSTI DELLA POLITICA E’stata aperta una pagina Facebook a riguardo e chiediamo la vostra adesione a quest’iniziativa, che entra nel merito dei costi della politica e ne propone un drastico ridimensionamento: la trovate qui.
I Politici, dovrebbero dare l’esempio, quando chiedono sacrifici ai cittadini.
PROPOSTA PER RIDURRE DI 12 MILIARDI I COSTI DELLA POLITICA
 
 
Art.1 – Parlamento
a) La Camera viene portata a 300 Deputati, il Senato Abolito, e sostituito da una Camera Alta con 50 membri nominati su base Regionale. La Camera delibera su tutto, tranne le Leggi che hanno impatti sulle Regioni, per cui anche il Micro-Senato si deve esprimere
b) Lo Stipedio e le Diarie dei Perlamentari viene dimezzato
c) Vitalizi esistenti (2.200) e Pensioni erogate vengono… dimezzate. In futuro Vitalizi azzerati. Il pensionamento avverra’ su criteri INPS
d) Il personale a supporto verra’ ridotto di conseguenza del 70%, cosi’ come ogni altra spesa (acquisti, agevolazioni, affitti, etc)
e) Governo con 10 Ministri e max 30 sottosegretari
—-> Risparmio previsto 1,1 miliardi
Art.2 – Quirinale
Il bilancio passa da 230 mln a 100 mln (che sono comunque piu’ di quelle dell’omologo Tedesco). I dipendenti ridotti conseguentemente. Il Presidente della Repubblica decidera’ la modalita’
—-> Risparmio previsto 0,13 miliardi
Art. 3 – Regioni ed Enti Locali
a) Restono 2 soli livelli locali: Regioni e Comuni;
b) Le Provincie, Circostrizioni, Comunita’ montane, etc abolite, e le competenze delegate a Regioni e Comuni;
c) Regioni: dovranno avere almeno 1 milione di abitanti (fanno eccezione Val d’Aosta e Alto Adige, cui sono riconosciute, viste le minoranze esistenti), per cui Molise, Umbria, Basilicata e Trento saranno accorpati a regioni limitrofe (in ogni caso, si svolgeranno elezioni in tale realta’ per decidere con chi accorparsi, fatto salvo il limite di 1 mln di abitanti). Per cui le Regioni saranno 17. I consigli regionali saranno composti da 20-50 consiglieri, a seconda della dimensione e gli stipendi saranno ridotti entro massimali pari al 75% dei Parlamentari.
d) Comuni: i comuni dovranno avere almeno 10.000 abitanti e 100 km2 (fanno eccezione isole e comuni in alta montagna con limiti dimezzati), per cui avverranno accorpamenti. I comuni limitrofi alle grandi citta’, verranno accorpati in tali citta’ metropolitane. Alla fine si passera’ da 8000 a circa 2000 comuni. I consiglieri saranno tra 10 e 40. Gli stipendi dei consiglieri e degli incaricati saranno ridotti entro massimali pari al 50% dei Parlamentari
e) tutte le strutture di personale degli enti accorpati, nonche’ gli uffici verranno accorpate di conseguenza
—-> Risparmio previsto 5-8 miliardi
Art. 4 – Finanziamenti, Election Days, Auto Blu, Partecipate, Europarlamentari
a) Vengono istituiti election days per ogni elezione locale e referendum, in coicidenza con le elezioni Politiche ed Europee
b) Rimborsi elettorali ai partiti aboliti
c) Finanziamenti ai partiti ridotti del 50%
d) Finanziamenti vari a Giornali Politici (e non) aboliti
e) Auto BLU, aerei BLU, etc: abolite per tutti, tranne pochissime cariche da definire (max 100)
f) CDA Partecipate: la partecipate verranno privatizzate, quelle che resteranno pubbliche, vedranno ridurione del 50% del numero di componenti dei CDA e 50% di riduzione emolumenti
g) Europarlamentari: spiendi e rimborsi, ridotti del 70%
h) Consulenze esterne: obbligo riduzione del 50% entro 3 anni
i) Banca d’Italia: riduzione da 8000 a 2000 dipendenti e riduzione 70% del fabbisogno
—-> Risparmio previsto 5-6 miliardi
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Disciplina del prezzo dei libri: Petizione al Presidente della Repubblica

26 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Innanzi all’approvazione parlamentare della nuova legge sull’editoria, a coloro che credono sia necessario ed auspicabile che il mercato librario rimanga libero non resta che appellarsi all’autorità del Presidente della Repubblica.
Vi invitiamo a sottoscrivere e a diffondere quanto più possibile questa petizione.

UpL e ConfContribuenti Piemonte aderiscono e condividono.

Se questo è un governo liberale......

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Illustrissimo Sig. Presidente,

il 20 luglio u.s. il Senato ha approvato, in via definitiva, la legge che impone vincoli sugli sconti e le promozioni di vendita dei libri.

Se la legge dovesse entrare in vigore, dal primo settembre il mercato dei libri non sarà più libero: un rigido tetto agli sconti e alle campagne promozionali renderà infatti la fissazione del prezzo dei libri non più soggetta al pieno principio della libera concorrenza, ma sottoposta a vincoli legislativi quanto a tempi e soglie di sconto.Vogliamo sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni sulla legittimità del provvedimento, chiedendoLe di considerare questa petizione ai fini di un rinvio della legge alle Camere in sede di promulgazione.

La nostra Costituzione riconosce il diritto alla libera iniziativa economica privata, comprimibile dal legislatore solo per fini sociali, da intendersi, secondo consolidata giurisprudenza costituzionale, come inerenti a quei settori in cui, data la particolarità o la scarsità del bene, un regime di libero mercato non riuscirebbe a garantire un’esistenza dignitosa a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni.

Il libro è un bene di uso comune e non vitale. Non è né un bene scarso né sottoposto a un regime di monopolio naturale come le fonti energetiche, né essenziale alla sopravvivenza fisica come un medicinale salvavita. Perché dunque il legislatore dovrebbe imporre la politica dei prezzi di questo mercato, come accadeva in regimi del passato che non sono certo oggi ricordati per il rispetto della libertà dei cittadini, che, come dicevano Sturzo e Einaudi, è unica e indivisibile?

La legge dunque interviene in un settore commerciale che non presenta peculiarità tali da far ritenere legittimo un intervento legislativo per finalità sociali.

Pur ammettendo, per denegata ipotesi, che per fine sociale si possa intendere la promozione della cultura, non si vede come un divieto di fare sconti e promozioni possa agevolare il lettore ad acquistare più libri e accrescere il proprio livello culturale. Come può la limitazione pianificata di sconti e strategie promozionali contribuire alla diffusione della cultura e della lettura? Al più, scoraggerà chi deve fare i conti in tasca con il proprio stipendio ad acquistare libri e deprimerà un mercato già di per sé limitato.

I piccoli librai, come i piccoli editori, riescono ancora a sopravvivere proprio grazie alla possibilità di immaginare strategie di mercato diverse, parallele e alternative basate, ad esempio, su promozioni in occasione di qualche anniversario, sulla fidelizzazione di clienti affezionati che meriterebbero un trattamento di riguardo, sull’accessibilità del commercio elettronico, insomma sulla libertà di concepire un mercato atipico che, con un po’ di fantasia e coraggio, possa affiancarsi ai grandi marchi e fare la sua parte nella promozione della cultura.

I lettori, dal canto loro, non possono che trovare giovamento da strategie di sconti e vendite promozionali in grado, queste sì, di diffondere la cultura della lettura anche tra i giovani e coloro che non dispongono di un reddito medio-alto.

Questo ritorno a un protezionismo interno, peraltro inutile visto che qualsiasi libraio potrà domani acquisire un dominio internet in uno Stato straniero e vendere a sconti liberi la produzione italiana, è allarmante se si pensa che potrebbe essere esteso a qualsiasi altro bene, dal momento che il libro è un bene comune senza caratteristiche tali da rendere compatibile col dettato costituzionale una particolare compressione della libertà economica.

Esso è peraltro contraddittorio rispetto a un indirizzo politico che ritiene una maggiore libertà di intrapresa la cura adeguata alla ripresa dell’economia in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, secondo quanto dimostra la recente liberalizzazione degli esercizi commerciali nelle città turistiche.

La legge in questione contrasta dunque con l’art. 41 della Costituzione e si profila come irragionevole ex art. 3 della Costituzione, restringendo il mercato dei libri e rendendolo meno accessibile a quanti oggi, tra la popolazione meno abbiente, vengono agevolati all’acquisto da sconti invitanti.

Inoltre, la legge contrasta anche col principio comunitario di libera concorrenza, ormai acquisito nel nostro ordinamento, poiché, di nuovo, non sembrano esservi nel mercato editoriale particolari esigenze di garantire servizi essenziali alla persona tali da giustificare un intervento autoritativo per correggerne le distorsioni.

Per quanto sopra ritenuto, siamo dunque a chiederLe di considerare tali profili di illegittimità costituzionale ai fini di un rinvio alle Camere della legge, che faccia ponderare meglio il Parlamento circa l’opportunità e la compatibilità col nostro sistema costituzionale dell’intervento legislativo in questione.

 

Per aderire alla petizione inserite un commento in cui specificate di sottoscrivere quanto sopra, specifinando il vostro NOME, COGNOME e CITTÀ.

In caso di difficoltà nell’inserimento di un commento, è possibile sottoscrivere la petizione inviando un’e-mail.

Grazie

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"PECORE" o "LIMONI"?

26 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

TASSE: COME TI SPEMO IL CITTADINO!

 

1.MILANO: LA CURA PISAPIA. AUMENTARE IL BIGLIETTO DEL TRAM DEL 50%.

Come se il trasporto pubblico fosse utilizzato dai super ricchi!

I ceti medio e popolare sentitamente ringraziano.

 

Regalino di ferragosto (quasi ci siamo), ai milanesi, da parte del nuovo sindaco di sinistra PISAPIA.

Un aumento del 50%, un vero record, dei biglietti dei traposti pubblici, ancora non si era visto; anche a frontedi una inflazione che, per fortuna, non supera ol 12.2 su base annua, ma tnt'è, abbiam già capito che ci aspettano altre strizzatine. L'pavesse solo pensato la MORATTI i sindacati sarebbero già in strada a far le barricate, ma con PISAPIA, che è uno di loro, come si fa? E dunque tutti zitti e mosca, aspettando e pensando alle vacanze. Che tanto, loro, i sindacati, la crisi non la sentono, se ne fanno un baffo. CASTA pure loro. Eppoi si sa, chi usa i mezzi pubblici è notoriamente un “nababbo” e quindi deve essere colpito; e' un inquinatore patatentato, e quindi deve essere colpito; è uno che lasciando a casa l'automobile punisce le 7 sorelle, non contribuendo ai loro utili, e quindi deve essere colpito; va contro gli interessi dello stato, perchè rispsarmiando dulla benzina, sottrae a quello stato le accise, e quindi deve essere colpito; inquina molto di meno, e quindi deve essere colpito. E gli sutdenti? Anziché per dere tempo all'Università, luoghi da ricchi, che vadano a lavorare. Altro che utilizzare il mezzo pubblico. Anche loro devono essere colpiti. Anziché i “porteghesi, ovvio, perchè ad un sindaco proletario i “portoghesi” sono simpatici. Meglio colpore il ceto medio, ma soprattutto quello popolare.

Ma che meraviglia, ma che fior fiore di “proletario”, bravo PISAPIA, i milanesi ringraziano.

Ma xrò un po' vi sta pure bene, cari milanesi. Avete voluto fare i rivoluzionari, avete voluto a Sindaco della vostra città uno che ama il “CHE”? Benne ora godetevelo tutto. E non cominciate a piangere lacrime amare di coccodrillo. Buona futura, non è che l'inizio. Vedrete, vedrete, tra cinque anni come sarete più ricchi!

 

  1. TARSU: TASSE RECORD. SERVIZIO SPESSO PESSIMO.

PROTESTA IN TUTTA ITALIA.

 

Per la serie “piove governo ladro” che per l'occasione diventa: “piovono tasse, Comuni ladri”

i Comuni (appunto!) aumentano di nuovo la TARSU, importa sui rifiuti. Intesta ROMA (Giunta di Centro-Destra) e VENEZIA (Centro-Sinistra): + 30% in 4 anni. Semplicemente pazzesco, semplicemente tutte (le Giunte, qualsiasi sia il colore) unita, quando c'e' da batter cassa e tosare il povero cittadino. Sempre più pecora, sempre più limone, sempre più.....INCAZZATO e al VERDE.

E tutto ciò dopo il rialzo medio del 7.6.% degli ultimi anni. Una nuova stangata, dunque, assolutamente ingiustificata, in tempi di crisi, e con un servizio, spesso, assolutamente scadente e che lascia l'amaro in bocca, o meglio, la puzza sotto in naso. No, non xchè siamo fighetti che ce la tiriamo, ma proprio perchè l'aria è irrespirabile, in molti posti, con idori nauseabondi. Chiedete ai napoletani, che per tutto ciò, pagano ben 336,80 euro l'anno. Una vergogna mondiale.

Roma e Venezia, come dicevamo, aumentano del 30% in un arco temporale 4 un anni (per quest'anno sarebbe un + 12% pe la prima e +23.6% per la seconda!), nel 2011 già deliberati aumenti in altri 9 comuni capoluogo: Torino (+9.2%), Aosta (+9.3),Trento (9.7), Bologna (+5.1), Genova (6.5), Ancona (+1.9), Perugia(1.7.). Prevedibile un aumento anche a Milano, dove il sindaco PISAPIA si sta ingegnando su come colpire meglio e più duramente della Moratti, i ceti “popolari”.

E io pago! Ma fino a quando? Perchè la pazienza ha un limite. E a tasche sempre più vuote, aumenta sempre più il prurito alle mani, non so a voi, ma ad Andria (+40%!), ad esempio, certamente sì. E, infatti, in quella ridente cittadina, mi giungono notizia che sianoano state strappate le cartelle esattoriali. Bravi, finalmente una bella notizia. E se facessiamo altrettanto in tutta ITALIA? Dai, forze, basta far le pecore, basta esser trattati da limoni, basta schiavitù!

In ITALIA, lo ricorda OSTELLINO in un editoriale sul CorSera di oggi, “sono più di 1 milione e 300mila le persone che vivono di Politica,”il che significa che la “Politica” è il loro sostentamento, così come il gironalismo lo è per i giornalisti, la medicina per i medici , la metalmenccaniche per i metalmeccanici e così via. Si dice, giustamente, che tutti costoro sono una “CASTA”, la Casta politica, appunto Così come abbiamo la casta dei giornalisti e così via. Essi sono troppi, secondo il pensiero dominante. Strapagati, per quello che fanno. Il problema infatti, non è tanto dei costi, ma di quanto fanno in ragione di ciò che percepiuscono. Infatti il problema è se ciò che guadagnano sia o meno giustificato dal loro operato, dai “servizi” che essi rendono a noi cittadini, “per faciltare”, lo dice ancora OSTELLINO, “il buon funsionamento delle istituzioni”, migliorandno cioè la nostra vita, vompito dell “Politica”. Pressione fiscale, babele di leggi e regolamenti che rendono difficle orientarsi, almeno al cittadino comune, penalizzando altrsì investitori e aziende che si perdono in scartofie burocratiche ed interpretative, sprechi e corruzione che drenano quando non distruggono addirittura risorse. Tutto ciò significa che quel 1.300.000 di individui che vivono di “Politica” probabilmente fanno più danni che altro. E che dunque il problema, come dice OSTELLINO, “non sia solo contabile, bensì soprattutto, politico.

Da ciò la domanda da porsi, per non cadere nella facile “antipolitica” tanto di modo in questi ultimi tempi, che fa tanto rumorte, ma che alla lunga non porta da nessuna parte, è quella di quanto spazio nella nostra vita debba essere occupato dalla sfera pubblica, ad ogni livello, e quanto debba essere lasciato a noi stessi, noi individui, noi società civile. E quindi anche il tanto invocato MANO STATO PIU' MERCATO, andrebbe correttamente sostituito da PIU' STATO DOVE E' NECESSARIO; PIU' SOCIETA' CIVILE DOVE E' POSSIBILE. Altrimenti rischieremmo soltanto di acuire la disputa, tutta politica, tra liberali e socialisti, in modo dogmatico, e se nza giungere alla soluzione del problema.

E questa non è altro che la tesi del liberalismo che discende da A. SMITH F.VON HYEK, L:EINAUDI, che è per lo Stato Giuridico (o di Diritto) e non per lo Stato etico, per lo Sato Sociale, non per quello assistenziale.. I soi nemici, hanno ridotto il liberalismo, questo liberalismo, quello vero, autentico, ad un fantoccio polemico contro il quale sparare, e siamo d'accordo con l'analisi di Ostellino, “in favore della spesa pubblica . e delle tasse, della carità di stato, a detrimento della vera socialita”. Che spesso è e deve essere “proivata”. Munizioni di chi vive di politica e non per la “Politica”.

Tutto ciò era ben chiaro a Liberali del calibro di Martino, Urbani, Pera, Biondi, scesi in campo nel 1994 per fre kla RIVOLUZIONE LIBERALE a fianco di BERLUSCONI, con la nascita di Forza Italia. Ridurre la spesa pubblica, ridurre la pressione fiscale, delegiferare e deregolamentare, semplificazione normativa. Tutto ciò è rimasto lettera morta. La RIVOLUZIONE LIBERALE ancora di là a venire. Per colpa della congiuntura economica e di mille altri motivi, che ci hanno portato in questa siutuazione assolutamente insostenibile e dalla quale occorre uscire, per ripartire, per riaccendere il motore della ripresa economica. E le misure da intraprendere, ora come allora, sono sempre quelle, che abbiamo appena elencato. Il cambiamento si governa con la “Pokitica”, non con l'antipolitica, con le idee, non co i pregiudizi ideologici, cvol confronto serio sulle cose da fare, non con il muro contro muro e la cotrapposizione. O con gli slogan. Dalla protesta, leggittima, sacrosanta, alla proposta. Le riforme richeste ed individuate, che erano condizio sine qua non per sanzionare se non la fine dello statalismo, degli sperchi e perfino della corruzione, almeno il loro contenimento, sono rimaste cosa morta, sono ancora di la a venire. Non è il Liberalismo, il mercato, o il capitalismo che sono entrati in crisi, o come si cerca di far apparire, i motivi e i fattori delle stessa crisi. La crisi è dovuta unucamente dai suoi cattivi profeti, di chi vuol farsi passare per Liberale senza esserlo per davvero. La crisi, questa crisi, non si risolve col ritorno allo statalismo, come qualcuno vorrebbe, anche tra i ministri di questo governo, non tutti, ma molti, ma con più Libertà, più Mercato, più Società, più libertà individuali, piùIndividuo.

 

SCIOPERO GENERALE! BASTA STATO, BASTA CASTA, BASTA TASSE!

 

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA LIBERTA'!

PER LA RIVOLUZIONE LIBERALE, ORA!

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COME ABBATTERE IL DEBITO PUBBLICO IN TRE MOSSE.

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

DA: IBL

 

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Debito pubblico italiano:
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Debito pubblico italiano:
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Privatizzazioni, Pubblica Amministrazione, Pensioni

Se gli occhi dei mercati e della comunità internazionale sono puntati sull’Italia è soprattutto per il debito pubblico mostruoso che la caratterizza. Eredità degli anni ’70 e ’80, è la zavorra più ingombrante che pesa sulla crescita del Paese. Ma forse solo ora, con i rigidi paletti imposti dall’Ue, anche l’opinione pubblica sta prendendo coscienza del problema. In gennaio il “mostro” è cresciuto inesorabilmente, toccando il nuovo livello record di 1.879,9 miliardi (dati Bankitalia). Una fuga in avanti che fino ad ora è sembrata inarrestabile. Come arginarla? …
 
La ricetta in tre mosse degli economisti dell’Istituto Bruno Leoni è all’insegna della concretezza e passa per le privatizzazioni, la Pubblica amministrazione e le pensioni. La prima cosa da fare per abbattere il debito è recuperare risorse privatizzando quello che resta dell’imprenditoria pubblica e il patrimonio immobiliare dello Stato, le cui dimensioni sono immani e la cui valorizzazione è carente. C’è poi, per l’Ibl, il capitolo “outsourcing della PA: ritorno al core business”: «La logica dei tagli lineari non è utile, nel lungo periodo, a raddrizzare le gambe della nostra finanza pubblica – spiega il direttore generale Alberto Mingardi – vi sono alcuni settori che determineranno un aumento della spesa pubblica nel lungo periodo: per esempio alla sanità. La pubblica amministrazione deve “tornare al core business” (giustizia, legalità, difesa) – mentre debbono essere sperimentate strategie nuove per l’erogazione di molti servizi». Infine, alzare con decisione l’età pensionabile e promuovere un pilastro privato.
Per l’economista Francesco Forte, già ministro delle Finanze, la soluzione consiste nel pareggio del bilancio, «che determina una stazionarietà del volume del debito pubblico e quindi una, riduzione del “mostro” sul Prodotto interno lordo, proporzionale alla crescita monetaria del Pil». Il ragionamento: «Se essa è dell’ 1% reale e del 2 di aumento dei prezzi, in dieci anni si riduce di oltre il 30% considerando gli interessi composti. E in meno di venti anni si è raggiunto l’obiettivo stabilito dalla Comunità, europea». Al pareggio di bilancio è possibile arrivare entro il 2016, che è l’inizio del percorso chiesto dall’Ue. Come fare ad arrivarci? «Basta impegnarsi per avere una spesa che cresce meno del Pil».
«Il problema del debito pubblico non si può risolvere in tempi brevi». Così il capo economista della Cassa Depositi e Prestiti e professore alla Luiss, Edoardo Reviglio, che intravede in un inix di interventi la strada giusta da seguire. Primo: «Rigoroso rispetto del Patto di Stabilità (politicamente difficile nia comune a tutta l’Europa)». Secondo: «Stimolo alla crescita attraverso attrazione di capitali nel lungo periodo per opere in finanza di progetto e grandi progetti tecnologici europei (anche attraverso la creazione di nuovo debito sovrano europeo)». Terzo: «Avviare una forte politica di sostegno all’esportazione non solo di prodotti ma, anche di imprese che lavorano all’estero (per contribuire a soddisfare la straordinaria domanda di capitale fisso che verrà dai paesi emergenti nei prossimi decenni)». Un possibile contributo aggiuntivo, sempre secondo Reviglio, potrebbe arrivare da una dose moderata di inflazione «con l’augurio che sia contenuta e controllata». Unico caveat: «Nella riallocazione della spesa pubblica evitare tagli non mirati a istruzione, scienza e cultura, settori cruciali per il futuro del nostro Paese».
Anche l’associazione di orientamento liberale vicina al presidente della Camera e guidata da Benedetto Della Vedova, Libertiamo, ha una strada da indicare. «Molti evocano la necessità di una stagione di privatizzazioni: effettivamente sono ampi i margini per l’uscita degli enti locali dalle molte società di servizi pubblici – spiega il vicepresidente Piercamillo Falasca – ma è soprattutto cruciale aggredire la spesa corrente, che è andata aumentando surrettiziamente negli ultimi dieci anni, assorbendo completamente i risparmi d’interesse consentiti dall’ingresso nell’euro: la proposta e allora quella di imporre alle PA di riportare i consunsi interni al livello del 2002». Per terza misura, Falasca indica «un provvedimento indiretto»: «Liberalizziamo il mercato del lavoro, investendo così sull’ampliamento della forza lavoro e il maggior gettito che ne deriverebbe».
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CASA: UNA STANGATA DA 2 MILIARDI. GRAZIE TREMONTI, GRAZIE BERLUSCONI.

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

DAVVERO UN BEL REGALO A TUTTI I PROPRIETARI DA PARTE DEL DUO TREMONTI/BERLUSCONI.

ALLA FACCIA DELLE PROMESSE, IN CAMPAGNA ELETTORALE, CHE NON AVREBBERO AUMENTATO LE TASSE. MA SI SA, LA COLPA E' SEMPRE DELLA CONGIUNTURA ECONOMICA.

E MENTRE LORO (LA CASTA) GODONO (PRIVILEGI E BENEFITS, SONO SEMPRE LI!), IO PAGO, NOI PAGHIAMO. MA MADARLI A CASA, NO? MA TUTTI, XCHE' ANCHE LA SINISTRA FINGE DI INDIGNARSI, MA QUANDO C'E' DA MANGIARE......VEDI LA SOPPRESSIONE DELLE PROVINCIE.....

<UpL>

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Casa, stangata fiscale da 2 miliardi
la cedolare sugli affitti salirà al 25%
Saranno ridotti i bonus su ristrutturazioni e risparmio energetico. Dai mutui ai lavori alle provvigioni per gli intermediari: tutti gli aumenti di tasse dal 2013-14

di ROSA SERRANO

<REPUBBLICA>

NON C'E' solo il ritorno dell'Irpef sulla prima casa. Quella che si profila sul fronte immobiliare somiglia a una vera e propria stangata fiscale, che taglierà tutte le agevolazioni e aumenterà dal 21 al 25,2% la cedolare secca appena introdotta sugli affitti. Oltre 10 miliardi di euro di sconti fiscali per la casa saranno "alleggeriti" dalla manovra economica. I tagli arriveranno in due tranches: nel 2013 il 5% in meno, circa 500 milioni di euro; l'anno dopo il 20%: 2 miliardi. Ce ne sarà per tutti: per chi possiede la casa in cui abita, per chi dà in affitto il proprio immobile, per chi fa lavori di ristrutturazione, e infine per gli stessi inquilini. Ma procediamo con ordine.

I proprietari di prime case. Oltre al ritorno dell'Irpef sulla prima casa a partire dai redditi 2013 e 2014, i proprietari subiranno tagli alle agevolazioni, a cominciare da quelle fiscali per l'acquisto della prima casa. Ma sarà ridotta anche la detrazione Irpef per gli interessi passivi sui mutui prima casa (19% su un tetto massimo di spesa di 4 mila euro annui). Limitata infine la detrazione Irpef per le provvigioni pagate ai mediatori immobiliari per l'acquisto dell'abitazione principale (19% su un importo massimo di mille euro annui).

I proprietari che affittano l'immobile. Qui è a rischio la novità fiscale del 2011, ovvero la cedolare secca sugli affitti che, da quest'anno, prevede un'imposta unica del 21% sugli affitti relativi a contratti di locazione di immobili ad uso abitativo (19% per i contratti agevolati che prevedono un affitto inferiore a quello di mercato). Ebbene, con il taglio alle agevolazioni, la cedolare salirà a regime dal 21 al 25,2 per cento. Immediata la richiesta di chiarimenti di  Confedilizia, secondo cui a questo punto rischiano di cambiare di nuovo le convenienze fiscali dei proprietari. A rischio anche la deduzione forfetaria del 15% sui redditi da locazione che viene riconosciuta ai proprietari a fronte dei costi sostenuti per l'immobile (manutenzione, imposte, ecc.) e l'ulteriore deduzione del 30% ai proprietari che affittano con canone concordato.
I proprietari che fanno lavori in casa. Qui entra in gioco il ricorso agli sconti Irpef sulle ristrutturazioni e sui lavori di risparmio energetico. Due misure particolarmente amate dagli italiane e che vengono di solito rinnovate di anno in anno. Ebbene, il bonus del 36% sui lavori di recupero edilizio si ridurrà al 28,8, mentre quello del 55% su interventi mirati al risparmio energetico calerà al 44 per cento.

Gli inquilini.  Anche le detrazioni fiscali previste per gli inquilini a sostegno del costo dell'affitto di casa saranno investite dal taglio del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014. Si va dalla detrazione di 300 e 150 euro per l'affitto dell'abitazione principale, alla detrazione triennale di 991,60 euro per i giovani inquilini tra i 20 e i 30 anni, per passare, poi, ai 495,80 euro e ai 247,90 euro per i contribuenti intestatari di contratti con affitto concordato. A rischio anche le detrazioni per i lavoratori dipendenti che abbiano trasferito la residenza nel comune di lavoro (991,60 e 495,80 euro per i primi tre anni).
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TASSE: IL FARDELLO DEGLI ONESTI.

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

 

E' indispensabile fare chiarezza per quanto riguarda il livello di tassazione in Italia. Questa necessità nasce dal fatto che generalmente non viene evidenziata la differenza tra due diversi tipi di pressione fiscale.
La pressione fiscale infatti può essere calcolata come il rapporto fra le tasse effettivamente pagate e il reddito, oppure come il rapporto fra le tasse dovute ed il reddito.
Queste due misure coincidono se l'economia sommersa è nulla. Come è ben noto l'economia sommersa nel nostro Paese non è proprio trascurabile (la stima è di circa 250 miliardi annuali).

Il dato divulgato dalla stampa italiana è quella di una pressione fiscale del 43,5%. L'analfabetismo economico diffuso nelle redazioni giornalistiche è la causa dell'assenza della precisazione per quanto riguarda il tipo di pressione fiscale cui la percentuale fa riferimento.
Il dato ufficiale (43,5%) è il rapporto tra le tasse pagate e il reddito (cioè la misura della capacità del fisco di spremere il cittadino) e non tiene conto dell'economia sommersa. Non tiene conto cioè del fatto che una parte dell'economia le tasse non le paghi effettivamente.
Il rapporto tra le tasse dovute ed il reddito (la misura della pressione fiscale trascurata dalle statistiche ufficiali) indica la reale pressione fiscale sull'economia emersa, cioè sulle imprese ed i lavoratori onesti. Questa misura è il vero valore che descrive le condizioni in cui sono costrette a lavorare le imprese ed è pari al 58% (stime di Friedrich Schneider)
La pressione fiscale a 43,5% rappresenta semplicemente la media tra un pressione nulla sull'economia sommersa, e la pressione del 58% su quella emersa.
La conclusione è che il fisco italiano è nettamente più esoso di quello dei Paese Europei con cui ci confrontiamo (Francia 50,8%, Spagna 47,7%, Germania 43,5%, Regno Unito 41,1%). Tra i Paesi Ocse gli unici con una pressione fiscale più alta sono la Danimarca e la Svezia.
Le tasse sono alte perchè la spesa pubblica è altissima  e non credo sia necessario discutere la differenza di qualità dei servizi che lo Stato eroga ai cittadini in Italia e nei Paesi nordici. Si torna sempre al solito problema. Come vengono spesi i soldi dei contribuenti onesti italiani? La risposta è: in modo inefficiente ed improduttivo.
Da:
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QUALCUNO CHE PREPARI I FORCONI?
ROTTAMIAMO TUTTI I POLITICANTI, RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA LIBERTA'-!
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DALL'U.E. all'UNIONE DEI TRASFERIMENTI.

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

E' Nata l'Unione dei Trasferimenti
by Philipp Bagus

 
Come argomento dettagliatamente nel mio libro La Tragedia dell'Euro si delineano per l'Unione monetaria europea tre scenari.

Il primo è che il Patto di Stabilità e Crescita venga riformato e fatto rispettare con sanzioni automatiche per quei paesi che non rispettano i vincoli previsti. Nei paesi della periferia ciò richiede che vengano intraprese severe misure di austerità, che si riformi il mercato del lavoro, che si proceda con le privatizzazioni e che si accetti una riduzione del tenore di vita.  Il caso greco ci ha mostrato come questa opzione sia difficilmente perseguibile a causa delle resistenze politiche e sociali da parte dei socialisti, contrari a un ridimensionamento del settore pubblico. Per il 2011 ci si aspetta che il deficit greco sia pari al 9.5% del PIL, ben oltre il limite del 3% stabilito dal patto e il 7.4% stabilito dalla Commissione Europea.

Il secondo scenario prevede un crollo dell'unione monetaria. La periferia non ha alcun interesse a uscire dall'Eurozona. I governi di tali paesi stanno beneficiando delle garanzie fornite dal cuore del sistema e dalla redistribuzione di ricchezza realizzata dalla moneta unica. Un'eventuale uscita implicherebbe una sostanziale riduzione del tenore di vita dei paesi della periferia. Stando così le cose, perchè il cuore dell'unione non si decide ad abbandonare l'Euro? Benché un'uscita dalla valuta unica sia nell'interesse della popolazione di questi paesi, l'elite politica e finanziaria ha tutto l'interesse a sostenere il progetto dell'Euro. Come abbiamo appena potuto constatare in questo ultimo summit, la cancelliera tedesca Merkel non solo ha rinnegato la clausola di non salvataggio prevista dal trattato di Maastricht, ma anche una precedente risoluzione del parlamento tedesco contraria agli acquisti di obbligazioni da parte dell'unione economica e monetaria.


Ciò lascia aperto solo il terzo scenario verso il quale stiamo marciando a passo spedito: una Unione dei trasferimenti e un super Stato europeo. Il summit di giovedì 21 luglio 2011 segna un decisivo passo in questa direzione.

Il governo Greco otterrà altri 109 miliardi in prestito fino al 2014. Le scadenze dei prestiti verranno estese dai sette anni e mezzo (originariamente erano addirittura tre) a 15 anni. I tassi di interesse verranno ridotti dal 4.2% (originariamente erano al 5.2%) al 3.5%, e questa agevolazione sui tassi verrà estesa anche all'Irlanda e al Portogallo

Dietro le quinte del salvataggio greco, l'incontro dei vertici ha anche realizzato un altro salvataggio a favore del sistema bancario e finanziario. Banche, compagnie di assicurazione e altri investitori privati potranno scambiare i loro vecchi bond greci contro obbligazioni di nuova emissione con scadenza più lunga. Joseph Ackermann, amministratore delegato della Deutsche Bank, ha stimato che le svalutazioni per le banche saranno pari a circa il 21% del valore nominale dei bond greci in portafoglio. I politici hanno venduto all'opinione pubblica questa procedura come partecipazione degli investitori privati al salvataggio della Grecia. In realtà si tratta di un altro salvataggio per il sistema bancario, dato che limita le perdite delle istituzioni creditizie e assicurative al 21% lasciando il resto del fardello sulle spalle dei contribuenti.

I vecchi bond vengono permutati con i nuovi che sono garantiti dal fondo salvastati EFSF, cioè dai contribuenti dell'unione europea. Senza questo secondo salvataggio della Grecia, il governo ellenico avrebbe dovuto dichiarare fallimento. La seguente ristrutturazione del debito avrebbe causato alle banche perdite molto più alte, le cui stime variano tra il 50 e il 70%dei titoli in portafoglio, contro appunto il 21% previsto dal piano di partecipazione degli investitori privati! Grazie a tutto ciò, l'intero sistema che finanzia e appoggia i governi esce effettivamente con un danno piuttosto contenuto. Di fatto i banchieri possono ritenersi ben felici di essere riusciti ad ottenere questo nuovo salvataggio, ben mascherato e tenuto nascosto al pubblico.

La più importante conseguenza del summit di ieri rimane comunque l'ufficiale impostazione di una Unione dei trasferimenti che si realizza tramite la concessione di nuovi poteri all'EFSF, il fondo salvastati. L'Eurozona ha sempre realizzato trasferimenti di denaro ogni qualvolta la BCE accetta i bond dei paesi della periferia come collaterale monetizzandone indirettamente i deficit. L'anno scorso, la BCE ha persino cominciato ad acquistare direttamente le obbligazioni emesse dagli Stati periferici, scaricando il costo del salvataggio su tutta l'unione europea. Tuttavia secondo gli accordi presi ieri, gli acquisti della BCE passeranno in secondo piano. Il costo del salvataggio verrà riversato solo sui paesi che effettivamente garantiscono il fondo EFSF.

L'EFSF adesso potrà concedere linee di credito a quei paesi che si troveranno in difficoltà nel rifinanziare il proprio debito. In più, potrà acquistare i titoli di stato sul mercato secondario. Di fatto il ruolo della BCE viene rilevato parzialmente dall'EFSF.

La possibilità di potersi finanziare tramite l'EFSF rimuove quelle dovute pressioni che spingono attualmente i paesi della periferia a ridurre i deficit e il peso del proprio debito pubblico. Perché introdurre misure di austerità, perché procedere con le riforme del mercato del lavoro e le privatizzazioni del settore pubblico, se ci sono adesso i fondi resi disponibili dall'EFSF a tassi di interesse ridicoli? Un partito che vuole vincere le elezioni può tornare a promettere nuove spese, abbandonando ogni progetto di riforma. Attraverso la spesa pubblica e il ricorso ai deficit i governi possono continuare a mantere articialmente elevato il tenore di vita della propria popolazione. In tal modo i debiti continuano a crescere mentre i disavanzi a persistere.

Molto probabilmente la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e presto anche Spagna, Italia e Belgio prenderanno a prestito esclusivamente dall'EFSF. Per essere efficace le dimensioni del fondo dovranno essere ampliate. Il garante principale sarà sempre la Germania. Un report di Bernstein Research calcola le necessità di finanziamento della periferia: "siccome le garanzia fornite da paesi come l'Italia diventano vuote di contenuto, la Germania dovrà provvedere ad innalzare la propria quota a 790 miliardi di euro, o il 32% del proprio PIL." Se la anche la Francia venisse downgradata dalle agenzie di rating la garanzia tedesca salirebbe a 1.385 trilioni (il 56% del PIL).

L'unione dei trasferimenti implica un trasferimento di poteri alla Commissione Europea che ci avvicina sempre di più al super Stato europeo. Gli incentivi a ridurre i deficit crolleranno non solo nella periferia ma anche nel cuore dell'unione. Perchè risparmiare in paesi come la Germania se i risparmi vengono impiegati per finanziare la periferia? Invece di ridurre le pensioni tedesche per garantire quelle greche, i tedeschi spingeranno per avere anche essi una maggiore spesa pubblica. Al fine di sostenere gli Stati sociali e i trasferimenti di denaro sarà necessario aumentare le imposte (magari tramite una tassa europea aggiuntiva) e fare maggiore ricorso alla stampante monetaria. La centralizzazione dei poteri permetterà infatti l'armonizzazione delle tasse e delle normative. Distrutta ogni forma di competizione fiscale, ci sarà una tendenza ulteriore verso una pressione fiscale sempre più elevata. Grazie a tutto ciò il potere di Bruxells continuerà ad aumentare.

Sembra esserci solo un modo, aggressivo e costoso, di fermare questo processo di sovietizzazione dell'Europa: l'abbandono dell'Unione da parte della Germania, la cui uscita dall'Euro potrebbe far collassare l'intero progetto della moneta unica salvando i destini dell'Europa.
(tradotto da Francesco Carbone)
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