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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

PER LA NUOVA ITALIA, LIBERALE, LIBERISTA, LIBERTARIA.

28 Luglio 2012 , Scritto da UPL ITALIA Con tag #ITALIA

OSCAR GIANNINO FINALMENTE SCENDE IN CAMPO. E NOI CON LUI PER CAMBIARE L'ITALIA..

ULTIMO TRENO, PRIMA DELLA FINE. SARA' BENE SALIRCI A BORTO.

PER L'ITALIA LIBERALE, LIBERISTA, LIBERTARIA.

 

Cambiare la Politica, Fermare il Declino, Tornare a Crescere

Dobbiamo fermare il declino italiano, di cui la crisi finanziaria è solo un’aggravante

La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 - tranne poche eccezioni individuali - ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente.

Per farlo deve generare mobilità sociale e competizione, rimettendo al centro lavoro, professionalità, libera iniziativa e merito individuale. Affinché l’interesse di chi lavora – o cerca di farlo, come i giovani e tante donne – diventi priorità bisogna smantellare la rete di monopoli e privilegi che paralizzano il paese. I problemi odierni sono gli stessi di vent'anni fa, solo incancreniti: l’inefficienza dell’apparato pubblico e il peso delle tasse che lo finanziano stanno stremando l’Italia. Perdendo lavoro e aziende, migliaia di persone non sono più in grado di produrre e milioni di giovani non lo saranno mai.

Tagliare e rendere più efficiente la spesa, ridurre le tasse su chi produce, abbattere il debito anche attraverso la vendita di proprietà pubbliche, premiare il merito tra i dipendenti pubblici, promuovere liberalizzazioni e concorrenza anche nei servizi e nel sistema formativo, eliminare i conflitti di interesse, liberare e liberalizzare l’informazione, dare prospettive e fiducia agli esclusi attraverso un mercato del lavoro più flessibile ed equo. Sono queste le discriminanti che separano chi vuole conservare l’esistente da chi vuole cambiarlo per far sì che il paese goda i benefici dell’integrazione economica europea e mondiale. Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino.

Per questo motivo auspichiamo la creazione di una nuova forza politica – completamente diversa dalle esistenti – che induca un rinnovamento nei contenuti, nelle persone e nel modo di fare politica. Cittadini, associazioni, corpi intermedi, rappresentanze del lavoro e dell’impresa esprimono disagio e chiedono cambiamento, ma non trovano interlocutori. Ci rivolgiamo a loro per avviare un processo di aggregazione politica libero da personalismi e senza pregiudiziali ideologiche, mirato a fare dell’Italia un paese che prospera e cresce. Invitiamo a un confronto aperto le persone e le organizzazioni interessate, per costruire quel soggetto politico che 151 anni di storia unitaria ci hanno sinora negato e di cui abbiamo urgente bisogno.

Le nostre proposte

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Torino Eventi: "I mille colori della bellezza: cittadini di Cernobyl, cittadini del mondo".

17 Luglio 2012 , Scritto da upl Con tag #ITALIA

SEGNALIAMO UN IMPORTANTE AVENTO CULTURALE, MA NON SOLO, ESSENDO ANCHE DI TESTIMONIANZA, CHE SI TERRA' GIOVEDI' 19.LUGLIO, A TORINO, COME MEGLIO DESCRITTO SOTTO.

L'UNIONE PR LE LIBERTA' INVITA A PARTECIPARE E CONDIVIDERE.

 

Questo giovedì 19 luglio alle ore 19.00 ci sarà un aperitivo culturale "I mille colori della bellezza: cittadini di Cernobyl, cittadini del mondo" che si terrà al ristorante russo "Sibiriaki" di Via Bellezia 8g a Torino.
Obiettivo dell’incontro è sostenere Dubrava, un sanatorio presente in Russia, in zona non contaminata dalle radiazioni di Cernobyl. In questo luogo i bambini russi, residenti in zone contaminate, possono in un solo mese perdere fino al 30% della radioattività presente nel loro corpo.
L'aperitivo ha come finalità la raccolta fondi per il risanamento a distanza di questi bambini, poichè la Federazione Russa non garantisce più il risanamento statale (a differenza della Biellorussia e Ucraina dove c'è molta più sensibilità sulla tematica di Cernobyl ), anzi, ogni anno i fondi per la sanità vanno diminuendo.
La serata sarà inoltre l'occasione per parlare dei diritti dell'infanzia e per riportare l'attenzione sullo Ius Soli, confronto che avevamo già avviato all'incontro "Nuova cittadinanza e qualità dei territori: diritti, culture, solidarietà" che avevamo organizzato presso la nostra sede lo scorso 24 febbraio.
Pensiamo che se vogliamo attivare politiche virtuose come quelle, ad esempio, legate alla riduzione dei rifiuti o ad una mobilità più sostenibile, dobbiamo anche creare le condizioni perché chi vive nei territori si senta appieno cittadino partecipe e responsabile. Una di queste condizioni è il riconoscimento della cittadinanza ai circa 4 milioni di stranieri (più del 7% della popolazione) che nel nostro Paese vivono, lavorano e contribuiscono fiscalmente e culturalmente al benessere delle nostre comunità. In particolare di questi, circa un milione sono minorenni, di cui più del 70% nati in Italia, che vivono la contraddizione di frequentare le nostre scuole, che sono i luoghi sociali di formazione alla cittadinanza per eccellenza e non hanno di fatto gli stessi diritti di cittadinanza dei propri compagni.
A tal proposito Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta lancerà l’appello a tutti i comuni piemontesi e valdostani affinchè venga riconosciuta la cittadinanza onoraria a tutti i bambini nati in italia da genitori stranieri, in attesa che questo diritto venga riconosciuto dallo Stato così come richiesto dalla proposta di legge sullo Ius Soli. Sappiamo benissimo che questa non è altro che un’azione simbolica, ma crediamo che sia importante dare questo segnale.
Inoltre per tutta la serata rimarrà allestita una mostra di disegni di bambini russi dal titolo "Io disegno il mio mondo e ve lo regalo", da cui l'idea del nome dell'aperitivo "I mille colori della bellezza", poichè questi bambini, nonostante la situazione in cui si trovano, custodiscono dentro di loro questo senso di "bello", trasmesso ampiamente attraverso i colori dei loro disegni.
Per approfondimenti: http://lerussiedicernobyl.blogspot.it/

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LEGALIZE ITALY

16 Luglio 2012 , Scritto da UpL Italia-MLA Torino Con tag #ITALIA

Tratto da LIBERTIAMO. (La Titolazione del post è nostra). Un articolo che codividiamo e che invitiamo a digffondere.

 

Il proibizionismo? Il miglior regalo che si possa fare alle mafie

- “Il proibire una moltitudine di azioni indifferenti non è prevenire i delitti che ne possono nascere, ma è un crearne dei nuovi”.

Lo scriveva, già nel lontano 1763, all’interno dell’opera magna “Dei Delitti e delle pene”, il liberale Cesare Beccaria, artefice e fondatore della moderna concezione del diritto penale.

Sembrano non essersene ancora persuasi, però, nonostante siano trascorsi oltre due secoli dalla morte dell’illuminato giurista ed economista milanese, gli sprovveduti spacciatori di comizi e di promesse elettorali che governano da oltre un sessantennio le sorti di una Repubblica fondata sulla proibizione e sull’ipocrisia, nella quale si ritiene ancora lecito ed addirittura “doveroso” ingabbiare nel ghetto dell’antigiuridicità condotte pacificamente accettate dalla “maggioranza silenziosa” dei consociati e privatamente (ma clandestinamente) praticate da un numero rilevante degli stessi. 

Nei giorni scorsi l’ UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha pubblicato il World Drug Report 2012, regalando al Bel Paese, strenuo avamposto delle politiche proibizioniste,  un paradossale primato:nonostante i divieti di legge (e con buona pace dei proclami propagandistici dell’ex Ministro Giovanardi), l’Italia detiene il record  di consumo di cannabis tra gli stati occidentali.  Il 14,6% degli italiani, infatti, stando ai dati della prestigiosa agenzia delle Nazioni Unite, nel corso del 2011 ha consumato almeno una volta una sostanza cannabinoide.

Se ne evince che evidentemente, nell’italico approccio alla lotta alle droghe, qualcosa non quadra: il “business degli stupefacenti”, neppure scalfito da decenni di proibizionismo e dall’inasprimento sanzionatorio  introdotto dalla legge 49/2006, è più vivo e prospero che mai, ma soprattutto è più vivo e prospero che in qualsiasi altra nazione dell’Occidente. Sulla scorta di tali clamorose statistiche, allora, è legittimo chiedersi: che senso ha avuto e continua ad avere  la logica della proibizione se il consumo delle sostanze “bandite” dall’ordinamento riesce,  nonostante le aspre previsioni di legge, ad avere una così ampia diffusione tra i consociati? Chi beneficia di politiche talmente ipocrite, anacronistiche e fallimentari?

Di certo non la collettività, di certo non i singoli individui, minati nella sicurezza e nella libertà da una normativa che non solo si è rivelata improduttiva di risultati, ma persino deleteria ed estremamente gradita alle Mafie.

Con il proprio “tacito assenso”, infatti, lo Stato consente alle pericolose organizzazioni criminali disseminate sul territorio nazionale, monopoliste indiscusse di un mercato nel quale non esistono né garanzie sulla qualità dei prodotti  né concorrenza, di incassare ogni anno decine di miliardi di euro dalla vendita di droghe pesanti e leggere: capitali che vanno a finanziare attività violente e cruente, che paralizzano l’economia di vaste aree del nostro Paese, privando gli individui della libertà di investire, di produrre, di competere.

Paradossalmente l’autorità statale, nel dichiarare enfaticamente (quanto in maniera ipocrita) guerra ai consumatori di stupefacenti, rappresenta allora il principale complice, alleato e spalleggiatore dei Signori della droga, unici beneficiari di un proibizionismo inefficace e deleterio. Si criminalizzano i vizi, insomma, e si viziano ed ingrassano i criminali.

Come magistralmente esposto dal compianto Premio Nobel per l’Economia Milton Friedman in uno storico articolo del 1 maggio 1972 pubblicato su Newsweek – tradotto in lingua italiana da Antonio Grippo - lo Stato in primo luogo non ha alcun diritto di usare la propria macchina organizzativa per impedire che una persona possa diventare tossicodipendente. Nell’affermare ciò, Friedman ha riproposto considerazioni già esposte da John Stuart Mill , fondate sull’idea per la quale il benessere di un individuo, sia fisico che morale, non può essere motivo legittimo di un intervento da parte della collettività contro la volontà del diretto interessato. “Nessuno -  ci ha insegnato Stuart Mill - può essere costretto dalla legge a fare o a non fare qualcosa perchè ciò è meglio per lui”.

Ma, a prescindere da qualsiasi opinabile considerazione di natura ideologica, Milton Friedman  ha avuto il merito di urlare a gran voce che “per fortuna non abbiamo bisogno di risolvere l’aspetto etico, per essere d’accordo su una politica. Il proibizionismo è un tentativo di soluzione che rende le cose peggiori sia per il tossicodipendente sia per noi”. La necessità di rivolgersi ad un mercato che prospera nell’illegalità, che applica prezzi elevatissimi e fornisce prodotti dalla qualità incerta, costringe infatti moltissimi tossicodipendenti a diventare essi stessi criminali, spingendoli a delinquere pur di ottenere dosi di sostanze delle quali non possono fare a meno: il proibizionismo, pertanto, lungi dal ridurre il numero dei crimini, lo moltiplica a dismisura, senza riuscire a svolgere alcuna funzione preventiva né dissuasiva.

I dati relativi snocciolati dal Drug Report  2012, nel descrivere il Bel Paese come la patria del consumo di droghe leggere, confermano pienamente la previsione di Friedman: la logica proibizionistica non solo ha determinato un notevole incremento del numero di consumatori di sostanze stupefacenti, ma ha fatto lievitare anche il numero dei crimini. Oltre un detenuto su quattro nelle carceri italiane, infatti, è tossicodipendente ed è stato spinto o “costretto” a delinquere dalla necessità di soddisfare la propria dipendenza da sostanze stupefacenti. Negli ultimi 5 anni, inoltre, il numero dei detenuti per violazione della legge sulla droga è quasi raddoppiato: si è passati da 15 mila detenuti nel 2006 a  28 mila del 2011.

Il proibizionismo, pertanto, ci costringe a pagare le costose e sanguinose conseguenze sociali di migliaia di crimini che l’ordinamento, se solo si sforzasse di usare la strategia della tolleranza e della legalizzazione in luogo della sterile arma dell’asprezza sanzionatoria, avrebbe il potere ed il dovere di scongiurare.

Parafrasando ancora Cesare Beccaria, esempio di un liberalismo colto ed ancora attuale, tali crimini potrebbero essere ricondotti nella calzante espressione “Delitti delle male leggi”, originati non da condotte realmente delittuose, ma da una pessima, incerta, impopolare ed antipopolare legislazione.

Volete – concludeva il liberale milanese – prevenire  i delitti? Fate che i lumi accompagnino la libertà”. L’esatto opposto della proibizione, letale droga e comodo rifugio dei cattivi governanti.

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L'ORA della RIVOLUZIONE LIBERALE.

14 Luglio 2012 , Scritto da UPL GALPAL Con tag #ITALIA

Sono questi giorni importanti per la politica prossima ventura del nostro paese. Dall'annuncio della nuova discesa in campo di Silvio BERLUSCONI (ma c'era davvero la necessità di farlo?), ad iniziative nell'alveo della Destra (ITACA) e in area LIBERALE possibile discesa in campo di Oscr GIANNINO, assieme a SEDIZIONE LIBERALE, che si è riunita lo scorso sabato a Firenze, per la prima convegno di Area, l'ucita di Giogio DTRAQUADAGNO, già radicale, padaran Berlusconiono, ora deluso, liberale e convinto sostenitore del Meno Stato. meno Fisco, più individuo, più libertà, che lascia il pdl per il gruppo misto, alla Costituente Liberale del Sen. MUSSO, lanciata un paio di settimane, fa, a Italia Futura, anch'esssa ormai alla prov del nove, del consenzo elettorale, alla riunionedegli amici di Convergenta Liberale, alla quale hanno aderito a oggi 11 Movimenti e Associazioni di area Liberale, che si incontreranno per la prima volta a Roma il 20/7 presso il Circolo Cavour.

E se, come sul dirsi, son rose fioriranno. Non ci resta che seguire con la massima attenzione tutto questo rinnovato desiderio Liberale di tornare ad essere protagonisti. Nella speranza che tutte queste iniziative, con l'unico comune denominatore  "LIBERALE", possano trovare una sintesi un un unico grande Movimento Liberale, di massa, quello che l'Italia, purtroppo, non ha mai avuto. Cambiare si può, cnabiare si deve.

E che la RIVOLUZIONE LIBERALE, abbia finamente inizio. FATTI, NON PAROLE!

 

.........RASSEGNA........ LIBERALI    ALLA....RISCOSSA......

Oscar Giannino chiama alla “Sedizione Liberale”, attesa per il movimento per meno Stato e meno tasse

13-07-2012 / POLITICA / IACOPO LAZZARESCHI CERVELLI

FIRENZE, 13 luglio - “Venerdì 13” non è solo il titolo di una fortunata serie di film horror americani ma anche la data in cui Silvio Berlusconi ha deciso di comunicare ufficialmente all’orbe terraqueo la sua nuova discesa in campo per concorrere alle prossime elezioni politiche con un soggetto politico rinnovato.

La notizia, data in anteprima dal Corriere della Sera nel pomeriggio dell’11 luglio, ha fatto rompere gli indugi a Oscar Giannino che dai microfoni di Radio24 ha lanciato agli italiani un appello a reagire (leggi il testo completo) annunciando per i prossimi giorni la nascita dal basso di una piattaforma politica liberale.

Giannino non rilascia per ora ulteriori dichiarazioni ma basta approfondire un po’ la ricerca su internet per trovare le tracce del nuovo movimento che si chiama “Sedizione Liberale”, ha già un suo sito web-manifesto ed ha tenuto una prima convention il 7 luglio scorso a Firenze con la partecipazione oltre che del popolare economista torinese anche di Marco Taradash, Cinzia CaporaleDavide GiacaloneArturo DiaconaleFabrizio RondolinoAlberto MingardiMario Sechi, e l’adesione di Paolo AmatoGuido Crosetto Piergiorgio Straquadanio. Attendiamo dunque di sapere se il movimento di cui parlava Giannino coincide con “Sedizione Liberale” o se bollle qualcos’altro in pentola.

LEGGI ANCHE: Oscar Giannino annuncia un nuovo soggetto politico liberale: "Reagire dopo la nuova discesa in campo di Berlusconi

LEGGI ANCHE: Il manifesto di “Sedizione Liberale”

.....L'inventore del "Predellino on line" accusa Tremonti e Berlusconi di essere responsabili della mancata rivoluzione liberale: "L'ultimo atto del loro governo sono  stati 70 miliardi di nuove tasse"

Giorgio Stracquadanio getta la spugna: lascia il gruppo del Pdl alla Camera e passa nel misto. La sua è una decisione senza ripesamenti e piena di rimpianti. Neanche la notizia che il Cavaliere torni in campo lo fa desistere: "Berlusconi è al tramonto e la sua ricanditatura è la conferma che il Pdl non estite", tuona il deputato.

In una intervista al Corriere della Sera, l'ex radicale che ha "servito" Berlusconi fin dalla prima ora spiega che il Pdl "ha tradito quel mondo di produttori che voleva meno Stato, meno spesa pubblica e più mercato". Invece, continua Stracquadanio, "l'ultimo atto del governo Berlusconi sono stati 70 miliardi di nuove tasse". Con la decisione di candidarsi a premier, Stracquadanio, si aspettava che Berlusconi usasse la sua forza per dar vita a un progetto liberale, invece "tutto resta in continuità con il passato". Per questo l'inventore del "Predellino" on line ha scritto al Cavaliere e al capogruppo Cicchitto per spiegare la sua scelta. "Mi metto a disposizione di un progetto liberista e libertario, che difenda il blocco sociale rimasto deluso dal Pdl". 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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STATO ETICO E STATO LIBERALE.

11 Luglio 2012 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

Ho letto con interesse un bell'articolo apparso sul giornale Online "La Critica" a firma Gabriele Manzo, finalmente qualcuno che parla con cognizione di causa e in mnodo assolutamente comprensibile della differenza tra Stato etico e Stato Liberale. Lo incollo con piacere...., buona lettura, fatene tesoro, fatelo girare!

 .......

Perché paghiamo le tasse? Paghiamo le tasse perché esse sono imposte; cioè perché lo stato, monopolista della violenza, ha il potere di costringerci a pagarle, commisurandoci sanzioni nel momento in cui non lo facciamo.

Esistono due visioni possibili in merito a questo tema: la prima è quella dello stato etico, la seconda quella dello stato liberale. Secondo la prima visione, la totalità dei cittadini va considerata come una gigantesca famiglia, dove i più ricchi si privano delle risorse in eccesso per trasferirle presso i più deboli; lo stato tassa di più i più ricchi (progressività delle imposte), e utilizza queste risorse al fine di realizzare il bene pubblico.

Esso è l’unico in grado di fare questo perché su un piano diverso, superiore all’egoismo ed alla visione limitata e parziale dei singoli; che se godessero interamente delle loro risorse le utilizzerebbero solo a fini personali; dal momento che il mercato produce disuguaglianza e iniquità, lo stato deve operare dei correttivi, garantendo che anche i perdenti nel gioco del mercato possano vivere una vivere dignitosamente.

 

Da un punto di vista liberale, invece, le tasse, considerate nel loro complesso, sono il corrispettivo dei beni e dei servizi che lo stato ci fornisce; ovviamente non è possibile che ci sia reciprocità diretta e immediatamente visibile tra spesa e servizi di cui godiamo; ma se, seguendo De Viti de Marco , concepiamo il totale di tutte le imposte pagate ogni anno come una sorta di abbonamento a tali servizi, il concetto inizia ad avvicinarsi un attimo di più al reale. Rimane il punto sulla coercitività delle imposte; questa sussiste perché l’uomo, naturalmente tenderebbe a ingannare, agendo da free rider, usufruendo dei servizi ma non pagandoli nel momento in cui non venisse obbligato a farlo. Per questo le imposte sono “imposte”.

Anche ad un primo sguardo appare chiaro che non viviamo in uno stato liberale. Basta dare una rapida letta ai punti della costituzione italiana dove sono trattati i temi economici; leggiamo l’art 41, comma 3: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Lo stato ha come compito quello di correggere i comportamenti degli imprenditori (socialmente sconvenienti), in modo tale da rendere il loro comportamento coerente con una finalità sociale, cioè di carattere generale. Egli sarà così obbligato ad agire non in vista del proprio profitto, ma in vista del benessere generale.

 

Andiamo avanti; data questa impostazione, lo stato si è sentito in diritto di invadere sempre più massicciamente la vita dei cittadini; la storia del 900′ è quello di uno stato che entra sempre di più nella vita dei cittadini, assumendo una fisionomia sempre più etica; lasciati liberi di operare, lasciati liberi di decidere da sé cosa fare, i cittadini privati andrebbero rapidamente alla deriva; precipiterebbero nell’anarchia più totale. Dovrà pensare lo stato a limitare il raggio di azione del privato, in modo che esso possa perseguire il suo reale bene, che non sarà quel che egli ritiene autonomamente, bensì quello che lo stato gli indica; dovrà agire in vista del benessere generale. Ma che cosa è questo benessere generale? Quello che lo stato indica come tale.

Lo stato italiano non riconosce al cittadino il diritto di perseguire la propria felicità (mentre lo fa ad esempio la costituzione degli Stati Uniti d’America); non gli riconosce sopratutto di stabilire e perseguire cosa è meglio per sé.

 

Uno stato etico è quello in cui il singolo è considerato un bamboccio non in grado di pensare a se stesso, tale che il babbo-stato debba pensare a lui e per lui; uno stato etico è quello che decide cosa è bene e cosa è male, che stabilisce cosa è giusto e sbagliato,che decide cosa va fatto e cosa non va fatto. E’ quello che stabilisce che fumare e bere sono attività sbagliate; e quindi le tassa di più del normale per disincentivarne il consumo. Lo stato italiano è quello che decide che la droga è sbagliata, e quindi va messa fuori legge. Lo stato italiano è quello che stabilisce che la prostituzione è sbagliata, e va perseguita e sanzionata. Ma la lista è lunga.

 

Lo stato etico è tale perché non si limita a creare le condizioni per una convivenza pacifica e organizzata, o a provvedere per una rete di solidarietà fuori dal meccanismo di mercato: uno stato così concepito è tale che non si pone su uno stato di parità con i cittadini (sulla base di un patto, immaginario quanto vi pare), ma dice: io sono lo stato, tu sei suddito; lascia fare a me, ci penso io; tu non sei in grado, io lo faccio molto meglio di te.

Nascono così i giganteschi progetti di welfare; quelli che, per dirla alla Lord Beveridge “devono assistere una persona dalla culla alla tomba”; nasce la previdenza pubblica, ad esempio, sulla base dell’idea secondo cui un individuo, se non fosse obbligato a metter soldi da parte, sarebbe così stolto da bruciarsi tutto ora e tutto subito, non essendo in grado di preoccuparsi del futuro in cui non lavorerà più.

Non solo stabilisce l’obbligo di versare contributi a fini previdenziali, ma ne stabilisce anche la destinazione, non lasciando il privato libero di scegliere di allocare in modo più vantaggioso, scegliendo sul mercato, questa sua parte di reddito.

Bene. Io disprezzo  in tutto e per tutto una mentalità simile; io, ma neanche voi, non abbiamo votato né scelto in alcuna maniera uno stato di questo tipo, che trovo non solo rivoltante, ma moralmente distruttivo per un individuo; che col passare del tempo non si ritiene più in grado di fare scelte, di badare e pensare a sé e per sé.

 

Tempo addietro,  il (fu) ministro Padoa Schioppa, se la prese con i bamboccioni italiani. Bene. Io credo che la causa principale sia da ritrovarsi in questo tipo di mentalità, inculcata, inoculata in ogni modo fin da quando si è piccoli, per mezzo delle scuole, alle persone; una mentalità simile crea una marea di bamboccioni, è evidente, controllabili e amministrabili (perdipiù) con facilità irrisoria; che per ogni esigenza si alzano in piedi e urlano: perché tu stato non badi a me, e non risolvi i miei problemi? una marea di imbecilli senza se e senza ma; che delegano tutto, e non si ritengono più in grado di fare nulla.

 

Prima di abbattere le tasse, prima di ridurre la spesa, prima di far diminuire il debito pubblico; prima anche di far ripartire la crescita economica, questo stato si cambia debellando dalle fondamenta questa mentalità; che è incompatibile con qualsivoglia idea di dignità umana. Ritorniamo al sapere aude di kantiana memoria.

Riappropriamoci della capacità di pensare, di scegliere, di stabilire cosa è meglio per noi e per chi ci sta a cuore (il tutto in un quadro condiviso di regole, e punendo chi danneggi e persegua il male degli altri).

Dobbiamo riaffermare in maniera netta e decisa che ogni, e dico ogni individuo maggiorenne e sano di mente, è il miglior giudice di sé; e sta a lui decidere cosa è bene e cosa è male, sta a lui di stabilire cosa diavolo fare del tempo di cui la sorte ci ha omaggiato.

A qualcuno sembrerò drastico, lo so, ma deve essere ammesso e lecito anche l’autolesionismo, e financo il suicidio; tutto quel che non è espressamente proibito deve essere lecito; nessuno deve poter interferire con le mie (nostre, vostre) scelte di vita, tanto meno lo stato.

 

Basta con lo stato etico: viva la libertà!

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IMU: INCOSTITUZIONALE?

7 Luglio 2012 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Imu incostituzionale, domani parte 
la pioggia di ricorsi ai Comuni

Sarà presentato il testo del ricorso elaborato da una costituzionalista per il movimento antitasse Tea Party Italia. L'idea è di contestare l'imposta agli Enti locali, chiedendo il rimborso e poi sostenendo le proprie ragioni davanti alla Commissione tributaria. Senza rischiare sanzioni

Nicolò Petrali 

Il logo Tea Party ItaliaIl logo Tea Party Italia

 

LA SPEZIA – In arrivo la bozza di ricorso contro lImu, l’imposta municipale unica. Lo presenterà domani a La Spezia l’avvocato Laura Cavandoli, docente di Istituzioni di Diritto Privato dell’Università degli studi di Parma, durante un incontro promosso dal movimento antitasse Tea Party Italia. E già domenicailVostro lo metterà a disposizione dei suoi lettori in modo che, chiunque lo riterrà opportuno, possa presentare richiesta di rimborso al proprio Comune avvalendosi di un documento redatto da un esperto. Il tutto, è bene precisarlo, senza correre il rischio di dover pagare qualcosa di tasca propria tra sanzioni o assistenza legale.

 

IL RICORSO  Due importanti premesse. Innanzitutto – come tiene a precisare la dottoressa Cavandoli – siccome una richiesta di rimborso si va ad inquadrare in un’ottica soggettiva, il ricorso così come sarà presentato non può bastare da solo, ma dovrà poi essere integrato con qualche valutazione di tipo personale. Inoltre, il ricorso non è per tutti: il parere dellesperto è che liniziativa sia consigliabile solamente per chi abbia tempo e voglia di imbarcarsi in una battaglia di principio con il proprio Comune. Già, perché secondo Cavandoli è inutile non pagare l’imposta ed intraprendere una guerra persa in partenza contro lo Stato ed Equitalia andando incontro a penali e sanzioni, ma è molto più efficace presentare richiesta di rimborso allente che ha riscosso la tassa, cioè il proprio Comune. E, una volta ottenuta l’istanza di rigetto da parte di quest’ultimo, presentarsi in Commissione tributaria chiedendo al giudice di accogliere la richiesta.

 

INCOSTITUZIONALITA’ DELL’IMU - L’Imu, infatti, presenta diversi aspetti di presunta incostituzionalità di cui ilVostro aveva parlato nel primo articolo del primo numero (leggi qui). E il ricorso in questione si basa proprio su uno di quelli: l’articolo 4 della legge 44 dell’aprile 2012. Secondo questa norma, lo Stato si riserva la possibilità di modificare l’aliquota Imu entro il prossimo dicembre. E per fare ciò – dice sempre il testo della legge – occorre un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Ciò, però, sembra in palese contrasto con l’articolo 23 della Costituzione che recita: Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. Insomma, secondo la nostra Carta costituzionale, un semplice decreto non basta. Per modificare l’aliquota serve una vera e propria legge ordinaria. Inoltre l’Imu viola palesemente lo Statuto dei contribuenti che secondo qualcuno si rifà proprio all’articolo 23 della Costituzione, ma anche qualora non fosse così, si avrebbe comunque un contrasto tra normative dello stesso rango. E la domanda nasce spontanea: perché esiste lo Statuto dei contribuenti se può essere facilmente violato secondo le convenienze di chi ci governa?

 

SPERANZE DI SUCCESSO  Secondo la giurista, le probabilità che un giudice trovi il ricorso non privo di fondamento e sia disposto a portarlo fino in Corte costituzionale non sono alte. «Mi è capitato spesso – ha spiegato Cavandoli – di parlare di ricorsi su altri temi, per esempio il canone Rai, con alcuni amici giudici e che questi fossero d’accordo con il testo. Poi però, nessuno di loro aveva il coraggio di metterci la faccia e di combattere per ciò che riteneva giusto. Inoltre anche qualora si riuscisse a trovare un giudice coraggioso, si deve comunque tenere in considerazione che parte della stessa Corte costituzionale è di nomina politica». È quindi complicato immaginare che il ricorso possa trovare facile accoglimento. Ma è una battaglia che vale la pena combattere, pensano quelli del Tea Party.

<www.ilvostro.it>

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CIAO SERGIO!

4 Luglio 2012 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

POCHE ORA FA, UN'ALTRO GRANDE "LIBERALE" SE NE E' ANDATO. UNO DEI GRANDI DESINER DELL'ITALIA, IL "SARTO DELLE MACCHINE" POTREMMO ANCHE DEFINISRLO, E' STATO ANCHE POLITICO, LIBERALE, EUROPARLAMENTARE PER IL PLI, NEI TEMPI CHE FURONO...GLORIOSI.

CI PIACE RICORDARLO CON UN ARTICOLO PUBBLICATO OGGI SU Q.N.

CIAO SERGIO, RIPOSA IN PACE. E, DA LASSU', SE TI ANDRA', VEGLIA SU DI NOI!

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Addio a Sergio Pininfarina
Vestiva le auto di eleganza
 
Viviana Ponchia
IL SARTO che usava le auto come modelle. L’uomo che ha vestito la Ferrari. Artigiano e artista, geniale per unanime acclamazione, illuminato presidente degli industriali, politico suo malgrado al parlamento europeo e nel ruolo voluto da Ciampi di senatore a vita. È stato un simbolo, come Gianni Agnelli, come ...
 
Viviana Ponchia
IL SARTO che usava le auto come modelle. L’uomo che ha vestito la Ferrari. Artigiano e artista, geniale per unanime acclamazione, illuminato presidente degli industriali, politico suo malgrado al parlamento europeo e nel ruolo voluto da Ciampi di senatore a vita. È stato un simbolo, come Gianni Agnelli, come Henry Ford. Con Sergio Pininfarina, morto la notte scorsa a 86 anni nella sua Torino, se ne va un altro pezzo della grande storia imprenditoriale italiana. Al suo capezzale c’erano la moglie Giorgia e i figli Lorenza e Paolo. A loro piace immaginare che a traghettarlo verso l’ultima avventura sia stato Andrea, il figlio perduto in un incidente in scooter quattro anni fa. 

DOPO quella tragedia niente era rimasto lo stesso. A Sergio era toccata la più dura delle prove condivisa da altri patriarchi piemontesi: l’Avvocato annichilito dalla perdita di Edoardo, suo fratello Umberto da quella di Giovanni Alberto, Michele Ferrero da quella di Pietro. 
L’imprenditore che con Bertone e Giugiaro ha scritto la storia del design automobilistico era nato a Torino l’8 settembre 1926. Semplicemente un Farina prima che nel 1961 venisse appiccicato al cognome, su proposta del ministro Guardasigilli in considerazione delle alte benemerenze sociali, il leggendario nickname del padre, quel Battista «Pinin» che per primo aveva inteso fare della carrozzeria un’industria costruendo fino a otto macchine al giorno nello stabilimento di corso Trapani. Disegno rivoluzionario, un assaggio di futuro. 

SERGIO aveva ereditato il gusto di reinventare il rapporto con gli oggetti: macchine ma anche treni, poltrone, radio, rasoi, caschi, sedie, caffettiere, pensiline fotovoltaiche, fino alla torcia delle Olimpiadi di Torino 2006. La differenza la fanno solo le emozioni, diceva. Diceva che un’auto emoziona più di un frigorifero perché ha il vantaggio di avere un fuori e un dentro. Il filo rosso è l’aerodinamica, applicata con ingegnosità su un’Alfa Giulietta Spider o un trolley, e non a caso è proprio la Pininfarina a inaugurare nel 1972 a Torino la prima Galleria del vento italiana. «Sergio è stato fondamentale nella storia e nel successo della Ferrari», ricorda oggi Luca di Montezemolo, sottolineandone anche la competenza e la lealtà come presidente di Confindustria. Il nostro più bel made in Italy, il visionario che ha messo i sogni su strada. «Gli automobilisti non sapevano quello che volevano finchè lui non glielo faceva vedere», sintetizza Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci. Giorgetto Giugiaro perde «un amico, una persona squisita». Emma Marcegaglia piange «la scomparsa di una delle figure più illustri del capitalismo familiare del nostro paese, un uomo di grande rigore morale e passione civile». 
Nato con l’auto nel cuore, laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino nel 1950, il cavaliere del Lavoro Sergio Pininfarina era diventato la colonna portante di un gruppo industriale con sedi in Italia, Germania, Francia, Svezia e Marocco. Circa 2.500 dipendenti, un valore della produzione di 780 milioni di euro e una capacità di produzione annua di 70mila vetture. 

DA TEMPO malato, era presidente onorario del gruppo dopo averne preso il timone dal padre nel 1961, gli anni della sperimentazione e della collaborazione con altri colossi. È lui a gestire il processo di industrializzazione, il trasloco nel 1967 degli stabilimenti a Grugliasco, la nascita dei capolavori come la Giulietta Spider o la Duetto, la Lancia Flaminia e la Flavia coupé, la Dino 246 e la Dino Spider. Dopo la quotazione in Borsa nell’86 la storia continua con la Ferrari Testarossa e con gli accordi con Daewoo, Cadillac, Bentley e Mitsubishi. Il resto è design allo stato puro. Andrea non c’è più, Sergio è già altrove. Oggi e domani la camera ardente nello stabilimento di Cambiano, venerdì i funerali a Torino nella Chiesa dei Santi Angeli Custodi.
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