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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

ITALIA: LA SOVRANITA' APPARTIENE A EQUITALIA"!

27 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tratto da FRONT-PAGE.

 C’è uno spettro che si aggira per i tribunali fallimentari d’Italia: lo spettro di Equitalia. L’agenzia di riscossione contrattualizzata dallo Stato per incassare i tributi non versati dai titolari della sovranità statuale. Di questa peculiarità istituzional-democratica, tuttavia, Equitalia poco si cura. La sua mission, d’altronde, è cristallina: far manbassa di tributi non versati, sovente da aziende in crisi, a corto di liquidità che le tasse le pagherebbero pure nei tempi tassativamente imposti dallo Stato, se solo quella sottrazione forzosa di risorse potenziali non implicasse la necessità di licenziare un dipendente o, prima cassargli lo stipendio e poi licenziarlo.

A volte, i tributi (nella loro fantasiosa poli-bestialità) si riesce a versarli, in ritardo, magari quando un cliente finalmente paga. Il ritardo però fa scattare la penale – a tassi usurai – che fa lievitare il debito con lo Stato – rapidamente ma costantemente – come l’impasto per la pizza. Di penale in penale finisce insomma che tu impresa, la tua posizione con lo Stato non arrivi matematicamente a poterla regolare più. E allora che fa lo Stato, attraverso il suo braccio armato esattoriale? Ti confisca i beni e i mezzi di produzione, quelli grazie ai quali la tua azienda produce. Senza mezzi – va da sé – l’azienda non produce più: né ricchezza, né stipendi, né gettito da versare allo Stato medesimo. Alla fine cioè l’azienda fallisce. Lo Stato – quel genio – a quel punto si prenderà il prendibile – chessò il capannone, i computer – lasciando dietro di sé il deserto.

Ora, è evidente che c’è un problema, e che il problema non risiede solo nel metodo Equitalia quanto nella filosofia esattoriale che ne soggiace la mission, ovvero il sovvertimento delle regole che sovrintendono il patto di cittadinanza.

Diciamo che avremmo dovuto capirlo subito che nel fisco italiano c’è sempre stato un che di vessatoriamente totalitario: il fatto che nessun contribuente sia messo nelle condizioni di compilare una dichiarazione dei redditi, ad esempio. Il fatto quindi che i propri doveri di cittadinanza – pagare le tasse – non possano essere onorati se non gravandosi di un costo coatto di mediazione – il commercialista-interprete o il sostituto d’imposta. Il fatto di essere completamente disarmati dinanzi alle intimidazioni perentorie del fisco: parlano una lingua aliena, quelli. Ti trattano come un criminale e devi stare attento a cosa dici perché se ingenuamente dici qualcosa di fiscalmente sensibile l’agenzia delle entrate può usarla contro di te.

Ma dico: avete mai letto le missive intimidatorie della Rai? Gli dici: bella, io la tele non ce l’ho. E gli dici pure: dimostrami il contrario. Quella no che non ha prove, perché tu la tele non ce l’hai davvero. Però di manda un’altra lettera in cui ti chiede di auto-certificare il non possesso di alcun apparecchio adeguato alla ricezione multimediale. Cioè pure un telefono. E  tu ovvio che non la puoi fare quell’auto-certificazione, perché il telefono ce l’hai, e c’hai pure un computer. E allora? Ma il canone accidenti non era una tassa di possesso (di una Tv): com’è che adesso è diventata un’imposta di consumo… e il tutto a mia insaputa?

 

Le tasse, prima ancora che un problema di quantità, sono una questione di sovranità. Chi è qui il sovrano? Ecco, signori, ripartiamo da qui.

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