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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

LA MALEDIZIONE DEL CLUB DEI 27.

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

E IL CLUB DEI 27, CON LA SUA MALEDIZIONE HA COLPITO ANCORA.

UN0'LTRA GRANDE CI HA LASCIATO, CI HA LASCIATO LA SUA VOCE, LA SUA MUSICA.

milioni di persone ascoltavano lei, Milioni di persone stanno ancora parlando di lei ... se   ha fatto la cosa  giusta o sbagliata, su qello che ha dato a questo mondo, e  credetemi gente, ha dato più di tutti, e nn è un caso che siamo tutti quì in questo preciso istante, a parlare di lei.  e siamo in tantissimi.

CIAO AMY, NN TI DIMENTICHEREMO!

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"LA SINISTRA AMA I COLPI DI STATO"!

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Antonio Martino contro il tentato golpe: "E' già con Dini. Spero che non si ripetano certi trucchetti". Poi denuncia: "All'opposizione piacciono i tecnocrati senza rispetto per la volontà di chi vota"

 

DI: Fabrizio De Feo

Da: il Giornale

 

Roma - Onorevole Antonio Martino, cosa pensa delle voci su un governo Monti?
«Faccio una premessa: se Monti ha ottenuto l’incarico di commissario europeo lo deve a me. Ci misi quindici giorni per convincerlo ad accettare. Riteneva di non essere qualificato in quanto economista monetarista ad occuparsi di mercato interno».

Se ne è pentito?
«No. Ritengo che come commissario abbia fatto onore all’Italia».

E come lo vedrebbe alla guida di un governo tecnico?
«È la tentazione dei soliti noti, dell’establishment, di sfuggire alle regole della democrazia assegnando posti a quelli che contano».

C’è chi dice che Monti potrebbe accettare soltanto di fronte a una «chiamata generale».
«Non credo che nessun cittadino che abbia a cuore la democrazia possa accettare l’idea di un governo tecnico. Personalmente considero il governo Dini alla stregua di un colpo di Stato. Mi auguro non si ripetano certi trucchetti».

È contrario a qualunque governo tecnico?
«Sì perché rappresentano un vergognoso tradimento della volontà popolare. Togliatti sosteneva che essi sono “i peggiori di tutti i governi reazionari”».

Pensa che qualche dirigente di partito possa coltivare l’idea di cedere il passo a un tecnico per fargli fare il lavoro sporco?
«Se la politica accettasse di farsi da parte sancirebbe la sua inutilità. L’antipolitica è una vecchia malattia italica, una favola che si racconta la società civile, per dirla con Panebianco. Ma certo non guarisce con i governi tecnici».

La classe politica attuale è ancora in grado di guidare l’elettorato oppure ne subisce soltanto gli umori?
«La demagogia sta montando. Ci sono segnali pericolosi come l’elezione di De Magistris a Napoli. Oppure l’adesione dell’ex liberalizzatore Bersani al referendum contro la cosiddetta privatizzazione dell’acqua, un referendum che nasce in Sicilia dove la mafia ha il controllo delle cisterne dirette alle aree non coperte dagli acquedotti».

In ogni caso è suonato un campanello d’allarme per la politica.
«Ma la democrazia funziona così: gli elettori prima o poi si stancano anche dei buoni governi. É successo a Winston Churchill così come a Helmut Kohl».

Perché il centrosinistra mostra una irresistibile attrazione per i tecnocrati?
«È un fenomeno curioso. Una volta quelli che si mostravano scettici rispetto alla capacità degli elettori di produrre le scelte migliori sedevano a destra. A sinistra c’era chi come Togliatti addirittura si diceva contrario alla Corte Costituzionale temendone gli sconfinamenti. Ora invece è a sinistra che piace l’idea del colpo di Stato. Addirittura c’è chi come Asor Rosa arriva ad auspicarlo apertamente».

Pensa che la Lega si presterebbe a un’operazione Monti?
«No, il suo elettorato non apprezzerebbe. Un elettorato che più che altro soffre per la mancata realizzazione della riforma fiscale».

Quale consiglio darebbe oggi a Berlusconi?
«Di porre fine a questa stagione in maniera eclatante. Di presentarsi in Parlamento con una grande e vera riforma legando l’esito di quel voto alla sua permanenza in politica, come fece De Gaulle».

Una sorta di rischiatutto.
«Sì, una grande, ultima scommessa.

E vedrete che se dovesse andare male, in molti lo rimpiangeranno. È facile parlare male di Berlusconi ma sostituirlo può essere ancora più difficile. Per tutti».

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USA. Ron Paul al Congresso: Se il Debito è il Problema, Perché volete farne ancora? Ron Paul to Congress: If Debt Is the Problem, Why Do You Want More of It?

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

MUSICA PER LE NOSTRE ORECCHIE. INVIARLO A TUTTI I NS. POLITICI, TREMONTI IN PRIMIS?
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"Our problem in this country doesn’t come only from the Congress, it comes from the people! The people still have a strong appetite for big government programs. They’re not willing to cut, they think government can take care of us from cradle to grave, and that we can be the policeman of the world. So someday, we as a country, we as a people, and we as a Congress, will have to say, “What should the role of government be?” The founders had a pretty strong suggestion, they wrote a constitution that said the government should be very limited, and the government should be protecting our liberties and providing national defense and a sound currency. We don’t do any of that. We’ve embarked on a course that was destined to end badly and this is where we are today."

 

"Il nostro problema in questo Paese non proviene solo dal Congresso, proviene dalla gente! La gente ha ancora un forte desiderio di Programmi Statali di Spesa Pubblica. Non è disposta ai tagli, pensa che lo Stato possa curare la nostra vita dalla culla alla tomba, e che gli Stati Uniti possano essere i poliziotti del mondo. Ma un giorno, noi come Paese, noi come popolo, e noi come Parlamento, dovremo chiederci: "Qual'è il ruolo dello Stato?". I Padri Fondatori avevano un idea ben precisa a riguardo, hanno scritto una Costituzione che dice che lo Stato deve avere un potere molto limitato, che dovrebbe solo preoccuparsi di tutelare le nostre libertà e assicurarci la difesa nazionale e una moneta sana. Al momento le cose non stanno così. Ci siamo imbarcati in una corsa che era destinata a finire male ed ora la fine è arrivata."

DA: http://riecho-economiaeliberta.blogspot.com
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UNA FAVOLA CHIAMATA...."SOVRANITA' POPOLARE"!

24 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

La favola della sovranita' popolare

LA TEORIA: art. 1 costituzione:

" la sovranita' appartiene al popolo che la esErcita nelle forme e nei limiti della costituzione".

Art 75 Costituzione

" E' indetto referendum popolare per deliberare la abrogazione totale o parziale di una legge  o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedano 500.000 elettori o cinque consigli regionali.

                                                              LA PRATICA E LA REALTA'.....

- il referendum popolare del 1988 con l'89% dei SI sanci'  il principio di responsabilita' civile dei magistrati.

  La partitocrazia italiana fece subito approvare una legge che andava esattamente nel senso opposto

-nel 1993 il 90,3% degli italiani votarono per abolire il finanziamento pubblico dei partiti.
Pochi mesi dopo la partitocrazia reintrodusse il finanziamento pubblico dei partiti cambiandogli semplicemente nome, cioe' chiamandolo " rimborso elettorale"................ma non solo: i soldi i partiti sono aumentati a dismisura tant'è che l'ARES ha previsto per il quinquennio 2008-2013 un ammontare di poco meno meno di due miliardi a favore dei partiti

- l'attuale legge elettorale non permette al cittadino elettore di scegliere il candidato preferito essendo i candidati scelti  dalle segreterie dei partiti, cioe' da qualche capo-partito.


                                                           ... EVVIVA LA SOVRANITA' POPOLARE!

<Noi Cittadini Comuni>

http://noicittadinicomuni.blogspot.com/

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***NOI per l'Italia, US 4 ITALY***

24 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA


 
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lo STATO ITALIANO .......... !!!!!! L' "ESTORSIONE" ITALIANA .. grazie a " VISCO/BERSANI" ..alla " VISCO/BERSANI " !

24 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

TRAMITE VALTER OTTELLO CHE RINGRAZIO.

Vi invito a leggere questo post dei miei amici sardi , per farvi capire che possiamo perdere tutto ma non la dignità ..tutto si fa x dire ..venissero a casa..son pronto...

 

"<Mi chiamo "Nessuno" ho scelto di sparire insieme alla mia ditta...leggetelo e divulgatelo grazie...vi sfido a non commuovervi..

Non c'è stato verso di conoscere il nome di colui che il popolo delle partite iva da mesi chiama semplicemente "signor Nessuno":è arrivato ieri a cagliariper prendere parte al corteo di protesta con la sua bicicletta, l'unico mezzo di trasporto che si concede per spostarsi da un paese all'altro da quando ha deciso di fare anche sua la battaglia del popolo degli artigiani e dei commercianti>.Quel mesaggio il "signor Nessuno" ieri lo ha scritto a caratteri cubitali in un cartello davanti a un manichino appeso a un cappio sistemato davanti al palazzo del Consiglio regionale:>. La stessa disperazione che lui ha provato quando gli hanno portato via tutto:aveva chiuso la sua ditta ma chiudere una partita Iva non vuol dire liberarsi dei debiti:la sua casa era ipotecata e la banca l'ha venduta all'asta.Stessa fine per i mezzi da lavoro e l'automobile:>".

 

Grazie ragazzi e divulghiamolo il più possibile!!!!"

 

V.O.

............................

FACCIAMO GIRARE? GRAZIE.

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LA BATTAGLIA PER LA VITA DELL'ATEA FALLACI

24 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

 

A New York, nel salotto di casa Fallaci, c’era un vecchio manifesto in bella evidenza. Pubblicizzava una delle numerose conferenze tenute da Gaetano Salvemini, esule negli Usa, per avvertire gli americani del pericolo incombente: l’inarrestabile ascesa di Mussolini e Hitler in Europa. La scritta annunciava: «Domenica, 7 maggio 1933 alle 2.30 del pomeriggio, Meeting Antifascista all’Irving Plaza Hotel di New York. Il meeting è organizzato sotto gli auspici del movimento italiano Giustizia e Libertà». Salvemini non fu creduto. Lo storico fu perseguitato dal regime e profetico nel vedere la rovina incombente dell’Europa. Fu militante in Giustizia e Libertà. Fu socialista nei fini, liberale nel metodo. Fu contro il protezionismo, federalista convinto, sostenitore acceso del suffragio universale.
L’ammirazione della Fallaci per Salvemini sconfinava nell’immedesimazione. Anche lei era «esule» negli Usa. Anche lei aveva denunciato il declino dell’Europa e il nuovo pericoloso totalitarismo, la teocrazia islamica. Anche lei era rimasta inascoltata (dai potenti e dal mondo della cultura). Anche lei era finita sotto processo per le sue opinioni. Anche lei aveva militato in Giustizia e Libertà, giovanissima, facendo la staffetta partigiana. Non è un caso, dunque, che Salvemini appaia nelle pagine iniziali de La Rabbia e l’Orgoglio. È un dettaglio che spiega la natura di questo libro-invettiva, largamente frainteso (o forse poco letto da chi lo accusa di essere un pamphlet razzista). Nel corso degli anni, la Fallaci ha intervistato il gotha della politica italiana: Giulio Andreotti, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Giovanni Malagodi, Ugo La Malfa, Giancarlo Pajetta, Enrico Berlinguer, Giovanni Amendola. Strappando famosi scoop.
Ma importa qui notare altre cose: in quei colloqui la Fallaci mostra simpatia per i socialisti e per La Malfa (espressa esplicitamente in Oriana Fallaci intervista sé stessa). Negli anni Settanta la scrittrice aveva dichiarato apertamente di apprezzare i Radicali per le battaglie civili in favore della libertà e dell’individuo. Il suo orizzonte ideale, in politica, non era cambiato molto dai tempi in cui aveva lottato contro i nazisti e i fascisti. Col passare degli anni, e l’incontro decisivo con l’America, la Fallaci pone però un’enfasi sempre maggiore sulla libertà rispetto all’uguaglianza, perché quest’ultima sfocia spesso nel collettivismo, rendendoci schiavi. «Si può essere uguali anche nella schiavitù», scrive nella Forza della Ragione.
La politica recente la disgustava, non è un mistero. Nella Trilogia infligge bastonate a tutto l’arco costituzionale, nessuno escluso. Il Parlamento non la affascina. Anzi. Eppure la Fallaci vede quali saranno le questioni centrali del futuro, quelle destinate a ridefinire i ruoli, a rimescolare le carte, a scompaginare destra e sinistra. Le sue posizioni sulle questioni etiche scatenarono, come al solito, un putiferio. Riporto alcuni stralci di un’intervista concessa a Christian Rocca del Foglio. Eutanasia: «La parola eutanasia è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità, un masochismo. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-Libera-dalle-Sofferenze. La morte è morte e basta». Testamento biologico: «È una buffonata. Perché nessuno può predire come si comporterà dinanzi alla morte. Inutile dichiarare che in un caso simile a quello di Terri (Schindler Schiavo, ndr) vorrai-staccare-la-spina, morire stoicamente come Socrate che beve la cicuta.

L’istinto di sopravvivenza è incontenibile, incontrollabile (...). E se nel testamento biologico scrivi che in caso di grave infermità vuoi morire ma al momento di guardare la Morte in faccia cambi idea? Se a quel punto t’accorgi che la vita è bella anche quando è brutta, e piuttosto che rinunciarvi preferisci vivere col tubo infilato nell’ombelico ma non sei più in grado di dirlo?». Intromissione dei tribunali nelle questioni etiche: «Oggi in America il rischio della dittatura non viene dal potere esecutivo: viene dal potere giudiziario... E nel resto dell’Occidente, lo stesso. Pensi all’Italia dove, come ha ben capito la sinistra che se ne serve senza pudore, lo strapotere dei magistrati ha raggiunto vette inaccettabili. Impuniti e impunibili, sono i magistrati che oggi comandano». Diritti umani legati alle questioni di bioetica: «Nella nostra società parlare di Diritti-Umani è davvero un’impostura, una farisaica commedia... Ne deduco che nella nostra società, per non essere gettati dalla rupe Tarpea, bisogna essere sani, belli e in grado di partecipare alle Olimpiadi o almeno giocare la fottuta partita di calcio».
Inequivocabili dichiarazioni pro-life che hanno però generato un mezzo equivoco. Anche questa è una battaglia per la libertà individuale, in cui la anticlericale Fallaci trova come compagna di strada la Chiesa dell’ammiratissimo Ratzinger (non poteva essere diversamente: è il Papa che mette al centro del magistero proprio la forza della ragione). Restando però atea. «Io sono un’atea cristiana. \ E lo sono perché il discorso che sta alla base del cristianesimo mi piace. Mi convince. Mi seduce a tal punto che non vi trovo alcun contrasto col mio ateismo e il mio laicismo. Parlo del discorso fatto da Gesù di Nazareth, ovvio, non di quello elaborato o distorto o tradito dalla Chiesa Cattolica, anche dalle Chiese Protestanti. Il discorso, voglio dire, che scavalcando la metafisica si concentra sull’Uomo. Che riconoscendo il libero arbitrio cioè rivendicando la coscienza dell’Uomo ci rende responsabili delle nostre azioni, padroni del nostro destino. Ci vedo un inno alla Ragione, al raziocinio, in quel discorso. E poiché ove c’è raziocinio c’è scelta, ove c’è scelta c’è libertà, ci vedo un inno alla Libertà».
Un inno alla libertà. Ecco perché non poteva non dirsi cristiana.
(3. Fine).

<il Giornale>

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LA SAI L'ULTIMA? UNA NUOVA COMMISSIONE PARLAMENTARE. PER I DIRITTI UMANI. E IO PAGO!

24 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

NO, NON CI POSSONO CREDERE. IN TEMPI DI CRISI ECONOMICA E DI ATTACCO ALLA CASTA, SACROSANTA, SI TROVA IL MODO, COMUNQUE, DI AUMENTARE LLE SPESE. BENEFICIALI? I NSOPTRI POLITICI. MA E' PER UNA BUONA  CAUSA.

MA DAVVERO PENSANO CHE GLI ITALIANI ABBIANO L'ANELO AL NASO?

 

EVVIVA I DIRITTI UMANI: I SENATORI SI REGALANO DUE MILIONI
Senato

Tutto fa brodo: anche una spruzzata di buoni sentimenti e di buone intenzioni. Vuoi mettere. E allora di gran carriera l’aula di Palazzo Madama ha istituito la Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani. Boom. Voltaire e Rousseau non avrebbero fatto di meglio e il Senato si è allineato alla richiesta pressante che veniva dall’Onu. Peccato che il voto trasversale ed ecumenico porterà altre spese per le casse già disastrate dello Stato: quasi 2 milioni di euro solo il primo anno.
La Commissione, in pratica un’authority, sarà l’ennesimo carrozzone, un distributore di poltrone e di prebende in automatico come la macchinetta per il caffè, servirà per piazzare qualche parlamentare in cerca di gloria.
Il tema naturalmente è delicato. E l’idea di fondo è sacrosanta. Ma qualcosa non quadra: era dal 1993 che il Palazzo di Vetro chiedeva al nostro Paese di fare un passo. Combinazione, adesso che si comincia a parlare di tagli, di sforbiciate alle spese dei deputati e dei senatori, di riduzione dei privilegi della casta, proprio adesso si pensa di colmare questo buco. E il Senato si esalta, manco dovesse approvare la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Tutti d’accordo, destra e sinistra, senza se e senza ma a promuovere un fumosissimo organismo che dovrà monitorare il rispetto dei diritti umani in Italia. Figurarsi.
Eppure il nascente carrozzone viene dipinto come la panacea di tutti i mali: dalle parti del Pd si sente dire che se già dieci anni fa ci fosse stata la Commissione, non ci sarebbe stato lo scempio del G8 a Genova e la morte di Giuliani e le violenze alla caserma Diaz. Non solo: altre voci spiegano all’emiciclo imbambolato che la Commissione metterà il naso nelle carceri - dove en passant già lo mettono i consiglieri regionali, i senatori, i deputati, garanti vari, volontari e magistratura - e questo sarà il segnale di civiltà che tutti attendevano.
Applausi. Applausi. E ancora applausi. Solo Giuseppe Valditara, il severo professore di diritto romano, si alza e va dritto al punto: «Questo disegno di legge credo debba essere rivisto sul versante dei costi: quasi due milioni di euro». Due milioni di euro di questi tempi magri e il sospetto, atroce quanto una violazione dei suddetti diritti, che la Commissione più che altro irrobustirà i compensi di qualche parlamentare particolarmente sensibile. Spiega Valditara: «In un momento in cui si chiedono sacrifici agli italiani mi sembra inopportuno pagare un Presidente di questa commissione ben 237mila euro, i consiglieri 158mila, le spese per missioni e consulenze 270mila, le spese per le riunioni del Consiglio 75mila euro».
Certo, i diritti dei più deboli premono, ma premono anche i portafogli dei senatori. E per cosa poi? «Laddove vi sia la violazione dei diritti umani - prosegue il senatore di Fli - già ci sono autorità preposte a sanzionarle. Penso ad esempio alla magistratura. (...) E poi le nostre istituzioni scolastiche e culturali (...) già svolgono adeguatamente compiti di formazione».
La Commissione sarà un doppione di altre realtà e dovrà farsi largo a gomitate in un affollato parterre. «Con l’istituzione di un’autorità per i diritti umani - ribatte Pietro Marcenaro del Pd - rinunciamo ad una parte della nostra sovranità nazionale: l’autorità infatti non risponderà solo al diritto interno ma anche a quello internazionale, quale si forma attraverso i documenti e le sentenze delle Nazioni Unite, della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte penale internazionale»....
Tutti insieme, dunque, appassionatamente in un’aula che sembra un format gandhiano. Alla fine l’authority passa a valanga con solo cinque astensioni (che al Senato equivalgono al voto contrario): in testa proprio Valditara. Ora manca l’ok della Camera, poi lo Stato potrà staccare l’assegno. E cercare una sede e gli addobbi.

Stefano Zurlo - Il Giornale

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PETIZIONE PER LA CULTURA.

24 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

UNA INIZIATIVA IBL ASSOLUTAMENTE CONDIVISIBILE.

ll 20 luglio scorso il Parlamento ha approvato una legge che disciplina severamente sconti e campagne promozionali sui prezzi dei libri, imponendo dall'alto una regolazione che deprimerà il variegato mondo editoriale e contrasterà la diffusione della lettura. Verrà così impedito ai giovani, ai ricercatori, ai precari e a tutte le persone che devo fare i conti in tasca di poter sfruttare di tutte le strategie di sconto e promozione che finora hanno stimolato la lettura rappresentando un'occasione di crescita personale.

La legge è ora al tavolo del Presidente della Repubblica perché venga promulgata. Spiega Serena Sileoni, Fellow dell'Istituto Bruno Leoni: "Richiamare l'attenzione del Presidente sull'incostituzionalità di un provvedimento che lede senza alcun motivo ragionevole la libertà economica e culturale degli italiani è l'unico modo con cui noi cittadini possiamo cercare di far ritornare sui suoi passi un Parlamento sempre più lontano dalla gente e guidato da logiche incomprensibili."
Per questo, l'Istituto Bruno Leoni ha  intenzione di presentare una petizione al Presidente, aperta alle firme di lettori, librai ed editori che non pensano che sia sensato oggi limitare l'accesso al libro in nome della protezione artificiosa di alcuni attori del mercato.

Per Alberto Mingardi, Direttore Generale dell'Istituto Bruno Leoni, "è particolarmente grave che questo provvedimento sia stato di fatto avallato dal Ministro Galan. Che quotidianamente richiama il governo a politiche più liberali, ma sarà ricordato come il Ministro che ha consentito un così vistoso scatto all'indietro verso il protezionismo librario e culturale".
È  possibile sottoscrivere la petizione qui .

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Presidente NAPOLITANO:PREDICARE BENE, RAZZOLARE MALE?

23 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Napolitano ha visto crescere lo stipendio di 2.000 euro al mese. E il Quirinale è il palazzo presidenziale più caro

 

 

Il bel gesto non gli è venuto in mente né nel 2007 con Romano Prodi quando arrivò la prima sforbiciata allo stipendio dei deputati, né l’anno scorso quando Camera e Senato tagliarono di mille euro i benefit dei parlamentari. Giorgio Napolitano, il presidente silenzioso della casta, ha preferito starsene zitto zitto e salvare non solo il suo stipendio, ma perfino gli scatti automatici previsti dalla legge.

 

Così da quando è stato eletto si è visto aumentare di circa due mila euro al mese il discreto appannaggio ricevuto, che ora ha raggiunto i 239.182 euro all’anno, cifra assai simile allo stipendio lordo di Nicolas Sarkozy (253.600 euro) che però fu raddoppiato tre anni orsono fra mille polemiche.

 I vari governi che si sono succeduti hanno atteso che il primo cittadino d’Italia facesse almeno la mossa, chiedendo pubblicamente se non proprio di tagliare a lui come a tutti i dipendenti pubblici lo stipendio, almeno di rinunciare agli scatti automatici che recuperano l’inflazione. Ma l’attesa è stata vana. L’unica limatura accettata da Napolitano è stata una sforbiciatina alla dotazione del Quirinale: oggi è di 228 milioni di euro, nel 2009 era di 231 milioni. I risparmi sono quasi tutti arrivati però da una rinuncia non clamorosa: la riduzione del personale comandato da altre amministrazioni.

Eppure se si vuole iniziare a tagliare i costi della politica, bisognerebbe proprio iniziare dal palazzo sul colle più alto di Roma. Perché a tutt’oggi non esiste paragone possibile con altri palazzi presidenziali di Europa: il Quirinale costa più di tutti, palazzi reali compresi. Basta per tutti l’esempio più vicino all’Italia, quello francese. Napolitano e la sua squadra costano il doppio dello staff di Sarkozy e peraltro contano la metà. Non esiste nemmeno paragone fra i poteri che la Costituzione francese e quella italiana assegnano al presidente della Repubblica. Eppure il Quirinale costa 228 milioni di euro all’anno e l’Eliseo 112,5 milioni. Clamorosa la differenza dei costi per il personale dipendente: 129,4 milioni per il Quirinale, e 69,5 milioni per l’Eliseo. Perfino nell’acquisto di beni e servizi spendo meno la Francia per fare funzionare un’amministrazione operativa che l’Italia per fare funzionare uno squadrone la cui principale attività è quella cerimoniale.

 

Il presidente della casta spende come un emiro arabo e nonostante l’evidente stridore con il resto del paese, è assai geloso della segretezza dei suoi conti. Non esiste un bilancio certificato del Quirinale, non esiste una nota integrativa reale messa disposizione degli italiani, non esiste reale trasparenza di fronte a tanto scialacquare. L’unica comunicazione è contenuta nelle quattro o cinque paginette di sintesi dove in cui il segretario generale del Quirinale ogni anno illustra a grandi linee il suo bilancio. L’ultima volta, quasi a piangere povertà, si è magnificata la riduzione del personale, spiegando come in organico oggi il Quirinale abbia solo 843 dipendenti: 74 appartenenti alla carriera direttiva, 97 alla carriera di concetto, 204 alla carriera esecutiva e 488 alla carriera ausiliaria. Oltre a questi se ne aggiungono altri 103 di fiducia portati al Quirinale come staff personale da Napolitano e con un contratto che scadrà al termine del settennato. Di questi 77 sono in posizione di comando, e 26 collaboratori a contratto. Siamo a 946 dipendenti. E non bastano. Perché chi pensa alla sicurezza del Capo dello Stato? Nessuno di quei 946 è specializzato. Il problema è vissuto anche da Sarkozy, che può disporre di 243 militari specializzati all’Eliseo. La vita di Napolitano deve essere assai più preziosa e complicata da proteggere. Perché il personale “militare e delle forze di polizia distaccato per esigenze di sicurezza” ammonta a 861 unità, compresi i 258 ammiratissimi corazzieri. In tutto fanno 1807 collaboratori, più del doppio del personale dell’Eliseo.

 

Della presidenza della Repubblica francese si conosce ogni segreto, del Quirinale poco o nulla. Nessuno stipendio è pubblico, nessun benefit è raccontato nemmeno per sommi capi. Ogni tanto si alza un velo su qualcosa. L’altro anno grazie a Renato Brunetta abbiamo saputo qualcosina del parco auto blu: una Lancia Thesis limousine, tre Maserati, due Lancia Thesis blindate e una Lancia Thesis di riserva., oltre alle 2 Lancia Flaminia 335 del 1961 utilizzate per le sfilate del 2 giugno. Poi ci sono 14 auto (una di proprietà e 13 in leasing) a disposizione dei Presidenti emeriti della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi), del segretario generale (Donato Marra), del segretario generale onorario (Gateano Gifuni) e dei 10 consiglieri personali del presidente della Repubblica: c’è un’auto a testa senza bisogno nemmeno di fare i turni. Infine 10 auto di servizio.

 

Oltre al parco macchine però non si sa nulla. In Francia invece il bilancio dell’Eliseo finisce nelle mani della Corte dei Conti che gli fa le pulci. Si conosce ogni nota spesa di Sarkozy e dei suoi ospiti e perfino il costo di ogni volo blu e di ogni pasto offerto. Pizzicato sui 14 mila euro di spese personali, ha dovuto restituirli tutti sull’unghia. Ma è un altro modo di concepire la politica e la sua trasparenza.

 

Franco Bechis, Libero - 19 luglio 2011

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