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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL
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LA LEZIONE SICILIANA!

2 Novembre 2012 , Scritto da Galgano PALAFERRI <upl> Con tag #ITALIA

Da: www.libertates.com:

 

Historia magistra vitae” dicevano i latini: cerchiamo di trarre qualche insegnamento dal passato, diremmo noi.

Ricordiamo, anche alla luce di diversi studi apparsi nella storiografia anglosassone, quanto è avvenuto dopo la prima guerra mondiale.
L’Italia era in un periodo di grandissime difficoltà: le imprese in piena crisi di riconversione dopo la guerra, le finanze disastrate dai prestiti ricevuti durante la guerra e ora da rimborsare, l’inflazione in Germania devastante, i cittadini delusi dal trovare, dopo le promesse fatte loro durante la guerra, una situazione se non uguale, peggiore di quella che avevano lasciato per andare sotto le armi, una classe politica incapace di comprendere e gestire il nuovo che avanzava (la nuova legge elettorale, i partiti di massa socialisti e cattolici ecc etera).
In questo quadro avvenne la “Marcia su Roma”: sicuramente più che voluta e gestita accettata e utilizzata da Mussolini per prendere il potere. Una marcia (organizzata “all’italiana” cioè nel caos e nell’improvvisazione) che ebbe successo più che per le capacità degli organizzatori per l’ignavia, l’insipienza e l’incapacità di comprendere i sentimenti degli italiani dei politici d’allora (che rifiutarono di utilizzare quanto previsto dalla legge contro un gesto palesemente eversivo)
Mussolini invece seppe cogliere i sentimenti profondi degli italiani: il desiderio di pace sociale, di tranquillità, di sicurezza del lavoro e del proprio futuro: e (stra)vinse le successive elezioni.

Una situazione che, (mutatis mutandis), ricorda quella odierna: una classe politica incapace di confrontarsi con i cittadini, una situazione economico-finanziaria sull’orlo del baratro, il problema del lavoro e del futuro che assilla molti…

I risultati delle elezioni siciliane dovrebbero essere un campanello d’allarme: la maggioranza dei cittadini ha dimostrato di non aver alcuna fiducia in questa classe politica non andando alle urne (o votando un partito di mera protesta come quello di Grillo). Se sommiamo gli astenuti ai grillini quasi 2 siciliani su 3 hanno mostrato di non avere nessuna fiducia in questa politica.

Occorre, come da sempre dicono i Comitati, che i cittadini possano tornare a partecipare alla vita politica attraverso una democrazia diretta: con una legge elettorale maggioritaria, con primarie obbligatorie, un vero federalismo, un nuovo assetto dei referendum..
Prima che, come ci insegna la storia, sia troppo tardi…..

Angelo Gazzaniga

 

 
 
 
 
 
 

 

Articolo perfetto, e assolutamente condivisibile. Un po' quello che andiamo ripetendo, inascoltati, purtroppo, e non da ieri, come Unione per le Libertà.

Questa classe politica ha fallito, il governo dei tecnici rappresenta la negazione della democrazia. Grillo, per carità. Ottimo a protestare, quanto alle proposte….beh, forse occorrerà sintonizzarsi su “CHI LE HA VISTE”?.

E dunque che fare?

Occorre una vera RIVOLUZIONE LIBERALE, che azzeri lo Status quo, partiti, caste, privilegi, clientele, ruberie; una drastica riduzione della pressione fiscale; l'alienazione del patrimonio pubblico; la meritocrazia; la responsabilità; un sistema elettorale che permetta ai CITTADINI (non più sudditi/schiavi alla mercè del potente di turno), di scegliere ad ogni livello (basta coi "NOMINATI") e che assicuri la governabilità (noi da sempre per il MAGGIORITARIO UNINOMINALE A TURNO UNICO (ma siu può ragionare anche sul doppio turno, vista la specificità della situazione politica italiana), e le PRIMARIE (per la scelta dei candidati), vere, regolate per legge, non quelle in uso in Italia che assomigliano molto all'ennesima presa per i fondelli....).

Non mi sembra molto.....!

Popolo dei PRODUTTIVI, già MAGGIORANZA SILENZIOSA (liberi professionisti, artigiani, autonomi, lavoratori dipendenti, imprenditori), RIBELLIAMOCI e UNIAMOCI contro questo Stato, il nostro PROBLEMA. Torniamo ad essere noi POPOLO SOVRANO, lo STATO, riprendiamoci la LIBERTA'. Il FUTURO dipende anche e soprattutto da NOI.

FERMIAMO IL DECLITO. ORA!

Galgano PALAFERRI

Unione per le Libertà

upl@hotmail.it

www.confcontribuenti.piemonte.over-blog.it

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MARTINO VS.QUAGLIARELLO.

1 Novembre 2012 , Scritto da Antonio MARTINO Con tag #ITALIA

IL TITOLO E' NOSTRO.

 

DAL BLOG del Prof. ANTONIO MARTINO, già Ministro della Repubblica e co-fondatore di FORZA ITALIA.

 

Caro direttore, Ho letto con interesse l’articolo del mio amico Gaetano Quagliarello (20 ottobre) e vorrei fare alcune considerazioni. Prima di parlare del contenuto, mi sembra che il titolo dell’articolo, anche se probabilmente forzato (Un manifesto liberale è cattolico), centri bene il pensiero dell’autore.

Come conferma il tema dell’incontro annuale della fondazione di Quagliarello, citato nell’articolo, la preoccupazione sua e degli altri firmatari è costituita dal rapporto fra Stato e Chiesa cattolica (“A Cesare e a Dio”). Non v’è dubbio che fra liberalismo e cattolicesimo non vi sia più motivo di contrasto – Luigi Einaudi, liberale cattolico, e Luigi Sturzo, cattolico liberale, oggi militerebbero nello stesso partito – ma questo è un problema che solo Rosy Bindi, Franceschini e altri comunistelli di sacrestia (come li chiamava il cardinale Siri) non hanno ancora risolto. Tutti gli altri cattolici e tutti i liberali sono consapevoli che non siamo più nel secolo del “Non expedit” e della scomunica ai liberali.

Il richiamo a Ronald Reagan fornisce, forse, la giusta chiave di lettura di quale sia la posta in gioco. Reagan ha realizzato la più radicale riforma fiscale della storia degli USA con un congresso a maggioranza democratica.

La “sintesi” cara a Quagliarello fu fatta dopo aver vinto le elezioni con un programma che non sintetizzava un bel nulla, era un programma di radicale riforma liberale. Dopo la vittoria elettorale, da presidente degli Stati Uniti d’America, Reagan riuscì a convincere i democratici ad appoggiare la sua riforma. L’ambiguità propria dei compromessi e delle sintesi fu assente in campagna elettorale e fu anche mancante nell’accordo che consentì la riforma. I grandi leader, quelli che hanno fatto la differenza, non hanno mai combattuto da posizioni sintetiche o ambigue.

Il Pdl è il seguito di un movimento che è iniziato nel 1994, si chiamava Forza Italia e a parere del suo fondatore sarebbe dovuto diventare un partito liberale di massa. Strada facendo, ha finito con l’essere un partito catto-socialista di Carrara! Le sintesi quagliarellesche sanciscono la legittimità di questa mutazione, danneggiano il partito che vorrebbero aiutare e si adeguano all’ambiguità imperante. Quagliarello è un intellettuale intelligente e colto, le sue passate credenziali radicalmente liberali sono impeccabili, ma temo sia incorso nell’errore di credere che l’Italia, per salvarsi, abbia bisogno delle idee di tutti, anche quelle sbagliate e anche se incompatibili fra loro.

Un bagno di radicalismo liberale potrebbe tornargli utile.

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LUCI E OMBRE su BERLUSCONI. Solo la Storia potrà giudicarlo.

1 Novembre 2012 , Scritto da Antonio MARTINO Con tag #ITALIA

DAL BLOG DI ANTONIO MARTINO, già Ministro della Repubblica e co-fondatore di FORZA ITALIA.

(il titolo del post nostro, n.d.r.)

SABATO 27 OTTOBRE 2012

Un'uscita con stile

 Di ANTONIO MARTINO

 

Quando, nel pomeriggio di giovedì 24, ho letto le dichiarazioni di Silvio Berlusconi con le quali annunciava di non volersi più candidare a premier e che il candidato sarebbe stato selezionato da primarie interne al Pdl, mi sono affrettato a chiamarlo. Ho avuto fortuna e ho potuto parlargli; gli ho chiesto: perché lasci? “Non lascio, mi ha assicurato, continueremo assieme tu ed io ma ora bisogna lasciare spazio ai più giovani e noi dobbiamo tirarci indietro, aiutarli, consigliarli e mettere la nostra esperienza a loro disposizione.”

Non un’uscita di scena, quindi, ma soltanto un arretramento, probabilmente ispirato dalla necessità di far crescere e consolidare una nuova classe dirigente che possa, anche grazie all’esperienza dei meno giovani, dare vita ad un’alternativa concreta e credibile all’arcipelago delle sinistre e ai movimenti anti-politici. Un arretramento fatto con stile che, comunque vada, segna la conclusione di un quasi ventennio caratterizzato dalla sua figura come protagonista della nostra vita pubblica. Tutto e il suo contrario sono stati detti su Berlusconi, ma sono certo che anche i suoi acerrimi nemici converrebbero sul fatto che non ce n’è un altro; Silvio Berlusconi è quello che è, ma è anche l’unico Silvio Berlusconi che abbiamo. Molti miei amici mi chiedono perché continui a “stare con lui”; la risposta è molto semplice: non sono mai “stato con lui”.

Ho sempre detto quello che penso, anche quando sapevo che non era d’accordo. Specie dal 1994 al 2001, ma anche dopo, sono stato sovente in disaccordo, non di rado da solo, e non ho mai tenuto nascosto il mio dissenso. Chi ne dubita guardi i giornali di quegli anni. Da ministro degli Esteri prima e della Difesa poi ho sempre fatto quello che ritenevo giusto e sempre senza consultarlo prima, ma ricevendone l’approvazione poi. Capisco la delusione dei miei amici liberali: la rivoluzione liberale è rimasta largamente incompiuta e il “partito liberale di massa” non ha visto la luce. Mi permetterei, tuttavia, di chiedere loro se l’Italia oggi starebbe meglio o peggio se, invece di essere stata governata alternativamente dalle sinistre e da Berlusconi, avesse avuto sempre le sinistre al potere. Solo un fazioso potrebbe rispondere di sì. La delusione, però, è certamente motivata e cercherò di spiegare perché il sogno non si è materializzato.

Mi limiterò a quattro errori che spiegano in buona misura l’insuccesso. Il primo è stata Irene Pivetti: Berlusconi l’ha fatta eleggere presidente della Camera e il suo partito ha determinato il ribaltone prima, la sconfitta alle elezioni del 1996 poi. Pierferdinando Casini è stato fatto eleggere presidente della Camera da Berlusconi nel 2001, il suo partito ci ha impedito di governare dal 2001 al 2006 (imponendoci fra l’altro la cosiddetta “discontinuità”) e ha costretto Berlusconi a cambiare la legge elettorale, facendoci perdere le elezioni del 2006. Gianfranco Fini è stato fatto eleggere presidente della Camera da Berlusconi nel 2008 e la sua defezione ha impedito al governo di sfruttare la larga maggioranza ottenuta, col risultato che alla fine Berlusconi ha lasciato la presidenza del Consiglio. Tremonti, infine: nel 1994 fu un ministro delle Finanze creativo e capace ma, nel 2001 – 2006 contribuì, da ministro dell’Economia, alla mancata realizzazione delle riforme promesse; idem dal 2008 al 2011.

Non dico che Berlusconi sia da assolvere con formula piena ma, prima di pronunziare una sentenza inappellabile, bisognerebbe anche rendersi conto che con questo sistema istituzionale neanche il più grande leader politico avrebbe potuto fare molto meglio. Quando, nel 1994, la Thatcher, nel congratularsi per la mia elezione, mi esortò a fare “per l’Italia quanto io ho fatto per la Gran Bretagna”, le risposi: “Lei aveva molti vantaggi rispetto a noi: una maggioranza composta di un solo partito, una Costituzione non scritta sulla carta ma nella mente e nel cuore di quanti erano chiamati a rispettarla, una burocrazia efficiente ed onesta e un sistema giudiziario autenticamente indipendente e funzionante. Noi non abbiamo nessuna di queste cose, ma abbiamo qualcosa che lei non aveva”. “Che cosa?” “Il suo esempio”, risposi.

Al posto della Thatcher, Berlusconi avrebbe fatto lo stesso? Con tutta l’amicizia che mi lega a lui, devo dire che non lo vedo litigare per tre anni con i più potenti sindacati d’Europa né mandare la flotta dall’altra parte del mondo per fare rispettare la sovranità inglese a un dittatore avventuroso. Tuttavia, resto convinto che sia unico e che il suo arretramento lascerà un vuoto difficilmente colmabile. E questo a prescindere dal fatto che la nostra Costituzione non prevede la candidatura a presidente del Consiglio.

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Dopo anni di compromessi i cittadini meritano di più e di meglio.

1 Novembre 2012 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Dal Fatto Quotidiano del 31/10/2012

 

Frazionismo degno dei gruppuscoli extraparlamentari degli anni ’70, votati ad una pretesa purezza che genera solo minoritarismo? Personalismi istrionici di aspiranti capipopolo, confusi sia sul loro ruolo che sulla situazione concreta? Infantile desiderio di protagonismo? Di spiegazioni sul perché i sette fondatori di Fermare il Declino, fra i quali il sottoscritto, abbiano preferito non firmare il manifesto che, su impulso di Italia Futura, è stato pubblicato la settimana scorsa auspicando l’avvento di una terza repubblica, se ne sono lette di tutti i colori.

Può darsi siano vere, o che siano false: lasciamo siano i fatti a deciderlo nei mesi che verranno. Per parte mia proverò solo a spiegare perché, con il senno di poi ma anche con quello di prima, ritengo che non apporre la mia firma all’appello in questione sia stata la scelta giusta.

Nel manifesto che ha portato alla creazione del movimento Fermare il Declino avevamo scritto poche cose, tutte molto esplicite. Fra di esse ve ne erano due di fondamentali.

(A) Questa classe politica, salvo poche eccezioni individuali, ha fallito e deve farsi da parte per essere sostituita da personale politico nuovo selezionato secondo criteri nuovi e trasparenti. Le elezioni siciliane sono lì a ricordarci questa urgenza nel modo più esplicito possibile: con quale legittimità si può governare (scordiamoci riformare) una regione (o un paese) quando si sa di rappresentare al più il 13% del cittadini? Il giorno in cui accadrà qualcosa di simile per il governo nazionale, dovremo accettare di essere governati da delle persone che non ci rappresentano?

(B) I problemi dell’Italia son tanti e così gravi che è assolutamente necessario evitare le guerre ideologiche, e la retorica altisonante attraverso cui usualmente si svolgono, per concentrarsi sui problemi concreti e le cose da fare. Gli italiani hanno il bisogno e il diritto di sentirsi dire la verità sia sulle condizioni reali del paese sia sulle misure necessarie per ricominciare a crescere e ad avere speranza. Non ho firmato il manifesto perché non soddisfa queste condizioni fondamentali e perché i suoi promotori non han neanche segnalato di volerle soddisfare. Per cercare di rendere palese il primo punto avevamo chiesto di inserire la seguente frase “Chiediamo un passo indietro ai parlamentari in servizio da più di due legislature onde permettere quel salutare ricambio che da troppo manca. Chiediamo a chi si fa avanti d’impegnarsi a rispettare questa regola e di agire perché i leader degli schieramenti vengano selezionati attraverso meccanismi aperti e trasparenti come, per esempio, le elezioni primarie.” Potete constatare la sua assenza nel testo finale. Soddisfare il secondo requisito, ossia abbandonare la retorica ed impegnarsi a fare cose concrete, è meno facile quando si sta semplicemente redigendo un appello. Ma si può, in buona fede, tentare. Anche in questo caso la negativa ad inserire una serie di parole chiave è risultata sorprendente. Ecco dunque che la frase che suonava “Dobbiamo ridurre considerevolmente la spesa pubblica e concentrare le risorse sui compiti fondamentali dello Stato Sociale, […]” ha perso cinque parole mentre, per rimanere sui fondamentali, la richiesta di ridurre il debito pubblico attraverso dismissioni di immobili ed imprese pubbliche è sparita assieme alla seguente affermazione: “[…] occorre una profonda riforma del settore pubblico, e in particolare della giustizia, con l'introduzione di criteri meritocratici e, dove possibile, l'abbandono dei vecchi monopoli pubblici per passare a più dinamici modelli di concorrenza nel o per il mercato. Le dismissioni di società pubbliche sono, in questo senso, funzionali non solo ad aggredire il debito pubblico, ma anche a creare condizioni favorevoli alla competizione.” Lascio al lettore il giudicare se il testo che ne è risultato è più o meno adeguato alla bisogna. A mio avviso, chiaramente, non lo è. Non si riforma il paese e, soprattutto, non si soddisfa l’ansia di cambiamento che viene dalla popolazione senza avere il coraggio di dire ai cittadini ciò che si vuole davvero fare, prendendosi con essi impegni chiari e verificabili. A questa regola intendo attenermi nel futuro come ho fatto in passato: i responsabili politici del declino devono farsi da parte e chi ha a cuore le sorti del paese deve avere il coraggio di dire cosa intende fare. Altrimenti ci si prende in giro e si prendono in giro gli elettori i quali poi, giustamente, s’incazzano.

Ed il voto siciliano è lì a ricordarci cosa questo implichi.

ZINGALES

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I PROSSIMI EVENTI DI "FERMARE IL DECLINO".

1 Novembre 2012 , Scritto da UPL Con tag #EVENTI

04/11/2012 - 18:00 , PAVIA Incontro in Piazza - Aderenti di Fermare il Declino e simpatizzanti - P.zza della Vittoria 06/11/2012 - 18:30 , PISA Dibattito "Per non morire di Tasse" - Carlo STAGNARO ne discute con: Giorgio Einaudi, Raimondo Cubeddu, Luigi Litardi e Giordano Masini - Hotel Santa Croce in Fossabanda - P.zza Santa Croce 5 08/11/2012 - 18:30 , MONTEVARCHI Convegno "Cambiare la politica, Fermare il Declino, tornare a Crescere: una sfida per rinnovare l'Italia" - Intervengono Giulio Zanella e Tommaso Ciuffoletti - sala Convegni Hotel Valdarno 08/11/2012 - 19:00 , TORINO "Incontriamoci il Giovedì" Apericena con sostenitori, conoscenti di fermare il Declino - C.so Moncalieri 192 10/11/2012 - da 09:30 a 12:00 , CUNEO "10 ore con Oscar GIANNINO per scoprire le 10 proposte di Fermare il Declino" Incontro con la provincia Granda - Cinema Monviso - Via XX Settembre 14 10/11/2012 - da 13:00 a 15:00 , CAVOUR "10 ore con Oscar GIANNINO per scoprire le 10 proposte di Fermare il Declino" a pranzo con Giannino - Cascina Smiraglia - Via Barrata 22 10/11/2012 - da 17:30 a 19:30 , NOVARA "10 ore con Oscar GIANNINO per scoprire le 10 proposte di Fermare il declino" Incontro con il Piemonte Orientale - Albergo Italia - Via Generale Paolo Solaroli 8
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Zingales: Lotta alla peggiocrazia, rivoluzione morale contro l’economia corrotta

1 Novembre 2012 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

TRATTO DA: LA STAMPA del 30/10/2012 Di Mario Deaglio C’è un genere letterario quasi sconosciuto in Italia, poco diffuso in Europa e molto frequentato negli Stati Uniti: il saggio interpretativo che cerca di capire – e di spiegare a un pubblico non specialistico, spesso con una scrittura brillante e tagliente - che cosa sta succedendo e che cosa succederà nel mondo globalizzato, alle prese con una crisi di portata epocale che non accenna a passare. Siccome la crisi, nata dall’economia, investe sempre di più tutte le dimensioni della vita, gli autori – quasi sempre scienziati sociali o commentatori di professione - escono dalle loro specializzazioni e tentano sintesi che coinvolgono altre discipline, spesso facendo così di queste loro opere delle piattaforme per lanciare messaggi e raccomandazioni ai politici e ai normali cittadini. Al loro numero si è aggiunto Luigi Zingales, italiano per formazione, americano per adozione intellettuale, con una brillante carriera che parte dalla Bocconi, fa una sosta a Boston, dove Zingales consegue un dottorato al MIT e giunge infine a quel vero e proprio tempio del pensiero liberista che è l’Università di Chicago. Il suo non è un semplice messaggio ma, stando al titolo italiano, un Manifesto capitalista, una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta. (Il titolo inglese, più semplicemente è «Un capitalismo per la gente»). E’ indirizzato prevalentemente a un pubblico americano ma si adatta assai bene a situazioni italiane, specie con un’introduzione e una postfazione sull’Italia aggiunte appositamente dall’autore. E’ stato tradotto da Rizzoli proprio quando esplodevano i casi di corruzione che hanno terremotato il mondo della politica italiana e, forse anche sull’onda dell’attualità, ha totalizzato due edizioni nel solo mese di settembre. Il saggio di Zingales rappresenta una delle migliori analisi liberiste della crisi attuale. Secondo l’autore, il sistema capitalistico americano, con il suo incoraggiamento all’iniziativa del singolo, il suo principio di uguaglianza delle opportunità e il suo sistema di controlli e bilanciamenti, è il meccanismo più efficace per far aumentare la ricchezza e garantire al tempo stesso la libertà, lasciando ampio spazio a chi è più bravo e assicurando potenzialmente a tutti le stesse opportunità di far bene nella vita. Una democrazia che cerca di far rima con meritocrazia. Tutto bene, quindi, gli Stati Uniti sono un’isola felice o addirittura un pezzo di mondo nuovo? Ahimé, no perché questo capitalismo ha al suo interno una sorta di virus che lo sospinge verso evoluzioni negative. L’amicizia passa davanti all’uguaglianza delle opportunità: chi ha in mano le leve del potere applica le norme che lo favoriscono e lascia perdere quelle che penalizzano lui o i suoi amici. Si è così sviluppata una finanza clientelare con troppo potere, troppo grande per fallire, troppo grande per essere veramente gestita, troppo oligopolistica. In questa denuncia della cristallizzazione insediatasi al vertice del capitalismo moderno, i liberisti «puri e duri» come Zingales hanno accenti che li avvicinano molto agli avversari del liberismo. Vicini nelle critiche, distantissimi nelle soluzioni. Zingales è convinto che il capitalismo abbia solide fondamenta morali e che queste debbano essere riscoperte o comunque rivitalizzate. Un esempio tra i tanti: è molto diffusa la censura verso chi fa uso di doping nello sport, un’uguale censura dovrebbe andare a quelle imprese che fanno uso di quella particolare forma di doping che è la corruzione. Contro la corruzione l’autore propone, come antidoto a carattere generale, al quale se ne devono aggiungere di specifici, la trasparenza, il che significa la pubblicità dei dati, la loro facile consultabilità da parte di tutti, la semplificazione degli organi di controllo. Un po’ come contro il doping sportivo si usano esami clinici che devono essere rapidamente resi pubblici. E’ chiaro che queste ricette generali risultano particolarmente rafforzate nel caso di un paese come l’Italia, a lungo governato da quella che Zingales chiama la «peggiocrazia» e proprio attraverso la progressiva erosione dei principi del mercato e della sua etica, l’Italia del miracolo è diventata l’Italia del declino. Paradossalmente, proprio la crisi finanziaria potrebbe, secondo l’autore, rappresentare un’occasione di cambiamento. Di libri di questo tipo ce ne vorrebbero molti. In America essi rappresentano uno stadio pre-politico attraverso il quale è bene passare per attivare poi a uno stadio propriamente politico. In Europa e in Italia questa «pre-politica» è carente o del tutto assente. Potremo veramente rinnovare la politica? ...... Alcuni commenti interessanti......tratti dal sito di FERMARE IL DECLINO. Attendiamo i vostri. Mario Deaglio, professore di economia a Torino ed ex direttore del Sole 24 Ore, marito di Elsa Fornero, professoressa a Torino e pro-tempore ministro, fratello di Enrico, ex direttore di Lotta Continua, padre di una giovane e capace professoressa di Torino, che scrive sulla Stampa di Torino. Gentile davvero. Elsa Fornero è stata Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo (2010-2011), Vice Presidente della Compagnia di San Paolo (2008-2010). La figlia Professore Associato in genetica medica (5 anni dopo il PhD) presso l'Università di Torino è Responsabile della ricerca Genetica del Sistema Immunitario alla HuGeF (Istituto di ricerca scientifica fondato dalla Compagnia di San Paolo di cui era vicepresidente Elsa Fornero) (2010, 4 anni dopo il PhD, 90 pubblicazioni). la memoria. Per fortuna esiste sempre qualcuno come lei che ricorda a tutti chi e cosa e la storia da cui provengono. Il guaio e' che ci dobbiamo aspettare che sul carro del vincitore salgano anche persone all' ultimo momento millantando una fede assoluta nelle determinazioni di chi quel carro guida non dall' altro ieri. Non dovremo stupircene, ma mi sembra che anche qui si possa usare un "disinfettante": la linea etico / morale dei fondatori che e' stata espressa con inusitata chiarezza (e personalmente apprezzata proprio per la sua essenza NON traditrice del manifesto - che e' gia' una rivoluzione in Italia rispetto alle cose cui ci hanno abituato decenni di sciagure e sciagurati) e che deve rappresentare per noi anche un collante per la condivisione. La ringrazio della segnalazione perche', pur conoscendo personalmente tutti i legami, lei ha il merito di averli semplicemente sottolineati "coram populo"... mi permetta di proseguire.......Enrico Deaglio, (primo) marito (o compagno) di Maria Laura Rodotà (rea confessa di essere stata raccomandata per iniziare la carriera di giornalista), figlia di Stefano Rodotà, professore universitario e grande comunista e Garante della Privacy (solo un idiota potrebbe nominare garante della privacy un comunista: è come nominare Adam Smith capo di una Casa del Popolo), padre di Carlo Rodotà (assunto in Consob, sì proprio così, dopo un non chiaro concorso, in cui pare che il concorrente, cioè il figliolo Rodotà, fosse anche segretario della commissione esaminatrice....) Potremmo farne un gioco: "trova il legame"... Di solito in cauda venenum...ma Deaglio mi sembra che abbia sparso sin dall'inizio il suo. Intanto ha esordito relegando il libro di Zingales ad opera che appartiene ad un certo genere letterario molto in voga negli States. Ma ciò che più mi ha stupito è che proponendo una sua interpretazione del libro, in realtà intende colpire le idee e l'iniziativa di movimenti sorti quasi spontaneamente di fronte a un degrado non più sopportabile della nazione, perciò con subdola penna avvelenata sentenzia che questo genere di autori tentano sintesi che coinvolgono altre discipline, spesso facendo così di queste loro opere delle piattaforme per lanciare messaggi e raccomandazioni ai politici e ai normali cittadini. Fermare il Declino è forse una delle tante piattaforme scaturite da qualche pagina di libro per lanciare raccomandazioni ai politici? Non è una analisi assai riduttiva e faziosa? Noi vogliamo mandarli a casa i politici, devono fare un passo indietro, quasi tutti! Come si vede, le caste cominciano a temere il sorgere ed il continuo lievitare delle espressioni di malcontento e tentano di mitigarle o peggio minimizzarle...ma si sa è la Stampa... Mi piace questo esercizio di analisi della disinformazione. Un mio amico, professore a Madrid, una volta mi disse: “Se qualcuno dell’apparato ti dice bravo, allora chiediti subito: cosa ho fatto di male”. Quello di Deaglio senior (capostipite di una famiglia immersa nell’apparato) è un “quasi bravo” ma detto da lui fa subito chiedere: cosa da fastidio? La Stampa e il Corriere sono giornali maestri nella disinformazione: usano semini molto piccoli che accendono il dubbio (in realtà entrambi sono peggiorati con le direzioni Calabresi e Mieli). Altri giornali, tipo Repubblica, Il Giornale e Il Fatto sono rozzi e usano, invece di semini del dubbio, delle zucche o, come dico io, producono biada per somari ideologizzati, talvolta condita con qualche ingrediente diverso per sfumare la polarizzazione ideologica. In aggiunta all’osservazione di Paolicchi la “quasi benedizione” di Deaglio (e quindi di un certo establishment) depotenzia Zingales facendolo passare come uno di loro e/o come un “accademico” che dice cose che hanno un senso negli USA ma che andrebbero bene anche da noi. Forse, gli ricorda la valenza di certi ambienti in cui Zingales è parzialmente coinvolto. Il finale chiarisce: “Smettila di cercare rinnovare la politica, perdi tempo e non ce la farai mai…” Il libro è molto interessante e lo raccomando. C'è però un grave errore nella traduzione del titolo. In Inglese "Capitalism for the people", in Italiano "Manifesto Capitalista". Significati del tutto diversi. Dimostrare che il liberalismo è oggi l'unica vera opzione di sinistra, perchè è la sola via per ridurre l'iniquità e le disuguaglianze, non è facile. Il pubblico italiano è prevenuto e digiuno di economia. Meglio il titolo ingelse.
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TENGO FAMIGLIA!

1 Novembre 2012 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Guadagnare 50.000 euro in sei ore? Se ti chiami Franco Spada (IDV) si può! Un problema originato dal sistema, diranno. Franco Spada, membro dell’Idv, è diventato consigliere il 26 ottobre 2012, il giorno stesso dello scioglimento del Consiglio regionale della Lombardia, per sostituire il compagno di partito Gabriele Sola, che aveva rinunciato al vitalizio. In sei ore “di intenso lavoro” il neo-consigliere ha maturato il diritto a ricevere lo stipendio di 50.000 euro, cioè circa 2,3 euro al secondo. Queste alcune delle sue dichiarazioni: “Sono state sei ore intensissime, alla seduta a cui ho partecipato è stata approvata la legge elettorale” “Io prenderò esattamente quello che prenderanno gli altri consiglieri” E riguardo alla supposta incompatibilità del suo breve incarico con il posto in consiglio provinciale: “Le cariche non sono incompatibili, e in Provincia arrivo a fatica a mille euro al mese” Piovano commenti, se vi va. Da parte nostre non ci basta più gridare VERGOGNA! Questi quì, alcuni più di altri, specie quelli che si ergono a primi della classe, HANNO LA FACCIA COME IL C*****!. E ora ecco il video. Inc**** con noi! http://www.youtube.com/watch?v=OzjDIQ3dtMI&feature=player_embedded
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Troppo choosy? Giovani tra università e mondo del lavoro. Michele Boldrin a Torino.

1 Novembre 2012 , Scritto da upl Con tag #TORINO

eri nell’aula 2 di Palazzo Einaudi, a Torino, si è svolto l’incontro con Michele Boldrin, professore della Washington University di St. Luis, dal titolo “Giovani troppo choosy? Tra Università e mondo del lavoro.” A organizzarlo gli instancabili ragazzi dell’Ora Libera(le), gruppo di studenti che si occupa della “promozione del valore dei singoli individui, della proprietà privata e dei diritti personali in opposizione allo strabordante potere dello Stato”. Il gruppo organizza conferenze e lezioni in collaborazione con altre associazioni (la prima conferenza di Italian Student for Individual Liberty è stata possibile anche grazie a loro). Prima di cominciare diciamo subito che Michele Boldrin è in Italia perché sta spendendo il suo anno sabbatico lavorando al movimento Fermare il Declino. < http://thetweeter.wordpress.com/tag/cose-fermare-il-declino/>
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IL PUNTO: L'Italia, Berlusconi e Noi. Dopo lo Tsunami....!

29 Ottobre 2012 , Scritto da UpL Con tag #TORINO

Tanto tuonò che piovve, verrbbe di dire dopo l'uno/due di Silvio Berlusconi.

Prima l'elogio di MONTI e solo qualche ora dopo, a caldo, post-sentenza giudiziaria, MONTI a casa. Firmato S. BERLUSCONI:

Non c'è male, davvero, per far vendere qualche copia in più ai giornali, terremotare ancora una volta la politica italiana ed allontanare una volta di più gli italiani dalla politica o, meglio, da questa politica, fatta di politicanti, appredisti stregoni e da chi, in definitiva poco importa delle sorti di noi popolo sovrano, per la costituzione, ma semplici sudditi se non schiavi pere chi ci (s)governa, nel bene ma soprattutto nel male, da un bel po', direi troppo tempo! 

Per flash, giusto per fotografare al situazione.

_ Monti ha salvato il paese, "suicidando gli italiani

_ Berlusconi farebbe bene, per il bene di tutti, ad uscire dalla politica. Ormai per lui questa è diventata (a torto o ragione) un fatto personale, e noi crediamo che non abbia tutti i torti, ma non può traqcinare il paese nella guerra coi giudici. Alòtro discorso il tema giustizia. Va riformata, completamente. E' una giustizia indegna per uno stato di Diritto, per la fu "culla del Diritto".

_ Tutto cio giustifica il successo di Grillo, ma preoccupa: solo protesta, fine a se stessa, populismo a piene mani, anzi polmoni: ma per fare che cosa? L'italia non va distrutta, va ricostyruita. Aspettiasmo, da Grillo, proposte serie. Anche se dubitiamo di un comico politico. Vabbè che con questi politici-comici, che sanno solo farwe ridere, anzi piangere.....!

_ E dunque, per domani: Puntare ai delusi che in questo paese sono davvero tanti, da chi non ce la fa più, da chi soffre in silenzio, ma mica troppo questa situazione, da chi vuole il vero cambiamento, la vera RIVOLUZIONE LIBERALE.

I settori sui quali intervenire, e da subito: ECONOMIA; WELFARE, FAMIGLIE. Cambiamento significa: MERITO nella Pubblica Amministrrazione; ABBATTIMENTO DEBITO PUBBLICO ATTRAVERSO CESSIONE PATRIMONIO PUBBLICO; RIDUZIONE PRESSIONE FISCALE; CRESCITA ECONOMICA conseguente.

_ In ciò occorre coinvolgrere i CETI PRODUTTIVI del paese, chiunque produca ricchezza ad ogni livello e in ogni modo (autonomi, professionisti, artigiani, imprenditori, lavoratori: non più una categoria contro l'altra, ma TUTTI ASSIEME contro questo Stato, le CASTE, i PRIVILEGIATI, i LADRI e i CORROTTI).

_Qualcuno di credibile sul piano internazionale, per il dopo MONTI.

No alla Patrimoniuale, no all'obbligo per gli italiani di acquistare i titoli di Stato (ricetta MONTI!). altra patrimoniale occulta.

Questa l'Agenda per il dopo monti, con chi ci sta. Senza chiacchere, ma con fatti concreti.

FERMIAMO IL DECLINO, occorre FERMALE il DECLINO.

Dunque, FERMIAMOLO. ORA!

Noi ci siamo.

LOTTA CON NOI:
UNIONE pe le LIBERTA' Italia Ribelle_Italia Libera(le), Liberista, Libertaria.

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REGIONE PIEMONTE: Tagliare (i costi della politica) si può!

29 Ottobre 2012 , Scritto da upl Con tag #PIEMONTE

Pubblichiamo una proposta di TAGLI della SPESA PUBBLICA in REGIONE PIEMONTE eleaborata da PROGETT'AZIONE....!
La troviamno molto interessante, ci auguriamo che non resti solo una....prpoposta.

E se avevte suggerimenti, critiche, integrazioni.....siamo quì per registrare e commentare.

 

 Torino, 23 ottobre 2012



COMUNICATO STAMPA




CON LA SPENDING REVIEW DI PROGETT'AZIONE RISPARMIEREMO 1 MILIARDO E 100
MILIONI


Gian Luca Vignale: "Di qui al 2015 si possono recuperare 1 miliardo e 83
milioni di euro da destinare a riduzione del debito e investimenti per lo
sviluppo".

Nel dettaglio: 12 milioni dal taglio dei costi della politica; 1,360 milioni
dall'abolizione dell'utilizzo delle auto di servizio; 49 milioni dal blocco
delle assunzioni e dalla rimodulazione delle spese dei dirigenti pubblici e
delle posizioni organizzative; 33,5 milioni di minori costi di enti,
agenzie, consorzi e società partecipate; 1 miliardo dall'alienazione del
patrimonio disponibile e dalla razionalizzazione delle società partecipate.
E inoltre: trasparenza amministrativa, digitalizzazione degli atti e dei
pagamenti, telelavoro. "Dopo i proclami - è tempo di passare ai fatti, senza
indugio. È infatti evidente che le parole non bastino e che se gli intenti
del presidente Cota in merito al taglio dei costi si vogliono trasformare in
fatti questo documento è un buon punto di inizio".



Non solo tagli, ma anche riduzione del debito e investimenti per lo
sviluppo. La proposta del gruppo consiliare di Progett'Azione per la
riduzione della spesa pubblica prevede un recupero di efficienza e di
efficacia della macchina regionale, in grado di far risparmiare
complessivamente 1 miliardo e 83 milioni di euro di qui alla fine del 2015.
Si tratta di ridurre i costi della politica, dismettere il patrimonio
pubblico non strategico, razionalizzare le società partecipate e realizzare
risparmi, senza influire sulla quantità e sulla qualità dei servizi offerti
ai cittadini.



"La nostra è una proposta a costo zero per la collettività: tutte le risorse
recuperate verranno destinate alla riduzione del debito, alle politiche
sociali migliorando la qualità della vita delle famiglie e allo sviluppo
delle attività produttive. Noi crediamo che la politica regionale possa e
debba evitare il "commissariamento", ovvero di essere messa sotto tutela dal
governo centrale e dalla Corte dei conti. Ma per fare questo è necessario
che dimostri di essere in grado di ben amministrare e di rinnovarsi.
Rifiutiamo il neo-centralismo, a meno che il Parlamento non intervenga sulla
costituzione modificandone il titolo quinto: crediamo che si debba
consentire alle Regioni, così come alle Province e ai Comuni, di poter
svolgere il loro ruolo, recuperando però il massimo dell'efficienza della
spesa pubblica, riducendo il debito e abbassando le tasse a carico dei
cittadini delle imprese".




IL PIANO DI PROGETT'AZIONE PER LA RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA REGIONALE



Il piano elaborato da Progett'Azione prevede, oltre ai provvedimenti già
adottati che hanno prodotto un significativo taglio dei costi della
politica regionale, l'ulteriore riduzione del 20% dei costi complessivi
relativi all'indennità di consiglieri regionali e assessori e relativi
trasferimenti gruppi consiliari. Questa manovra consentirà un risparmio di
12 milioni nel prossimo triennio.

L'operazione "Piemonte zero" prevede l'abolizione dell'utilizzo delle auto
di servizio in tutta l'amministrazione regionale, comprese le società e le
agenzie regionali. Tutti i contratti di noleggio, leasing e assicurazione
che andranno in scadenza non potranno essere rinnovati; inoltre la Regione
dovrà dismettere le autovetture di proprietà. Anche per quanto riguarda gli
immobili, si dovrà trovare collocazione alle agenzie, aziende o società
regionali in stabili della Regione: il risparmio, in termini di efficienza,
sarà di 1,360 milioni di euro nel prossimo triennio.

Il reale blocco delle assunzioni, della Regione delle società controllate o
partecipate, comporterà un risparmio di 24 milioni nel prossimo triennio.

Per favorire la mobilità fra i dipendenti della giunta del consiglio
regionale, delle società e delle agenzie controllate dalla regione e delle
comunità montane, verrà istituita, a costo zero impiegando per lo scopo il
direttore del personale della Regione e delle partecipate, la Direzione
della mobilità che gestirà gli elenchi del personale "in disponibilità". In
termini di efficienza l'operazione comporterà un risparmio di 16 milioni di
euro.

A questo si assocerà la riduzione dei costi del personale, con un
abbassamento del 10% dello stipendio dei direttori, del 10% dei salari
accessori dei dirigenti e di almeno il 15% delle attuali posizioni
organizzative, per un risparmio di 9 milioni di euro.

Si dovranno anche ridurre i costi di enti, agenzie, consorzi e società
partecipate dalla Regione, bloccando le nuove assunzioni, riducendo la spesa
per le consulenze di incarichi professionali e fissando nuovi criteri di
professionalità per gli amministratori: il risparmio previsto con questo
intervento è di 33,5 milioni di euro.

Per la valorizzazione del capitale umano, risorsa fondamentale della
pubblica amministrazione, la Regione dovrà promuovere in modo incisivo il
telelavoro: l'intervento favorirà un risparmio di 2,3 milioni di euro.

Sempre per favorire il contenimento della spesa, si dovrà promuovere la
completa digitalizzazione degli atti, firma elettronica digitale dei
dipendenti regionali, la possibilità di presentare atti e certificazioni
attraverso strumenti digitali e di effettuare pagamenti in modo digitale:
questi interventi consentiranno un risparmio di 8,550 milioni di euro.

Gli enti, le agenzie le società partecipate dalla Regione Piemonte dovranno
essere amministrate in modo professionale trasparente: a questo scopo
Progett'Azione prevede l'introduzione di criteri di nomina e designazione
trasparenti, che pur non producendo risparmi quantificabili dal punto di
vista monetario, favoriranno l'avvio di una miglior gestione della macchina
pubblica.



Un altro intervento che va nella stessa direzione è quello volto ad
assicurare la trasparenza dei procedimenti amministrativi, con la
pubblicazione in modo evidente sulla prima pagina del sito della Regione di
tutti gli atti e i provvedimenti adottati con rilevanza esterna, tra i quali
l'anagrafe degli eletti, l'anagrafe dei nominati in enti, aziende, società,
agenzie e consorzi controllati, vigilati partecipati dalla Regione, l'elenco
degli incarichi, dei collaudi, delle consulenze e del trattamento economico
degli organi di indirizzo economico amministrativo, dei dirigenti, dei
consulenti e dei membri di commissione.



Un intervento fondamentale ai fini del risparmio e del recupero di
efficienza è l'alienazione del patrimonio disponibile e la razionalizzazione
delle società partecipate. L'intervento, già previsto dall'articolo 44 della
legge finanziaria del 2012 (il quale prevedeva che entro il 31 maggio di
quest'anno la giunta regionale avrebbe dovuto presentare al consiglio la
delibera di razionalizzazione delle società partecipate) non è stato ancora
attuato. Tra l'alienazione del patrimonio disponibile e razionalizzazione
delle società partecipate Progett'Azione prevede un recupero di risorse
complessivo di 1 miliardo di euro nel prossimo triennio.

" Sono tutti interventi di efficienza pura che non tagliano servizi ai
piemontesi e offrono una risposta concreta alla riduzione dei costi della
politica e al miglioramento dell'efficienza della pubblica amministrazione.
Sono proposte che sosteniamo da tempo. Crediamo che sia un modo concreto per
avviare, senza clamori ma con grande efficacia, il processo di risanamento
indispensabile per evitare il fallimento della regione, imboccando una nuova
strada che dovrà portare all'alleggerimento della macchina regionale,
nell'esclusivo interesse dei cittadini e delle imprese. Ci auguriamo che,
dopo i proclami, la giunta e il consiglio regionale vogliano accogliere
senza indugio le nostre proposte, passando dalle parole ai fatti".
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