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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

Casta, casta, casta! quanto ti.......!

13 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Casta, casta, casta! quanto ti.......!


RACCOLTA DI FIRME*** 

 Il nuovo testo dell'emendamento mette fine (per ora) ad una giornata parlamentare incandescente. Tutto cominciava quando all'interno del Pdl partiva una raccolta delle firme per protestare contro la manovra. Le sigle in breve tempo erano circa un'ottantina.
 «Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo - assicurava un avvocato del Pdl - non lo voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti». Un'altra norma contro la quale si alzavano le barricate tra i berlusconiani era quella che renderebbe incompatibile l'incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di provincia. Solo alla Camera gli interessati sono 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. «E state pur certi - si assicurava ancora nel Pdl - che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra».
Sacrifici sempre e solo per gli altri, vero? ma nn vi vergognate?

BASTA STATO, BASTA CASTA. AVETE ROTTO. 
DIAMO INIZIO ALLA RIVOLUZIONE. QUELLA LIBERALE, LIBERISTA E LIBERTARIA. DALLA PARTE DELL'INDIVIDUO. DI CHI LAVORA E PRODUCE RICCHEZZA. RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA LIBERTA'. BASTA ESSERE SCHIAVI. 
BASTA, BASTA, BASTA!

***Ma una bella raccolta di firme contro questa "casta" no? 
Arridateci i FORCONI! 
ROTTAMIAMOLI TUTTI!

 Dott. Galgano PALAFERRI 
Direzione Nazionale P.L.I.
Segretario "Presidio Liberale Città di Torino Luigi EINAUDI"
Coordinatore Nazionale "Unione per le Libertà"
Contact: 3406703498

                                                    http://www.pli_galganopalaferri.ilcannocchiale.it/                                                                                       

"I governi diventano liberali solo quando vi sono costretti dai cittadini" (Ludwig von Mises)

 

Uguali  nelle  opportunità,  diversi  nelle  aspirazioni,  liberi  nelle  scelte.


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PER LA RIVOLUZIONE.LIBERALE. APPELLO AI "PRODUTTIVI".

10 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

https://www.facebook.com/groups/rivoluzioneliberale?view=doc&id=190081984380064

PER LA RIVOLUZIONE.LIBERALE. APPELLO AI "PRODUTTIVI".

 

Cambiare tutto per non cambiare nulla? Basterà veramente ALFANO  per farlo? Ci credete per davvero, voi?  

Basta con un centro-destra sedicente liberale, ma in realtà, coi vari Tremonti, Sacconi, Brunetta, iper-statalista.

Basta con un'opposizione che di liberale ha ben poco, visto storia e tradizione, anch'esso statalista, giustizialista, con venature corporative e di difesa delle caste (le loro, al pari del centro-destra), basta con un centro di baciapile, solidarista, senza una vera strategia, molto "asino di Buridano" (ve lo ricordate?), dove spiccano le maestrine del giorno dopo, o i falliti del giorno prima.

OCCORRE UN NUOVO CENTRO.DESTRA (se ha ancora un senso definirci così), DICHIARATAMENTE E FORTEMENTE LIBERALE, LIBERISTA E LIBERTARIO. Che faccia della vera RIVOLUZIONE LIBERALE (quella del 1994, per intenderci!) LA PROPRIA RAGION D'ESSERE E DI LOTTA, DI GIORNO E DI NOTTE, FINO ALLA LIBERAZIONE DI QUESTA NOSTRA ITALIA DALLO STATO.

Basta con un fisco onnipresente che succhia i nostri risparrmi, il frutto del ns.lavoro. 

Occorre la RIVOLTA di noi popolo di tartassati. E' ora di riprenderci LA NOSTRA LIBERTA' Tutto il resto son solo vuote parole!

 

TEA PARTY, CONFCONTRINBUENTI, UPL.MOVIMENTO LIBERTARIO, ICR,  PARTITO DELLE AZIENDE, PARTITO IVA, PARTITO NO TASSE, POPOLO DEOI PRODUTTIVI, DELLA PARTITE IVA, DEI CREATORI DI RICCHEZZA, DEI LACORATORI MA ANCHE DEI DISOCCUPATI E INIOCCUPATI A CAUSA DI QUESTO STATO OPPRESSORE, .....DIAMOCI UN OBBIETTIVO COMUNE, UN PROGRAMMA MINIMO PER LA RIVOLUZIONE. LIBERALE. E PRE LA CRESCITA DEL PAESE, IL NOSTRO PAESE, L'ITALIA CHE AMIAMO.

UNIAMOCI, UNIAMO LE FORZE, E' L'ITALIA CHE CE LO CHIEDE. O FAREMO LA FINE DELLA GRECIA.

E QUESTI POLITICI? ROTTAMIAMOLI TUTTI!

 

E CHE LA RIVOLUZIONE, LIBERALE, ABBIA INIZIO. E' ORA!

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Dalla parte di Aung San Suu Kyi‏, dalla parte della LIBERTA'.

8 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

Cari amici,

DALLA PARTE DELLA LIBERTA'
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Il movimento pro-democrazia birmano del premio Nobel Aung San Suu Kyi ora è di fronte a un bivio, con il regime che minaccia una repressione brutale in risposta al suo appello per la liberazione dei prigionieri politici. Gli attivisti hanno chiesto aiuto, dicendo che la pressione internazionale è ora cruciale per il loro futuro. Mettiamoci dalla parte di Suu Kyi e dei coraggiosi birmani:

Sign the petition

Il futuro di Aung San Suu Kyi e del suo incredibile movimento pro-democrazia in Birmania ora è di fronte a un bivio, e noi potremmo fare la differenza.

Suu Kyi si è rivolta con coraggio al regime militare per la liberazione di migliaia di monaci e di attivisti pacifisti ancora detenuti in condizioni tremende, alcuni addirittura rinchiusi in gabbie per cani. Ma per la prima volta migliaia di birmani hanno rischiato la loro vita e si sono uniti a lei nel suo appello per la libertà attraverso una petizione on-line! Il regime non si è fatto attendere, e ieri ha rivolto pesanti minacce a Suu Kyi; i generali potrebbero decidere in queste ore se portare avanti il dialogo oppure un'altra brutale repressione.

E questo potrebbe dipendere anche da noi. Gli attivisti in Birmania hanno chiesto aiuto, dicendo che la pressione della comunità internazionale è cruciale per prevenire la violenza e per liberare i prigionieri politici. Mettiamoci dalla parte di Suu Kyi e dei coraggiosi birmani, firmando la loro petizione, e spediamola all'UE, all'India e ad altri governi chiave che potrebbero fare pressione sul regime. Firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti per costruire un appello enorme:

http://www.avaaz.org/it/stand_with_aung_san_suu_kyi/?vl

La pressione internazionale, inclusa una campagna esplosiva di Avaaz, ha aiutato a liberare Aung San Suu Kyi, che ha trascorso 15 anni in galera. Ma sono oltre 2000 i prigionieri politici ancora rinchiusi in carcere, alcuni addirittura in canili invasi dai pidocchi e normalmente utilizzati per i cani a uso militare. Dalla sua liberazione Suu Kyi si è consultata con la popolazione e ora sta chiedendo la liberazione dei prigionieri politici: il suo primo impegno per ottenere dal regime il cambiamento. Il futuro della Birmania potrebbe ora dipendere dalla loro risposta.

Suu Kyi ha guidato il partito che nel 1992 in Birmania ha vinto le ultime vere elezioni democratiche. Dopo il golpe i coraggiosi birmani hanno portato avanti un movimento pacifista e nonviolento per chiedere democrazia e diritti, e in tutta risposta hanno ricevuto torture, intimidazioni e assassinii. Sotto pressione dalle avversità economiche, le sanzioni internazionali e il dissenso interno, la giunta militare ha tentato di mettere in piedi una democrazia fasulla; tuttavia, il movimento di Suu Kyi è ancora vietato e la sua campagna per la liberazione dei prigionieri è un test cruciale per capire se i generali sono aperti davvero al cambiamento.

La Birmania ha già sofferto abbastanza. Mettiamoci dalla parte di questa donna incredibile e aiutiamola a instradare il suo paese verso la democrazia. Firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/stand_with_aung_san_suu_kyi/?vl

La nostra comunità si è messa dalla parte del popolo birmano più volte. La nostra petizione enorme e la nostra campagna pubblicitaria nel 2007 hanno aiutato a costruire una storica denuncia internazionale contro la repressione di allora. I membri di Avaaz hanno fatto donazioni per garantire agli attivisti birmani il supporto tecnico e l'addestramento per rispondere al blackout di internet e delle linee telefoniche. Abbiamo inviato milioni di euro per soccorrere la popolazione subito dopo un ciclone devastante. Ora i birmani ci stanno chiedendo nuovamente aiuto: rispondiamo in massa.

Con speranza e determinazione,

Stephanie, Alex, Pascal, Giulia, Ricken, Brianna, Morgan, Emma e il resto del team di Avaaz.


FONTI

Myanmar, il primo viaggio di Suu Kyi dopo il rilascio
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76303720110704

Myanmar: violenze tra l’esercito governativo e quello kachin: oltre 10 mila profughi
http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=499196

Birmania: prigionieri tenuti in gabbie per cani dopo le proteste (in inglese)
http://www.amnesty.org.uk/news_details.asp?NewsID=19496

Un politico del Myanmar avverte del possibile contagio della primavera araba (in inglese)
http://www.upi.com/Top_News/Special/2011/06/24/Myanmar-politician-warns-of-Arab-spring/UPI-27491308932120/

Gordon Brown: il rilascio dei prigionieri politici in Birmania (in inglese)
http://www.huffingtonpost.com/gordon-brown/burma-political-prisoners_b_874569.html


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Questa e-mail è stata inviata a upl@hotmail.it.

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VERSO LA BANCAROTTA?

7 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: Antonio Martino, 6 luglio 2011


Standard & Poor’s ha espresso un giudizio negativo sulla manovra, bocciandola venerdì scorso. Il fatto che gli analisti abbiano espresso questo giudizio a mercati aperti è imperdonabile, così come risulta abbastanza singolare che il responso sia venuto da chi non aveva avuto modo di leggere i trentanove articoli della manovra che solo lunedì sono stati consegnati al presidente della Repubblica. S&P, tuttavia, non è sola nel pronunciare preoccupazioni sulla solidità finanziaria del nostro Paese; ieri anche l’autorevole The Wall Street Journal, che peraltro cita l’opinione assai ben argomentata di Mario Baldassarri, esprime apprensioni non dissimili da quelle di S&P.
E’ opinione assai diffusa fra gli economisti che l’indebitamento divenga pericoloso quando non si genera abbastanza reddito da pagare gli interessi. Vediamo quindi come sta la situazione. Nel 2010 la spesa per interessi è stata pari a 70.152 milioni di euro, pari al 4,53% del prodotto interno lordo. Non abbiamo tassi di crescita di quel livello da tempo immemorabile. Tuttavia, nelle ultime aste di titoli del debito pubblico la domanda ha superato l’offerta, anche se in misura inferiore al passato. I risparmiatori italiani, quindi, continuano a ingurgitare quantità enormi di debiti pubblici, rendendo possibile, almeno per ora, la politica di spesa del governo.
Finora va bene, quindi, proprio come sosteneva a ogni piano quello che era caduto dall’ultimo piano di un grattacielo! Tra quest’anno e il prossimo, infatti, dovremo pagare 180 miliardi di euro, mentre da adesso a fine 2012 scadono 600 miliardi di titoli. E’ pertanto abbastanza evidente che, nonostante la parsimonia delle formiche private, le cicale pubbliche non potranno continuare a scialacquare i loro soldi. I giudizi severi di S&P e del Wall Street Journal, quindi, non sono per nulla campati in aria.
Veniamo così al punto: nel 2010 le amministrazioni pubbliche hanno speso 793.513 milioni di euro, il 51,2% del pil. Di questo totale la spesa per interessi costituisce soltanto l’8,84%, mentre la spesa per “prestazioni sociali” rappresenta il 43,3% delle spese totali, e i redditi da lavoro dipendente il 21,7%. Queste ultime due categorie di spesa sono incomprimibili a legislazione invariata e, rappresentando quasi i due terzi delle spese totali, sottolineano una tesi che non mi stancherò mai di ripetere: l’Italia non ha bisogno di manovre ma di riforme. 
I nostri problemi non sono la patologia accidentale di un sistema di trasferimenti sano ma l’esito fisiologico, prevedibile e previsto, di un sistema sbagliato. Pensare che si possa crescere quando lo Stato e le altre amministrazioni pubbliche assorbono oltre il 51% del reddito nazionale è semplicemente donchisciottesco e del tutto irrealistico. Mai nessun paese al mondo ha avuto uno sviluppo sostenuto quando la spesa pubblica supera il 40% del reddito nazionale. La Svizzera è quasi priva di risorse naturali, non ha una popolazione omogenea, avendo lingue nazionali, religioni ed etnie diverse, eppure è il paese più ricco in Europa. Perché?
E’ l’unico paese europeo nel quale la spesa pubblica non supera il 35% del pil e ha un federalismo cantonale vero, non l’orrendo scimmiottamento che ne abbiamo perpetrato in Italia, dove vengono considerati enti locali la Lombardia e la Sicilia, rispettivamente con 9,5 e 5 milioni di abitanti. La Confederazione Elvetica, con sette milioni di abitanti, ha ben ventisei canoni autonomi. Quello è vero federalismo, il nostro non lo è.
Ma torniamo al quesito di partenza: dobbiamo preoccuparci per il nostro futuro. La risposta è, sfortunatamente, positiva. La manovra, testé completata, contiene fra le altre bellurie anche una norma che sembra studiata apposta per punire i risparmiatori (rei di avere consentito alla pubblica finanza di sopravvivere alle sue larghezze) e terrorizzarli. Secondo Francesco Forte (il Giornale, 5 luglio) “l’aumento bifase del tributo di bollo sui documenti dei depositi bancari ... introdotto di soppiatto per colpire i risparmiatori, che investono i soldi in titoli, ricorrendo alle banche o alla posta, non a proprie società.” Si tratta, secondo l’illustre studioso di Scienza delle Finanze di un “tributicolo” ispirato dalla fissazione di “spaventare la massa dei risparmiatori” proprio come fece Giuliano Amato nel giugno del 1992, quando derubò i titolari di conti correnti sottraendo loro una parte del deposito.
Il nostro prodigioso e prestigioso ministro dell’Economia dovrebbe tenere in considerazione le idee del professore Forte (succeduto a Luigi Einaudi alla cattedra di Torino) ed evitare di passare alla storia come un emulo di Giuliano Amato. Essendo Forte e Amato entrambi socialisti, dare retta a Forte e ignorare Amato non avrà conseguenze sulla sua collocazione politica.

http://www.antoniomartino.org/2011/07/verso-la-bancarotta.htm

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TANTO TUONO' CHE PIOVVE!

5 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Ora che il testo della manovra finanziaria è ufficiale, si accendono le polemiche e nelle pieghe degli articoli spuntano i tributi "nascosti"

Ad esempio l'aumento del ticket per le cause civili e tributarie o dell'imposta di bollo sui depositi titoli (che passa dai 34,20 ai 120 euro e nel 2013 arriverà addirittura a 380 euro per i depositi superiori ai 50mila).

Di fatto una patrimoniale "occulta", una "stangata su BOT e Titolo di Stato, che colpisce tutti i risparmiatori, piccoli, medi o grandi che siano. E, che come ben spiega BECHIS, è un incentivo, specie per chi è piccolo, a fuggire, gambe levate dai Titoli di Stato. Tale aumento su Dossier Titoli è paragonabile ad un'impennata dall'attuale 12.5 al 35% del prelievo sui BOT. E se questa è una misura da governo liberale, siamo davvcero a posto. VERGOIGNA, VERGOGNA, VERGOGNA. Berlusconi e tremonti fori de ball!

Ma colpiscono in particolare le vicende dell'Irap, l'imposta che da tempo dev'essere abolita: nella stessa manovra c'è, nero su bianco, l'impegno del governo a una "graduale eliminazione". Ma nel frattempo l'imposta aumenta. E' infatti previsto da subito un incremento: 

 •  più contenuto per le banche : si passa dall'aliquota standard del 3,9% al 4,65%, solo lo0,75% in più;

 •  ma una vera e propria stangata per le compagnie di assicurazione : l'aliquota sale al 5,90%, 2 punti percentuali in più, un aumento del 51%.

 

 Che cos'è l'Irap

 

Irap sta per imposta regionale sulle attività produttive. E' a carico delle imprese commerciali (sia le grandi società di capitali che le imprese individuali) e dei lavoratori autonomi titolari di partita Iva. Non la pagano quindi i "privati" (lavoratori dipendenti, cococo, pensionati).

Si calcola sul "valore della produzione" di beni e servizi, dal quale però non può essere dedotto il costo del personale 

 né gli oneri finanziari. Pertanto è una delle imposte considerate  

più inique.

 Due i motivi principali:

• è l'unica imposta calcolata sul fatturato e non sull'utile di esercizio, ovvero  colpisce anche i costi e le perdite;

• non è deducibile dalle imposte sui redditi (il che significa che si paga un'imposta su un'altra imposta:  il che è semplicemente aberrante).

 

Altri rincari in vista per le polizze?

 

Soprattutto per le assicurazioni l'aumento dell'Irap è una mazzata. L'Ania, l'associazione di categoria, stima un carico fiscale aggiuntivo di circa 100-120 milioni sulle tasche delle compagnie. Poiché l'imposta è calcolata anche sui costi aziendali - quello del lavoro, gli interessi passivi e gli utili - l'anno scorso avrebbe prodotto un gettito inferiore perché il settore ha chiuso i bilanci con un rosso complessivo di circa 700 milioni.

 Ma ciò che tocca maggiormente i cittadini è l'alta probabilità (per non dire la certezza) che questi maggiori oneri fiscali verranno riversati sui premi da pagare.

Come dire, piove sempre su bagnato.

 

ACCISE. AUMENTANO! Ma che bella novità, vero?

 

E, per intanto, ma questa è.... un altra storia, aumenta la benzina, aumentando le ACCISE.

Con un provvedimento a dir poco folle, da oggi, quindi con effetto immediato, le accise su benzina e gasolio sono aumentate di 4 centesimi al litro. 

La motivazione data dal Governo per questa entrata aggiuntiva è stata quella di voler ''fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale determinato dall'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti a Paesi del Nord Africa''. 

Le nuove accise aumentano per la benzina a 611,30 euro per millelitri (da 571,30 euro per mille litri) e per il gasolio a 470,30 euro per mille litri (da 430,30 euro per mille litri). Il tutto da oggi fino al 30 giugno, perche' dal 1 luglio entreranno in vigore anche i nuovi aumenti previsti dal decreto sul fondo unico dello spettacolo. Dal 1 luglio al 31 dicembre 2011 le accise saliranno ancora a 613,20 euro per mille litri per la benzina e 472,20 euro per mille litri per il gasolio.

Mentre, quindi, si moltiplicano le iniziative per contenere il prezzo della benzina e del gasolio, il Governo, infischiandosene di quanto quotidianamente predica, alza la pressione proprio sui carburanti che dal primo luglio graveranno di 6 centesimi per ogni litro venduto a cui dovremmo aggiungere l'IVA arrivando cosi a 7,2 centesimi prolitro.

 Una vergogna! Se questo è un Governo "liberale". che aveva promesso che nn avrebbe aumentato le tasse....beh, lasciamo a voi ogni commento.

E che a nessuno venga in mente di sostituirlo con la gloriosa macchina da guerra della sinistra, una armata inconcludente, unita solo dall'odio contro Berlusconi, e che non mancherebbe di metterci nuovamente e più pesantemente in tasca (la nostra!) la propria/e lurida/e mano/i. 

VADE RETRO, ROTTAMIAMOLI TUTTI.

 PER LA VERA ALTERNATIVA, RIVOLUZIONE LIBERALE, ORA!

 

Dott. Galgano PALAFERRI

 Coordinatore Nazionale

 Unione Per Le Libertà

Coordinamento Associazioni e Individui per l'Italia Liberale, Liberista, Libertaria.

Contact: 3406703498///347 2543969

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Appello in difesa del risparmio.

4 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

L’Italia appare, drammaticamente, sempre più come un paese che sta divorando se stesso ed il proprio futuro, incapace di produrre valore e costretto ad erodere la ricchezza accumulata: le rilevazioni della Banca d’Italia mostrano inequivocabilmente come la capacità di tenuta degli italiani come società ad elevato tasso di risparmio sia messa in grave affanno dalla crisi, che costringe a ricorrere ai risparmi per fronteggiare l’insufficiente sviluppo di occupazione e reddito. Se questo è lo scenario, l’inasprimento della tassazione del risparmio che il Governo è intenzionato ad includere nella manovra di finanza pubblica per il prossimo triennio appare quanto mai inopportuno.

Elevare dal 12,5 al 20 per cento l’aliquota della cedolare secca sul risparmio potrebbe essere una scelta accettabile, se ciò fosse parte di una più generale revisione del sistema fiscale finalizzata ad una maggiore omogeneità tra le aliquote sulle varie tipologie di reddito. Tuttavia, considerata l’elevata pressione fiscale italiana, ciò sarebbe possibile solo accompagnando all’aumento dell’aliquota sui redditi da capitale una contestuale diminuzione delle altre imposte sui redditi da lavoro dipendente, autonomo e d’impresa. Non è quanto sta avvenendo, essendo la riforma dell’imposizione delle diverse forme di reddito affidata ad un disegno di legge delega, mentre i provvedimenti sul risparmio produrrebbero i loro effetti giuridici ed economici nel breve periodo.

Ancora, la decisione del Governo di procedere al quadruplicamento dell’imposta di bollo sui depositi titoli, portandola a 120 euro annui, rappresenta una ingiustificata vessazione a carico dei risparmiatori. Trattandosi di un balzello in somma fissa, che prescinde quindi dalla consistenza del portafoglio di titoli posseduti, la misura finisce con l’intaccare pesantemente non solo il rendimento nominale degli impieghi del risparmio, ma anche quello reale dei piccoli risparmiatori, configurandosi come una vera e propria patrimoniale a loro carico. In un periodo storico caratterizzato da tassi d’interesse molto bassi, spesso inferiore a quello di inflazione, la super-imposta di bollo finirà col produrre – per i piccoli e piccolissimi risparmiatori -  rendimenti reali ancor più marcatamente negativi, penalizzando quel risparmio che è alla base della crescita di lungo periodo di un paese, e che la nostra Costituzione esplicitamente tutela, all’articolo 47. Una tale imposta si configura quindi non solo come una vera e propria patrimoniale, ma addirittura come una riedizione moderna di “testatico”, l’imposta capitaria medievale, la forma più regressiva ed odiosa di imposizione. In questo senso la versione ufficiale della manovra, contenuta nel testo inviato al Quirinale, rappresenta un ulteriore ed ancora più grave forma di accanimento nei confronti del piccolo risparmio, con un’imposta di bollo sui dossier titoli che dal 2013 sale a380 euro per importi eccedenti i 50.000 euro, con uno sconcertante “gradone”.

Anche la scelta di mantenere la cedolare secca sui titoli di Stato al 12,5 per cento in luogo del nuovo e più elevato livello del 20 per cento rappresenterebbe una inopportuna discriminazione a favore del deficit pubblico e a scapito degli impieghi nel privato: si tratterebbe di una misura evidentemente distorsiva (disincentiverebbe gli investimenti nei settori che più contribuiscono a ”fare” il PIL), volta illusoriamente ad agevolare il classamento dei titoli di Stato presso i risparmiatori italiani.

Gli estensori di questo appello invitano il governo e le forze politiche a riflettere sull’opportunità delle misure in esame. I conti pubblici italiani hanno bisogno di interventi severi di riduzione di spesa, possibili e opportuni intervenendo nelle sacche di inefficienza e rendita che in essa si annidano: eludere i sacrifici e illudersi di “fare cassa” inasprendo la tassazione del risparmio sarebbe un errore fatale per le prospettive di crescita del Paese.

- Benedetto Della Vedova, capogruppo di FLI alla Camera dei Deputati e presidente di Libertiamo;

- Mario Seminerio, economista e titolare del blog Phastidio.net;

Ugo Arrigo, docente di Finanza Pubblica presso l’Università Bicocca di Milano;

Alessandro De Nicola, avvocato ed editorialista del Sole 24 Ore;

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