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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL
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TREMONTI, DIMINUIRE LE TASSE? C0ME NO, DI CORSA.....!

17 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Da: camelot destra ideale

Tremonti vuole ridurre le tasse? Come no! Con gli studi di settore le ha aumentate del 18% agli artigiani!

Questione fiscale, questione essenziale: a tal punto, che per ben tre anni, lor signori della maggioranza hanno fatto finta ch’essa non esistesse. Furbi. Questione fiscale, questione essenziale: a tal punto, che lor signori della maggioranza, dopo aver rimediato sberle, negli ultimi quindici giorni, a destra e a manca e proprio per averla lungamente ignorata, hanno finalmente deciso di affrontarla. Peccato abbiano scelto di farlo nel peggiore dei modi: ovvero seguitando a prendere per il culo gli italiani. Vediamo perché. Innanzitutto, il socialista di Dio, Julius Evola Tremonti, nel giro di una settimana ha presentato ai connazionali ben due proposte di riforma fiscale; e, ciò che è peggio, l’una profondamente diversa dall’altra: a riprova del fatto che, evidentemente, il succitato Gran Fallocefalo sia stato preso alla sprovvista; che, fino al giorno prima, non avesse alcuna intenzione di muoversi per ridurre il carico fiscale (ma va’!); e che quindi abbia dovuto, in fretta e furia, inventarsi qualcosa pur di assecondare il Satiro di Arcore ed il Buzzurro di Pontida e conservare, così, la poltrona di Quintino Sella. L’unica cosa che gli stia a cuore, naturalmente. La prima proposta è stata presentata dal suo Portavoce Ufficiale: Oscar Giannino. Il quale, pur essendo un liberista convinto, ha un’incomprensibile, e del tutto irrazionale, infatuazione intellettuale per il summenzionato anti-liberista; che ricambia concedendogli, in anteprima, talune informazioni. Sicché, l’ex Dirigente nazionale del Partito Repubblicano Italiano – uno dei sei soggetti politici che hanno portato il nostro debito pubblico ad essere il terzo al mondo ed il primo in Europa; mai dimenticarlo! -, giusto una settimana fa, prima con un servizio televisivo realizzato per Porta a Porta, e poi – il giorno successivo – con un articolo redatto per Panorama, ci ha presentato ed annunciato la Buona Novella. Ovvero la prima Gran Minchiata Fiscale partorita dalla mente – se così si può definire – dell’avvocato tributarista di Sondrio. Eccola descritta in pillole. Riduzione di tre punti percentuali, dal 23 al 20%, dell’aliquota riguardante i redditi fino a 15.000 euro. Valore dell’operazione: all’incirca 13,7 miliardi. Dove trovare la copertura finanziaria? Presto detto. Agendo sull’Iva: portandone l’aliquota generale dal 20 al 21%, e quella preferenziale – che grava ad esempio sul turismo – dal 10 all’11%. L’uno e l’altro furto, pardon aumento, frutterebbero 6,7 miliardi di euro. Cui si dovrebbero aggiungere, evidentemente, altri quattrini: 1,7 miliardi derivanti dall’armonizzazione del prelievo sulle rendite finanziarie (sic!), e 5 miliardi da procurarsi riducendo il numero delle detrazioni, deduzioni ed analoghe altre operazioni cui hanno diritto persone fisiche e giuridiche. Naturalmente, la succitata pseudo riforma, ove tradotta in fatti, lascerebbe inalterato il livello attuale della pressione fiscale. E, in più, allargando la base imponibile, con ogni probabilità porterebbe alle casse dello stato molti quattrini in più. Come salutarla, dunque? Con un fragoroso: vaffanculo! Ma non basta. Ospite, due sere fa, di Ballarò, il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha fornito alcune cifre sugli effetti che produrrebbe la riforma. Innanzitutto, la riduzione dell’aliquota dal 23 al 20%, per i percettori di redditi fino a 15.000 euro annui, si tradurrebbe in uno sconto fiscale annuo di 400 e passa euro. E però, visto che sarebbe accompagnata da un aumento dell’1% dell’aliquota generale Iva, il guadagno “netto” per i contribuenti interessati si ridurrebbe a 200 e passa euro annui. All’incirca 15 euro al mese in più (in busta paga). Non proprio un cospicuo bottino. Inoltre, il succitato incremento dell’Iva cagionerebbe danni vari. Per ragioni di brevità ne considereremo uno soltanto. Molti italiani hanno redditi talmente bassi da essere esonerati dall’obbligo di versare tasse all’Erario. Queste persone non solo non riceverebbero nemmeno un euro in più, ma, all’atto di effettuare acquisti, e a causa dell’aumento dell’aliquota generale Iva, risulterebbero addirittura penalizzate (rispetto ad oggi). Rendo? Passiamo alla seconda Gran Minchiata Fiscale ipotizzata dal causidico domiciliato a via XX Settembre. Essa avrebbe i seguenti obiettivi: accorpare le imposte oggi gravanti sul contribuente onde ridurne il numero a 5; rimodulare le aliquote Irpef (Ire) e portarne il numero a 3, dalle attuali 5 (con la riforma, i percettori di redditi fino a 26.000 euro sarebbero assoggettati ad un’aliquota del 23%; quelli con redditi tra 26.001 e 33.500 euro sarebbero gravati da un’aliquota del 33%; quelli con redditi tra 33.501 e 100.000 euro sarebbero salassati da un’aliquota del 39%; più un contributo del 4% che graverebbe sui percettori di redditi superiori a 100.000 euro). L’operazione Gran Minchiata Fiscale n.2 costerebbe 15-20 miliardi di euro; e, a detta de il Corriere della Sera, sarebbe finanziata soprattutto disboscando, e di molto, la selva delle infinite deduzioni (et similia) di cui oggi beneficiano i contribuenti nostrani. Naturalmente, siccome Tremonti non è un liberal-conservatore, ma un dannatissimo socialista, anche la summenzionata Minchiata Fiscale n.2 dovrebbe lasciare inalterato il livello attuale della pressione fiscale; e, dilatando la base imponibile, portare più palanche nelle casse del Leviatano. Quale giudizio riservarle? Un altro fragoroso: vaffanculo! Ma non basta. Perché il Gran Fallocefalo di via XX Settembre -, lo stesso che da tre anni lavora indisturbato, notte e giorno, per logorare Silviuccio nostro onde prenderne il posto alla guida del cosiddetto centrodestra -, siccome è oltremodo furbo ed intelligente, nonostante sia un settentrionale, per sodomizzare meglio il Satiro di Arcore (quale nemesi!), non solo ha presentato le due Gran Minchiate gattopardesche – cambiano tutto perché nulla cambi -, ma ha rivisitato anche gli importi degli studi di settore che si applicano a chiunque faccia impresa. Con quali effetti? Ce lo facciamo raccontare da Mario Pozza, presidente degli artigiani di Treviso (oggi intervistato da Libero): “È successo che una settimana fa, in vista delle imminenti scadenze fiscali sono arrivati i nuovi calcoli per gli studi di settore”. “Le nostre simulazioni hanno portato a risultati veramente deludenti. Nonostante gli impegni presi dal ministro le tasse quest’anno non solo non scenderanno ma tenderanno a salire”. “Del 18%. Sul reddito medio della categoria che è di 45mila euro vuol dire un aggravio che si avvicina ai 2.400 euro. Se questa è la maniera con cui Tremonti mantiene le promesse stiamo proprio freschi”. Ecco, se Tremonti continuerà ad agire in questo modo, nella prossima legislatura a Palazzo Chigi siederanno Vendola e Bersani. Auguri (e buona patrimoniale a tutti). P.S. Per tagliare le tasse è “sufficiente” fare quanto proposto da Mario Baldassari.

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CHE NE DITE, LO ROTTAMIANO?

ConfCont.Piemonte

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TAX FREEDOM DAY!

4 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQKVuJ_2I4PUZQiCbYHiI6BiQdcGDyA1nIay6k95AoVv7kBjiSBRoma - "Oggi 4 giugno e' l'ultimo giorno dell'anno che lavoriamo per il fisco, da domani scocca il giorno di liberazione fiscale": lo afferma il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha calcolato il giorno in cui si smette di pagare tasse e contributi allo Stato. Nel 2011, il "tax freedom day" arriva il 5 giugno: "Anche quest'anno, cosi' come era successo nel 2010 - prosegue Bortolussi - si sono resi necessari 155 giorni di lavoro, ben 40 giorni in piu' rispetto al dato registrato nel 1980". L'Ufficio studi della Cgia ha preso in esame il dato di previsione del Pil nazionale e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell'anno, ottenendo cosi' un dato medio giornaliero. Dopodiche' ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che verseremo allo Stato e lo ha diviso per il Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione individua la data (5 giugno 2011), a partire dalla quale gli italiani lavoreranno per se' e non piu' per il fisco. "Lavorare sino al 4 giugno per lo Stato - dice Bortolussi - ci da' l'idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Ormai sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale che arriva a toccare il 51-52%, un carico che non ha eguali in Europa. Solo la Svezia e la Danimarca hanno un livello di tassazione superiore al nostro". C'e' un modo per far retrocedere il giorno di liberazione fiscale? "Con meno spesa pubblica possiamo ridurre anche le tasse. - conclude Bortolussi - Ma questo risultato lo otteremo, molto probabilmente, con l'applicazione del federalismo fiscale. Per il nostro Paese rappresenta un'occasione storica per uscire da questa situazione. La strada, se tracciata bene, e' quella giusta. Infatti, le esperienze europee ci dicono che gli stati federali hanno una spesa pubblica minore con una qualita' dei servizi migliore".

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I'VE A DREAM.....!

30 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

DA:  http://riechoblog.wordpress.com/2011/05/29/manovra-da-45-miliardi-incubo-o-occasione/

 

Manovra da 45 miliardi: incubo o occasione?

In DEBITO, ITALIA, POLITICA su 29 maggio 2011 a 12:25

Sentiamo, in questo periodo, parlare spesso di una Manovra strutturale da 45 miliardi di Euro, richiesta dall’Europa, necessaria all’Italia per per azzerare il Deficit Pubblico, ed incamminarsi verso una seria ridurione del Debito Pubblico in rapport al PIL.

Spesso ciascuno di noi fa incubi, pensando alla composizione della stessa.
Vi sono incubi di manovre fatte dal Centro Destra nostrano, di prosecuzione di politiche talvolta estemporanee e non troppo strutturali adottate nel passato quali condoni, scudi per rientro capitali, rinvio nei pagamenti e nei rimborsi, etc.
Altri incubi, vengono da manovre fatte dal Centro Sinistra, impostate sulle tasse, patrimoniali, mazzate sulle aliquote delle Rendite, Redditometri, etc, in sintesi su misure che creerebbero panico e fughe di capitali, e verosimilmente una depressione del PIL, che in conclusione ammazzerebbe l’economia e ridurrebbe il denominatore, e quindi non risanerebbe il Debito.

Ho fatto un sogno.
Tremonti che si presenta in conferenza stampa, con a lato Bersani, Casini, Fini, Berlusconi e Bossi, e dice:

 

Cari signori, ci siamo riuniti, ed insieme abbiamo varato la seguente manovra da 45 miliardi di euro

1) RIDUZIONE SPESE DELLA POLITICA

  • “ Ci siamo resi conto che il bilancio della Camera dei Deputati, pari ad 1,8 miliardi di Euro, e’ eccessivo e largamente piu’ costoso di quello degli altri paesi: si procedera’ alla riduzione a 400 deputati, paghe e pensioni verranno dimezzate, il personale ritotto del 60%, I contribute ridotti dell’80%,etc…… cio’ portera’ ad una riduzione del Bilancio annuale entro il 2014 a 0,7 miliardi di euro, con un risparmio Lordo di 1,1 miliardi di euro, che al netto delle partite di giro e’ pari a 800 milioni”
  • “Procederemo inoltre all’abolizione del Senato…… le spese del Quirinale, verranno allineate a quelle della presidenza tedesca, che sono del 75% inferiori…….. si agira’ anche sulle spese della Presidenza del Consiglio…… l’insieme di tali misure, porteranno entro il 2014 a 1,2 miliardi di euro di risparmio netto”
  • “Verranno abolite le Provincie, le cui competenze passaranno alle Regioni…… I comuni sotto 5000 abitanti verranno accorpati…… la Regione Molise verra’ accorpata all’Abruzzo…..il numero di consiglieriRegionali e Comunali verra’ ridotto del 40%….. l’insieme di tali misure, porteranno entro il 2014 a 2,5 miliardi di euro di risparmio netto”
  • “Ogni contributo a Giornali verra’ abolito, con un risparmio di 600 milioni”
  • “Le elezioni Amministrative, Regionali e Comunali, nonche’ I Referendum, si svolgeranno simultaneamente alle elezioni Politiche Nazionali o alle Europee…… si stima una risparmio medio annuo di 500 milioni”
  • “La Banca d’Italia, che ha circa 8000 dipendenti, ed un bilancio di quasi 1 milione, in considerazione del fatto che ha visto il trasferimento alla BCE di numerose competenze, vedra’ il dimezzamento dei dipendenti ….. il risparmio atteso e’ 300 milioni netti all’anno”

“L’insieme delle misure di cui sopra porteranno entro il 2014 ad una riduzione dei costi sul tendenziale di 7 miliardi all’anno”.

2) MISSIONI ALL’ESTERO

  • “ Ci siamo resi conto che mantenere 8000 militari all’estero e’ un tantino dispendioso, ed i risultati modesti…… si procedera’, ad una riduzione di 2000 militari all’estero ogni anno…..”

“L’insieme delle misure di cui sopra porteranno entro il 2014 ad una riduzione dei costi annui sul tendenziale di 1,5 miliardi all’anno”.

3) PERSONALE PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

  • “ Abbiamo visto che in Lombardia vi sono 430.000 dipendenti pubblici, pari a 1 dipendente pubblico ogni 23 abitanti, con numero dirigenti ragionevole, elevate efficienza ed un costo di 22miliardi; nel complesso Italiano vi sono 3.500.000 dipendenti pubblici, pari a 1 dipendente pubblico ogni 17 abitanti, con numero dirigenti percentualmente maggiore,minore efficienza ed un costo del solo personale di 190miliardi…… la manovra consistera’ nel portare il numero di dipendenti di tutte le regioni al livello della Lombardia entro il 2018 (con l’escusione del Lazio ove sono presenti I ministeri, su cui e’ legato un capitol a parte), agendo parimenti sul costo del lavoro e sui dirigenti….con una riduzione di 800.000 dipendenti nella PA e di 55 miliardi nel costo del Lavoro 

“L’insieme delle misure di cui sopra verranno attuate al 50% entro il 2014 e porteranno in tale data ad una riduzione dei costi annui sul tendenziale di 27,5 miliardi all’anno”.

4) PENSIONI

  • “ Stesso discorso visto al punto 3) per le pensioni di Invalidita’, che coi relative accompagnamenti assorbono 16 miliardi all’anno; in Lombardia vi sono un terzo delle pensioni di invalidita’ che ad esempio vi sono in Umbria……… faremo un controllo a tappeto su tutti coloro che hanno una pensione, e riteniamo di portate il numero di pensioni erogati in Italia, al livello della Lombardia entro il 2014, con un risparmio di 6 miliardi all’anno”
  • “Le regole oggi applicate per gli Uomini per l’accesso alla pensione verranno applicate anche alle Donne, ….’
  • “ Le regole generali d’accesso alla pensione, non avranno alcuna eccezione…… anche i politici, o chiunque, potra’ andare in pensione solo a 65 anni o 40 anni di contributi….”

“L’insieme delle misure di cui sopra verranno porteranno nel 2014 ad una riduzione dei costi annui sul tendenziale di 9 miliardi all’anno”.

Tremonti, poi, lascia la parola a Bersani che spiega:

Cari signori, oltre a questa Manovra da 45 miliardi, s’e’ deciso di procedure di commune accordo alle seguenti misure, che libereranno altri 3 miliardi oggi spesi dai contribuenti Italiani

  • “ In pratica la RAI verra’ privatizzata immediatamente, il canone abolito e quindi ogni Italiano che oggi pagha il Canome risparmiera’ oltre 100 euro.”
  • “Inoltre da oggi, per l’iscrizione ai sindacati non varra’ piu’ il silenzio-assenso con l’iscrizione automatica… ogni anno lavoratori e pensionati decideranno o meno di rinnovare la tessera…… stiamiamo che gli iscritti ai sindacati verranno dimezzati, e circa 7 milioni di persone risparmieranno tra 100 e 200 euro all’anno”

Continua Bersani “inoltre, procederemo con le seguenti misure a costo zero per lo Stato

  • “ Procederemo all’abolizione ordini professionali ed all’abolizione licenze per commercio….”
  • “La riforma della giustizia separera’ le carriere, implichera’ la responsabilita’ civile dei giudici, abolira’ il ricorso in appello per l’accusa tranne nei casi di violenza; vi sara’ l’obbligatorieta’ di chiusura dei processi in tempi stretti, si ampliera’ il patteggiamento e vi sara’ una semplificazione epocale delle normative…… chiaramente il CSM e le correnti verranno aboliti”

“….”

Interviene Casini:

S’e’ deciso inoltre di rinegoriare la la UE alcune cosette

  • “ L’Italia dara’ alla UE una cifra identical a quello che ricevera’, con la Massimo uno squilibrio del 5%…… sta cosetta fruttera’ all’Italia circa 3 miliardi
  • Chiaramente, interromperemo ulteriori prestiti a paesi gia’ falliti….. visto che la cosa c’e’ gia’ costata 19 miliardi, e quindi 1 miliardo all’anno di interessi”

….. Il sogno continua…… ma mi dilinguerei troppo….. alla fine salterebbe pure fuori un bel gruzzolo, che consentirebbe una sforbiciata netta alle tasse sui Redditi e sulle Imprese……. Preferisco pero’ passare alla conclusione:

Chiusura di Berlusconi

“Infine, visto che siamo qui da 20 anni e piu’, appena firmati i Decreti, sia io che Bersani, Di Pietro, Fini, Casini, Bossi, e gli altri politici, daremo le dimissioni e lasceremo spazio a persone piu’ giovani in ciascuno dei nostri partiti, e ci ritireremo a vita privata. Buona Giornata.”

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I'VE A DREAM.....!

30 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

DA:  http://riechoblog.wordpress.com/2011/05/29/manovra-da-45-miliardi-incubo-o-occasione/

 

Manovra da 45 miliardi: incubo o occasione?

In DEBITO, ITALIA, POLITICA su 29 maggio 2011 a 12:25

Sentiamo, in questo periodo, parlare spesso di una Manovra strutturale da 45 miliardi di Euro, richiesta dall’Europa, necessaria all’Italia per per azzerare il Deficit Pubblico, ed incamminarsi verso una seria ridurione del Debito Pubblico in rapport al PIL.

Spesso ciascuno di noi fa incubi, pensando alla composizione della stessa.
Vi sono incubi di manovre fatte dal Centro Destra nostrano, di prosecuzione di politiche talvolta estemporanee e non troppo strutturali adottate nel passato quali condoni, scudi per rientro capitali, rinvio nei pagamenti e nei rimborsi, etc.
Altri incubi, vengono da manovre fatte dal Centro Sinistra, impostate sulle tasse, patrimoniali, mazzate sulle aliquote delle Rendite, Redditometri, etc, in sintesi su misure che creerebbero panico e fughe di capitali, e verosimilmente una depressione del PIL, che in conclusione ammazzerebbe l’economia e ridurrebbe il denominatore, e quindi non risanerebbe il Debito.

Ho fatto un sogno.
Tremonti che si presenta in conferenza stampa, con a lato Bersani, Casini, Fini, Berlusconi e Bossi, e dice:

 

Cari signori, ci siamo riuniti, ed insieme abbiamo varato la seguente manovra da 45 miliardi di euro

1) RIDUZIONE SPESE DELLA POLITICA

  • “ Ci siamo resi conto che il bilancio della Camera dei Deputati, pari ad 1,8 miliardi di Euro, e’ eccessivo e largamente piu’ costoso di quello degli altri paesi: si procedera’ alla riduzione a 400 deputati, paghe e pensioni verranno dimezzate, il personale ritotto del 60%, I contribute ridotti dell’80%,etc…… cio’ portera’ ad una riduzione del Bilancio annuale entro il 2014 a 0,7 miliardi di euro, con un risparmio Lordo di 1,1 miliardi di euro, che al netto delle partite di giro e’ pari a 800 milioni”
  • “Procederemo inoltre all’abolizione del Senato…… le spese del Quirinale, verranno allineate a quelle della presidenza tedesca, che sono del 75% inferiori…….. si agira’ anche sulle spese della Presidenza del Consiglio…… l’insieme di tali misure, porteranno entro il 2014 a 1,2 miliardi di euro di risparmio netto”
  • “Verranno abolite le Provincie, le cui competenze passaranno alle Regioni…… I comuni sotto 5000 abitanti verranno accorpati…… la Regione Molise verra’ accorpata all’Abruzzo…..il numero di consiglieriRegionali e Comunali verra’ ridotto del 40%….. l’insieme di tali misure, porteranno entro il 2014 a 2,5 miliardi di euro di risparmio netto”
  • “Ogni contributo a Giornali verra’ abolito, con un risparmio di 600 milioni”
  • “Le elezioni Amministrative, Regionali e Comunali, nonche’ I Referendum, si svolgeranno simultaneamente alle elezioni Politiche Nazionali o alle Europee…… si stima una risparmio medio annuo di 500 milioni”
  • “La Banca d’Italia, che ha circa 8000 dipendenti, ed un bilancio di quasi 1 milione, in considerazione del fatto che ha visto il trasferimento alla BCE di numerose competenze, vedra’ il dimezzamento dei dipendenti ….. il risparmio atteso e’ 300 milioni netti all’anno”

“L’insieme delle misure di cui sopra porteranno entro il 2014 ad una riduzione dei costi sul tendenziale di 7 miliardi all’anno”.

2) MISSIONI ALL’ESTERO

  • “ Ci siamo resi conto che mantenere 8000 militari all’estero e’ un tantino dispendioso, ed i risultati modesti…… si procedera’, ad una riduzione di 2000 militari all’estero ogni anno…..”

“L’insieme delle misure di cui sopra porteranno entro il 2014 ad una riduzione dei costi annui sul tendenziale di 1,5 miliardi all’anno”.

3) PERSONALE PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

  • “ Abbiamo visto che in Lombardia vi sono 430.000 dipendenti pubblici, pari a 1 dipendente pubblico ogni 23 abitanti, con numero dirigenti ragionevole, elevate efficienza ed un costo di 22miliardi; nel complesso Italiano vi sono 3.500.000 dipendenti pubblici, pari a 1 dipendente pubblico ogni 17 abitanti, con numero dirigenti percentualmente maggiore,minore efficienza ed un costo del solo personale di 190miliardi…… la manovra consistera’ nel portare il numero di dipendenti di tutte le regioni al livello della Lombardia entro il 2018 (con l’escusione del Lazio ove sono presenti I ministeri, su cui e’ legato un capitol a parte), agendo parimenti sul costo del lavoro e sui dirigenti….con una riduzione di 800.000 dipendenti nella PA e di 55 miliardi nel costo del Lavoro 

“L’insieme delle misure di cui sopra verranno attuate al 50% entro il 2014 e porteranno in tale data ad una riduzione dei costi annui sul tendenziale di 27,5 miliardi all’anno”.

4) PENSIONI

  • “ Stesso discorso visto al punto 3) per le pensioni di Invalidita’, che coi relative accompagnamenti assorbono 16 miliardi all’anno; in Lombardia vi sono un terzo delle pensioni di invalidita’ che ad esempio vi sono in Umbria……… faremo un controllo a tappeto su tutti coloro che hanno una pensione, e riteniamo di portate il numero di pensioni erogati in Italia, al livello della Lombardia entro il 2014, con un risparmio di 6 miliardi all’anno”
  • “Le regole oggi applicate per gli Uomini per l’accesso alla pensione verranno applicate anche alle Donne, ….’
  • “ Le regole generali d’accesso alla pensione, non avranno alcuna eccezione…… anche i politici, o chiunque, potra’ andare in pensione solo a 65 anni o 40 anni di contributi….”

“L’insieme delle misure di cui sopra verranno porteranno nel 2014 ad una riduzione dei costi annui sul tendenziale di 9 miliardi all’anno”.

Tremonti, poi, lascia la parola a Bersani che spiega:

Cari signori, oltre a questa Manovra da 45 miliardi, s’e’ deciso di procedure di commune accordo alle seguenti misure, che libereranno altri 3 miliardi oggi spesi dai contribuenti Italiani

  • “ In pratica la RAI verra’ privatizzata immediatamente, il canone abolito e quindi ogni Italiano che oggi pagha il Canome risparmiera’ oltre 100 euro.”
  • “Inoltre da oggi, per l’iscrizione ai sindacati non varra’ piu’ il silenzio-assenso con l’iscrizione automatica… ogni anno lavoratori e pensionati decideranno o meno di rinnovare la tessera…… stiamiamo che gli iscritti ai sindacati verranno dimezzati, e circa 7 milioni di persone risparmieranno tra 100 e 200 euro all’anno”

Continua Bersani “inoltre, procederemo con le seguenti misure a costo zero per lo Stato

  • “ Procederemo all’abolizione ordini professionali ed all’abolizione licenze per commercio….”
  • “La riforma della giustizia separera’ le carriere, implichera’ la responsabilita’ civile dei giudici, abolira’ il ricorso in appello per l’accusa tranne nei casi di violenza; vi sara’ l’obbligatorieta’ di chiusura dei processi in tempi stretti, si ampliera’ il patteggiamento e vi sara’ una semplificazione epocale delle normative…… chiaramente il CSM e le correnti verranno aboliti”

“….”

Interviene Casini:

S’e’ deciso inoltre di rinegoriare la la UE alcune cosette

  • “ L’Italia dara’ alla UE una cifra identical a quello che ricevera’, con la Massimo uno squilibrio del 5%…… sta cosetta fruttera’ all’Italia circa 3 miliardi
  • Chiaramente, interromperemo ulteriori prestiti a paesi gia’ falliti….. visto che la cosa c’e’ gia’ costata 19 miliardi, e quindi 1 miliardo all’anno di interessi”

….. Il sogno continua…… ma mi dilinguerei troppo….. alla fine salterebbe pure fuori un bel gruzzolo, che consentirebbe una sforbiciata netta alle tasse sui Redditi e sulle Imprese……. Preferisco pero’ passare alla conclusione:

Chiusura di Berlusconi

“Infine, visto che siamo qui da 20 anni e piu’, appena firmati i Decreti, sia io che Bersani, Di Pietro, Fini, Casini, Bossi, e gli altri politici, daremo le dimissioni e lasceremo spazio a persone piu’ giovani in ciascuno dei nostri partiti, e ci ritireremo a vita privata. Buona Giornata.”

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La felicità (a spese altrui) dello statalista.

27 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Da: Il Sole 24 Ore

Di: Alessandro De Nicola

Dicano quel che si vuole, ma bene come in Italia non si vive da nessuna parte. Noi statalisti, soprattutto, ce la passiamo alla grande. Tanto per cominciare, mentre qualcuno ha scritto che i liberisti sono un po' grigi, noi siamo gioviali. Avete mai visto un politico, un boiardo di Stato o un imprenditore ammanicato alle commesse pubbliche mogio? No, sono sereni, sorridenti, a volte smargiassi.

Inoltre siamo abbastanza scaltri. Sappiamo che socialismo, statalismo e dirigismo per strani motivi suonano male. E allora ci siamo reinventati l'economia sociale di mercato, che ai tempi del miracolo economico tedesco del dopoguerra significava la protezione sociale dei ceti più deboli all'interno di una vibrante economia privata, da noi vuol dire la protezione sociale dei privilegiati all'interno di una vibrante spesa pubblica. E in effetti, per definirsi liberisti o dirigisti non c'è bisogno di tirare in ballo da una parte le barzellette del premier o le sue feste eleganti e dall'altra le zingaropoli.

Ciò che mi rende uno statalista felice è prima di tutto la spesa pubblica: 52% del Pil nel 2009, 51% nel 2010. Certo, m'infastidisce un po' il fatto che Tremonti ne tagli qualche fettina, ma sono rassicurato dalla massa enorme d'interessi costituiti che a un certo punto ne fermeranno la discesa. E mi consolo con le entrate dello Stato, sempre tra il 46 e il 47%; tolta l'economia sommersa, dunque, gli onesti versano quasi il 60% dei loro redditi al mio amico, il Leviatano. I soldi sono importanti: grazie a loro noi possiamo intermediare, creare connivenze, far sì che ognuno abbia interesse a mantenere salda la presa sulla sua fettina di sussidi non accorgendosi che il loro totale soffoca tutti.

Che altro fa sorridere lo statalista? Beh, la possibilità di ficcare il naso nelle decisioni economiche altrui. Prendiamo i mercati finanziari: se arriva un acquirente sgradito di una società, il Governo subito s'infila a cambiare le norme e creare ostacoli. Persino il presidente della Consob, invece che fare l'arbitro, ha cominciato a teorizzare la differenze tra Opa buone e cattive, sottintendendo che la pubblica autorità debba bloccare le cattive. E nel frattempo ecco che il Parlamento generosamente si prende carico di obbligare le società private a inserire le quote rosa nei consigli d'amministrazione. Per i liberisti è un provvedimento iniquo e inefficiente, per noi no: è un'altra occasione affinché lo Stato asserisca la sua lungimiranza.

D'altronde chi le vuole tutte queste imprese private? Dopo un decennio di lieve sbandamento, fortunatamente né destra né sinistra hanno la benché minima intenzione di mollare la presa sulla miriade di aziende pubbliche che, a detta dei liberisti, fanno concorrenza sleale, generano corruzione e distruggono valore. Poveretti, loro scribacchiano il Manifesto per le privatizzazioni (www.adamsmith.it), noi facciamo le leggi che danno la possibilità alla Cassa depositi e prestiti di diventare un grande fondo di public equity: nazionalizzazioni-chic.

Siamo vincenti, non c'è che dire. Il Governo approva una timida riforma per consentire la gestione dell'acqua ai privati, visto lo stato disastroso degli acquedotti e le perdite enormi sopportate da contribuenti e utenti? Noi facciamo un bel referendum abrogativo, strilliamo che il Capitale ci asseta e persino in piazza San Pietro il 9 giugno ci sarà una bella manifestazione dei preti anti-privatizzazione. Tonache assetate di giustizia, beate loro. Non c'è da preoccuparsi, siamo in tanti: docenti delle scuole pubbliche che non vogliono la concorrenza delle private, magistrati, accademici, burocrati, sindacalisti che, al contrario di quel che pensano quei fessi di liberisti, e cioè che il nostro mercato del lavoro sia il più ingessato, protettivo e discriminatorio del mondo, sollecitano norme ancor più inclusive e protettive.

Vi stupite se noi statalisti ce la godiamo? Noi siamo gli italiani veri, gli allegroni che hanno capito la lezione di Frédéric Bastiat, secondo il quale il socialismo è quella finzione in cui tutti vivono alle spalle degli altri. In Italia solo alcuni, e sono i più felici!

adenicola@adamsmith.it 
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ITALIA: LA SOVRANITA' APPARTIENE A EQUITALIA"!

27 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tratto da FRONT-PAGE.

 C’è uno spettro che si aggira per i tribunali fallimentari d’Italia: lo spettro di Equitalia. L’agenzia di riscossione contrattualizzata dallo Stato per incassare i tributi non versati dai titolari della sovranità statuale. Di questa peculiarità istituzional-democratica, tuttavia, Equitalia poco si cura. La sua mission, d’altronde, è cristallina: far manbassa di tributi non versati, sovente da aziende in crisi, a corto di liquidità che le tasse le pagherebbero pure nei tempi tassativamente imposti dallo Stato, se solo quella sottrazione forzosa di risorse potenziali non implicasse la necessità di licenziare un dipendente o, prima cassargli lo stipendio e poi licenziarlo.

A volte, i tributi (nella loro fantasiosa poli-bestialità) si riesce a versarli, in ritardo, magari quando un cliente finalmente paga. Il ritardo però fa scattare la penale – a tassi usurai – che fa lievitare il debito con lo Stato – rapidamente ma costantemente – come l’impasto per la pizza. Di penale in penale finisce insomma che tu impresa, la tua posizione con lo Stato non arrivi matematicamente a poterla regolare più. E allora che fa lo Stato, attraverso il suo braccio armato esattoriale? Ti confisca i beni e i mezzi di produzione, quelli grazie ai quali la tua azienda produce. Senza mezzi – va da sé – l’azienda non produce più: né ricchezza, né stipendi, né gettito da versare allo Stato medesimo. Alla fine cioè l’azienda fallisce. Lo Stato – quel genio – a quel punto si prenderà il prendibile – chessò il capannone, i computer – lasciando dietro di sé il deserto.

Ora, è evidente che c’è un problema, e che il problema non risiede solo nel metodo Equitalia quanto nella filosofia esattoriale che ne soggiace la mission, ovvero il sovvertimento delle regole che sovrintendono il patto di cittadinanza.

Diciamo che avremmo dovuto capirlo subito che nel fisco italiano c’è sempre stato un che di vessatoriamente totalitario: il fatto che nessun contribuente sia messo nelle condizioni di compilare una dichiarazione dei redditi, ad esempio. Il fatto quindi che i propri doveri di cittadinanza – pagare le tasse – non possano essere onorati se non gravandosi di un costo coatto di mediazione – il commercialista-interprete o il sostituto d’imposta. Il fatto di essere completamente disarmati dinanzi alle intimidazioni perentorie del fisco: parlano una lingua aliena, quelli. Ti trattano come un criminale e devi stare attento a cosa dici perché se ingenuamente dici qualcosa di fiscalmente sensibile l’agenzia delle entrate può usarla contro di te.

Ma dico: avete mai letto le missive intimidatorie della Rai? Gli dici: bella, io la tele non ce l’ho. E gli dici pure: dimostrami il contrario. Quella no che non ha prove, perché tu la tele non ce l’hai davvero. Però di manda un’altra lettera in cui ti chiede di auto-certificare il non possesso di alcun apparecchio adeguato alla ricezione multimediale. Cioè pure un telefono. E  tu ovvio che non la puoi fare quell’auto-certificazione, perché il telefono ce l’hai, e c’hai pure un computer. E allora? Ma il canone accidenti non era una tassa di possesso (di una Tv): com’è che adesso è diventata un’imposta di consumo… e il tutto a mia insaputa?

 

Le tasse, prima ancora che un problema di quantità, sono una questione di sovranità. Chi è qui il sovrano? Ecco, signori, ripartiamo da qui.

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L'ITALIA DEGLI ONENSTI IN PIAZZA CONTRO EQUITALIA. ROMA 16.6.2011

27 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

ROMA 16 -06-2011

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO I SOPRUSI MAFIOSI DI EQUITALIA CON FEDERCONTRIBUENTI, ANTIEQUITALIA E SNARP PER DIRE BASTA ALLE VESSAZIONI DI EQUITALIA E ALLO STRAPOTERE DELLE BANCHE.


MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DEL POPOLO E CORTEO DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA 0RE 15,00. ADERITE!NON CI AVRANNO MAI(MORTI DI FAME) COME VOGLIONO LORO !

DIFFONDETE.

E CHE LA RIVOLUZIONE ABBIA INIZIO!

 

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E ANCHE QUESTA E' ITALIA. E POI DIMMI SE NON T'INC****!

27 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: DOMENICO SEMERARO

 

Tanto per farci del male ancor di più? Eccoci serviti: Walter Veltroni, 51 anni, 9.000 euro di pensione.

Inchiesta dell’Espresso: più di duemila ex parlamentari ogni mese incassano vitalizi fino a diecimila euro, cumulabili con altri redditi e che ci costano 174 miloni. All’ex "cattivo maestro" Toni Negri 3mila euro al mese. Mentre in Italia impazza il dibattito sull’età pensionabile, qualcuno l’assegno dell’Inps se l’è già intascato. Molto prima dei 60 anni e grazie al fatto di essere un «onorevole». Anzi, un ex parlamentare. A spese dei bilanci di Camera e Senato, che nel 2006 hanno dichiarato un «rosso» da 174 milioni di euro.

Un buco nei conti che ricadrà inevitabilmente sui contribuenti italiani. A fare luce sull’ennesimo scandalo che riguarda i privilegi della politica è stato l’Espresso, che nel numero in edicola ha pubblicato l’elenco dei 2005 ex parlamentari che incassano ogni mese un assegno dai tremila ai diecimila euro lordi. Il vitalizio è il risultato di una sproporzione incredibile tra contributi e prestazioni erogate, ed è ovviamente frutto di una legge del Parlamento. Secondo la normativa in vigore, i deputati il cui mandato parlamentare sia iniziato dopo il 1996 hanno il diritto alla pensione a 65 anni. Ma se dal ’96 ad oggi sono stati eletti per due legislature, gli anni si riducono a 60. Più fortunati i deputati eletti prima del ’96, che hanno diritto al vitalizio già a 60 anni, che però possono scendere a 50 anni se si utilizzano tutti gli anni di mandato accumulati oltre i cinque minimi richiesti. A conti fatti, con più di tre legislature (più o meno 20 anni di contributi) si può andare in pensione sotto i 50 anni.


Ancora più generoso, sostiene L’Espresso, si rivela il Senato: gli eletti a partire dal 2001 hanno diritto alla pensione solo a 65 anni (a 60 con due legislature) e a condizione di aver svolto un mandato di cinque anni. Coloro che hanno conquistato lo scranno prima del 2001, riscuotono invece il vitalizio a 60 anni con una legislatura, a 55 con due e a 50 anni dopo tre mandati. Il calcolo del vitalizio è legato agli anni di contribuzione. Ed è salvaguardato dalla cosiddetta «clausola d’oro» grazie alla quale il vitalizio si rivaluta automaticamente con l’indennità del parlamentare ancora in servizio.


Passi per i padri della Prima Repubblica, da Mino Martinazzoli ad Antonio Gava, che incassano quasi 10mila euro lordi al mese. Meno per personaggi come il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari o imprenditori come Susanna Agnelli e Luciano Benetton, che incassano 3mila euro lordi per 5 anni «di servizio» in Parlamento. Ma tra i privilegiati c’è anche chi deve decidere le sorti delle pensioni degli italiani. Come i sottosegretari all’Economia del Prc Alfonso Gianni (56 anni, circa 6.600 euro lordi al mese di pensione) e della Margherita Roberto Pinza (65 anni, 9.387 euro lordi al mese), dimessi da parlamentare per entrare nel secondo governo Prodi, che oltre all’assegno incassano lo stipendio da sottosegretario (192mila euro l’anno a testa), visto che la pensione si cumula con tutti i redditi e tutte le rendite.


Il sindaco ds di Roma Walter Veltroni, 51 anni, deputato dall’87, che con 23 anni di contributi versati, dal 2005 riscuote dalla Camera un vitalizio mensile di 9mila euro lordi (che si aggiunge allo stipendio del Campidoglio, di circa 5.500 euro netti). Somma che - ha fatto sapere il Comune - Veltroni ha provato inutilmente a rifiutare e che poi ha deciso di distribuire in beneficenza alle popolazioni africane. C’è anche Toni Negri, l’ex leader di Autonomia operaia che nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato; eletto con i radicali, si fece vivo alla Camera solo per sbrigare le pratiche e poi si diede alla latitanza in Francia. Nonostante ciò percepisce 3mila e 108 euro di pensione da parlamentare. «La sua personale vendetta contro lo Stato borghese», commenta l’Espresso.


E poi ancora: Nando Dalla Chiesa (Margherita), in pensione a 58 anni con quasi 6.600 euro lordi al mese, l’altro sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi (Ds), che a 59 anni si mette in tasca ogni mese un assegno da 4.725 euro lordi più i 192mila euro annui. A 60 anni ancora da compiere Mauro Paissan può già contare su un vitalizio mensile di circa 6.600 euro, ai quali vanno aggiunti i compensi che percepisce dal Garante della Privacy.

E ancora Maura Cossutta, classe 1951, figlia del leader Pdci Armando, che porta a casa ogni mese 4.725 euro lordi.

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CHE BELLO INDEBITARSI PER PAGARE LE TASSE.

27 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tratto da: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14791%3Ache-bello-indebitarsi-per-pagare-le-tasse&catid=1%3Alatest-news

<Il Blog del MOVIMENTO LIBERTARIO>

Quando si leggono articoli come questo tratto da “la provincia di Como”, ci si accorge che la deriva italiana è senza ritorno. In pratica, le associazioni di categoria degli imprenditori, si vantano di aver ottenuto accordi interessanti affinché le imprese riescano ad “avere agevolazioni bancarie per pagare le tasse”!

Leggete voi stessi. In un momento di crisi – e quello che stiamo attraversando ha tutti i canoni per essere definito in questo modo – capita che le aziende, specie quelle più piccole e meno strutturate, fatichino non poco a trovare la liquidità necessaria al pagamento delle tasse. Un problema da non sottovalutare, soprattutto nell'imminenza delle scadenze fiscali che, di qui a luglio, chiameranno artigiani e piccoli imprenditori a saldare i loro F24. Per «liberare» denaro senza obbligare i richiedenti a sacrifici inimmaginabili, Confartigianato e Ubi - Banca Popolare di Bergamo hanno deciso di sottoscrivere un «Accordo per il sostegno delle aziende artigiane» che, sostenuto anche da ArtigianFidi Lombardia, prevede un finanziamento a tasso agevolato a favore di quanti vogliano differire sino a 12 mesi il pagamento delle imposte.

Invece della rateizzazione in cinque mensilità consentita dallo Stato, la proposta degli artigiani prevede un finanziamento su base mensile, strumento non solo conveniente in termini di oneri finanziari correlati, ma anche per quanto concerne la possibilità di frazionare i pagamenti, riducendone l'ammontare. «La crisi non è ancora passata – dice il presidente di Confartigianato Como, Marco Galimberti – e, pertanto, è necessario favorire l'accesso al credito alle aziende».

Molte di esse, peraltro, chiedono liquidità non per fare investimenti, ma per necessità impellenti, come nel caso delle imposte. «Per stare vicini alle imprese – afferma il direttore di ArtigianFidi Lombardia, Andrea Bianchi – abbiamo pensato a questo strumento, che permette di dilazionare il pagamento in 12 mesi».

Ipotizzando un pagamento di imposte per 10mila euro, l'attuale rateizzazione ammessa dallo Stato consente un massimo di cinque versamenti rateali da 2.022 euro l'una, con un onere finanziario pari a 254 euro. La proposta di ArtigianFidi, invece, spalma l'ammontare su 12 rate da 849 euro, con un onere finanziario finale di 196 euro.

A questo ammontare vanno aggiunte spese per ulteriori 200 euro. Per i soci di Confartigianato, sono previste due agevolazioni aggiuntive, che prevedono un costo finale dell'operazione di 10.263 euro. Capito? Stare vicini alle imprese, per questi signori, significa permettere loro di pagare le esose tasse che uno “Stato canaglia” impone. Siamo al cortocircuito.

C'è persino qualcuno che si chiede perché le ditte chiudono o se ne vanno...

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SIAMO INDIGNATI ANCHE NOI!

24 Maggio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Siamo INDIGNATI perché in Italia la pressione fiscale, se si sommano IRPEF, IVA e gli obblighi contributivi, raggiunge (fonte OCSE) il 68%. Oltre due terzi delle nostre risorse finisce nelle mani dello Stato, di una classe politica incompetente ed autoreferenziale.

 

Siamo INDIGNATI perché lo stato si comporta come il crimine organizzato, esigendo un "pizzo" sulle nostre attività, ponendo tassi usurai sulle tasse non corrisposte e scavalcando ogni norma di diritto al momento dell'esazione, permettendosi di sequestrare beni ai propri cittadini senza alcuna pronuncia del sistema giudiziario.

 

Siamo INDIGNATI perché la casta che ci governa lo fa attraverso una legge elettorale che certifica le posizioni acquisite e impedisce ogni ricambio. Perché da ai partiti il potere di finanziarsi attraverso falsi rimborsi elettorali, nonostante la maggioranza degli italiani si sia espressa contro, e attraverso quotidiani di partito pagati anch'essi con le nostre tasse.

 

Siamo INDIGNATI perché i nostri parlamentari sono i più pagati d'Europa, cumulano incarichi e non abbandonano la professione precedente. Pensiamo che 945 tra deputati e senatori e che due camere gemelle sia un'inutile spese e crediamo che l'intero regolamento parlamentare che premia gruppi minuscoli sia da rivedere. Crediamo che non è possibile che il Quirinale costi 3 volte Buckingham Palace a Londra.

 

Siamo INDIGNATI perché la nostra classe politica ha svenduto la sovranità nazionale all'Unione Europea senza chiederci nulla. E ora una classe di burocrati, non eletti da noi e spesso non eletti da nessuno, legifera sopra le nostre teste condizionando consumi, costumi e sistema giuridico.

 

Siamo INDIGNATI perché lo stato continua a foraggiare una classe di giornalisti ai quali non solo riconosce diritti sulla libertà di parola dei quali il resto dei cittadini è privato, ma con le nostre tasse stampa quotidiani sempre più soggetti al potere politico che la finanzia.

 

Siamo INDIGNATI perché in questo paese il mondo delle imprese si è piegato ad una logica di amicizie con la politica che ha completamente distrutto il concetto di merito. Le imprese che vanno avanti lo fanno attraverso una rete di collusioni e vicinanze con il sistema di potere, che spesso elargisce loro fondi o contratti e appalti strategici.

 

Siamo INDIGNATI perché il mondo del lavoro è bloccato da un sistema controllato da sindacati parassitari e da leggi collettiviste che mortificano la libertà del lavoratore e dell'imprenditore, che premiano comportamenti disonesti che vanno contro la nostra idea di merito e capacità, e ciò avviene sempre più spesso con la complicità di un sistema giuridico del lavoro asservito allo status quo. Un sistema che iper tutela e garantisce i vecchi lavoratori inseriti nel sistema e che chiude la porta in faccia a giovani ignorando valori come imprenditorialità, rischio, merito, competizione, innovazione.

 

Siamo INDIGNATI perché se da una parte si invocano gli investimenti degli stranieri dall'altra si prosegue con una politica protezionista ed antimeritocratica a difesa di aziende nazionali senza alcuna logica di libero mercato e competizione. Spesso poi questa difesa viene fatta in modo estemporaneo legiferando su misura andando così a creare ulteriore incertezza tra gli investitori esteri che non trovano in Italia un quadro legislativo coerente. 

 

Siamo INDIGNATI perché il sistema economico che ci è imposto, fatto di banche centrali e istituti di credito ai quali è concessa la leva finanziaria, crea credito dal nulla imponendo su tutti i cittadini italiani la tassa nascosta della inflazione e rendendo possibile una economia basata sul debito in cui non si favorisce chi produce e risparmia ma piuttosto chi, vicino al potere, ottiene il credito per primo. Un sistema che incentiva il debito pubblico e che ha permesso fin'ora al governo e ai politici di spendere risorse che non ci sono fornendo un assistenzialismo che non vogliamo in cambio di consensi.

 

Siamo INDIGNATI perché in Italia con l'illusione di un welfare per tutti si vogliono indottrinare i nostri ragazzi nelle scuole di stato permettendo solo ai ricchi di cercare proposte alternative. Si vuole monopolizzare l'offerta di salute con il Servizio Sanitario Nazionale quando sempre più forte cresce la domanda di terapie alternative. Si vuole regalare all'INPS il monopolio della previdenza quando in un mondo globalizzato non ha senso che un sistema pensionistico "a contribuzione" venga monopolizzato dallo Stato.

 

Siamo INDIGNATI perché se da una parte siamo costretti con la forza a contribuire a questa idea di welfare dall'altra lo stato apre le frontiere agli ultimi arrivati in nome di una accoglienza che non fa altro che regalare servizi a chi non ha pagato per crearli. In mancanza di una riforma in senso privato del sistema del welfare in cui ciascuno paga per i servizi che usa non è possibile aprire indiscriminatamente le frontiere.

 

Siamo INDIGNATI perché in Italia il finanziamento alla cultura premia i soliti noti, coloro che sono vicini alle stanze del potere, nell'illusione che esista un ruolo educativo dello Stato. Noi chiediamo l'abolizione di tutti i finanziamenti al mondo della cultura (teatri, cinema, enti lirici, musei, etc...) sia perché essi sono antidemocratici (in quanto genericamente vanno a chi sul mercato fallirebbe, cioè a chi la maggioranza della gente non darebbe i propri soldi) sia perché piegano la cultura al potere politico che così la controlla.

 

Siamo INDIGNATI perché nonostante gli italiani si siano espressi per una privatizzazione della RAI, lo stato continua a mantenere la proprietà del network Rai spartendoselo con logiche politiche che portano tutti noi a retribuire personaggi di dubbie capacità e certamente non rappresentativi di tutte le posizioni. Al tempo stesso sempre con i nostri soldi si finanziano spettacoli di puro intrattenimento avvantaggiando la Rai sul mercato nel confronto competitivo con altri soggetti.

 

Siamo INDIGNATI perché lo stato italiano è piegato alle esigenze della Chiesa di Roma alla quale ogni anno devolve (a vario titolo) enormi quantità di denaro e alla quale si permette di interferire nella politica e nel settore della ricerca italiani.

 

Siamo INDIGNATI perché in questo paese mentre da una parte si invoca una difesa della ricerca, dall'altra si tende a mortificare ogni forma di innovazione vietando e limitando le ricerche su OGM, cellule staminali embrionali, etc...

 

Siamo INDIGNATI perché lo stato utilizza i soldi delle nostre tasse per portare la violenza in altri paesi nascondendosi dietro a termini come "esportare la democrazia" o "missione di pace", violando il diritto all'autodeterminazione di altri popoli e piegandosi alle logiche imperialiste degli USA.

 

Siamo INDIGNATI perché.... L'ITALIA NON E' LIBERA !!!

 

LIBERIAMO L'ITALIA !!!

 

 

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