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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

IL PATRIOTTISMO SENZA RETORICA DELLA FALLACI.

23 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Pubblichiamo la seconda puntata dedicata al profilo intellettuale di Oriana Fallaci, a cinque anni dalla morte. In questi mesi si moltiplicano le iniziative in memoria della scrittrice. Rivalutata, dopo anni di denigrazione, a patto di «dimenticare» le opere e le idee controverse, quelle dell’ultimo periodo, affidata alla famosa «Trilogia». Ieri abbiamo riletto proprio la «Trilogia», rintracciando le fonti predilette dalla Fallaci: Benedetto Croce, Friedrich von Hayek, Alexis de Tocqueville. Classici del liberalismo che rivelano la natura della battaglia contro l’islam: una difesa delle libertà individuali messe in pericolo da chi, figlio della teocrazia, preferisce la legge coranica alla Costituzione.

 

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=12DBFQ&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

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I DUE MODELLI DI UNIONE EUROPEA.

22 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

Da:

Riecho Economia E Libertà
Ci sono due Unioni Europee: una “prima” Unione basata sull’idea liberale di creare un mercato comune e impedire ai singoli Stati membri di adottare politiche protezioniste, dirigiste o finanziariamente scriteriate, e una “seconda” Unione basata sull’idea che a Bruxelles debba sedere un consesso di euro-burocrati che decide le regole che influenzano ogni ambito della vita sociale.
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Ci sono due Unioni Europee: una “prima” Unione basata sull’idea liberale di creare un mercato comune e impedire ai singoli Stati membri di adottare politiche protezioniste, dirigiste o finanziariamente scriteriate, e una “seconda” Unione basata sull’idea che a Bruxelles debba sedere un consesso di euro-burocrati che decide le regole che influenzano ogni ambito della vita sociale. Sono sicuro che ai burocrati e ai politici di Bruxelles piaccia molto questa seconda versione, burocratica e dirigista tanto quanto le politiche degli Stati che la “prima” Unione cerca di limitare. Questa “seconda” Unione si va rafforzando, mentre la “prima”, forse non sponsorizzata dagli interessi di casta delle classi dirigenti europee, non gode di buona salute.
La “prima” Unione Europea è basata su vari principi. Il primo è l’idea che non ci debbano essere ostacoli al commercio tra Paesi europei. Questa idea era alla base della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, e ancora oggi è un ostacolo ai tentativi protezionistici che soprattutto i Paesi meno liberali, come l’Italia e la Francia, spesso oppongono al commercio. La bocciatura della Direttiva Bolkenstein è stata una grande sconfitta per questa idea di Europa: gli idraulici francesi hanno scoperto che protestare contro la concorrenza di quelli polacchi consentiva loro di continuare a sfruttare i consumatori francesi imponendo loro prezzi fuori mercato.
L’altro pilastro fondamentale della “prima” Unione Europea” erano le limitazioni alle politiche finanziarie degli Stati membri, per assicurare la loro stabilità finanziaria, e impedir loro di approfittare dei minori tassi di interesse ottenuti dall’euro per finanziare politiche di spesa scriteriate. Questi limiti, imposti dal Trattato di Maastricht, non sono però mai stati presi sul serio. Così quando è cominciata la crisi finanziaria i Paesi meno credibili si sono trovati in condizioni finanziarie critiche. E siccome al primo campanello d’allarme tutti i principi che un secondo prima si dichiaravano importanti sono messi da parte, la politica dell’Unione Europea finora è consistita nel premiare i Paesi più deboli comprando il loro debito.
Eurobond, fondi di stabilizzazione e monetizzazione del debito sono fonti di moral hazard che tolgono gli incentivi (già deboli di per sé) degli Stati membri a seguire politiche finanziarie responsabili: sono la strisciolina di stucco che serve per impedire alla diga di crollare. Per anni nessuno ha preso sul serio Maastricht, si è tollerato che la Grecia entrasse in Europa con conti falsificati, e non si è capito che un tasso di interesse unico non poteva non produrre boom insostenibili in alcuni Paesi.
La prima Unione Europea avrebbe potuto basarsi sulla concorrenza istituzionale: tanti Paesi in cui vivere, in modo che la parte più mobile della popolazione potesse spostarsi, incentivando i Paesi meno efficienti a migliorare le loro politiche. Questo principio è sempre più minato dal continuo riferirsi all’armonizzazione fiscale tra Paesi: ciò costituisce un accordo di cartello tra gli Stati per tenere alte le aliquote.
Un’altra incarnazione della “seconda” Unione è l’euro-burocrazia. L’UE regolamenta l’aspetto della frutta e le vendite nelle tabaccherie, impone di mettere al bando la frittura di paranza, dedica metà del proprio budget al protezionismo agricolo. C’è un motivo per cui l’Unione debba occuparsi di queste cose? A prendere sul serio il “principio di sussidiarietà”, che retoricamente è a fondamento costituzionale dell’Unione, si direbbe di no. Ma il potere tende sempre a concentrarsi, indipendentemente dal fatto che ciò sia utile, o dannoso, perché è nell’interesse di chi lo detiene che ciò avvenga.
La “seconda” Unione Europea si rafforzerà: dato che Maastricht non è credibile e la situazione finanziaria dei Paesi periferici è drammatica, ci sarà un rafforzamento delle istituzioni centrali e burocratiche, un accentramento del potere politico a Bruxelles, e, di conseguenza, si dovrà dire addio alla concorrenza e al pluralismo istituzionali. La “seconda” Unione Europea è una tecnocrazia senza responsabilità politiche che accumulerà sempre più potere, e non sarà controllabile perché lontanissima dai cittadini.
Da liberale voglio un Europa che si limiti a impedire agli Stati di fare deficit scriteriati e di adottare misure protezioniste, dirigiste e interventiste. Non voglio un’Unione che faccia ciò che agli Stati andrebbe vietato, senza neanche il vincolo della concorrenza tra Stati: non voglio un accordo di cartello tra classi dirigenti, ma uno spazio economico comune a tutti i cittadini. Solo nei rari casi in cui un’azione politica comune è possibile e utile (la politica energetica, ad esempio) si dovrebbe delegare alcuni compiti all’Unione. L’Unione Europea deve essere Ryanair che mi permette di andare a Parigi con 100€, non un impero burocratico centralizzato che gestisce la mia vita da 1500km di distanza.
di Pietro Monsurrò
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E FARE QUALCOSA DI "LIBERALE" NO? I liberali in Parlamento.

21 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Gionata PACOR Presidente Nazionale di ConfContribuenti ha pubblicato su FB questa nota, molto interessante e che a me ha fatto rizzare i capelli in testa.

Che di tutti questi LIBERALI per cultura e tradizione, che siedono in Parlamento, noi non ce ne eravmo proprio accorti.

Numeri  di tutto rispetto e incompleti (a questo elenco, che trovate subito sotto, andrebbero aggiunti, vado a memoria e per difetto): 

FERDINANDO ADORNATO (FONDAZIONE LIBERAL UDC), ADOLFO URSO (MAGNA CARTA, PDL), CALEARO (LIBERAL PD, ORA NEI RESPONSABILI), GIUSEPPE VALDITARA (COMITATI PER LA LIBERTA' PDL ORA CREDO FLI), GIORGIO STRAQUADAGNO (REDICALE LIBERALE, PDL), MICHELA VITTORIA BRAMBILLA (CIRCOLI DELLA LIBERTA' PDL), STEFANIA PRESTIGIACOMO (EX PLI). E  CHI ALTRI (fatecelo sapere!)?

PAZZESCO, COME NUMERO, SE SOLO FACESSERO LOBBING.....!

.............................................................................

 

Queste persone nel 2008 sono state elette con il PDL. Le informazioni le abbiamo raccolte su internet, per cui se risulteranno inesatte ce ne scusiamo e siamo pronti a correggerle. Forse mancano degli altri libeali all'appello, magari quelli di altri partiti, e saremo lieti di aggiungerli alla lista.

Questi dovrebbero essere i campioni del liberalismo. Abbiamo visto che i poche ore la corporazione degli avvocati è riuscita a bloccare la liberalizzazione dell'abolizione degli ordini professionali (anche ad opera di Roberto Cassinelli, "avvocato liberale" riportato nella lista sottostante). Non ci risulta che i liberali siano mai stati capaci di un'iniziativa simile, per bloccare un aumento di spesa pubblica o degli aumenti delle tasse. Nè che siano mai riusciti a fare una riforma.

Saranno in grado, nei prossimi 20 mesi, di fare qualcosa di liberale? Se hanno intenzione di riformare il paese si diano da fare. Facciano le riforme in Parlamento, subito, minacciando di far cadare il governo come hanno fatto gli avvocati. Altrimenti si dimettano. Non servono a niente le belle parole, pronunciate o scritte sui giornali mentre l'Italia sprofonda nello statalismo, nel corporativismo e negli sprechi.

Mentre loro parlano gli statalisti e i corporativisti agiscono. Se il paese è in queste condizioni la colpa è anche dei liberali, che non hanno fatto la loro parte.

 

ALBERTI MARIA ELISABETTA CASELLATI (Ex PLI)

AMATO PIETRO PAOLO (Ex PRI)

ARMOSINO MARIA TERESA GIOVANNA (Ex PLI)

CALDERISI GIUSEPPE (ex radicale)

CASERO LUIGI (Ex PRI)

CASSINELLI ROBERTO (Ex PLI)

COSTA ENRICO (Ex PLI)

CROSETTO GUIDO (Ex DC)

D'ALI' ANTONIO (FI - ex elettore PLI)

DEL TENNO MAURIZIO (Circolo della libertà)

DELLA VEDOVA BENEDETTO (Ex Radicale)

DI CAGNO ABBRESCIA SIMEONE (Ex PRI)

DI CATERINA MARCELLO (Circolo della liebrtà)

DIVINA SERGIO (ex PLI)

FLERES SALVATORE (ex PRI)

FONTANA GREGORIO (ex PLI)

FORMICHELLA NICOLA (Circoli Buongoverno)

GALAN GIANCARLO (ex PLI)

GAVA FABIO (ex PLI + ex DC)

GHEDINI NICCOLO' (ex PLI)

LA MALFA GIORGIO (PRI)

MALAN LUCIO (ex lega, ex elettore PRI-PLI)

MARTINO ANTONIO (Ex PLI)

MASSIDDA PIERGIORGIO (ex PRI)

MILANATO LORENA (ex PLI)

MOLES ROCCO GIUSEPPE (Ex PLI)

MUSSO ENRICO (PLI)

NICOLUCCI MASSIMO (Circoli della Libertà)

NUCARA FRANCESCO (PRI)

ORSINI ANDREA GIORGIO FELICE MARIA (ex PLI)

PASTORE ANDREA (ex PLI)

PESCANTE MARIO (ex PRI)

PICHETTO FRATIN GILBERTO (ex PRI)

PISCITELLI SALVATORE (Circoli della Libertà)

POLIDORI CATIA (Confapi)

RAVETTO LAURA (ex PLI)

ROMANI PAOLO (ex PLI)

ROSSO ROBERTO (ex DC con posizioni liberali)

SCARPA BONAZZA BUORA PAOLO (ex PLI)

TOTO DANIELE (imprenditore)

VERDINI DENIS (ex PRI)

VERSACE SANTO (imprenditore)

....................

REPETITA IUVANT:

Noi di tutti questi liberali, proprio non ce ne siamo accorti.

Numeri di tutto rispetto e incompleti (a questo elenco, che trovate subito sotto, andrebbero aggiunti, vado a memoria e per difetto): 

FERDINANDO ADORNATO (FONDAZIONE LIBERAL UDC), ADOLFO URSO (MAGNA CARTA, PDL), CALEARO (LIBERAL PD, ORA NEI RESPONSABILI), GIUSEPPE VALDITARA (COMITATI PER LA LIBERTA' PDL ORA CREDO FLI), GIORGIO STRAQUADAGNO (REDICALE LIBERALE, PDL), MICHELA VITTORIA BRAMBILLA (CIRCOLI DELLA LIBERTA' PDL), STEFANIA PRESTIGIACOMO (EX PLI). E  CHI ALTRI (fatecelo sapere!)?

PAZZESCO, COME NUMERO,IN GRADO DI CONDIZIONARE QUESTO GOVERNO, E NON POCO. ALTRO CHE....I RESPONSABILI,  SE SOLO FACESSERO LOBBING.....!

E SE PROVASSIMO A FARCI SENTIRE? PENSIAMOCI!

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EVENTI IN TORINO. E NON SOLO!

21 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #EVENTI

POTRA' STUPIRE CHE UN BLOG IN CUI CI OCCUPIAMO PREVALEMNTEMENTE DI POLICA E DI ATTUALITA', UN POST COME QUELLO CHE STATE PER LEGGERE.

ANCHE NOI, PENSIAMO, CHE OGNI TANTO, SI POSSA E SI DEBBA STACCARE LA SPINA. E PENSARE A DIVERTIRSI, ALMENO UN PO'.

VI ASPETTIAMO.

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  • Venerdi 22 Luglio
RETRO@ PARTY IN PISCINA  VILLASPORT VILLASTELLONE TORINO

Porta Costume e Infradito
Possibilità di fare il Bagno tutta la notte!!!
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2 SALE
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SALA 1 DANCE

-Davide Sira
-Andrea Costantino
-Emanuele Piccinino

voice Stefano Staf

***ELEZIONE MISS MAGLIETTA BAGNATA***

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SALA 2 HOUSE

-Mirko Paoloni
-Benedetta
-Alex Uk
-Stella Leri
-Degios
-Aledj

***SCHIUMA PARTY***

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SELEZIONE ALL INGRESSO

INGRESSO OMAGGIO DONNA entro le 0.30
Uomo 13 e in lista

VILLASPORT
Cso Savona 60
Villastellone (TO)

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Info Tavoli Riduzioni:
347 2543969 - 340 6703498
retro.house@virgilio.it
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  • SABATO E OGNI SABATO @ LA CASA SUL FIUME
@ RETRO @ LA CASA SUL FIUME *HOUSE_POOL PARTY

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..★.••.★ •.LA CASA SUL FIUME •.★.••.★..
..★.••.★”*° HOUSE PARTY °*”˜★.••.★..
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...SABATO 22.7.2011 V° ATTO......
UNO SPETTACOLO SENZA FINE......


RETRO.HOUSE Eventi
GALGANO: 
340 6703498 /// 347 2543969
ALEX
3773101559

Fabrizia T. 335 473455


☆ [̲̅̅W̲̅E̲̅] [̲̅̅L̲̲̅̅̅O̲̲̅̅̅V̲̲̅̅̅E̲̅]
​ [̲̅̅H̲̅O̲̅U̲̅S̲̅E̲̅] ☆

PRESENTANO:
♥♥♥ LA CASA SUL FIUME ♥♥♥

******************
Sabato 22 luglio 
dalle 23.30 alle 4.00


POOL & DISCO.. !!!!

Dal tramonto a mattina...

bagno in piscina,
notte Disco &...
House Music a Gogò..!!

Guest dj 
NACHE WORLD

Resident dj's 
ROBERTO CARBONERO 
RINALDO REY

..........................​..

In lista 15€ entro le 00.30
e comprende UN DRINK l'uso di 3 piscine
una con Superscivolo 
ed una con Maxi vasca idromassaggio
+ l'ingresso in Disco 
@
LA CASA SUL FIUME - DISCO & PISCINE

Vieni..???
Dai.. Dai dai..:-) 

***INFO - LISTE & PREN. TAVOLI:

RETRO.HOUSE Eventi
GALGANO: 
340 6703498 /// 347 2543969 /// 

Ale:
377 3101559

335473455 FABRIZIA T.
Ciaooo.. !!!!

Lista: RETRO.HOUSE
(aperta, dire il nome della lista all'ingresso per la riduzione)
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Vip’s Event’s Management in collaborazione con Turin Limousine
vi offre la possibilità di noleggiare una splendida Limousine per coccolarvi in un’occasione speciale. 
Un modo unico per non passare inosservati e godere in pieno del lusso e della comodità in cui sapremo avvolgervi.
Un servizio professionale e qualificato come solo Turin Limousine può offrirvi.

CONTATTATECI. 340 6703498 /// 347 2543969

  • VE.22. E SA. 23.  (EVENTO SPOSTATO ALLA ROTONDA VALENTINO, IN CASO DI MALTEMPO)
RETRO @ ERASMUS DAY LIVE & BEAT MUSIC FESTIVAL.

L'EVENTO DELL'ESTATE 2011.

ITALIA 150 ANNI.....

VENARIA + STUPINIGI (Torino)!

ERASMUS DAY
&
BEAT MUSIC FESTIVAL

♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

PREGASI PUBBLICARE, CONDIVIDERE, FAR GIRARE!


Si svolgerà il 22 e il 23 luglio presso la Reggia di Venaria e la Palazzina della Caccia di Stupinigi, a Torino, la seconda edizione del Beat Music Festival. La manifestazione porterà nel capolugo piemontese alcuni dei nomi più interessanti della scena clubbing internazionale, tra cui Sebastian Ingrosso, membro della Swedish House Mafia, An21 e Hardwell. Due giorni di clubbing allo stato puro, in cui ballare sulle note dell'electro house più "calda" del momento. Il 22 luglio si alterneranno alla consolle, situata nella Reggia di Venaria, Hardwell, Thomas Gold, An21 e Alex Gaudino; mentre il 23 luglio sarà il turno di Sebastian Ingrosso, Dash Berlin, Dj’s from Mars, Promise Land e Marco Alessandria, che daranno prova della loro maestria presso la Palazzina della Caccia di Stupinigi. I biglietti saranno in vendita al prezzo di 15 euro per venerdì e di 25 euro per i liveset di sabato. Inoltre sarà possibile acquistare un ticket comulativo, valido per entrambe le serate al prezzo di 40 euro. Sebastian Ingrosso, insieme alla sua Swedish, ha appena pubblicato il nuovo singolo "Save the World (tonight)", con la collaborazione di Tinie Tempah come vocalist. ed ha realizzato il disco “People of the night” con Max Vangeli e Tiesto.

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****PR E STAFF CHE VOGLIANO COLLABORARE, CI CONTATTINO****
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Venerdì 22 luglio 2011 + SABATO 23 LUGLIO (ore 18:00 - 04:00)

ErasmusDayLive & Beat Music Festival 2011

BEAT MUSIC FESTIVAL 2011
The Ultimate Dance Experience 
presenta: 

1. Venerdì 22 Luglio 
@ La Reggia di Venaria Reale:

Alex Gaudino 
An 21
Thomas Gold
Hardwell

Start at: 18:00.

Ticket: 15,00 €

2. Sabato 23 Luglio 
@ La Palazzina Di Caccia Di Stupinigi:

Promiseland
Dj From Mars
Dash Berlin
Alesso
Sebastian Ingrosso

Start at: 18:00

Ticket: 25,00 €

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INFO&PREVENDITE: 

retro.house eventi
Galgano PALAFERRI
340 6703498 /// 3472543969
retro.house@virgilio.it

ALEX S.: 3773101559

FABRY M.: 340 2566780 /// 340 1278790

IVAN: 340 7944107
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Per prenotare i Ticket/PREVENDITE contattare 

1. IN MPV su Facebook i profili:

Galgano PALAFERRI
Retro House

2. il gruppo FB:
Retro.house Eventi

3. VIA MAIL:
retro.house@virgilio.it

Sito web:
www.quellidellanotte.us
http://www.beatmusicfestiv​al.com/default.asp

Caratteristiche evento
Festival musicale

Generi musicali
Commerciale, Elettronica, House, Trance

..........................​......MAGGIORI INFO:.....................​..................

Serata 22 luglio 2011 , vENERDì:
TORINO REGGIA DI VENARIA REALE SALA DELLE CARROZZE

LINE UP:

THOMAS GOLD
www.thomas-gold.com
HARDWELL
www.djhardwell.com
AN21
www.myspace.com/an21offici​al

.........

***Serata 23 luglio 2011 sABATo
TORINO PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI

LINE UP:

SEBASTIAN INGROSSO
www.myspace.com/sebastiani​ngrosso
DASH BERLIN
www.dashberlin.com/
ALESSO
www.facebook.com/AlessoOff​icial
DJS FROM MARS
www.myspace.com/djsfrommar​s
PROMISELAND
www.myspace.com/djpromisel​and
MARCO ALESSANDRIA

  • MARTEDI' E OGNI MARTEDI NOTTE  LOANO BFLY
RETRO @ B.FLY. LOANO. SUMMER NIGHT 2011 GREAT OPENING...26.7.2011
Dopo l'anteprima di Martedi' 12 Luglio...

INAUGURAZIONE UFFICIALE del 
MARTEDI' NOTTE BFLY,
dedicato al pubblico piu' giovane e festaiolo, alla musica e al suono Dance più ricercato e moderno!

RESIDENT DJS: FRANCIS KEY - DENDE 

+

GUEST DJS ROTATION!
Ermanno Gnecco (Guest)
Intro: Love Deejay
Voice: Mad
4 RETRO.HOUSE:
DJS RESIDENT ON ROTATION,
DAL 2.8.2011

MISS MORGAN HIDE
DON PAOLO

+ GUEST DJS

Per l'occasione ingresso omaggio donna entro le 00.30!

Inoltre devolveremo 1 euro per ogni persona partecipante all'associazione no profit
"FIND THE CURE"
per i loro progetti dedicati alle popolazioni in via di sviluppo in tutto il mondo.
Sarà presente un loro stand con i principali rappresentanti del gruppo per domande e curiosità....perchè la solidarietà è infinita, come la musica!


Un abbigliamento elegante fa di te un ospite gradito!

PRENOTAZIONI e INFORMAZIONI:


Italia///Piemonte 
"Retro House" 340.6703498 /// 347 2543969
"To Movida Fashion House" To. 377 3101559


Loano - Francis 348.4554262 Andrea 340.7990121
Pietra Ligure / Finale - Ziky 349.7543579
Albenga - Marco 340.5315770
Alassio - Alfredo 340.3268627 Mich 345.6483402
Andora - Massi 392.4313121
Savona - Cucci 370.7070043

Genova - Francesco 346.3517147

 Dott. Galgano PALAFERRI 
A. D.: RETRO.HOUSE Eventi  & To. MOVIDA FASHION HOUSE To.
http://www.quellidellanotte.us/
Contact: 3406703498 /// 347 2543969
Alex: 377 3101559
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ORIANA FALLACI: UNA LIBERALE PERFETTA!

21 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Da: il Giornale
di Alessandro Gnocchi

 

Pubblicato il testamento della discordia. Razzista e acida? Il suo pensiero era invece quello di Hayek e Tocqueville. I suoi libri furono attaccati senza pietà da Terzani, Evangelisti e altri. A cinque anni dalla morte una rilettura dell'opera della grande giornalista: ecco cosa pensava davvero
Xenofoba, razzista, intollerante, violenta, ignorante, sgangherata, semplicistica. Mentre vendeva tre milioni di copie, la Trilogia di Oriana Fallaci (La Rabbia e l’Orgoglio, La Forza della Ragione, Oriana Fallaci intervista se stessa. L’Apocalisse) fu accolta con questi giudizi da colleghi (a esempio, Tiziano Terzani, fan di Pol Pot), storici (Franco Cardini, cattolico innamorato di Maometto) e scrittori (Valerio Evangelisti, ammiratore dell’assassino Cesare Battisti). Dalle parole si passò ai fatti giudiziari: in nome del politicamente corretto alcuni processi-farsa furono istruiti contro la Fallaci a Parigi, in Svizzera, a Bergamo. Gli attuali custodi della libertà d’espressione, all’epoca non trovarono nulla da obiettare.
Sono trascorsi dieci anni da La Rabbia e l’Orgoglio, cinque dalla morte dell’autrice. Oggi tutti riconoscono la grandezza della Fallaci, anche chi ha passato il tempo a denigrarla, a patto di rimuovere gli ultimi libri ritenuti ancora «impresentabili». La vulgata è questa: fu una grande donna moderna e illuminata fino a quando prese ad attaccare il mondo arabo. Quella – ci ha spiegato Monica Guerritore in un recente spettacolo teatrale – non era più la «vera» Fallaci. Era piuttosto una vecchia malata, colma di rancore e vittima della solitudine. È uno dei due artifizi con i quali mortificare l’originalità di Oriana Fallaci, rendendola inoffensiva. L’altro, meno grave e incoraggiato dalla scrittrice stessa, è definirla «anarchica». Titolo in Italia conferito sempre a sproposito a chi non rientra nei consueti schemi politici. Lei ci scherzava, quando minacciava di chiamare i suoi amici anarchici per far saltare in aria eventuali minareti irrispettosi del paesaggio toscano. L’anarchia però è cosa seria e ha connotazioni precise sia a sinistra sia a destra.
Piuttosto Oriana Fallaci si muove, con la massima consapevolezza, all’interno del pensiero liberale. Sempre. Anche quando carica a testa bassa il Corano e i suoi seguaci. Ma quale razzismo... L’anarchia poi non c’entra un fico secco, come testimonia la sua ammirazione per una certa idea di Stato e per una certa classe politica: più volte, nella Trilogia e nel romanzo Un cappello pieno di ciliege, emerge la passione per il Risorgimento e la destra storica. C’è poi la Fallaci ex staffetta partigiana delle formazioni di Giustizia e libertà. Antifascista ed egualitaria, pronta però a scrivere che troppa uguaglianza conduce al collettivismo e uccide la libertà. Lontana quindi dalle idee socialiste che hanno avuto successo tra gli azionisti e i loro epigoni. Infine c’è l’«atea cristiana», il cui tragitto spirituale si svolge per intero all’ombra di Benedetto Croce e del suo Perché non possiamo non dirci cristiani.
La lotta contro l’islam non è una battaglia contro l’immigrato. È una guerra alla teocrazia introdotta subdolamente nei Paesi democratici. Le comunità arabe rifiutano l’integrazione, facendo leva sul multiculturalismo frettoloso di un Occidente incapace di apprezzare (e dunque difendere) la libertà conquistata a caro prezzo. Il risultato? Alcuni quartieri delle nostre città obbediscono alla sharia. «Al novantacinque per cento – si legge in La Forza della Ragione – i musulmani rifiutano la libertà e la democrazia non solo perché non sanno di che cosa si tratta ma perché, se glielo spieghi, non capiscono. Sono concetti troppo opposti a quelli su cui si basa il totalitarismo teocratico. Troppo estranei al tessuto ideologico dell’Islam. In quel tessuto ideologico è Dio che comanda, non gli uomini. Un Dio che non lascia posto alla scelta, al raziocinio, al ragionamento». Un musulmano deve obbedire alla sharia anche quando prescrive norme inconciliabili con la nostra Costituzione. È il caso della poligamia. O del trattamento da riservare a mogli e figlie. Il Corano ordina la sottomissione e l’obbedienza al marito. Le nostre leggi però stabiliscono l’uguaglianza dei sessi, difendono la libertà della donna, vietano atti discriminatori nei suoi confronti.
Possiamo derogare alle nostre regole? Ovviamente no. Per spiegare al lettore quale sia la posta in palio, la Fallaci nella Forza della Ragione usa le parole del grande economista liberale Friedrich von Hayek a proposito della Russia bolscevica e della Germania nazista. «Qui non si abbandonano soltanto i principii di Adam Smith e di Hume, di Locke e di Milton. Qui si abbandonano le caratteristiche più salde della civiltà sviluppatasi dai greci e dai romani e dal Cristianesimo, ossia della civiltà occidentale. Qui non si rinuncia soltanto al liberalismo del 1700 e del 1800, ossia al liberalismo che ha completato quella civiltà. Qui si rinuncia all’individualismo che grazie a Erasmo da Rotterdam, a Montaigne, a Cicerone, a Tacito, a Pericle, a Tucidide, quella civiltà ha ereditato... Chiunque neghi l’individualismo nega la civiltà occidentale».
Quando si tratta di capire i motivi per cui l’Europa assiste muta alla possibile disintegrazione dei suoi valori fondanti, la Fallaci ricorre al padre del liberalismo prediletto, citato sulla pagina e in privato: Alexis de Tocqueville, l’autore di La democrazia in America (e di lettere feroci contro il Corano). In fondo il nostro male è barattare libertà per collettivismo, spogliandoci così di ogni responsabilità. Ecco il passo, ancora dalla Forza della Ragione: «Forse Tocqueville \ si riferiva a noi italiani quando diceva che il matrimonio su cui si basa la democrazia, il matrimonio dell’Uguaglianza e della Libertà, non è un matrimonio riuscito. Che non è riuscito perché gli uomini amano la libertà assai meno dell’uguaglianza, e la amano assai meno perché sfociando nel collettivismo l’uguaglianza toglie agli individui il peso delle responsabilità. Perché non esige i sacrifici che esige la libertà, non richiede il coraggio che richiede la libertà, non ha bisogno della libertà». Anche il declino delle classi dirigenti ha una spiegazione «tocquevilleana»: in democrazia i voti «si contano ma non si pesano. Sicché la quantità finisce col valere sulla qualità». Al governo talvolta vanno i peggiori: quelli che cercano il compromesso e, temporeggiando, lasciano morire il paziente ammalato.
Croce, Hayek, Tocqueville. Libertà, individualismo, tirannia della maggioranza. Altro che xenofoba. Altro che vecchia rancorosa. Altro che anarchica. Per descrivere Oriana Fallaci, e capire quanto fosse isolata, basta una parola: liberale.
(1. Continua)
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2012, ELEZIONI USA: OCCHI PUNTATI SU RON PAUL.

20 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

DI: LUCA FUSARI

Da: www.movimentolibertario.it


Negli ultimi decenni la cultura libertaria ha compiuto importanti passi avanti non solo nella sua patria di origine, gli Stati Uniti, ma anche in numerosi altri Paesi in giro per il mondo.

L’interesse per il libertarismo quale coerente filosofia della libertà, per i suoi autori e i suoi principali esponenti risulta essere in costante crescita in termini direttamente proporzionali come reazione a fronte della crescente compressione/negazione delle libertà economiche e individuali operate dai vari Stati occidentali al fine di promuovere la sicurezza nazionale, la lotta al terrorismo e un assistenzialismo pianificato nella società quale regolamentazione-stimolo all’economia.

Tutti questi programmi ed istanze governative però si sono rivelati fallimentari e controproducenti rispetto alle aspettative della vigilia, il welfarismo e il warfarismo keynesiano non hanno favorito un maggior benessere nella società in quanto hanno ridimensionato e squilibrato il rapporto Stato-individuo a totale danno del secondo distruggendo con sprechi e nuove imposizioni ogni risparmio e corretto e naturale sviluppo economico, costituendo la premessa per l’incremento del debito pubblico e per la crisi di insolvenza che caratterizza numerosi Stati sia dell’Unione Europea che degli Stati Uniti.

Al di là dei possibili colori politici e dai partiti al governo, mai come oggi sia il Vecchio che il Nuovo Continente vivono analoghi fallimenti derivanti da ricette politiche bipartisan stataliste spacciate negli anni scorsi (e tutt’oggi) dai politici sia i social-neoconservatori che i demo-progressisti al potere quale panacea da ogni problema.

Non deve quindi stupire se i libertari anche in Italia seguano con attenzione quanto accade oltreoceano nel Paese che ha dato i natali politici a tale loro movimento.

Gli unici strenui difensori della libertà e di un approccio oggettivo fiducioso sulle capacità di scelta e di creatività dell’individuo sono e restano i libertari, i quali grazie al loro approccio economico austriaco sono stati i soli ad avvertire in anticipo dello scoppio della crisi economica del 2008, del fallimento delle politiche imperialiste e di stimolo economico quali approcci per risolvere i problemi di inizio XXI secolo.

Al fine di evitare il peggioramento di una crisi economica che di fatto ovunque è collegata alla presenza eccessiva dello Stato nella società risulta evidente come la ricetta sia quella del meno Stato e più libero mercato.

Non è quindi un paradosso poter affermare come le vere ricette per uscire dalla crisi per entrambe le sponde dell’Atlantico debbano guardare necessariamente in una differente direzione dal paradigma politico-culturale bipartisan canonico, favorevole solo a più Governo, più tasse e più spesa pubblica.

Negli Stati Uniti sia il movimento libertario che quello più recente dei tea party hanno rilanciato e proposto una agenda che riporti l’individuo, i suoi diritti naturali e le sue libertà economiche e civili al centro della vita della società, tutte queste issues già emerse nelle recenti elezioni di midterm del 2010 hanno buone probabilità di affermarsi anche a livello presidenziale nel 2012 grazie alla ricandidatura nelle primarie del partito Repubblicano del congressista libertario Ron Paul.

Ron Paul è certamente colui che negli ultimi decenni ha meglio saputo incarnare coerentemente i valori del libertarismo sulla scena politica statunitense, è grazie a lui se il movimento libertario statunitense è riuscito ad acquisire una visibilità politica e una sua autorevolezza compiendo un salto di qualità anche all’interno dell’ambito bipartitico.

La candidatura di Ron Paul per il 2012 è solo l’esito inevitabile di un cammino iniziato 4 anni prima durante la corsa alle presidenziali del 2008, da tale data e nonostante il suo insuccesso di consensi (in parte derivante dalboicottaggio dei media e dentro al partito), è iniziata una costante e duratura opera di divulgazione politica di ricette di libertà le quali solo ora con il peggiorare della crisi economica stanno riscuotendo largo consenso presso gli americani.

I rimedi suggeriti sono quanto di più antistante dalla logica di Obama e dei suoi predecessori dello studio ovale: tagli delle spese militari, ritiro dei soldati dalle varie guerre e basi militari sparse nel mondo, tagli dei programmi di assistenza sociale (in primo luogo la riforma sanitaria di Obama ma anche al Medicare), ripristino del gold standard ed eliminazione di ogni programma ritenuto incostituzionale in quanto fuori dai limiti di uno Stato minimo (in primo luogo le varie agenzie di sicurezza nazionale e la Banca centrale), eliminazione di numerose tasse.

Risulta quindi evidente come Ron Paul si discosti notevolmente da ogni facile collocazione politicante, tant’è che nel suo primo spot elettorale, si è scagliato contro ogni ipotesi di accordo bipartisan tra Camera e Casa Bianca sull’innalzamento del tetto del debito federale Usa in quanto foriero di nuove tasse e di nuove spese non risolutive per migliorare la situazione di bilancio e dell’economia americana.

Il suo seguito di sostenitori e possibili elettori non è solo ed unicamente repubblicano e libertario ma trova rappresentanza anche presso gli indipendenti e in crescita perfino tra i Blue Republican (che fecero vari decenni fa le fortune elettorali di Ronald Reagan) e presso una parte del movimento pacifista (in quanto candidato strenuo oppositore ad ogni intervento militare Usa in corso).

La piattaforma di Ron Paul tende a promuovere le istanze della libertà economica ma anche a quelle individuali  (basti pensare alle proposte di legalizzazione della marijuana e delle altre droghe leggere, al termine del Patrioct Act e del TSA negli aeroporti) e rispetto alla precedente esperienza elettorale sembra avere buone possibilità di affermazione per la nomination nel GOP, come dimostrano le recenti vittorie al CPAC 2011, le varie affermazioni presso i vari sondaggi elettorali presso i Tea Party patriots e la vittoria alla Republican Leadership Conference di New Orleans superando tutti i quotati candidati dell’establishment del partito dell’elefante.

Benché i sondaggi ufficiali sottostimino palesemente il potenziale della sua piattaforma elettorale a livello nazionale nel tentativo di ridimensionarlo all’occhio dell’elettore delle primarie, nonostante ciò il suo seguito di sostenitori e attivisti gode di ottima salute sia fuori che sulla rete come dimostrano le numerose copie dei suoi libri venduti negli Usa e gli oltre 4 milioni di dollari già raccolti come donazioni individuali dei singoli elettori (tra cui molti soldati stanchi di combattere in guerre onerose in termini di soldi e di vite umane) potrebbero risultare decisivi durante il percorso delle primarie.

L’interesse presente attorno alla figura di Ron Paul non è solo dovuto alle sue issues ma anche essenzialmente in relazione al personaggio stesso che le incarna, il suo modo di fare politica anti-sistema sempre coerentemente controcorrente in favore della libertà anche dentro al partito o nei palazzi di Washington lo hanno fatto diventare un modello per le nuove generazioni statunitensi di politici e il  beniamino di riferimento dei giovani.

Ron Paul non è un politico di professione, non deve quindi stupire la notizia della sua non ricandidatura alla Camera dei Rappresentanti nel 2012 preferendo concentrarsi unicamente su una sola campagna elettorale: quella presidenziale statunitense.

La storia politica e personale di Ron Paul, al pari della storia del libertarismo non può essere ridimensionata ad un fenomeno di costume, ad una moda passeggera o ad un brand promozionale sloganistico, esso risulta semmai essere il più importante e duraturo fenomeno contemporaneo di divulgazione culturale e politica delle idee a livello transnazionale sulla scena non solo statunitense ma globale.

La campagna elettorale e le attività congressuali di Ron Paul sono lette, viste ed ascoltate attraverso numerosi blog, siti web e articoli a lui dedicati sui principali social network del web 2.0 da milioni di persone ogni giorno anche al di fuori degli Usa in quanto l’impatto delle sue proposte libertarie costituisce uno stimolo ed una ispirazione per numerosi attivisti, organizzazioni, movimenti e partiti libertari per promuovere campagne e iniziative tese a porre risoluzione a quelle analoghe problematiche e criticità derivanti dalla presenza o espansione dello statalismo nelle rispettive nazioni.

Non deve quindi stupire se a fronte dell’annuncio di candidatura alle presidenziali del 2012 anche in Italia sia nato su facebook una pagina tesa a seguire la sua campagna elettorale: Italy for Ron Paul 2012.

La pagina è unica nel suo genere in Italia ed è di fatto la principale fonte di informazione per un elevato numero di utenti sostenitori del Dottore.

Essa ha come suo scopo quello di riunire gli amanti della libertà suoi sostenitori presenti in Italia, (strizzando al contempo l’occhio ai numerosi cittadini-elettori italo-americani o agli altri sostenitori e attivisti presenti negli Usa o in giro per il mondo) divulgando anche nel nostro Paese il messaggio e il modello di libertà rappresentato ed auspicato da Ron Paul, al fine di farlo conoscere agli italiani superando la censura e una certa fredda ostilità riscontrabile da parte di gran parte della carta stampata e dai canonici media radiotelevisivi nei suoi confronti quando si tratta di narrare gli eventi e i fatti connessi con le elezioni presidenziali 2012 (preferendo le solite stereotipate e deformanti narrazioni su personaggi d’establishment,  su figure irrilevanti e marginali della scena politica statunitense conservatrice o l’uso di descrizioni ed etichette di scherno ben lontane dalla vera natura del personaggio e dei temi da questi trattati).

Italy for Ron Paul 2012 è un progetto proposto e ideato da Andrea Lenci (curatore del sito Scenaripolitici.com) con l’aiuto di vari co-amministratori volontari liberamente aderenti (peraltro molti facenti riferimento anche al Movimento Libertario).

La pagina riprende come suo modello d’ispirazione sia la pagina facebook France for Ron Paul 2012 che il modello United States of America for Ron Paul 2012 (pagina che connette alle varie singole pagine Stato per Stato dell’Unione in suo favore).

Nella sua versione italiana oltre alle notizie italiane e straniere disponibili come link e i video sulla bacheca sono presenti altre sezioni tra cui i collegamenti a numerose altre pagine facebook dei principali siti di informazione sostenitori di Ron Paul sia in Italia che all’estero, una sezione sondaggi ed una raccolta in pdf dei principali saggi freeware disponibili in lingua inglese scritti da Ron Paul nel corso della sua attività politica e divulgativa al fine di fornire al visitatore un bagaglio culturale su questo straordinario personaggio da diffondere o a cui far riferimento.

In conclusione Italy for Ron Paul 2012 risulta essere la più concreta e spontanea manifestazione di come il web ove venga utilizzato correttamente per esprimere contenuti di libertà e di informazione, sia notevolmente più aggiornato ed informato rispetto a qualsiasi redazione giornalistica italiana fondata sul finanziamento pubblico della stampa o facente riferimento ai partiti.

Essa vuole essere un invito a non fermarsi alla propaganda e a quanto i soliti intellettuali di corte raccontano quando trattano degli Stati Uniti e della politica americana (la coerenza, la serietà e la perseveranza in difesa dei sani principi non sono oggetto di interesse dei provinciali gazzettieri italici immischiati, se non collusi, con una politica che è diretta antagonista di ciò che da sempre propone Ron Paul).

Anche se l’esperienza di Ron Paul non è riproducibile in Italia a livello politico (gli Usa benché sul fallimento sono senza dubbio contesto migliore anche politicamente rispetto alla fallimentare Italia), la sua storia risulta essere un chiaro esempio cristallino da divulgare con la speranza di poter risvegliare anche qua da noi le coscienze dormienti in merito ai principi e alle ricette da adottare per dare reale speranza di vero cambiamento e di libertà al nostro domani.

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SENTO UN TINTINNAR DI MANETTE....DI NUOVO!

20 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

SI ALL'ARRESTO DI PAPA, NO A QUELLO DI TEDESCO. DUE PESI DUE MISURE. UNA VERGOGNA UNICA.
REPUBBLICA DEI GIUDICI AVANTI TUTTA. POVERA ITALIA DI DIRITTO. PRINCIPI LIBERALI CALPESTATI. LA LEGA COSA STA CERCANDO? 
GARANTISTI, A GIORNI ALTERNI, CHE FINE AVETE FATTO?


Per un liberale e' sacro, parlo dell'isitituzione, onn dei suoi componenti, ovviamente. e pensare di passare da una repubblica parlamentare u una repubblica giudiziaria non mi esalta per nulla.

Senza contare che la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva è principio cardine del liberalismo e di ogni liberale che si rispetti. senza contare che l'arresto è l'estrema ratio da utilizzare solo in casi particolori, tipo pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiiterazione del reato. e non è questo il caso. un'altra pagina drammatica di questa repubblica. la cui sovranità ormai appartiene sempre più alla magistratura. Davvero da brividi.

Ricolrdo che  

l'isitituto della custodia cautelare serve nei casi elencati prima. che sono casi che tutti gli studenti di giurisprudenza ben conoscono. a maggior ragione chi scrive, essendo laureato in legge! quindi non deve essere tolto ma utilizzato con quelle finalità, nn altre. purtroppo spesso se ne è abusato, vedi tangentopoli, per fiaccare la resistenza dell'imputato e portarlo a fare dichiarazione non vere, pur di essere scarcerato. strumento di pressione, quindi, assolutamente inaccettabile in uno stato liberale e democratico.

MEGLIO UN COLPEVOLE IN LIBERTA' CHE UN INNOCENTE IN GALERA.

....................

CONDIVIDIAMO, SOTTOSCRIVIAMO E PUBBLICHIAMO.

PLI: SULL’AUTORIZZAZIONE ALL’ARRESTO DI PAPA

“La decisione della Camera dei Deputati di concedere l’autorizzazione all’arresto del deputato Alfonso Papa, addolora chiunque, come noi, crede nella sacralità istituzionale del Parlamento. La convalida, da parte dell’ aula, a scrutinio segreto, delle ragioni poste a fondamento delle accuse mosse dalla magistratura, conferma, purtroppo, le perplessità liberali su un sistema di reclutamento dei parlamentari per cooptazione e quale riconoscimento, non del valore, ma della fedeltà ai capi-partito.

Il PLI è preoccupato che, a quella odierna, possano seguire altre decisioni dello stesso segno, che finirebbero col delegittimare ulteriormente il ceto politico, oggi giunto al minimo storico di gradimento da parte dei cittadini. L’unico rimedio contro tale deriva, è costituito da un sistema elettorale, che restituendo la sovranità effettiva agli elettori, attribuisca, come prevede la Costituzione, a questi ultimi la responsabilità unica della scelta dei propri rappresentanti.” Così Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI, ha commentato l’autorizzazione all’arresto di Papa

Ufficio Stampa Partito Liberale Italiano
Alessandra Colonna
ufficiostampa@partitoliberale.
​it

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LUIGI EINAUDI: CONTRO LA PROPORZIONALE.

20 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

 

Ogni opinione, secondo i fautori del sistema della rappresentanza proporzionale, ha diritto di essere rappresentata nei parlamenti, in ragione del consenso che essa ha tra gli elettori. Se per ogni 100 elettori, 47 sono conservatori (ripeto l'esempio britannico, per non porre insidiosi incerti rapporti di forza tra i vari partiti italiani), 38 laburisti e 15 liberali, i deputati siano, in un grande collegio con molti (100) seggi ed a rappresentanza proporzionale, all'incirca 47, 38 e 15 rispettivamente; e non si corra il rischio, come potrebbe verificarsi nei piccoli collegi separati, in cui la maggioranza elegge essa il deputato, che vadano alla camera 70 conservatori, 30 laburisti e nessun liberale. Fin dal 1842 Victor Considérant in uno dei primi scritti proporzionalisti affermava: "tutte le opinioni, anche le più assurde e mostruose, hanno diritto di essere rappresentate". 

Ebbene no. È necessario dichiarare invece apertamente che questa della rappresentanza delle opinioni è, come tante altre, come ad esempio quella della autodecisione dei popoli o della separazione assoluta del potere legislativo da quello esecutivo o della sovranità dei parlamenti sui governi, e, peggiore di tutte, della sovranità piena degli stati indipendenti, una concezione distruttiva, anarchica, inetta a dar vita a governi saldi. La rappresentanza proporzionale fu inventata da aritmetici raziocinatori, inetti a capire che i paesi non si governano con le regole del due e due fanno quattro, e del 38 più 15 maggiore di 47. Nossignori: 47 vale più di 38 e 15. 

I parlamenti non sono società di cultura od accademie scientifiche. Sono organi, il cui scopo unico è quello di formare governi stabili e di controllarne l'azione. Come disse il primo ministro del primo governo laburista, Ramsay Mac Donald, le elezioni non si fanno per contare le opinioni, per fare il censimento (census, in inglese) delle sette, dei ceti, dei partiti, dei movimenti, dei gruppi sociali, religiosi, politici, ideologici in cui si fraziona una società, la quale sia composta di uomini vivi e pensanti; ma si fanno per mettersi d'accordo in primissimo luogo sul nome della persona che in qualità di primo ministro sarà chiamato a governare il paese, e in secondo luogo sul nome di coloro che collaboreranno con lui o che ne criticheranno l'operato. Le elezioni hanno cioè per scopo di creare il consenso (consensus e non census) intorno ad un uomo ed al suo gruppo di governo ed intorno a chi oggi sarà il suo critico e domani ne prenderà il posto se gli elettori gli daranno ragione. Se non si vuole l'anarchia, questo e non una sterile accademica rassegna di opinioni è lo scopo unico preciso di un buon sistema elettorale. 

Risponde alla esigenza il sistema della proporzionale? No. I suoi fautori, ossessionati dall'idea curiosa che un parlamento debba essere la fotografia della infinita varietà delle opinioni che necessariamente lottano in un paese libero, hanno dimenticato che non a caso esiste un rapporto fra il sistema elettorale vigente in un paese ed il numero delle frazioni e dei gruppi in cui si divide il suo parlamento. Vogliamo che il numero dei partiti, dei gruppi, dei sottogruppi parlamentari si moltiplichi all'infinito? Dobbiamo in tal caso scegliere la proporzionale; ma dobbiamo nel tempo stesso sapere che, così facendo, avremo fatto quel che meglio si poteva per impedire il funzionamento di un governo solido, duraturo ed operoso. Colla proporzionale, ossia con un collegio elettorale grande (ad esempio, Lombardia, Piemonte, Emilia, ecc.), chiamato ad eleggere, supponiamo, 50 deputati, scelti in modo che ogni gruppo, il quale giunga almeno a 25 mila elettori abbia un proprio rappresentante, noi diamo un premio al moltiplicarsi dei gruppi. Ognuno, il quale abbia o creda di avere un'idea capace di attirare a sé 25 mila elettori, promuoverà la formazione di un proprio gruppo. C'è chi vuole sia posto un dazio sul grano? o chi dice essere un inaudito sopruso l'obbligo della vaccinazione? o chi voglia la denuncia del concordato col Vaticano? o la introduzione obbligatoria della partecipazione ai profitti degli operai? o chiede sia introdotto l'istituto del divorzio? C'è chi è comunista staliniano? ovvero trotzkista? od anarchico di una delle varie confessioni? o liberale all'antica, o neo-liberale? conservatore-liberale? conservatore- riformista? cristiano-centrista o cristiano comunisteggiante? Perché, chi ha un'opinione distinta e ben netta, chi ha un programma particolare da attuare, il quale a lui pare sovra ogni altro importante, non dovrebbe tentare di costituire un gruppo? Ed ecco i 50 deputati della Lombardia divisi in quattro o cinque o dieci gruppi, provveduti ognuno di tanti deputati quanti sono i quozienti di almeno 25 mila elettori che ogni gruppo è riuscito a raccogliere sotto la sua bandiera. Ed ecco i 50 deputati del Piemonte divisi in altri tre o quattro o sei gruppi, non identici necessariamente ai gruppi lombardi. In ogni grande collegio, in Liguria, nel Veneto, in Toscana, in Sicilia, gli interessi, le opinioni, i gruppi sociali sono diversi ed i gruppi hanno una particolare fisionomia; ed ecco i parlamenti frazionarsi all'infinito. Pur non esagerando, la probabilità della formazione di tre o quattro grossi partiti e di una diecina di minori gruppi è evidente ed irrimediabile. Con siffatta composizione non è improbabile che la formazione di una maggioranza di governo dipenda dall'appoggio di qualche gruppo minore, il quale non rappresenta alcun interesse veramente generale o nazionale, ma una qualunque idealità particolare, cara ad una piccola minoranza della nazione. Se ci sono venti deputati divorzisti ed altrettanti deputati anticoncordatari decisi a vendere il proprio voto al più alto prezzo, pur di far trionfare il proprio particolare punto di vista, ci troveremo dinnanzi ad un governo di coalizione, il quale sarà costretto a far votare dalla propria maggioranza la legge divorzista o quella anticoncordataria od un'altra qualunque legge, senza che vi sia alcuna benché minima probabilità che quella legge sia sul serio voluta dalla maggioranza degli elettori. I deputati sono eletti su programmi particolaristici, classistici, professionali, religiosi i quali interessano questa o quella minoranza, questa o quella fazione. Ogni gruppo spinge avanti il proprio programma particolare; e la legislazione che ne esce è un composto bizzarro di norme particolaristiche, volute ognuna da una piccola minoranza e tali che sarebbero, se il referendum fosse una maniera ragionevole di formulare leggi in faccende talora complicatissime, respinte tutte dalla grandissima maggioranza dei cittadini. 

In fondo, la proporzionale è il trionfo delle minoranze; ognuna delle quali ricatta le altre ed il governo, il quale dovrebbe essere l'espressione della maggioranza, per costringere parlamenti e governi a votare e proporre leggi volute dai singoli gruppi. Cinquanta divorzisti eletti come tali e formanti gruppo a sé sono una forza ben diversa da cinquanta deputati, i quali hanno iscritto il divorzio in un programma più generale di un partito il quale ha ideali complessi, di cui il divorzismo è solo uno dei tanti aspetti. Il gruppo dei divorzisti che non si preoccupa d'altro che del divorzio è disposto a dare il voto a chiunque gli prometta di far trionfare il suo piccolo ideale e può, all'uopo, addivenire alle alleanze più illogiche. I divorzisti generici invece, che fan parte di una maggioranza che non vuol rinunciare al governo o che non vuole perdere la speranza di conquistarlo, daranno al divorzio un posto adeguato nell'ordine gerarchico dei fini da conseguire; e solo se esso sia veramente richiesto dalla coscienza giuridica nazionale lo anteporranno agli altri e giocheranno su esso le fortune del partito. 

Insieme ai ricatti, la proporzionale favorisce il dominio dei comitati elettorali e toglie all'elettore ogni effettiva libertà di scelta dei propri rappresentanti. In un grande collegio, come la Lombardia od il Piemonte, nel quale l'elettore deve scrivere o far propri i nomi di 50 candidati, quale conoscenza mai l'elettore ha di ogni singolo candidato? Ne conoscerà uno o due o tre; gli altri per lui sono meri nomi. Egli deve votare la lista quale gli è presentata dal comitato. Ogni cancellazione o sostituzione di nomi sarebbe inoperante. Tanto vale egli si astenga dall'andare alle urne. Più il metodo viene perfezionato, con i sistemi delle preferenze o dell'abbinamento delle liste o dei voti cumulati, più imbrogliamo la testa dell'elettore medio e più cresciamo il potere dei comitato che combinano le preferenze, i cumuli, gli abbinamenti. L'elettore buon uomo ha creduto di dare il voto ad una lista perché in essa aveva veduto i nomi di persone stimate e note, ed alla fine, con sua stupefazione, vede quei nomi cacciati in fondo alle liste, epperciò non eletti. In testa, sono arrivati i traffichini, coloro che combinano e pasticciano liste, preferenze, cumuli e simiglianti imbrogli. 

I comitati, divenuti padroni delle elezioni, fanno degenerare l'istituto del mandato rappresentativo; che, se vale qualcosa, è un mandato di fiducia dato ad una persona, affinché questa voti od operi nel modo che la coscienza gli detta nelle circostanze ognora mutabili della vita pubblica. Ma i comitati non vogliono nei parlamenti uomini dalla coscienza indipendente; si invece uomini che attuino quel programma che sta scritto nelle tavole della legge del partito o del gruppo o gruppetto; epperciò si inventano. i mandati imperativi, con le dimissioni in bianco, sottoscritte dai candidati prima delle elezioni e spedite d'ufficio al presidente della camera quando il deputato recalcitri agli ordini del comitato del partito, del gruppo o gruppetto. Il flagello dei comitati non è proprio della proporzionale; ma è aggravato da questa. Che cosa è il candidato invero, se non un numero di una lista? È forse egli una "persona" atta a pensare e deliberare in modo autonomo? No. Egli è stato votato perché iscritto in una lista. Talvolta gli elettori non scrivono neppure il suo nome; e sono invitati a votare per la lista bianca o verde o rossa o gialla. Se egli, bianco, alla camera vota coi verdi, è un traditore e sarà espulso. 

Moltiplicando i partiti, ed asservendoli ai comitati, la proporzionale favorisce le dittature ed i colpi di mano. Col sistema della maggioranza, ogni partito ha la speranza di diventare in avvenire maggioranza seguendo le vie legali della persuasione degli incerti. Ma quale mai speranza può avere una minoranza di... - chiamiamoli divorzisti od antivaccinisti per non designare in modo particolare questo o quel partito, che invece potrebbe essere di maggioranza o parte della maggioranza - quale speranza, dico, possono avere i divorzisti o gli antivaccinisti di diventare maggioranza? Nessuna. La proporzionale dà ad ogni partito o gruppo tanti rappresentanti quanti sono gli elettori aderenti a quel credo. Quale probabilità ha il divorzista di far proseliti tra gli antivaccinisti e di diventare cosi maggioranza? Nessuna: il divorzista resta tale e l'antivaccinista pure. Perché dovrebbe accedere all'opinione altrui? Altro rimedio non resta, per conquistare la maggioranza, se non ricorrere all'antico, accettato e lodato metodo dello spaccare le teste degli avversari, invece di contarle, come è usanza delle contrade civili. 

Se in questa materia le statistiche valessero qualcosa, varrebbe la pena di fare il conto dei paesi governati dopo il 1918 da costituzioni perfettissime elaborate da costituenti sapientissime e naturalmente rette da parlamenti eletti a norma delle più raffinate regole proporzionalistiche. Si vedrebbe che nei paesi i quali dimenticarono l'aurea massima secondo cui le sole costituzioni vitali sono quelle che o non furono mai scritte, come quella britannica, o se in tempi oramai remoti (1787, 1848, ecc.) furono scritte, i costumi e gli emendamenti ne cambiarono la faccia in modo da renderle di fatto una cosa tutta diversa da quella originaria; si vedrebbe che quasi sempre le assemblee proporzionalistiche andarono a finire nella dittatura. Uno scrittore americano fece quel conto; ed essendogli venuto fuori il bel risultato che dopo il 1919 la proporzionale finì bene in stati abitati da 40 milioni di abitanti e finì male, ossia con la dittatura in assai più stati, popolosi di ben 200 milioni, concluse che la proporzionale è il vero cavallo di Troia con cui i regimi autoritari riescono a penetrare nelle fortezze democratiche. Insigne fra i casi di tradimento della proporzionale fu quello italiano, dove, grazie a quel sistema, nessun governo duraturo poté reggere dopo il 1918. 

Bisogna rassegnarsi a piantarla lì con i piccoli giochetti aritmetici della cosiddetta giustizia proporzionale nel decidere intorno a faccende serie come sono le scelte dei legislatori e dei governi. Non è cosa seria presentare liste composte non di nomi di persone, ma di formule stampate nei più diversi colori dell'iride. L'elettore fa d'uopo sia costretto a decidersi: o Tizio o Caio. Se anche Sempronio o Mevio si vogliono presentare ai suffragi dei conterranei, buon pro lor faccia. Ma l'elettore deve, se vuol scrivere qualcosa, metter giù un solo nome, quello della persona che a lui pare più meritevole dell'alto onore. In Italia, se i deputati dovranno essere 500, si dovran fare 500 collegi o distretti elettorali di circa 90 mila abitanti l'uno. Un distretto di 90 mila abitanti è una entità naturale. Gravita attorno a una cittadina, ad un luogo di mercato; è composto di comuni aventi interessi affini, abitati da gente che ha reciproci rapporti quotidiani. I candidati sono personalmente conosciuti dai loro amici: operai o contadini, bottegai od artigiani, non di rado professionisti noti e più o meno stimati. 

Saranno celebrità locali? Tanto meglio. In un parlamento si infiltrano sempre troppi uomini celebri, illustri in questa o quell'arte o scienza e sovratutto nell'oratoria. Manca invece la gente la quale viene dal basso, che ha compiuto le sue prove facendo il sindaco o l'assessore dei comuni, governando leghe degli operai, cooperative o consorzi agricoli, amministrando opere pie od ospedali. Il collegio piccolo, nel quale un solo candidato riesce eletto, non è certo il toccasana. Tirannie di comitati, mandati imperativi, imbrogli di faccendieri, imbottimento di crani della buona gente ad opera di chiacchiere di arrivisti sono mali inevitabili. Nessun parlamento al mondo vi si può sottrarre. La mediocrità di tanti deputati italiani d'innanzi 'al 1922 era dovuta al sistema amministrativo accentrato, che faceva di ogni deputato un galoppino procacciante favori agli elettori. Ridiamo vita autonoma ai comuni ed alle regioni, mandiamo a spasso i prefetti ed avremo risanato in gran parte, nel solo modo adatto, la vita parlamentare. 

Se non è il toccasana, il collegio piccolo è il solo modo di forzare l'elettore a decidersi. È da riflettere persino se non convenga abolire il ballottaggio e proclamare vincitore subito il candidato il quale ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti. Se i votanti sono 20000, e Tizio ha avuto 8000 voti, Caio 7000 e Sempronio 5000; sia eletto senz'altro Tizio, sebbene non abbia raggiunto la metà più uno dei voti. Peggio per gli elettori i quali non hanno saputo decidersi e tra il bianco di Tizio e il rosso di Caio, hanno preferito il grigio di Sempronio. In Inghilterra, tra i conservatori ed i laburisti, i liberali sono stritolati e perdono costantemente terreno. Gli elettori liberali si stancano di disperdere i loro voti e finiscono per riversare i loro voti, a seconda delle inclinazioni, sui conservatori o sui laburisti. Vecchio (sebbene abbia l'ingenuità di credermi, con altri quattro gatti dispersi nei cantoni più diversi del mondo, un neo-liberale) liberale quale sono, non mi allarmo affatto di questa scomparsa apparente del liberalismo. Essa vuol dire che il liberalismo sta permeando, sta trasformando i due grandi partiti: rende più aperti alle idee nuove i conservatori e più cauti e sperimentati i laburisti, che da noi si direbbero socialisti; rende liberale il conservatorismo e crea il socialismo liberale. 

L'errore massimo di principio della proporzionale è di confondere la lotta feconda delle parti, dei gruppi, degli ideali, dei movimenti, la quale ha luogo nel paese, con la deliberazione e l'azione dei parlamenti e dei governi. Nessun parlamento, nessun governo funziona se il sistema elettorale irrigidisce i partiti, i gruppi, le classi, i ceti sociali, le tendenze, le idee, dandone la rappresentanza esclusiva a talune persone elette perché mandatarie di quei gruppi o di quelle idee. Occorre vi sia un congegno il quale obblighi le idee, i gruppi, i ceti a cercare quel che essi hanno di essenziale, di comune con altri, a classificare i fini ed a rivolgere la propria azione verso quel fine che ha il consenso dei più. I divorzisti hanno ragione di patrocinare il loro fine; ma è gran bene che lo attuino soltanto quando esso sia divenuto convinzione della maggioranza, quando questa lo abbia messo in testa al proprio programma. Se eletti come gruppo, gli uomini decisi a far trionfare il divorzio sono una peste sociale, un germe di dissoluzione della società politica. Gli stessi uomini scelti perché, in contrapposto ad altri uomini, furono ritenuti i migliori, hanno interessi ed ideali complessi da far trionfare, di cui il divorzio è uno solo, e l'opera loro potrà essere utile. L'idea nuova non si difende e non si fa trionfare nei parlamenti. Essa nasce nei libri e nelle riviste, si propaga nei giornali, dà origine ad associazioni, a gruppi di propaganda; conquista l'opinione pubblica, e cioè l'opinione media, quella di coloro che non sono già gli adepti di un credo. Solo allora, ed è bene che ciò accada solo allora, se non si vuole che i parlamenti siano popolati da inventori sociali, da fanatici, da gente tocca nel cervello, gli uomini politici se ne accorgono. Solo allora i capi della minoranza vedono in quel movimento un pretesto per -criticare il governo, il quale non ha ancora capito l'importanza della nuova idea. Solo allora i capi della maggioranza di governo, costretti a difendersi, si occupano del problema posto dall'idea nuova e vanno al contrattacco, dimostrando che l'idea non è nuova ed è sbagliata. La lotta si accende e, se davvero l'idea è nuova e vitale, viene il giorno in cui il capo della maggioranza, se vuol sopravvivere, proclamerà: l'ho sempre detto anch'io! e, convertendo quella idea in legge, la fa trionfare nel momento giusto. Se il trionfo, per ricatto di gruppi, avesse avuto luogo prima, sarebbe stato ingiusto ed effimero. 

 

(Luigi Einaudi, L'Italia e il secondo risorgimento, supplemento alla "Gazzetta ticinese", 4 novembre 1944, a firma "Junius".)

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Manovra sbagliata e iniqua.

20 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

 

DA: http://www.rivoluzione-liberale.it/

 

Se va tutto bene, la manovra finanziaria appena varata assicurerà il pareggio del bilancio nel 2014, obiettivo di grande importanza. Alcune misure sono largamente condivisibili, e le forze politiche hanno dato un lodevole esempio di reazione tempestiva a un attacco speculativo dalle conseguenze potenzialmente drammatiche. E tuttavia è una manovra sbagliata e iniqua.

È sbagliata perché è contro la crescita. Insiste con la vecchia ricetta delle maggiori entrate, e non mette mano al vero problema dell’economia italiana: la continua espansione della spesa pubblica corrente. Al 2014 la manovra avrà determinato maggiori entrate pubbliche per 120 miliardi, solo 70 dei quali serviranno ad azzerare il deficit, mentre 50 avranno finanziato una maggiore spesa pubblica corrente (che crescerà di 58 miliardi, “mangiandosi” anche 8 miliardi dagli investimenti). Non riduce gli ostacoli alla crescita; e le famose liberalizzazioni, già cavallo di battaglia delle elezioni 2008 (ricordate la “rivoluzione liberale” di Berlusconi, emulo di Gobetti?) vengono sacrificate ancora una volta, per ragioni di bottega elettorale, al mantenimento di rendite corporative.

È iniqua perché presenta il conto, per lo più, a chi ha “già dato”, cioè famiglie e contribuenti: introduce di fatto un’imposta patrimoniale attraverso la tassazione dei depositi di titoli (circa 8 miliardi) e soprattutto aumenta le tasse (oltre 20 miliardi) con l’eliminazione entro il 2013 delle agevolazioni e detrazioni fiscali esistenti. Le quali sono sì una gravosa complicazione del nostro sistema fiscale, ma premiano comportamenti o situazioni ritenuti meritevoli, come il mantenimento e l’istruzione dei figli, l’acquisto o la ristrutturazioni di un’abitazione, e così via.

Dulcis in fundo, viene ampliata a dismisura la platea dei bingo, derivati del lotto e giochi d’azzardo vari. Lo stato biscazziere, dopo aver promosso sulle reti televisive un modello di successo basato sulla fortuna, la furbizia, la raccomandazione, va a grattare gli ultimi risparmi delle persone economicamente più deboli e psicologicamente più sprovvedute, incurante di alimentare la spirale delle ludopatie, con il loro corredo di drammi familiari, ricorso all’usura, criminalità organizzata.

Invece, dopo settimane di proclami-stampa, restano quasi intatti i famosi costi della politica. Quelli diretti (finanziamento ai partiti e dintorni) e quelli indiretti di un’amministrazione ridondante e pervasiva che blocca l’economia anziché aiutarla. Altro che abolizione delle province (di cui comunque non c’è traccia).

E se per la moralità della politica sarebbe importante allineare le retribuzioni dei politici alle medie europee, e magari parametrarle ai risultati, regolarne le pensioni con il sistema contributivo in modo che siano autofinanziate, ridurre il numero abnorme di persone che in “vivono di politica” (spesso perché non sanno fare altro); per l’economia sarebbe ancora più importante realizzare le liberalizzazioni e privatizzazioni promesse. Le grandi aziende che non hanno motivo di essere pubbliche (come Eni, Enel, Trenitalia, Rai), il patrimonio edilizio disponibile (non certo il Colosseo o la Fontana di Trevi), le mille costose società comunali piene di amministratori lottizzati, la massa di risparmi “cristallizzati” nelle fondazioni bancarie: tutto questo vale fra i 650 e i 700 miliardi di euro. Il debito pubblico italiano si ridurrebbe di oltre un terzo, ben sotto l’80% del PIL e non lontano dal parametro europeo del 60% (oggi è al 120%). Si ridurrebbe di molti miliardi all’anno la spesa per interessi, permettendo di alleggerire le tasse. E si estirperebbe alla radice il sottobosco in cui si annidano i loschi intrecci fra politica ed economia, i vari Bisignani con le loro P4, 5, 6 e quant’altre ancora ne scopriremo, e quante non scopriremo mai. Il sottobosco dei faccendieri, intrallazzieri, mediatori d’affari con il loro corredo di servi, ruffiani e troie di regime: tutti a casa, finalmente ridotto il fardello delle scelte “pubbliche” fatte con i denari privati. E rimettiamo il pubblico, dimagrito, nelle mani dei tanti preparatissimi pubblici funzionari e servitori dello Stato, guidati finalmente da politici nuovi, competenti e onesti, scelti fra i cittadini e dai cittadini, non dai capipartito.

Dunque: bene il rigore, male la competitività (quindi la crescita), malissimo l’equità sociale e la politica. Purtroppo in economia “tout se tient”. Il controllo è nulla senza la potenza: la bassa crescita metterà a rischio il pareggio, l’iniquità sociale renderà instabile la politica e questo scatenerà gli speculatori… “It’s the economy, stupid!”.

ENRICO MUSSO
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IL DEBITO PUBBLICO: COS'E'? (By: IBL)

19 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

 

 

Spiegazione facile del debito pubblico
Il debito pubblico italiano è l'emergenza della nostra epoca:  la sua presenza è una minaccia costante per il nostro futuro, per i nostri sogni e progetti. Creatura quasi mitologica per le giovani generazioni, condiziona e condizionerà la nostra vita personale, riducendo la nostra capacità decisionale, incidendo direttamente nella vita di ogni giorno. Eppure si sa cosi poco di esso, come si è generato, a quanto ammonta, come ridurlo in maniera sostanziale. Il nemico più letale, perché invisibile ai più.

Noi di IBL crediamo nella libertà di ogni uomo di fare scelte consapevoli, in ossequio al principio del "Conoscere per deliberare.

E anche noi, di UpL e ConfContribuenti Piemonte la pensiamo allo stesso modo.

                 http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Immagini/Debt_Flyer.png

 

http://brunoleoni.it/debito.htm

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