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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

A.DIACONALE:UN PAESE SOFFOCATO DA CONFORMISMI ILLIBERALI

19 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

DA: LAICI.IT

DI:FRANCESCA BUFFO

Arturo Diaconale è il direttore responsabile del quotidiano ‘L’opinione delle Libertà’, la storica testata fondata da Camillo Cavour oggi punto di riferimento indiscusso di tutta l’area dei laici e liberali italiani. Nel corso della sua carriera, Diaconale si è spesso occupato anche dei temi sindacali di una professione difficile ma molto amata dai giovani, divenendo un esponente di punta del sindacato dei giornalisti italiani contribuendo a modificare il contratto nazionale di lavoro a vantaggio dell’intera categoria professionale. Lo abbiamo intervistato per scambiare assieme a lui alcune riflessioni intorno ai temi della laicità e sulla questione giovanile. 

Arturo Diaconale, qual è il suo parere su questa laicità italiana che, sostanzialmente, sembra sempre ‘inchiodata’ a uno stadio di ‘inconsapevolezza sociale’?

“In Italia, la laicità non è mai stata particolarmente fortunata, perché, tranne per la parentesi, anche lunga, che ha seguito la formazione dello Stato unitario e la fase dell’Italia liberale, nel secolo scorso il nostro Paese ha avuto un marchio culturale e ideologico completamente diverso: prima è passato attraverso l’esperienza del fascismo, poi ha subìto per lunghi decenni il peso condizionante della cultura cattolica da un lato e di quella marxista dall’altro. Quindi, le battaglie laiche sono state delle grandi conquiste che si sono realizzate solo all’inizio degli anni ‘70 e che sono giunte in ritardo rispetto a tanti altri Paesi”.

E’ per questo motivo che la laicità, nel nostro Paese, più che un principio eminentemente filosofico-culturale viene vista come una cultura ‘sottile’, difficile: una sorta di ‘viottolo’ impervio, una specie di ‘strettoia’?
“Sì: è una ‘strettoia’ che dovrebbe essere allargata, ma che adesso va a ritrovarsi una situazione politico-sociale radicalmente mutata rispetto al passato. Oggi, ci sono esigenze diverse, ma la stagione dei diritti civili dovrebbe essere comunque proseguita, poiché su questo terreno le conquiste laiche non sono state completate. Ecco, questa stagione sembra essere schiacciata da altri fenomeni, dai timori che giungono per i flussi di immigrazione clandestina, da queste ‘ventate’ xenofobe che sembrano coinvolgere l’intera Europa e non soltanto l’Italia, anche se, qui da noi, in misura assolutamente ridotta e relativa. Inoltre, noi siamo ormai tutti condizionati da una situazione di dualismo politico forzato, da uno scontro continuo che non riesce a sbloccarsi, da una delegittimazione reciproca tra i due ‘campi’ del sistema bipolare italiano che paralizza un po’ tutto, che non fa pensare ad altre questioni al di fuori della conquista del potere da parte di uno schieramento o dall’altro”.

Per quanto riguarda il mondo giovanile, Silvio Berlusconi di recente ha ipotizzato delle modalità di ‘inculcamento’ ideologico da parte, in particolare, del mondo della scuola. A noi, viceversa, non sembra che in molti giovani si possa inculcare granché: chi ha delle idee, le ha già precise e molti adolescenti si dimostrano forse più moderni di quello che noi stessi siamo stati un tempo. Lei cosa ne pensa?
“Sicuramente, i giovani e la nuove generazioni hanno sensibilità diverse rispetto a quelle precedenti, perché vivono una situazione e una società che si è completamente trasformata, con strumenti completamente nuovi e rivoluzionari. Basti pensare all’influenza della rete, di internet, alla possibilità di avere un’informazione ‘orizzontale’, che riguarda l’intero pianeta, in tempo reale: un’opportunità che le generazioni precedenti non detenevano. Quindi, da questo punto di vista, diciamo che il condizionamento che una volta proveniva dalla scuola, la quale era l’unico luogo reale di informazione e di formazione dei giovani, oggi è sicuramente ridimensionato e ridotto. Detto questo, però, appare chiaro che la scuola o la presenza di professori eccessivamente ‘orientati’ possano avere una loro influenza, condizionando le menti dei giovani, i quali vorrebbero farsi da soli una loro conoscenza, ma che non possono fare a meno dello strumento offerto dalla scuola. Io, comunque, non sono pessimista nei loro confronti”.

Ma non l’ha preoccupata questa sorta di lapsus ‘freudiano’ del premier: ‘inculcatori’ le famiglie e ‘inculcatori’ i professori, come se la società e il mondo intero fossero per natura sottoposti a condizionamenti costanti, a continue contaminazioni?
“Io non credo si sia trattato di un lapsus ‘freudiano’. Sicuramente, Berlusconi esprime un punto di vista che ha un certo riscontro nella realtà, e cioè che all’interno delle scuole, della scuola pubblica in particolar modo, vi sia stata una forte politicizzazione di settori importanti del mondo accademico: è un dato di fatto che va avanti da almeno 30-40 anni e non è una novità. Che questa influenza si sia ridotta, però, è anche un altro fatto: siamo di fronte, sicuramente, a un’influenza minore rispetto agli anni ‘70, ‘80 e agli stessi anni ’90 del secolo appena trascorso. Ringraziando Dio, oggi viviamo in una società aperta, in cui Berlusconi può dire la sua e gli altri possono contestarlo…”. 

O magari anche indurlo a riflettere, no?
“Si può indurlo a riflettere, certamente. Tuttavia, io credo che le riflessioni debbano essere a 360 gradi. Sicuramente, Berlusconi su questo terreno esagera, ma è altrettanto sicuro che, per esempio in certe università, ci siano alcuni corpi accademici che esagerano in senso esattamente opposto. Quindi, chiunque abbai un minimo di questa esperienza lo sa, lo ha toccato con mano e continua a toccarlo con mano, anche se si tratta di fenomeni che, per fortuna, si stanno riducendo. Però, non sono assolutamente scomparsi: non dimentichiamo che quando il Papa volle andare a ‘la Sapienza’, l’accesso gli venne impedito da delle minoranze che erano sostenute da alcuni professori. Faccio quest’esempio perché ce ne sono tanti. In realtà, manca chi insegni una vera coscienza critica, ovvero a essere critici senza essere conformisti, anche se, purtroppo, viviamo in un’epoca estremamente conformista e il messaggio che viene fornito ai giovani, troppo spesso è proprio di omologazione conformista, dunque non liberale”.
 

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IL PUNTO. Oltre tangentopoli (1993 e dintorni). APPELLO AI LIBERALI E AI PRODUTTORI DI RICCHEZZA.

19 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

APPELLO PER L'ITALIA LIBERALE
(leggi il commento)
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Il governicchio del Cav mira solo a sopravvivere
 di Marco Bertoncini 

Settimana bollente, per Silvio Berlusconi, e su troppi fronti. Lasciando stare i processi personali (che pure un rilievo non secondario lo presentano), il presidente del Consiglio deve tener d'occhio mercati e partito, alleati e Parlamento. L'unica consolazione, invero misera, è l'imminente arrivo delle ferie, che consentirà di rinviare qualche intrico, come il caso Milanese.Fatto sta che il Cav deve, contemporaneamente, guardarsi dalle conseguenze della manovra e affrontare rogne che spaziano dalle bizze leghiste, all'arresto di Alfonso Papa, dal rimpastino di governo, ai primi atti del neosegretario del Pdl, ai rifiuti campani. Se si aggiunge il vertice europeo, è decisamente e umanamente troppo. Troppo, anche per il clima che si respira. Inutile nasconderselo: saranno montature di stampa, ma veramente sembra di essere tornati al 1993. Assalti della magistratura alla classe politica, scandali, referendum ostili alla classe politica, e soprattutto una diffusa estraneità alla casta. C'è una differenza sostanziale: se allora vi fu un uomo che seppe far propria la protesta estesa (grazie anche all'incapacità conclamata di Mariotto Segni), oggi pure Berlusconi è travolto nella generale disistima verso i politici. La manovra, al riguardo, ha pareggiato il Cav, il suo governo, il suo partito e la sua maggioranza agli altri: sono tutti uguali, è il commento di tanti elettori risentiti. In queste condizioni Berlusconi, incapace di dirigere la nave, cerca di galleggiare. Non vive, bensì sopravvive. È nelle condizioni di governicchi d'altri tempi: tira a campare. Del resto, si trova ad agire con un presidente della Repubblica che lo tiene a stecchetto, un partito alleato che ogni giorno gli mette più volte le dita negli occhi, un superministro contemporaneamente detestato da tutti e inguaiato per un disinvolto collaboratore, una situazione economica da asfissia. 

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Ma in queste condizioni, sintetizzate alla grande da marco BRTONCINI, che altro potrebbe fare, mi domando, sempre più spesso, forse andarsene e aprire la strada ad un governo tecnico, cioè non scelto dagli italiani, fatto da persone che non si capisce bene come potrebbero governare, quali potrebbero essere i punti condivisi, per fare che cosa, senza una vera maggioranza politica? E, data l'instabilità politica ed economica del paese, sotto attacco degli speculòatori, ce lo possiamo permettere? Un Governo delle sinistre e di spezzoni dell'attuale maggiornaza, tipo le lega o pezzi del pdl, sarebbe pure peggio, assolutamente male assortito e unito, sarebbe, solo dalla volontà di non mollare la cadrega, sempre quella. E  quindi cos'altro, ci resta, al di la della navigazione a vista? Temo che l'unica soluzione possibile e, forse, auspicabile, possa essere quella di nuove Elezioni, la prossima Primavera, possibilmente con una nuova Legge Elettorale, che se non altro ridia ai cittadini al possibilità di scegliersi i poropri rappresentanti.

E le forze LIBERALI, presenti nel paese, quelle vere, potrebbero utilizzare questi mesi che ci separano alle nuove elezioni, per dare vita ad una COSTITUENTE LIBERALE, cui partecipino tutte le forze libere e vive della nazione, che si riconoscono nei Principi Liberali, che vogliuano il vero cambiamento, che concordino su pochi punti per far ripartire l'Italia, anch'essa molto prossima al baratro.

SCRIVEVO PROPRIO OGGI SU FB "OCCORRE RIPENSARE, DA LIBERALI, TUTTI, QUINDI NON SOLO COME PLI, AD  UN NUOVO MODO DI FAR POLITICA "LIBERALE", SUPERANDO DIVISIONI, RIPICCHE PERSONALI, TRA SUOCERA E NUORA, E NON SOLO, IL VOLER ESSERE TUTTI GENERALI DI UN ESERCITO, O MEGLIO PIU' ESERCITI, CHE NON CI SONO O ESISTONO SOLO NELLA FANTASIA DEI GENERALI. L'ITALIA (E NON SOLO) NECESSITA OGGI PIU' CHE MAI DI UNA PROFONDA AUTENTICA RIVOLUZIONE LIBERALE. PER FARE CHE COSA? INUTILE RIPETERLO. BASTA SCORRERE I NS.FORUM, LE IDEE NON MANCANO. MA SCRIVERLO SOLTANTO E' FARE ACCADEMIA. DOBBIAMO TORNARE A FARE POLITICA VERA, FUORI NELLE PIAZZE, NEI MERCATI, DALLA PARTE DELLA GENTE E DEI PRODUTTIVI. NON E' FACILE, NOS SARA' FACILE, VISTO IL PROFONDO DISGUSTO, CHE E' ANCHE IL MIO, ANCHE IL NOSTRO, PER QUESTA POLITICA FATTA DI politicanti, CHE PENSANO AI LORO INTERESSI E A QUELLI DELLE CASTE CHE RAPPRESENTANO. DOBBIAMO SMETTERLA DI VESTIRE IL COMODO RUOLO DI COMMENTATORI DELLA REALTA' CHE CI CIRCONDA, PER RIVESTIRE, QUELLO ASSAI PIU' SCOMODO, DI PROTAGONISTI DI QUELLA REALTA', INIZIANDO QUELLA RIVOLTA IDEALE CHE CI PORTI A VIVERE IN UNO STATO NORMALE, LIBERALE, NON PIU' PATRIGNO VERSO I PROPRI SUDDITI. BASTA CON LA SCHIAVITU', ROMPIAMO LE CATENE, TORNIAMO AD ESSERE UOMINI LIBERI. RIAFFERMIAMO LA NOSTRA DIGNITA'. RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA LIBERTA'.

RIASSUMENDO: COSTITUENTE LIBERALE, allargata ai Liberisti e ai Libertari, a tutti gli Uomini Liberi e al Popolo dei Produttivi, non statalisti o socialisti, (sì ci sono anche quelli!), quanto prima, possibilmente in autunno o nella primavera del prossimo anno. Per dibattere e trovare pochi punti, di un programma condiviso, ciò che ci unisce, in altre parole, e su quello costruire la RINASCITA DELL'ITALIA. Con chi ci sta.

E DUNQUE, CHI CI STA?

TEA PARTY, CONFCONTRIBUENTI, UPL, FONDAZIONI LIBERALI, ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI DI DIFESA DELLE PARTITE IVA E DI CHI PRODUCE RICCHEZZA, ASSOCIZIONI E MOVIMENTI LIEBERALI, LIBERISTE, LIBERTARIE....CHI CI STA?

Il web è davvero in fermento, dibattiti e proposte liberali si susseguono ogni giorno. Ma il web non basta. La politica, quella vare, si fa fuori, in mezzo alle piazze, nei mercati. Non lasciamola ai soliti politicanti, ai difensori degli interessi delle caste, dei propri interessi. Riprendiamoci i nostri spazi, spezzimo le catene di questo stato patrigno, di questo stato rapace di altrui ricchezze. Cel la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.
Per l'Italia, per il nostro futuro, ma soprattutto per quello dei nostri figli.

Dunque, non più "commentatori", ma da "LIBERALI" tornaiamo ad essere "PROTAGONISTI". 

RIVOLTA IDEALE, RIVOLTA MORALE, ITALIA LIBERALE!

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DE BENEDETTI, BERLUSCONI, IL PD, LA POLITICA ITALIANA E DINTORNI.

19 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

SEGNALO UN LUCIDISSIMO ARTICOLO DI PIERO SANSONETTI, UNO DEI POCHI GIORNALISTI DI SINISTRA CHE AMMIRO, PUR NON CONDIVIDENDO SEMPRE IL SUO PENSIERO, AL CONTRARIO DI OGGI, CHE FA RIFLETTERE. GRADITI DAVVERO IL VOSTRI COMMENTI. BUONA LETTURA.

 

Con i 560 milioni di euro che Silvio Berlusconi è stato condannato a scucirgli sull'unghia
De Benedetti torna padrone del Pd
C'è poco da esultare sul piano delle conseguenze politiche 
 di Piero Sansonetti* * gli Altri 

Ci sono tre aspetti della sentenza della Corte d'Appello di Milano, sul lodo Mondadori, che colpiscono.

Il primo è di nuovo l'enorme potere della magistratura e dei singoli magistrati. Qualche anno fa tre magistrati – tre di numero – decisero sulla assegnazione di gran parte della Mondadori a Berlusconi.

Poi un altro magistrato – da solo – decise che uno dei tre magistrati che avevano deciso per Berlusconi era corrotto. Ora, altri tre magistrati hanno deciso di spostare una somma ingentissima di denaro (più di mezzo miliardo di euro, mille miliardi di lire, dalle casse del Presidente del Consiglio a quelle di uno dei «patron» dell'opposizione). Diciamo che questi giganteschi sommovimenti di ricchezza, che si ripercuotono direttamente sulla macchina che controlla l'opinione pubblica, sono stati interamente determinati – con atti contrastanti tra loro – da sette persone. Sette privati cittadini, privi di qualunque investitura popolare, la cui fonte di potere è in parte misteriosa in parte di tipo cooptativo. La possibilità di controllo democratico sul loro potere è nulla, ed è fuori controllo anche il criterio della scelta dei loro nomi nel processo di «assegnazione» del potere, ed è inesistente la possibilità di contrastare questa scelta. Questo conferma che esiste, nel moderno funzionamento della democrazia italiana, un potere che è superiore a tutti gli altri e che non è sottoposto a nessun'altra verifica che non sia l'auto-verifica. Tanto è vero che la decisione del primo giudice «onnipotente», e cioè Metta, può essere rimessa in discussione e ribaltata solo da altri giudici come Metta, e che nessuno potrà mai controllare che le decisioni dei giudici che hanno giudicato Metta «influenzato dalla corruzione» non siano a loro volta «influenzate» da fattori o valutazioni diversi dell'accertamento della verità. La frase famosa («le sentenze si eseguono, non si commentano»), che sembra una affermazione di buonsenso, è in realtà una frase atroce e impotente. Santifica la magistratura e le si prostra. Equivale alla frase: «Le dittature non si contestano, alle dittature si obbedisce».

Secondo. L'interesse pubblico, cioè il dibattito pubblico (diciamo il terreno sul quale si svolge la battaglia politica) è molto più vicino agli affari privati dei «potentissimi» che alla vita della comunità. Provate a fare un confronto tra le righe che i giornali hanno dedicato alla riforma delle pensioni (riduzione degli aumenti per le pensioni medie) e quelle scritte per riferire del trasferimento di milioni dalla Fininvest alla Cir. Il rapporto, più o meno, è di uno a dieci. E tutti i commentatori assegnano alla decisione dei giudici un valore politico ed etico, che non si sono neanche sognati di attribuire al taglio delle pensioni. I commentatori e i leader politici di sinistra pensano che la decisione di premiare De Benedetti sia la prova che De Benedetti è migliore di Berlusconi, e che Berlusconi deve dimettersi. I commentatori e i politici di destra leggono invece la sentenza come un atto di persecuzione politica dei giudici di sinistra contro il capo del governo. Nessuno è stato sfiorato dall'idea che si tratta di una «bega» tra capitalisti che, più o meno ad armi pari - lecite o illecite: il confine è minimo – si sono dati battaglia per il controllo di una casamatta dell'alta Finanza.

Terzo, le conseguenze. Siccome viviamo in un regime di mercato, dove il mercato e la ricchezza hanno un peso enorme sulla politica, è probabile che la sentenza dei giudici milanesi non indebolirà molto, sul piano politico, Silvio Berlusconi, ma rafforzerà grandiosamente Carlo De Benedetti. Nell'ultimo anno le sue capacità di comando sulla sinistra, e il suo «diritto» a dettare la linea politica si erano ridotte, grazie – bisogna pure rendergliene atto – alla azione di Pierluigi Bersani, che ha lavorato per ricostruire l'autonomia politica del Pd. È molto probabile che l'arrivo di questa gigantesca fortuna economica, e la possibilità di spenderla ingrandendo le proprie capacità di influenza sui mass media, riporteranno De Benedetti ad una posizione dominante, vanificheranno il lavoro di Bersani e torneranno a ridurre ai minimi termini l'indipendenza del Pd.

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IRAP: MA NON DOVEVA ESSERE ABOLITA? INVECE...AUMENTA!

19 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

L'Irap, anziché abolita è stata aumentata
 di Edoardo Narduzzi   
Tratto da: Italia Oggi

L'Irap è diventata la prima imposta al mondo simile a quei mostri dei videogame che più provi ad eliminarli e più guadagnano vigore. Da un decennio Silvio Berlusconi promette nei programmi elettorali che sottopone al voto popolare, o nelle dichiarazioni governative che rilascia nei diversi format con cui si confronta, di abolirla. Solo nel 2011, in almeno una mezza dozzina di occasioni diverse, ha promesso che avrebbe eliminato la più odiosa e anticompetitiva delle imposte in vigore nei paesi avanzati del pianeta, ma l'Irap è sempre lì. Sbeffeggia e si fa gioco dei contribuenti che provano a farsi spazio tra i marosi della globalizzazione, gli ricorda che loro devono pagare una atipica imposta patrimoniale che penalizza il capitale umano specialistico e la conoscenza mentre tutti invocano più ricerca e innovazione. Paradossi italiani. Ma la stessa Irap è diventata un paradosso della politica fiscale del centrodestra, perché, anziché essere eliminata, è addirittura aumentata con l'ultima manovra economica appena varata dalle camere sotto la pressione a fare presto imposta dai mercati finanziari. Da subito banche, assicurazioni e concessionari pagheranno un'aliquota Irap maggiorata: sale dal 3,9% al 4,25% per i concessionari per complessivi 63 milioni euro annui di maggiori versamenti a titolo di Irap e lievita di ben 479,7 milioni di maggiori versamenti in più a regime per banche e assicurazioni, grazie all'aumento dell'aliquota al 4,65% su banche e finanziarie e al 5,9% per le assicurazioni. Insomma Berlusconi ha aumentato il gettito annuale dell'Imposta regionale sulle attività produttive di circa mezzo miliardo di euro all'anno. Niente male per un tributo che doveva essere archiviato e che aveva le settimane contate. I consumatori non si illudano del fatto che la maggiore Irap sulle banche e le imprese assicurative non li riguardi. Buona parte del maggior costo dell'imposta deciso dal governo sarà traslato sul prezzo dei servizi che compreranno o che già acquistano dalle stesse imprese. Nei fatti il maggior prelievo Irap di mezzo miliardo di euro lo pagheranno in buona parte i portafogli dei clienti delle aziende tassate e questo rende ancora più importante un'analisi di dettaglio degli effetti complessivi della manovra. Le imposte aumentano mentre l'economia reale continua a faticare e la domanda di consumi resta stagnante, così il tasso riformista della politica economica resta davvero ridotto. E l'Irap, l'imposta più ideologica in vigore nell'eurozona, non soltanto resta ancora in vigore, ma grava sempre di più sulla competitività del sistema Italia nonostante le promesse di Berlusconi.

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PROVE DI RIFORMA COSTITUZIONALE.

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Bozza riforma costituzionale: meno deputati e pagati a presenza
Il testo che prevede il Senato federale è a firma del ministro Calderoli e sarà esaminato dal pre-consiglio dei ministri
Bozza riforma costituzionale: meno deputati e pagati a presenza

Roma, 18 lug. (TMNews) - Dimezzamento del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto con l'istituzione del Senato federale, iter delle leggi più veloce, governo più stabile e premier che diventa primo ministro col potere di nominare e revocare ministri e sottosegretari. E ancora sfiducia costruttiva con la norma anti-ribaltone, soppressione della circoscrizione estero, stipendio dei parlamentari adeguato alla effettiva partecipazione ai lavori, limite massimo delle indennità dei consiglieri regionali stabilito con legge dello Stato. Sono i punti principali della bozza di modifica della seconda parte della Costituzione messa a punto dal ministero delle Riforme che sarà portata domani all'esame del pre-consiglio dei ministri.

I deputati passano da 630 a 250 e i senatori da 315 a 250. Inoltre il Senato diviene Senato federale, composto da senatori (non meno di cinque per ogni regione tranne il Molise che ne ha 2 e la Val d'Aosta uno) eletti contestualmente ai Consigli regionali. Possono partecipare all'attività del Senato federale, senza diritto di voto, altri rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali. Si potrà diventare senatori già a 21 anni.

Per quanto riguarda il taglio dei costi della politica nel testo si prevede che i parlamentari abbiano il dovere di partecipare ai lavori dell'Assemblea e delle commissioni: ricevono un'indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti.

Il presidente del Consiglio è nominato e revocato dal capo dello Stato: è nominato "sulla base dei risultati delle elezioni della Camera". La riforma stabilisce anche che "la legge disciplina l'elezione dei deputati in modo da favorire la formazione di una maggioranza".

Il governo deve avere la fiducia solo della Camera. Il voto contrario della Camera su una proposta del governo non comporta l'obbligo delle dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera ed è approvata "a maggioranza assoluta dei componenti" mentre nella Costituzione vigente è sufficiente la maggioranza semplice. Se la richiesta di fiducia è respinta o quella di sfiducia è approvata entro sette giorni il primo ministro presenta al presidente della Repubblica le dimissioni. Il capo dello Stato "sulla base dei risultati delle elezioni" nomina il nuovo primo ministro o scioglie la Camera.

E' possibile presentare una mozione di sfiducia con la designazione di un nuovo primo ministro da parte della Camera "a maggioranza assoluta dei suoi componenti che sia conforme ai risultati delle elezioni". Il primo ministro si dimette e il presidente della Repubblica nomina il nuovo primo ministro designato dalla mozione.

Inoltre si può essere eletti capo dello Stato già a quarant'anni. Le funzioni del presidente della Repubblica, in ogni caso in cui egli non possa adempierle, sono esercitate dal presidente della Camera. Il presidente della Repubblica può sciogliere la Camera, sentiti il suo presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, anche su richiesta del primo ministro.

Tutto sommato e di primo acchito, a me sembra una buona proposta, come punto di partenza. Vaga, troppo, sul sistema elettorale, purtroppo. Andrebbe garantito il diritto di ogno cittadino a scegliere il proprio candidato, oggi "nominato" e assolutamente "irresponsabile" se non verso il propio "capopartito. Personalmente introdurrei l'istituto della "sfiducia costruttiva" a garantire la governabilità e il rispetto della volontà popolare. Vedremo, se son rose fioriranno. Certo, si cogle un primo timido passo verso il taglio delle spese e della "casta" attraverso la riduzione del numero dei parlamentari e legando lo stipendio, diciamo così, dei Parlamentari, al lavoro realmente svolto, cioè alla loro effettiva presenza fisica in Parlamento.

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Piano per la competitività 2011 - 2015.

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #PIEMONTE

"Il Piemonte è un'opportunità" è il significativo titolo che la Regione ha scelto per le linee guida del Piano pluriennale per la competitività 2011-2015, che stanzia 500 milioni di euro per inaugurare una nuova stagione di riforme a sostegno dell’innovazione, dell’impresa e dello sviluppo e rilanciare l’economia mediante interventi strutturali di ampio respiro.

Tre gli assi di intervento: Competitività delle imprese, Finanza e nuova imprenditorialità e Ricerca, Università e Innovazione.

Le principali misure e azioni spaziano dall’impulso all’internazionalizzazione ai progetti dimostratori, dalle aggregazioni fra imprese agli interventi di semplificazione, dalle rinnovate politiche a sostegno di poli e piattaforme ai laboratori aperti, dalle smart&clean tecnhologies alla reindustrializzazione, dall’anticipo dei crediti della Pubblica Amministrazione al sostegno alle imprese in uscita dalla crisi, dal partenariato pubblico-privato per la ricerca all’edilizia universitaria ed alla stesura di un disegno di legge che istituisca un quadro organico delle modalità di finanziamento degli atenei piemontesi.

La distinzione tra misure e azioni si riferisce al fatto che le misure contengono la descrizione di interventi destinati a concretizzarsi in specifici atti amminitrativi, le altre costituiscono interventi di natura più generale e di sistema.

Per ulteriori informazioni:

http://www.regione.piemonte.it/pianocompetitivita/index.htm

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ATTENZIONE: LA POLITICA DEVE ESSERE RIFORMATA NON ABOLITA.

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Da Pensa Libero, un ottimo articolo del sue direttore. Che sottoscrivo.


Prima domanda: perché scandalizzarsi se la “casta” politica difende i propri privilegi nello stesso momento in cui impone ai cittadini lacrime e sangue, se in passato sono stati non solo accettati ma anche premiati comportamenti al di sotto del comune senso del pudore come passare da un partito all’altro, ottenere prebende col ricatto, dilatare fino all’inverosimile le spese per la politica?
Seconda domanda: quanti, comuni cittadini, esponenti politici, imprenditori o giornalisti, hanno mai protestato per leggi che, negli ultimi venti anni, hanno spogliato i cittadini del potere decisionale ed instaurato un sistema autoreferenziale e reso impossibile ogni forma di controllo sulle attività dei governi e delle giunte regionali, provinciali e comunali? 
Terza domanda: come ottenere un nuovo governo presieduto da persona di assoluti prestigio e credibilità a livello nazionale e internazionale?
Rispondere correttamente a queste tre domande è indispensabile per uscire dalla palude in cui si è impantanata l’Italia, senza incorrere nei soliti errori del passato che ci farebbero tornare, come sempre, al punto di partenza. Il Corriere della Sera è uno dei giornali che maggiormente stanno denunciando lo sperpero di danaro pubblico per i costi della politica. In particolare Angelo Panebianco e Antonio Polito hanno ricordato che: “I dati precisi non sono facilmente reperibili ma è certo che il numero di coloro che in Italia vivono «di politica» (la cui fonte di reddito, cioè, deriva, direttamente o indirettamente, dalla politica) è enormemente cresciuto negli ultimi venti anni: c’è chi pensa che sia addirittura quadruplicato o quintuplicato. E ancora, a proposito del “ricatto” dei parlamentari avvocati che hanno imposto il ritiro della norma per la liberalizzazione della professione, che “la prova di arroganza fornita ieri nel mezzo di una tempesta che minaccia i ben più miseri stipendi e risparmi di milioni di italiani resterà negli annali della Repubblica”. Vale la pena, a questo proposito, ricordare cosa è accaduto in questi ultimi venti anni per portare a tale situazione. E, cioè, tutta una serie di trasformazioni del nostro sistema che hanno liberato i detentori del potere politico dai fastidiosi controlli del parlamento e dei consigli regionali, provinciali e comunali nonché degli stessi elettori. Nel primo caso ciò è avvenuto nel nome della ricerca dell’efficienza; nel secondo caso la sfrontata motivazione è stata quella della lotta alla corruzione che si anniderebbe, chissà perché, solo nel voto di preferenza.
Se ora coloro che vivono di politica sono un esercito, se l’arroganza è arrivata al punto di rifiutare di sostenere i sacrifici che si impongono ai cittadini, se il tasso di moralità è sceso a livelli mai raggiunti in passato, lo si deve anche a queste norme. Considerare un inutile fastidio i controlli e le mediazioni nelle sedi istituzionali, non è difetto del solo Berlusconi. Frequentare qualsiasi consiglio comunale per credere. Tanto che ormai le assemblee sono popolate di donne e uomini svogliati e frustrati che sono i primi a ritenere inutile la loro funzione. E, dunque, le spese della politica non sono soltanto un pozzo senza fine. Sono anche, per la maggior parte, inutili. 
Ma stiamo attenti al pericolo insito nella terza domanda posta all’inizio. Certo che ci vuole un governo presieduto da persona che abbia prestigio e credibilità. Ma non esistono giurie che possano decidere quale sia il candidato ideale. Solo gli elettori possono decidere. Perché la politica deve essere riformata, non abolita o commissariata. Dato che la democrazia ha certamente molti difetti, ma non quanti gli altri sistemi fino ad oggi sperimentati.

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RICORDIAMOCI CHE LA "DEMOCRAZIA" E' IL PEGGIOR SISTEMA CHE CI SI POSSA DARE, ESCLUSI TUTTI GLI ALTRI. E CHE SENZA POLITICA = PARTITI POLITICI, NON PUO' ESSERCI DEMOCRAZIA. MA SOLO DITTATURA. CHE QUALCUNO, MA E' UNA SPARUTA MINORANZA. IN ALTRE PAROLE, TUTTE LE CRITICHE SONO SACROSANTE, QUESTA POLITICA HA DEBORDATO, RIMETTIAMOLA AL GIUSTO POSTO. CON UNA RIVOLTA IDEALE. MA SENZA GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA.

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FACCIO PROSELITI, FACCIAMO PROSELITI!

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

 

VE L'AVEVO DETO, VE LO AVEVAMO DETTO...... (by UpL, il Titolo, ndr)

Da: CAMELOT Destra Ideale


Tremonti il socialista di Dio. Tremonti che dovrebbe candidarsi alla guida di SeL o del Partito democratico. Tremonti che ha varato misure da Stato di Polizia tributaria degne del peggior Visco. Tremonti che non c’entra una mazza col centrodestra.

 

Cose che qui si dice da anni. Cose che ora sostengono anche altri.

«Siamo scesi in politica in nome delle idee liberali e oggi siamo finiti con un governo perennemente commissariato da un socialista come Giulio Tremonti. Che, vorrei ricordarlo, entrò in Parlamento con il Patto Segni e i voti del centrosinistra. E mi pare scontato che un liberale come me non può stare dalla stessa parte di un socialista», Giancarlo Galan.

«Ora non basta più barcamenarsi. O si fa la rivoluzione liberale o la legislatura si avvia miseramente al termine senza aver concluso un accidenti sul piano strutturale.

E qui arriviamo agli attriti fra il premier e il ministro dell’Economia. Il primo chiede al secondo di procedere in due sensi: ridurre all’osso lo Stato sociale, cioè la spesa pubblica sproporzionata per eccesso rispetto alle disponibilità di cassa, alleggerire la burocrazia e gli apparati mastodontici (e costosi) della politica (…).

Ma Tremonti nicchia. Perché è cattivo? Perché vuole sgambettare il presidente del Consiglio? Nossignori. Tremonti è socialista, ha una mentalità diversa da quella di Berlusconi, e non ci sta a smontare lo Stato mamma. La sua preoccupazione è che i cittadini non siano privati della sicurezza di essere tenuti per mano dalla culla alla tomba. Quindi il ministro non limerà mai la spesa pubblica che assorbe più risorse di quante ne produciamo; e per pareggiare i conti punta sull’aumento degli introiti (…).

Giulio non farà mai la rivoluzione liberale perché non ci crede, non gliene frega niente. Gli preme la pace sociale, l’accordo con i sindacati; insomma, ha una visione socialista, non liberale (…).

Se Berlusconi pensa di convertire Tremonti al liberalismo, si illude. Dopo tanti anni di collaborazione con lui, dovrebbe averlo capito: il ministro è socialista e fa il socialista. Lo si può accusare di tutto meno che di essere incoerente», Vittorio Feltri.

«Sono appena stato da Berlusconi e gli ho detto che per me restare nel Pdl non ha più senso. Sul mio blog i liberali veri mi dicono “lei che ci sta fare con un governo di pazzi socialisti?”. I nostri elettori sono furibondi. Gli unici liberali rimasti sono Galan e Crosetto. Non sarà un caso se in questo governo i socialisti sono la maggioranza. Sacconi, Brunetta…».

E Tremonti?

«Nega, ma è socialista pure lui. E dire che dal ‘ 94 Berlusconi ha combattuto tutte le campagne elettorali con coerenza, sulla base di un programma che prometteva di abbassare il carico fiscale. Invece non se ne è fatto nulla», Antonio Martino.

Troppo tardi, signori miei; troppo tardi.

Il centrodestra è morto già da una vita.

.......

E il Centro Sinistra, pure.

Vediamo di non morire pure noi, Italiani sempre più schiavizzati, da una destra e una sinistra fotocopia, che pensano solo ai loro interessi, a difendere i loro interessi di Casta e delle Caste. 

Proviamo a ragionare e a ribellarsi. Non sarà facile ma nulla è impossibile. Dobbiamo credrci. Ed essere gli iniziatori di quella rivolta Ideale, Liberale, Liberista e Libertaria, che possa riportarci fuori dal tunnel, a rivedere la luce, dell'agognata LIBERTA'.

CHI CI STA? LIBERALI D'ITALIA, UOMINI LIBERI, ALLA RISCOSSA.

PER UN NUOVO RISORGIMENTO, PER LA SOCIETA' APERTA.

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E' un liberalismo duro. Ma è l'unica strada

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

 

Da: IL TEMPO  18.07.2011

Anche i lati più tenebrosi del capitalismo sono migliori del luminoso paradiso socialista.

Di: Ruggero GUARINI

Caro direttore, proprio mentre si torna a parlare di quelle riforme liberali di cui il Paese ha bisogno ma che non riescono a trovare un promotore davvero deciso nemmeno nel più liberale dei suoi figli (ovviamente il nostro caro Cav), tu dunque mi proponi di raccontare come, quando e perché il virtuoso comunista che immaginai di essere nel tempo triste della giovinezza si decise a diventare il perverso liberale che credo di essere oggi. Dovrei quindi riferire attraverso quali esperienze pratiche e teoriche ho scoperto la miseria del social-comunismo e la grandezza del liberal-liberismo. Dovrei cioè ricordare, insieme ai grandi eventi che fra gli anni Cinquanta e Settanta mi obbligarono a fare quel passo, anche le molte letture che mi illuminarono durante quel tragitto. Fra le quali spiccano, ovviamente, i testi dei grandi critici del totalitarismo, dai nostri Silone e Chiaromonte agli splendidi Arhur Koestler e Hannah Arendt, sia i saggi magistrali di von Hayek e von Mises sull'essenza del liberalismo. Dopo aver reso omaggio alle indispensabili lezioni di questi eletti maestri devo però confessarti che nessuna di quelle letture mi predispose a quella metamorfosi come il cinema americano degli anni Trenta e Quaranta, e in particolare i suoi strepitosi gangster-movies, che mi trasmisero il seme di un confuso ma potente amore per la società capitalistica. E il testo che contribuì nel modo più efficace a confermarmi in quell'amore non è il saggio di uno studioso bensì un'intervista del gangster più leggendario degli anni ruggenti. Mi riferisco alla lezione di vita e pensiero che Al Capone, nel dicembre del 1927, quando per lui e il suo piccolo impero si stava ormai avvicinando l'ora del tramonto, impartì una sera a un cronista del «Chicago Tribune». Eccone qualche passo: «Domani me ne vado a St. Petersburg, Florida. Che i ricchi di Chicago si procurino come meglio possono i loro alcolici. Io sono stufo di questo lavoro, mai nessuno che ti ringrazi, me ne vengono solo pene (...) Gli anni migliori della mia vita li ho spesi facendo il pubblico benefattore. Alla gente ho regalato piccoli piaceri, ho insegnato loro a spassarsela, e che cosa ne ho ricavato? Soltanto soprusi, un'esistenza da perseguitato (...) Servire il pubblico è il mio motto. Il novantanove per cento della gente a Chicago beve e scommette. Io ho cercato di procurargli liquori decenti e giochi onesti. Ma è tutto inutile: non mi apprezzano (...) Peggio di un ladro c'è soltanto un ladro che sta dentro alla politica: uno che pretende di lavorare per la legge e che invece fa un bel po' di grana grazie a qualcun altro che la viola. (...) Un criminale che si rispetti non se la intende con quel genere di persone: le compra, piuttosto, come comprerebbe qualsiasi altro articolo di qualche utilità per il suo commercio, ma le odia dal profondo del cuore».

Quando il cittadino Capone Alfonso detto Al, figlio di un povero barbiere di Castellammare di Stabia emigrato negli States verso la fine dell'Ottocento, tenne questa breve dissertazione sul senso della sua missione, nonché sui rapporti fra vizi privati e pubbliche virtù, o, se si preferisce, fra criminalità comune e criminalità politica, aveva solo ventisette anni. Ma la sua carriera di gangster, che era incominciata a Brooklyn suppergiù un decennio prima, nel giro dei postriboli, portandolo poi in pochi anni sulla vetta della gloria criminale, stava ormai già volgendo verso la sua tragica fine. Quattro anni dopo sarebbe arrivato l'arresto per evasione fiscale. Poi l'esplosione, in carcere, della follia, tardo effetto della sifilide contratta da ragazzino. Infine la morte, che lo colse, devastato da quella malattia, a quarantotto anni. Mi sembra evidente che questa intervista aggiunge una nota di genialità a un capitolo fondamentale della storia dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti. Ma che c'entra tutto questo col mio amore per la società liberale.? Be', per capirlo basta ricordare che in quegli stessi anni, mentre negli Usa, insuperato esempio di società aperta e liberale, quel piccolo boss italiano, praticando l'arte del crimine al dettaglio, permetteva agli americani di spassarsela in bische, bordelli e mescite clandestine, nel paradiso comunista una banda di ben altri caporioni aveva già incominciato a praticare quell'arte all'ingrosso per permettere a milioni di disgraziati di spassarsela nel gulag. Credo sia superfluo aggiungere – e concludo – che il confronto sembrerà ancora più istruttivo se se si osserverà che mentre i morti ammazzati da quel piccolo malfattore deciso, come diceva lui, a «servire il pubblico», si contano sulle dita di una mano, si contano invece a milioni quelli ammucchiati ai piedi dei tanti grandi benefattori che in quegli anni cercarono, come dicono loro, di «servire il popolo». Dal che si può agevolmente inferire che persino i lati più sinistri e tenebrosi di una società liberale sono sempre molto meno oscuri dei lati più luminosi di qualsiasi paradiso socialista.

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BORSE: PROFONDO ROSSO. MILANO: FTSE MIB -3.22!

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

PROFONDO ROSSO A MILANO. E ORA COSA CI ASPETTA, UN'ALTRA....MANOVRA? NO CHE ALTROVE STIANO MEGLIO....MA, FORSE, IL MAL COMUNE MEZZO GAUDIO, QUESTA VOLTA...PROPRIO NO!

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ROMA - Piazza Affari in profondo rosso. L'indice principale Ftse Mib cede ora il 3,22%. Le vendite piu' decise riguardano ancora Fonsai (-7,67%) e Parmalat (-7,15%), ma peggiorano ora soprattutto le banche, con Intesa Sanpaolo in calo del 6,89%, Mps del 5,85%, Unicredit del 5,79% e il Banco Popolare del 5,84%.

INCHIESTA SU SPECULAZIONE DOPO RATING SU ITALIA - La speculazione sui mercati borsistici e sul mercato secondario dei titoli di Stato seguita alla diffusione di rating sull'Italia e, in particolare, ai giudizi espressi sulla manovra correttiva sono ora sotto i riflettori della magistratura. Il pm di Trani Michele Ruggiero, che aveva gia' aperto un' inchiesta sulle agenzie di rating nel passato, l'ha ampliata anche alla possibile speculazione delle ultime settimane, dopo l'arrivo di un esposto denuncia da parte dell'Adusbef e Federconsumatori. Il magistrato, accompagnato da alcuni ufficiali della Guardia di Finanza, si e' recato oggi alla Consob, dove ha raccolto dati e informazioni sul confronto che la stessa Autorita' di Borsa aveva avviato con le agenzie di rating dopo la diffusione dei report. Secondo quanto si e' appreso, anche magistrati di Roma e Milano avrebbero aperto dei fascicoli in merito.

Quella che si e' aperta e' una settimana rovente per i mercati finanziari: gli spread di alcuni paesi europei, Italia compresa, ancora alti. L'impatto dei risultati degli stress test sulle banche. La concreta valutazione dell'efficacia della manovra economica italiana. Le trattative di Obama con i repubblicani per modificare il tetto al debito Usa. E il Summit salva euro in programma giovedì con i capi di governo alle prese con la necessità di rafforzare gli interventi sulla Grecia. Non manca di certo il combustibile.

 Le Borse europee perdono quota in scia alle vendite che stanno colpendo i bancari, nonostante i risultati - in gran parte positivi - emersi dagli stress test. L'indice paneuropeo, Stoxx 600, cede quindi lo 0,34%, mentre a fare peggio sono il comparto del credito (Stoxx banks -0,5%) e delle costruzioni (Stoxx construction -0,7%). I listini sono quindi tutti in rosso e a guidare i ribassi spuntano Milano (-2%) e Parigi (-0,83%), precedute da Francforte (-0,79%) e Londra (-0,56%). Tra i titoli più pesanti i bancari, quindi, con il Credit Suisse che perde il 2,92% e Deutsche Bank il 2,32 per cento. Nel comparto assicurativo pesante la francese Axa che lascia sul listino di Parigi circa 2,5 punti percentuali.

Apertura in territorio negativo per Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,49% a 12.418,50 punti, il Nasdaq cede lo 0,43% a 2.777,38 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,45% a 1.310,85 punti

BORSE ASIATICHE SOTTOTONO - Le Borse asiatiche archiviano la prima seduta della settimana sottotono, in gran parte influenzate dai timori legati al grande accordo su debito e deficit americano. Complice poi l'assenza di scambi sul listino di Tokyo, chiuso per festa nazionale, i mercati del 'Far East' si sono mossi a passo di gambero: l'indice Msci Asia Pacifico, che sintetizza l'andamento dei mercati di questa macro-area, sta arretrando infatti di circa 0,5 punti percentuali. A guidare i ribassi è la Borsa di Seoul con l'indice principale che ha ceduto quasi 0,7 punti percentuali, lievemente meglio sta andando invece ad Hong Kong (-0,06%), mentre Taiwan ha chiuso in calo dello 0,42 per cento. Tra i titoli più deboli, quindi, quelli degli esportatori verso gli Stati Uniti che risentono del problema deficit. Il colosso dell'elettronica koreano, Samsung, ha perso il 2 per cento, al fianco al produttore di telefonini taiwanese Htc (-2,1%). Male, per le stesse ragioni, anche il gigante dei semiconduttori cinese, Smi, che è crollato del 7,9%, mentre il quarto colosso mondiale di telefoni, LG, ha perso lo 0,7 per cento. Quotazioni in ribasso infine per il 'big' dell'elettronica Hon Hai Precision (-3%).

EUROPA IN CALO, SNOBBA EFFETTO STRESS TEST  - Le Borse europee proseguono la seduta in calo snobbando di fatto i risultati degli stress test che non sembrano allontanare i timori legati alla crisi del debito che sta colpendo alcuni Paesi Ue. E così a metà seduta l'indice Stoxx 600 perde lo 0,7%, mentre il peggior listino si conferma Milano che perde l'1,72 per cento. Appaiono comunque pesanti anche Parigi (-1,29%), Francoforte (-1,13%) e Londra (-0,98%). Ad affossare i listini sono sopratutto i titoli bancari, nonostante i risultati degli stress test dai quali è emersa la bocciatura di 8 banche europee su 90. Diverse case d'affari hanno comunque definito la prova poco credibile visto che "gli asset delle banche non sono stati stressati a sufficienza dalla simulazione". Mentre un analista di JpMorgan ha ipotizzato che almeno 20 istituti del Vecchio Continente necessiterebbero di un aumento di capitale. E di queste analisi il comparto bancario non ne sta beneficiando sui mercati: l'indice settoriale (Stoxx bank) arretra di un punto e mezzo (-1,46%), mentre ad affossare il comparto sono i titoli greci come Efg (-5,56%), oltreché quelli francesi Societé Generale (-4,32%), Credit Suisse (-3,55%). Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,98% - Parigi -1,29% - Francoforte -1,13% - Madrid -0,44% - Milano -1,83% - Amsterdam -1,02% - Stoccolma -1,60% - Zurigo -1,36%.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/07/18/visualizza_new.html_784320650.html

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