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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

BUON ANNO, ovvero il *2012* CHE VORREMMO.....!

31 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #UPL

AUGURI, BUON 2012, ORMAI CI SIAMO PER DAVVERO!

 

UN 2012 SENZA PIU' TECNICI, MONTI E TREMONTI.

UN 2012 CHE SEGNI LA RISCOSSA DEI CETI PRODUTTIVI

CHE DIA UNA SPERANZA AI DISOCCUPATI

UNA CERTEZZA AI PRECARI.

CHE SEGNI L'INIZIO DELLA FINE PER LE CASTE, TUTTE, NESSUNA ESCLUSA,

O PRIVILEGIATI, LE SANGUISUGHE E I PARASSITI.

UN 2012 SENZA PIU' GUERRE E DI LIBERTA'

DOVE OGNI ESSERE UMANO SIA LIBERO DI SCEGLIERE IL PROPRIO FUTURO.

UN 2012 IN CUI TRIONFINO LE 5 LIBERTA':

1.LIBERTA' DI PAROLA (Freedom of Speeach);

2.LIBERTA' DI FEDE (Freedom of Religion);

3.LIBERTA' DAL BISOGNO (Freedom from Want)

4.LIBERTA' DALLA PAURA (Freedom from Fear).

5.LIBERTA' DALLO STATO.

UN 2012, PER RIASSUMERE, DOVE POSSA FINALMENTE COMPIERSI LA RIVOLUZIONE LIBERALE GLOBALE.

 

SINCERI AUGURI A TUTTE E A TUTTI, AMICHE E AMICI!


Galgano PALAFERRI

Coordinatore Nazionale

Unione per le Libertà_Insieme per l'Italia Libera nella Libera Europa

Segretario Generale

ConfContribuenti Piemonte

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PER UN 2012 DA BRIVIDI!

21 Dicembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ECONOMIA

2012: L'INFERNO FISCALE.

DI LEONARDO FACCO

Da: www.movimentolibertario.it 

Per Capodanno c’è poco da brindare. Considerato lo stato dell’arte, non c’è da stare allegri in vista del 2012.

L’opera inquisitoria nei confronti dell’evasione fiscale (il falso mantra della crisi) è inarrestabile. Si susseguono notizie da far accapponare la pelle a chiunque si senta parte della categoria dei “productivos” (non certo ai parassiti che vivono di tasse altrui), notizie che impongono un serio ragionamento su quanto l’inferno fiscale italiano sia diventato l’ultimo rifugio dei mascalzoni di Stato, i cosiddetti patrioti.

Su “Lettera43.it” di ieri si leggeva: “Il 31 dicembre 2011 potrebbe essere per gli evasori forse l’ultima occasione per brindare. Dal primo gennaio 2012, infatti, niente più segreto bancario. Da quel giorno, i nostri dati, conservati nei sotterranei romani della Sogei, la società che si occupa dei servizi informatici dello Stato, impacchettati in duemila server, dovrebbero a un tratto diventare trasparenti. Pronto a leggerli c’è un super poliziotto. Senza divisa e distintivo, ma con circuiti digitali che lavorano ininterrottamente. La chiave per rimpinguare le Casse dello Stato è stata affidata al super computer Serpico”.

Diabolico acronimo, che eufemisticamente sta a significare “Servizi per i contribuenti”. Servizi non graditi. I cervelloni elettronici che comporranno il sistema elaboreranno oltre 22.000 informazioni al secondo, vi denuderanno, faranno a pezzi la vostra privatezza: “Il suo compito è quello di leggerle, memorizzarle, e incrociarle (le informazioni, nda). Per scovare le tracce di quei 120 miliardi di euro che ogni 365 giorni gli evasori sottraggono allo Stato. Allora sì che il mostro spread smetterebbe di tormentare i sonni dell’italiano medio”. In poche righe, compaiono menzogne una dietro l’altra ovviamente, che fanno il gioco perverso di chi punta ad aumentare l’odio nei confronti di chi è convinto che evitare di farsi derubare del frutto del proprio lavoro onesto sia legittimo.

Sono i conti correnti il vero pallino di “Serpico” – travestito da Monti – e dei suoi mandanti, che mensilmente spediranno i vostri estratti conto all’Agenzia delle Entrate, per legge.

Da “la Repubblica”: “Un italiano su quattro dichiara zero attività finanziarie. Zero titoli di Stato. Zero obbligazioni. Zero libretti di risparmio. Ma anche zero depositi bancari. Uno zero tondo. Possibile? Possibile che quasi 15 milioni di persone, oltre cinque milioni di famiglie, non abbiano neanche un conto corrente? Secondo la Banca d’Italia, no. Non è possibile. Visto che il 90 per cento delle famiglie italiane ne possiede almeno uno. E vi custodisce quasi 500 miliardi di euro”. Ergo, giù coi controlli occhiuti e ingiustificati, fondati solo sulla presunzione di colpevolezza. Tanto, grazie a quel bandito di Tremonti e alla sua “fu-maggioranza”, oggi è stato introdotto il principio del “solve et repete”, il che significa che se per il satrapo sei un evasore, devi dimostrare tu che le cose stanno diversamente. In barba alla civiltà del diritto.

Dal primo gennaio prossimo, inoltre, continueranno ad esistere gli infami “studi di settore”, a cui si aggiungerà il “redditometro”, ennesimo strumento di tortura fiscale. Le tasse aumenteranno (son circa duemila) e la burocrazia inefficiente e costosa (una tassa occulta) peserà sempre come un macigno sulla vita di chi fa impresa e del cittadino. Non bastasse, il 31 dicembre, potrete festeggiare alla reintroduzione dell’IMU e a qualche nuovo balzello clandestino, che scoprirete solo il giorno in cui vi appresterete a pagarlo.

Il professor Giulio Sapelli, non certo un libertario, ha sentenziato: “Siamo in uno Stato di polizia fiscale”. Qualche giorno fa, lo ha capito financo il “liberale” Piero Ostellino.

la “cloaca maxima” è servita. Non credo ci sia alternativa alla fuga o alla rivolta fiscale, che se si farà sarà opera della società civile, non certo dei partiti dell’arco costituzionale, che campano e – quelli si – fanno i bagordi a spese nostre. Delinquenti!

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MAGGIORANZA VARIABILE. VERSO DOVE?

21 Dicembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

SEGNALAIAMO UNA INTERESSANTE E LARGAMENTE CONDIVISIBILE ANALISI SUL GOVERNO MONTI E DINTORNI.

CERTO CHE IL FUTURO NON SENBRA DEI MIGLIORI, PER I SOSTENITORI DEL BIPARTITISMO/BIPOLARISMO, MA TANT'E'. NON CI RESTA CHE ASPETTARE E SPERARE. MEGLIO AGIRE, PERO', PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

 

DAL: IL GIORNALE (BLOG)

DI: STEFANO FILIPPI

 

Strani fenomeni avvengono in Parlamento. Dal bipolarismo di origine, in pochi mesi siamo passati alla Grande Coalizione (tutti assieme eccetto la Lega). La quale però, al secondo voto di fiducia ha subito perso un pezzo (Idv). E in un’altra occasione (ordine del giorno sulle frequenze tv) ha prodotto un nuovo ibrido: Pd-Idv-Udc-Lega. Alle numerosissime domande indirizzate dai lettori del blog al premier, tutte pertinenti e meritevoli di risposta da parte del governo, ne aggiungo altre due: presidente Monti, qual è la vera maggioranza che sostiene il governo? E da quale coalizione, in verità, lei vorrebbe essere sorretto?

La stagione dei tecnici sarà un terremoto sulla politica, almeno sul quadro che oggi conosciamo. Monti è portatore non soltanto di un preciso disegno economico-finanziario, ma anche di un progetto politico neo-centrista. Che, attenzione, non è nato pochi mesi fa né è frutto dell’emergenza che investe l’Occidente. In molti degli articoli scritti dal professore negli ultimi 15 anni sul Corriere della Sera, è costante la critica al bipolarismo. Il quale – è bene ricordarlo perché troppi spesso lo dimenticano - non è nato con Berlusconi. Il bipolarismo fu istituzionalizzato dai referendum elettorali votati a larga maggioranza dagli italiani negli Anni 90, il primo dei quali risale al 1991 (in cantiere già nel 1990) e fu voluto dall’allora democristiano Mario Segni, dall’allora deputato Pci Augusto Barbera e da Marco Pannella.

Monti è un avversario storico del bipolarismo così come della concertazione. Negli articoli per il Corriere egli ostenta un austero distacco da questioni politiche che non gli competono in quanto economista. Ma il suo pensiero è trasparente: per l’Italia ci vuole una Grande Coalizione o un Grande Centro. Ora la sua visione ha preso forma in questo tecnogoverno a maggioranza variabile, che conta su talmente tanti voti che, di volta in volta, può permettersi di mettere assieme questo o quel partito, e di rinunciare a quest’altro. Sotto l’apparenza dell’ossequio al Parlamento si cela in realtà una sua strumentalizzazione.

Delle opzioni montiane, questo è il momento della Grande Coalizione. Ma dietro le quinte si lavora instancabilmente per sgretolare i partiti maggiori calamitando consenso attorno al Terzo Polo, che è l’unico vero sostenitore “senza se e senza ma” del tecnogoverno. La prospettiva dell’esecutivo dunque non è tecnica, ma politica, e la “fase 2″ avrà come protagonista non più Monti ma Corrado Passera. Anche qui, i vecchi scritti  del professore sono illuminanti: egli ritiene che gli uomini forti di un governo siano tre, cioè il premier, il ministro del bilancio e quello “dell’economia reale”, cioè dello sviluppo. Appunto, lui e Passera. Il continuatore.

La situazione finanziaria dell’Italia è ancora così critica, come dimostrano le altalene dello spread e la crescita degli interessi sul debito, da imporre ai partiti maggiori di non sottrarsi a questo temporaneo assetto istituzionale. Vedremo come i mercati si comporteranno nei prossimi mesi quando di tratterà dirinnovare le tranche di titoli pubblici a scadenza. Sarà anche l’indicatore della direzione che prenderà la ristrutturazione dei partiti, anch’essi semi-scaduti.

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"SALVA ITALIA" (forse). E gli ITALIANI?

20 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

Povera ITALIA, cambiano i governi ma i problemi restano. e noi italiani, ceto medio, popolo delle partite iva, sempre più cornuti e mazziati. Quelchè non riuscì a TRE-MONTI, ci ha pensato UN-MONTI a farlo! Con un governo di tecnici, non eletti da nessuno, che ci stanno riducendo alla fame. Schiavi, non più di Roma, ma di Bruxelle: ma che meraviglia. Gli Eurocrati, superpagati, anch'essi non eletti da nessuno, a dirci cosa è bene e cosa non è bene fare. Sovranità nazionale addio. Almeno fosse per gli Stati Uniti d'Europa, Stato Federale. Invece no.

Per chi, per la Merkel o per un Sarko shignazzante?

E i parlamentari i nostri, bravissimi a guardare e votare. Tanto i loro privilegi, e chi glieli tocca.

Ma se pensano di dare la colpa ad altri, si sbagliano di grosso. Chi ha votato provvedimenti così penalizzanti, non pensi di sfangarla a buon mercato. Se va avanti così, già mi immagino le strade riempirsi di italiani inferociti, coi forconi in mano.

Per intanto proprio un bel “regalo di Natale”, bravi, bene, bis.

Ce ne ricorderemo, lo ribadisco, quando si degneranno, lorsigniri di farci tornare a votare. se ci torneremo. Hai visto mai?

E' proprio vero: DESTRA, CENTRO, SINISTRA, A BRACCETTO (salvo poche lodevoli eccezioni!), COME I LADRI DI PISA.

Perplessità per la decisione della componente Liberali per l'Italia-PLI, che, sia pure senza far mancare rilievi critici, al Decreto Salva Italia, ha deciso di votare favorevolmente al Provvedimento, garantendo altrsì pieno sostegno a questo Governo. Perplessità perchè oggi più che mai, in questo paese c'e' la necessità di una forte voce Liberale, alternativa a questo governo, e alle consorterie dei vecchi partiti, dei privilegiati, delle caste. Ma tant'è, che ne prendiamo atto.

 

 

Prima che sia troppo tardi, e che si scateni una guerra tra poveri, noi diciamo:

RIVOLTA FISCALE ORA, BASTA STATO, BASTA TASSE.

NON SIAMO "LIMONI", VOGLIAMO VIVERE.

RIVOLUZIONE LIBERALE, SE NON ORA, QUANDO?

Cominciamo a costruire, assieme, da UOMINI LIBERI, CITTADINI non più sudditi, la nuova Italia.

 

Galgano PALAFERRI

Coordinatore Naz.le

UNIONE pe Le LIBERTà

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"SALVA ITALIA" (forse). E gli ITALIANI?

20 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

Povera ITALIA, cambiano i governi ma i problemi restano. e noi italiani, ceto medio, popolo delle partite iva, sempre più cornuti e mazziati. Quelchè non riuscì a TRE-MONTI, ci ha pensato UN-MONTI a farlo! Con un governo di tecnici, non eletti da nessuno, che ci stanno riducendo alla fame. Schiavi, non più di Roma, ma di Bruxelle: ma che meraviglia. Gli Eurocrati, superpagati, anch'essi non eletti da nessuno, a dirci cosa è bene e cosa non è bene fare. Sovranità nazionale addio. Almeno fosse per gli Stati Uniti d'Europa, Stato Federale. Invece no.

Per chi, per la Merkel o per un Sarko shignazzante?

E i parlamentari i nostri, bravissimi a guardare e votare. Tanto i loro privilegi, e chi glieli tocca.

Ma se pensano di dare la colpa ad altri, si sbagliano di grosso. Chi ha votato provvedimenti così penalizzanti, non pensi di sfangarla a buon mercato. Se va avanti così, già mi immagino le strade riempirsi di italiani inferociti, coi forconi in mano.

Per intanto proprio un bel “regalo di Natale”, bravi, bene, bis.

Ce ne ricorderemo, lo ribadisco, quando si degneranno, lorsigniri di farci tornare a votare. se ci torneremo. Hai visto mai?

E' proprio vero: DESTRA, CENTRO, SINISTRA, A BRACCETTO (salvo poche lodevoli eccezioni!), COME I LADRI DI PISA.

Perplessità per la decisione della componente Liberali per l'Italia-PLI, che, sia pure senza far mancare rilievi critici, al Decreto Salva Italia, ha deciso di votare favorevolmente al Provvedimento, garantendo altrsì pieno sostegno a questo Governo. Perplessità perchè oggi più che mai, in questo paese c'e' la necessità di una forte voce Liberale, alternativa a questo governo, e alle consorterie dei vecchi partiti, dei privilegiati, delle caste. Ma tant'è, che ne prendiamo atto.

 

 

Prima che sia troppo tardi, e che si scateni una guerra tra poveri, noi diciamo:

RIVOLTA FISCALE ORA, BASTA STATO, BASTA TASSE.

NON SIAMO "LIMONI", VOGLIAMO VIVERE.

RIVOLUZIONE LIBERALE, SE NON ORA, QUANDO?

Cominciamo a costruire, assieme, da UOMINI LIBERI, CITTADINI non più sudditi, la nuova Italia.

 

Galgano PALAFERRI

Coordinatore Naz.le

UNIONE pe Le LIBERTà

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ÇA IRA!

15 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

BUONE FESTE, MALGRADO TUTTO E TUTTI!

Di: Galgano PALAFERRI

(Coordinatore Nazionale Unione per le Libertà)

Se non son bastati Tre-Monti per salvare l'Italia, figuriamoci un-Monti e un governo di tecnici privi del sostegno e, soprattutto del popolo. Avevamo sperato in un nuovo Governo, ispirato e guidato da Principi Liberali, e invece ci siam ritrovati con un governo che è una congrega di statalisti-dirigisti, che, di questo passo ci porterà alla rovina, sulla strada della Grecia. Un Governo che doveva realizzare la lettera della BCE - anche se, francamente, quest'abdicazione alla sovranità popolare, democrazia di fatto fortemente limitata, non è che ci entusiasmi - sia pure detto da Europeisti convinti, di un'Europa Stato Federale, che, però, non c'e' ( si veda: http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-europa-fine-della-corsa-92168053.html) - doveva fare sviluppo e ci porta recessione; doveva abbassare lo spread e invece lo spread continua a far paura; doveva abbattere la spesa pubblica (vedi il mio post http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-ridurre-la-spesa-pubblica-iniziare-la-rivoluzione-liberale-92087424.html), colpendo sprechi e privilegi (ma 36 auto blu assegnate alla presidenza della repubblica, per fare un esempio concreto, a che servono?), e invece non trova di meglio da fare che introdurre 17 nuove tasse; di liberalizzazioni, manco a parlarne; e potremmo continuare. Le caste, tutte ringraziano, c'è una continuità sulla linea delle manovre tremontiane, anziché che delle riforme necessarie per la crescita del paese, il ceto medio rischia di non arrivare manco alla terza settimana, quello medio basso, rischia di suicidarsi, per la disperazione (colpiti pure i libretti postali di risparmio, mettendo così le mani in tasca pure agli anziani e ai bambini!), e i partiti non sanno più che fare. Monti sì, monti no: un bel di lemma, con Lega e IDV che se continuano a sparare a palle incatenate, contro il Governo Monti, alle prossime elezioni rischiano di fare il pieno. Come se anch'essi (specie la Lega di Governo!), in questi anni non avessero dato il loro contributo per portare questo paese sulla soglia del precipizio. E cominciano a chiedersi se quella del Governo tecnico sia per davvero stata la scelta migliore, e soprattutto nell'interesse degli italiani. Stiamo giudicando e valutando una manovra che è composta per il 70% di nuove tasse e solo per il 30% di tagli. E ci chiediamo per esempio a che serve avere un Parlamento di “nominati” il cui numero di componenti è forse il più numeroso dei paesi di democrazia occidentale, quando le decisioni che contano vengono orma prese dai segretari di partito o dal Governo a colpi di Decreto Legge. Ci stiamo incamminando sulla strada di uno Stato Etico e di polizia, dove un manipolo di signori privilegiati, rappresentanti delle caste e delle lobby non eletti da nessuno, e che quindi a nessuno devono o dovranno mai rispondere ( vedi http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-no-taxation-without-representation-92090122.html), ci voglio imporre come vivere, imponendoci costumi moriegati, (no al fumo, no alle auto di lusso, no alle case all'estero....) e più poveri, imponendoci tutto ciò con la forza di leggi e decreti. Per loro. Forse. Ma che limitano le nostre libertà. Dagli “ottimati “del paese, dei tempi andati, in cui la Politica era “missione” ai giorni d'oggi, dove la classe politica, fatta ormai, per lo più, di politicanti, è completamente degenerata. E dove sono più proporsi a coltivare e difendere i propri benefici, piuttosto che impegnarsi per il bene comune. Ma stiano attenti, tutti, caste e privilegiati, che non non sarà la politica a riprendere in mano le sorti dell'Italia, portandoci fuori dal guado, con riforme di stampo liberale, nell'interesse di tutti e non dei soloti noti, allora i Cittadini, stufi di essere trattati da sudditi, sempre più furiosi verso uno Stato tiranno, dissipatore di ricchezze altrui, offese per questa sospensione della sovranità popolare (già limitata, per la verità dai partiti, come detto, che attraverso il “porcellum”, di fatto impediscono a tutti noi di sceglierci in nostri rappresentanti in Parlamento), sapranno riprendersi ciò che gli è stato tolto. La protesta sacrosanta, contro una manovra che fa strame dei risparmi di una vita, di ciò che si è costruito in anni di duro lavoro e sacrifici, monta ogni giorno di più. O MONTI cambia registro, o se la dovrà vedere, presto, con una maggioranza non più “silenziosa” e, forse, coni forconi in mano. A proposito, domani è il 16.12, anniversario della rivolta del THE, in quel di Boston ( http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-boston-tea-party-correva-l-anno-1773-92082320.html).

BUONE FESTE, COMUNQUE. E CHE UN DIO CI AIUTI!

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EUROPA: FINE DELLA CORSA?

12 Dicembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

UN'OTTIMO ARTICOLO/ANALISI, CHE CO NDIVIDIAMO,  A FIRMA STEFANO de LUCA, E PUBBLICATO SU "RIVOLUZIONE LIBERALE".

BUONA LETTURA, GRADITI I COMMENTI.

Europa in pezzi di Stefano de Luca

pubblicato il 12 dic 2011 in RIVOLUZIONE LIBERALE
(Rubrica "Il Punto,Top")

La non certo felice conclusione del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei giorni scorsi a Bruxelles, con la decisione della Gran Bretagna di dissociarsi, era in effetti già scritta sin dai tempi del Trattato di Maastricht, e, ancor più, dopo il sostanziale fallimento della cosiddetta Costituzione Europea, solennemente firmata a Roma, poi smentita dai referendum di alcuni Paesi membri e rattoppata a Nizza. Non era infatti immaginabile che il vecchio Continente potesse affrontare una crisi economica, come l’attuale, ancorché all’epoca non prevedibile, ma sempre possibile, avendo rinunciato gli Stati membri ad una quota così importante della sovranità in materia economica e finanziaria, senza che ad essa corrispondesse una analoga cessione di sovranità politica, che imponesse il necessario grado di solidarietà.

L’esito del summit ci dispiace, sia come europeisti che come italiani. Infatti finisce col registrare una significativa battuta d’arresto nel processo di costruzione europea e rafforza l’ipotesi di un Eurogruppo a guida franco-tedesca, con una ulteriore area a 27, prossimamente a 28 con l’ingresso della Croazia, con un vincolo politico più debole, nel cui contesto, il ruolo dell’Italia sarà sempre più marginale.

In effetti il processo di integrazione sconta due errori fondamentali: 1) l’eccessiva fretta di procedere all’allargamento dell’UE alle nuove nazioni dell’Est, nate dal disfacimento del blocco sovietico; 2) il non aver previsto, come condizione essenziale per l’istituzione della moneta unica, la piena autonomia della BCE e, sin dall’inizio, tutti i vincoli necessari alla convergenza delle politiche economiche e di bilancio degli Stati aderenti.

La scelta di aver consentito di procedere sulla strada sbagliata della concorrenza fiscale fra Stati, è risultata contraddittoria con gli obblighi di convergenza e di contenimento dei deficit statali, in assenza peraltro dell’ammortizzatore di una autonoma Banca Centrale con i poteri della FED in America.

Correre ai ripari con la tardiva decisione di imporre oggi una politica economica unitaria, significa affidare alla Germania tale ruolo per l’intera zona Euro ed allontanare la Gran Bretagna, che invece avrebbe potuto avere interesse a trovare elementi d’intesa con il nostro Paese per evitare la guida franco-tedesca dell’UE.

Dall’accordo-disaccordo all’alba di venerdì, forse, emergerà il salvataggio dell’Euro. In tal caso Cameron pagherà cara la sua decisione di non allinearsi.

Se invece la moneta unica dovesse continuare a traballare, il disimpegno britannico, potrebbe preludere ad una progressiva decomposizione del complesso mosaico europeo e dar luogo ad una Europa a due o a tre velocità o, persino, alla rottura dei patti contenuti nei Trattati. In tal caso l’Italia rimarrebbe in mezzo al guado, non potendo avvantaggiarsi, come è stato in questi ultimi anni, dei benefici di una moneta forte e di una conseguente bassa inflazione. Finirebbe, quindi, col fare da vaso di coccio tra quelli di ferro, a causa del proprio grande debito statale, di una spesa pubblica eccessiva e di un sistema produttivo al collasso.

Un simile deprecabile evento troverebbe inoltre il nostro Paese indebolito da ben tre pesantissime manovre nel giro di sei mesi, incentrate, quasi per intero, sul fronte dell’aumento della pressione fiscale e quindi non più ragionevolmente in condizione di chiedere altri sacrifici ai contribuenti, mentre né la BCE, né l’ EFS, (European Fund Stabilization), né l’FMI hanno assunto alcun concreto impegno per una linea di credito di almeno 800 miliardi, tanti quanti ne servirebbero per rispettare l’impegno di rientrare nei parametri di debito pubblico, imposti dal trattato di Maastricht.

Siamo stati accusati di euroscetticismo quando sostenemmo che, alle condizioni subite da Prodi e Ciampi, il nostro ingresso nella moneta unica e con quel tasso di cambio, sarebbe stato un errore. Purtroppo avevamo ragione!

Oggi apprendiamo dal Prof. Paolo Savona, Presidente del Fondo Interbancario di tutela dei depositi, che durante l’estate, nei giorni di massima preoccupazione per l’Euro e per le sorti dell’economia italiana, Tremonti, allora Ministro dell’Economia, aveva fatto studiare una sorta di Piano B, che prevedeva l’uscita dell’Italia dalla Moneta Unica e le relative conseguenze, che si sarebbero potute determinare. Purtroppo tale rischio non è del tutto scongiurato ed avrebbe conseguenze disastrose.

Una così grande incertezza deriva dalla debolezza dei trattati con i quali si è costruita l’attuale UE a 27 e si è arrivati alla creazione della moneta unica. L’errore di fondo è stato quello di subire l’impostazione franco-tedesca di una Europa basata sulle Nazioni e conseguentemente sulle decisioni dei Consigli fra Stati, cui si è accodata la Gran Bretagna, che, per la sua tradizione isolazionista, non ha mai gradito vincoli eccessivi.

Si sarebbe, invece, dovuto puntare su una Europa federale, geograficamente meno estesa, ma a forte caratura politica, come era nel disegno di Altiero Spinelli e nello spirito iniziale di De Gasperi, Adenauer, Schuman, Spaak, Martino e degli altri fondatori. Senza cessione di sovranità in politica estera, di difesa, di ordine pubblico ed in campo economico e monetario, bisognava capire che, di fatto, si sarebbe creata niente più che un’area di libero scambio, con un grande apparato istituzionale e vincoli eccessivamente pesanti per le Nazioni più deboli, ma non si sarebbero mai costituiti gli Stati Uniti d’Europa.

Il risultato è dinnanzi ai nostri occhi. Aver accettato la politica dei piccoli passi, finendo col cedere alle pressioni di banchieri, ragionieri e burocrati e rinunciando al respiro più ampio del disegno dei fondatori, ha prodotto un organismo fragile, con un Parlamento con funzioni solo decorative e che è andato in crisi di fronte alla prima difficoltà. Paradossalmente nel lungo periodo, comunque vada, il prezzo più alto finirà col pagarlo la Germania a causa delle sue incertezze e dei suoi timori, che derivano dal perpetuarsi dello spettro di Waimar.

Speriamo di sbagliarci, ma non siamo affatto ottimisti alla luce degli errori compiuti, che hanno portato l’Europa, prima, ad essere travolta da una crisi finanziaria che non aveva prodotto e, dopo, a non saper trovare la indispensabile unità sulle decisioni per uscirne.

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No Taxation without Representation.

11 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

A proposito del Governo MONTI, del Governo Tecnico e di un Parlamento doi Nominati mi sovviene la famosa massima made in U.S.A, mai attuale come ora:
"No Taxation without Representation".

Nel corso del XVIII secolo l'economia americana raggiunse un livello di ricchezza pari a quello di molte nazioni dell'Europa. Rispetto al vecchio continente non subiva le conseguenze delle guerre europee, grazie all'isolamento dei due Oceani, ed aveva dinnanzi a sé un vasto territorio ricco di risorse naturali e ancora inesplorato. Nella Guerra dei sette anni (1754-64) la Francia perse i suoi possedimenti americani e i coloni inglesi-americani non ebbero più alcun ostacolo al proprio espansionismo territoriale sul continente americano.

L'egemonia inglese sull'Europa

In Europa l'Inghilterra usciva vittoriosa dal confronto con le altre nazioni europee. Il Trattato di Parigi del 1763 sancì la superiorità militare e commerciale dell'impero britannico. I costi delle guerre avevano ridotto al minimo le casse dello Stato e la Corona britannica volse lo sguardo alle proprie colonie per rimpinguarle. Nel 1764 impose alle tredici colonie americane la tassa sulla melassa (Sugar Act) senza tenere conto dell'opinione delle assemblee locali. L'introduzione della tassa alimentò il conflitto d'interesse tra mercanti americani e inglesi. Le proteste dei coloni non impensierirono tuttavia gli inglesi che continuarono imperterriti su questa strada introducendo altre tasse come lo Stamp Act.

La reazione dei coloni contro le tasse

Inizialmente la reazione dei coloni inglesi si limitò a seguire le vie politiche, come la presentazione di una petizione per ribadire i propri diritti e rivendicare la rappresentanza dei propri interessi al Parlamento inglese. Lo slogan "No Taxation without Representation" sintetizza bene gli obiettivi della strategia. Fu utilizzato nel 1775 dalla Virginia per sancire l'illeggittimità delle tasse nelle situazioni in cui era assente la rappresentanza parlamentare dei cittadini. Tra i coloni americani non era diffuso il sentimento indipendentista, pochi volevano rompere definitivamente i rapporto con la Corona inglese. Le loro richieste erano limitate ad ottenere una maggiore autonomia e una maggiore rappresentanza all'interno del vasto impero inglese. La risposta inglese fu perentoria e irremovibile: nel Parlamento inglese erano già rappresentati tutti i soggetti dell'impero inglese, mentre le assemblee locali non avevano alcun potere legislativo o esecutivo di pari importanza a quello centrale. La scarsa apertura inglese contribuì a rafforzare tra i coloni le posizioni più estreme a favore dell'indipendenza americana. Gli americani si divisero in "lealisti" (detti "tories" e fedeli alla Corona) e "indipendentisti", questi ultimi pronti anche a compiere atti di sabotaggio pur di difendere gli interessi americani (es. Boston Tea Party). Si affievolì la corrente degli autonomisti che in gran parte alimentarono le file degli indipendentisti.

E ed è anche il caso, oggi, dell'Italia, se vogliamo. Con Parlamentari NOMINATI, quindi non scelti da noi Cittadini, ma dai signori dei partiti, odem per il Governo Monti, fatto di Tecnici, non scelti da nessuno, e che a nessuno debbono rispondere. Andiamo proprio bene, cornuti e mazziati!

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RIDURRE la SPESA PUBBLICA. INIZIARE la RIVOLUZIONE LIBERALE!

11 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

CONSIGLI SU COME RIDURRE LA SPESA PUBBLICA.

QUALCUNO HA LA MAIL DEL PRESIDENTE del CONSIGLIO Sen. Mario MONTI?

 

Modesti Consigli, non richisesti, su come ridurre la spesa.

Oltre alle proposte di Stella apparse sul Corriere e al suo cavallo di battaglia della vendita del patrimonio pubblico, si possono fare alcune ipotesi di buon senso, almeno a me cosìpare:

Privatizzazione della Rai; oggi ci costa 1.900 milioni (bilancio 2010,http://www.impresaefficace.it/2011/11/02/analisi-di-bilancio-rai-e-mediaset/)

Privatizzazione delle poste e delle ferrovie;

Privatizzazione di Enel e Eni; abbiamo i costi energetici piu’ alti d’Europa, non credo che si vada a peggiorare;

Privatizzazione di Finmeccanica;

Accorpamento dei vari corpi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza;

Trasferimento dei compiti della protezione civile (e taglio del budget) all’esercito, e rientro delle missioni all'estero nonstrettamente indispensabili;

Aumento delle tariffe di concessione alle società di gestione di autostrade e per le frequenze televisive;

Eliminazione dei contributi ai giornali, alle imprese, alle cooperative;

Eliminazione delle agevolazioni fiscali a partiti, coperative, giornali di partito/associazioni;

ICI/IMU anche a carico della Chisesa per gli immobili utilizzati prevalentemnete a fini commericiali;

taglio del 50% dei parlamentari e delle auto blu;

Unificare PRA e Motorizzazione civile: migliore gestione del personale, e meno sprechi di tempo da parte degli utenti;

Semplificazione Amministrativa: AUTOCERTIFICAZIONE, DO YOU REMEMBER?

 

Sulle tasse, invece che continuare ad aggiungere adempimenti alle imprese, costosi e farraginosi e implementare uno stato di controllo estremo, con l presunzione che chi fa impresa è un evasore salvo dimostrazione contraria, la piccola evasione si potrebbe combattere con una tassazione fissa, per chi apre attività con un volume di affari inferiore a 500.000 euro, con un meccanismo simile a quello degli studi di settore; chi ha partita iva paga un tanto al mese con importo determinato a priori dall’agenzia delle entrate e possibilità di concordare importi diversi; nessun controllo, nessun adempimento (salvo pagare), possibilità di pianificare le tasse per le imprese e garanzia che tutte le partite iva e le piccole imprese pagano tasse; su quelle piu’ grandi si paga in base al bilancio, con un controllo periodico da parte dell’agenzia delle entrate e della finanza.

I risparmi cosi’ ottenuti andrebbero a riduzione del debito, i risparmi sugli interessi andrebbero a riduzione delle tasse...

Inutile ricordare, e chiudo, che l’Italia e’ al 51simo posto nella competitivita’ mondiale grazie ad un bassissimo uso dell’innovazione nei processi produttivi e distributivi e l’utilizzo della tecnologia per la semplificazione del modo nel quale le catene del valore funzionano.

Quindi sarebbe bene dare un colpo di acelleratore all'Innovazione, in ogni settore, ad iniziare dalla P.A. e dai rapporti tra di essa e noi Cittadini.

 

UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE, NOI CI CREDIAMO.

LOTTA CON NOI

Unione per le Libertà

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BOSTON TEA PARTY. CORREVA L'ANNO 1773.....!

11 Dicembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #UPL

Boston Tea Party 

Il "Boston Tea Party" fu un atto di protesta dei coloni americani contro le tasse del governo britannico. Accadde giovedì 16 dicembre 1773 nel porto di Boston. Un gruppo di giovani americani appartenenti al gruppo patriottico dei Sons of Liberty si travestì da indiani e armate di asce si imbarcarono a bordo della navi inglesi ancorate nel porto di Boston. Una volta a bordo furono gettate in mare le casse di té trasportate dalle navi.

La protesta contro il Tea Act

Il Tea Party fu un atto di protesta dei coloni americani contro il continuo innalzamento delle tasse inglesi nelle colonie. Dal 1764 il governo inglese del re Giorgio III aveva aumentato le tasse sullo zucchero, sul caffè e sul vino, sulla carta. Le tasse inglesi erano finalizzate a reperire i fondi necessari per finanziare le guerre della Corona e le numerose imprese militari. I coloni americani reagirono alla pressione fiscale boicottando il consumo del tè, che iniziò ad essere acquistato di contrabbando dai mercanti olandesi senza pagare tasse di importazione, causando ingenti perdite al commercio della Compagnia delle Indie. Su pressione di quest'ultima il governo inglese eliminò la tassazione sul té emanando nel 1773 il Tea Act. In tal modo il prezzo del tè inglese venduto in America divenne più conveniente di quello dei contrabbandieri americani-olandesi. La rimozione della tassa sul tè fu interpretata dagli abitanti delle colonie come un tentativo di infierire perdite alle compagnie americane che fino a quel momento trassero profitto dal contrabbando finanziando anche attività di propaganda patriottica. Molti coloni occuparono per protesta il porto, impedendo alle navi inglesi di scaricare le casse di tè.

Cosa causò il Boston Tea Party

Dinnanzi alle rimostranze dei colon, i capitani delle navi inglesi arrivate in porto di Boston decisero di non scaricare il tè inglese e riportarlo in Inghilterra. Il governatore Hutchinson però decise di bloccare il porto di Boston e di vietare alle navi di salpare senza aver scaricato il tè. I coloni risposero alla decisione scaricando in mare le casse di tè.

La dura reazione inglese

Il governo inglese reagì duramente al Tea Party imponendo nuove leggi restrittive e accusando di alto tradimento alcuni cittadini delle colonie americane. Il Tea Party fu considerato da molti come la scintilla della rivoluzione americana. In realtà, l'evento ebbe soltanto un grande impatto mediatico e contribuì, insieme ad altri fatti, all'escalation che condusse alla guerra d'indipendenza americana.

 

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