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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

italia

"SALVA ITALIA" (forse). E gli ITALIANI?

20 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

Povera ITALIA, cambiano i governi ma i problemi restano. e noi italiani, ceto medio, popolo delle partite iva, sempre più cornuti e mazziati. Quelchè non riuscì a TRE-MONTI, ci ha pensato UN-MONTI a farlo! Con un governo di tecnici, non eletti da nessuno, che ci stanno riducendo alla fame. Schiavi, non più di Roma, ma di Bruxelle: ma che meraviglia. Gli Eurocrati, superpagati, anch'essi non eletti da nessuno, a dirci cosa è bene e cosa non è bene fare. Sovranità nazionale addio. Almeno fosse per gli Stati Uniti d'Europa, Stato Federale. Invece no.

Per chi, per la Merkel o per un Sarko shignazzante?

E i parlamentari i nostri, bravissimi a guardare e votare. Tanto i loro privilegi, e chi glieli tocca.

Ma se pensano di dare la colpa ad altri, si sbagliano di grosso. Chi ha votato provvedimenti così penalizzanti, non pensi di sfangarla a buon mercato. Se va avanti così, già mi immagino le strade riempirsi di italiani inferociti, coi forconi in mano.

Per intanto proprio un bel “regalo di Natale”, bravi, bene, bis.

Ce ne ricorderemo, lo ribadisco, quando si degneranno, lorsigniri di farci tornare a votare. se ci torneremo. Hai visto mai?

E' proprio vero: DESTRA, CENTRO, SINISTRA, A BRACCETTO (salvo poche lodevoli eccezioni!), COME I LADRI DI PISA.

Perplessità per la decisione della componente Liberali per l'Italia-PLI, che, sia pure senza far mancare rilievi critici, al Decreto Salva Italia, ha deciso di votare favorevolmente al Provvedimento, garantendo altrsì pieno sostegno a questo Governo. Perplessità perchè oggi più che mai, in questo paese c'e' la necessità di una forte voce Liberale, alternativa a questo governo, e alle consorterie dei vecchi partiti, dei privilegiati, delle caste. Ma tant'è, che ne prendiamo atto.

 

 

Prima che sia troppo tardi, e che si scateni una guerra tra poveri, noi diciamo:

RIVOLTA FISCALE ORA, BASTA STATO, BASTA TASSE.

NON SIAMO "LIMONI", VOGLIAMO VIVERE.

RIVOLUZIONE LIBERALE, SE NON ORA, QUANDO?

Cominciamo a costruire, assieme, da UOMINI LIBERI, CITTADINI non più sudditi, la nuova Italia.

 

Galgano PALAFERRI

Coordinatore Naz.le

UNIONE pe Le LIBERTà

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"SALVA ITALIA" (forse). E gli ITALIANI?

20 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

Povera ITALIA, cambiano i governi ma i problemi restano. e noi italiani, ceto medio, popolo delle partite iva, sempre più cornuti e mazziati. Quelchè non riuscì a TRE-MONTI, ci ha pensato UN-MONTI a farlo! Con un governo di tecnici, non eletti da nessuno, che ci stanno riducendo alla fame. Schiavi, non più di Roma, ma di Bruxelle: ma che meraviglia. Gli Eurocrati, superpagati, anch'essi non eletti da nessuno, a dirci cosa è bene e cosa non è bene fare. Sovranità nazionale addio. Almeno fosse per gli Stati Uniti d'Europa, Stato Federale. Invece no.

Per chi, per la Merkel o per un Sarko shignazzante?

E i parlamentari i nostri, bravissimi a guardare e votare. Tanto i loro privilegi, e chi glieli tocca.

Ma se pensano di dare la colpa ad altri, si sbagliano di grosso. Chi ha votato provvedimenti così penalizzanti, non pensi di sfangarla a buon mercato. Se va avanti così, già mi immagino le strade riempirsi di italiani inferociti, coi forconi in mano.

Per intanto proprio un bel “regalo di Natale”, bravi, bene, bis.

Ce ne ricorderemo, lo ribadisco, quando si degneranno, lorsigniri di farci tornare a votare. se ci torneremo. Hai visto mai?

E' proprio vero: DESTRA, CENTRO, SINISTRA, A BRACCETTO (salvo poche lodevoli eccezioni!), COME I LADRI DI PISA.

Perplessità per la decisione della componente Liberali per l'Italia-PLI, che, sia pure senza far mancare rilievi critici, al Decreto Salva Italia, ha deciso di votare favorevolmente al Provvedimento, garantendo altrsì pieno sostegno a questo Governo. Perplessità perchè oggi più che mai, in questo paese c'e' la necessità di una forte voce Liberale, alternativa a questo governo, e alle consorterie dei vecchi partiti, dei privilegiati, delle caste. Ma tant'è, che ne prendiamo atto.

 

 

Prima che sia troppo tardi, e che si scateni una guerra tra poveri, noi diciamo:

RIVOLTA FISCALE ORA, BASTA STATO, BASTA TASSE.

NON SIAMO "LIMONI", VOGLIAMO VIVERE.

RIVOLUZIONE LIBERALE, SE NON ORA, QUANDO?

Cominciamo a costruire, assieme, da UOMINI LIBERI, CITTADINI non più sudditi, la nuova Italia.

 

Galgano PALAFERRI

Coordinatore Naz.le

UNIONE pe Le LIBERTà

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ÇA IRA!

15 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

BUONE FESTE, MALGRADO TUTTO E TUTTI!

Di: Galgano PALAFERRI

(Coordinatore Nazionale Unione per le Libertà)

Se non son bastati Tre-Monti per salvare l'Italia, figuriamoci un-Monti e un governo di tecnici privi del sostegno e, soprattutto del popolo. Avevamo sperato in un nuovo Governo, ispirato e guidato da Principi Liberali, e invece ci siam ritrovati con un governo che è una congrega di statalisti-dirigisti, che, di questo passo ci porterà alla rovina, sulla strada della Grecia. Un Governo che doveva realizzare la lettera della BCE - anche se, francamente, quest'abdicazione alla sovranità popolare, democrazia di fatto fortemente limitata, non è che ci entusiasmi - sia pure detto da Europeisti convinti, di un'Europa Stato Federale, che, però, non c'e' ( si veda: http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-europa-fine-della-corsa-92168053.html) - doveva fare sviluppo e ci porta recessione; doveva abbassare lo spread e invece lo spread continua a far paura; doveva abbattere la spesa pubblica (vedi il mio post http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-ridurre-la-spesa-pubblica-iniziare-la-rivoluzione-liberale-92087424.html), colpendo sprechi e privilegi (ma 36 auto blu assegnate alla presidenza della repubblica, per fare un esempio concreto, a che servono?), e invece non trova di meglio da fare che introdurre 17 nuove tasse; di liberalizzazioni, manco a parlarne; e potremmo continuare. Le caste, tutte ringraziano, c'è una continuità sulla linea delle manovre tremontiane, anziché che delle riforme necessarie per la crescita del paese, il ceto medio rischia di non arrivare manco alla terza settimana, quello medio basso, rischia di suicidarsi, per la disperazione (colpiti pure i libretti postali di risparmio, mettendo così le mani in tasca pure agli anziani e ai bambini!), e i partiti non sanno più che fare. Monti sì, monti no: un bel di lemma, con Lega e IDV che se continuano a sparare a palle incatenate, contro il Governo Monti, alle prossime elezioni rischiano di fare il pieno. Come se anch'essi (specie la Lega di Governo!), in questi anni non avessero dato il loro contributo per portare questo paese sulla soglia del precipizio. E cominciano a chiedersi se quella del Governo tecnico sia per davvero stata la scelta migliore, e soprattutto nell'interesse degli italiani. Stiamo giudicando e valutando una manovra che è composta per il 70% di nuove tasse e solo per il 30% di tagli. E ci chiediamo per esempio a che serve avere un Parlamento di “nominati” il cui numero di componenti è forse il più numeroso dei paesi di democrazia occidentale, quando le decisioni che contano vengono orma prese dai segretari di partito o dal Governo a colpi di Decreto Legge. Ci stiamo incamminando sulla strada di uno Stato Etico e di polizia, dove un manipolo di signori privilegiati, rappresentanti delle caste e delle lobby non eletti da nessuno, e che quindi a nessuno devono o dovranno mai rispondere ( vedi http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-no-taxation-without-representation-92090122.html), ci voglio imporre come vivere, imponendoci costumi moriegati, (no al fumo, no alle auto di lusso, no alle case all'estero....) e più poveri, imponendoci tutto ciò con la forza di leggi e decreti. Per loro. Forse. Ma che limitano le nostre libertà. Dagli “ottimati “del paese, dei tempi andati, in cui la Politica era “missione” ai giorni d'oggi, dove la classe politica, fatta ormai, per lo più, di politicanti, è completamente degenerata. E dove sono più proporsi a coltivare e difendere i propri benefici, piuttosto che impegnarsi per il bene comune. Ma stiano attenti, tutti, caste e privilegiati, che non non sarà la politica a riprendere in mano le sorti dell'Italia, portandoci fuori dal guado, con riforme di stampo liberale, nell'interesse di tutti e non dei soloti noti, allora i Cittadini, stufi di essere trattati da sudditi, sempre più furiosi verso uno Stato tiranno, dissipatore di ricchezze altrui, offese per questa sospensione della sovranità popolare (già limitata, per la verità dai partiti, come detto, che attraverso il “porcellum”, di fatto impediscono a tutti noi di sceglierci in nostri rappresentanti in Parlamento), sapranno riprendersi ciò che gli è stato tolto. La protesta sacrosanta, contro una manovra che fa strame dei risparmi di una vita, di ciò che si è costruito in anni di duro lavoro e sacrifici, monta ogni giorno di più. O MONTI cambia registro, o se la dovrà vedere, presto, con una maggioranza non più “silenziosa” e, forse, coni forconi in mano. A proposito, domani è il 16.12, anniversario della rivolta del THE, in quel di Boston ( http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-boston-tea-party-correva-l-anno-1773-92082320.html).

BUONE FESTE, COMUNQUE. E CHE UN DIO CI AIUTI!

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No Taxation without Representation.

11 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

A proposito del Governo MONTI, del Governo Tecnico e di un Parlamento doi Nominati mi sovviene la famosa massima made in U.S.A, mai attuale come ora:
"No Taxation without Representation".

Nel corso del XVIII secolo l'economia americana raggiunse un livello di ricchezza pari a quello di molte nazioni dell'Europa. Rispetto al vecchio continente non subiva le conseguenze delle guerre europee, grazie all'isolamento dei due Oceani, ed aveva dinnanzi a sé un vasto territorio ricco di risorse naturali e ancora inesplorato. Nella Guerra dei sette anni (1754-64) la Francia perse i suoi possedimenti americani e i coloni inglesi-americani non ebbero più alcun ostacolo al proprio espansionismo territoriale sul continente americano.

L'egemonia inglese sull'Europa

In Europa l'Inghilterra usciva vittoriosa dal confronto con le altre nazioni europee. Il Trattato di Parigi del 1763 sancì la superiorità militare e commerciale dell'impero britannico. I costi delle guerre avevano ridotto al minimo le casse dello Stato e la Corona britannica volse lo sguardo alle proprie colonie per rimpinguarle. Nel 1764 impose alle tredici colonie americane la tassa sulla melassa (Sugar Act) senza tenere conto dell'opinione delle assemblee locali. L'introduzione della tassa alimentò il conflitto d'interesse tra mercanti americani e inglesi. Le proteste dei coloni non impensierirono tuttavia gli inglesi che continuarono imperterriti su questa strada introducendo altre tasse come lo Stamp Act.

La reazione dei coloni contro le tasse

Inizialmente la reazione dei coloni inglesi si limitò a seguire le vie politiche, come la presentazione di una petizione per ribadire i propri diritti e rivendicare la rappresentanza dei propri interessi al Parlamento inglese. Lo slogan "No Taxation without Representation" sintetizza bene gli obiettivi della strategia. Fu utilizzato nel 1775 dalla Virginia per sancire l'illeggittimità delle tasse nelle situazioni in cui era assente la rappresentanza parlamentare dei cittadini. Tra i coloni americani non era diffuso il sentimento indipendentista, pochi volevano rompere definitivamente i rapporto con la Corona inglese. Le loro richieste erano limitate ad ottenere una maggiore autonomia e una maggiore rappresentanza all'interno del vasto impero inglese. La risposta inglese fu perentoria e irremovibile: nel Parlamento inglese erano già rappresentati tutti i soggetti dell'impero inglese, mentre le assemblee locali non avevano alcun potere legislativo o esecutivo di pari importanza a quello centrale. La scarsa apertura inglese contribuì a rafforzare tra i coloni le posizioni più estreme a favore dell'indipendenza americana. Gli americani si divisero in "lealisti" (detti "tories" e fedeli alla Corona) e "indipendentisti", questi ultimi pronti anche a compiere atti di sabotaggio pur di difendere gli interessi americani (es. Boston Tea Party). Si affievolì la corrente degli autonomisti che in gran parte alimentarono le file degli indipendentisti.

E ed è anche il caso, oggi, dell'Italia, se vogliamo. Con Parlamentari NOMINATI, quindi non scelti da noi Cittadini, ma dai signori dei partiti, odem per il Governo Monti, fatto di Tecnici, non scelti da nessuno, e che a nessuno debbono rispondere. Andiamo proprio bene, cornuti e mazziati!

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RIDURRE la SPESA PUBBLICA. INIZIARE la RIVOLUZIONE LIBERALE!

11 Dicembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

CONSIGLI SU COME RIDURRE LA SPESA PUBBLICA.

QUALCUNO HA LA MAIL DEL PRESIDENTE del CONSIGLIO Sen. Mario MONTI?

 

Modesti Consigli, non richisesti, su come ridurre la spesa.

Oltre alle proposte di Stella apparse sul Corriere e al suo cavallo di battaglia della vendita del patrimonio pubblico, si possono fare alcune ipotesi di buon senso, almeno a me cosìpare:

Privatizzazione della Rai; oggi ci costa 1.900 milioni (bilancio 2010,http://www.impresaefficace.it/2011/11/02/analisi-di-bilancio-rai-e-mediaset/)

Privatizzazione delle poste e delle ferrovie;

Privatizzazione di Enel e Eni; abbiamo i costi energetici piu’ alti d’Europa, non credo che si vada a peggiorare;

Privatizzazione di Finmeccanica;

Accorpamento dei vari corpi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza;

Trasferimento dei compiti della protezione civile (e taglio del budget) all’esercito, e rientro delle missioni all'estero nonstrettamente indispensabili;

Aumento delle tariffe di concessione alle società di gestione di autostrade e per le frequenze televisive;

Eliminazione dei contributi ai giornali, alle imprese, alle cooperative;

Eliminazione delle agevolazioni fiscali a partiti, coperative, giornali di partito/associazioni;

ICI/IMU anche a carico della Chisesa per gli immobili utilizzati prevalentemnete a fini commericiali;

taglio del 50% dei parlamentari e delle auto blu;

Unificare PRA e Motorizzazione civile: migliore gestione del personale, e meno sprechi di tempo da parte degli utenti;

Semplificazione Amministrativa: AUTOCERTIFICAZIONE, DO YOU REMEMBER?

 

Sulle tasse, invece che continuare ad aggiungere adempimenti alle imprese, costosi e farraginosi e implementare uno stato di controllo estremo, con l presunzione che chi fa impresa è un evasore salvo dimostrazione contraria, la piccola evasione si potrebbe combattere con una tassazione fissa, per chi apre attività con un volume di affari inferiore a 500.000 euro, con un meccanismo simile a quello degli studi di settore; chi ha partita iva paga un tanto al mese con importo determinato a priori dall’agenzia delle entrate e possibilità di concordare importi diversi; nessun controllo, nessun adempimento (salvo pagare), possibilità di pianificare le tasse per le imprese e garanzia che tutte le partite iva e le piccole imprese pagano tasse; su quelle piu’ grandi si paga in base al bilancio, con un controllo periodico da parte dell’agenzia delle entrate e della finanza.

I risparmi cosi’ ottenuti andrebbero a riduzione del debito, i risparmi sugli interessi andrebbero a riduzione delle tasse...

Inutile ricordare, e chiudo, che l’Italia e’ al 51simo posto nella competitivita’ mondiale grazie ad un bassissimo uso dell’innovazione nei processi produttivi e distributivi e l’utilizzo della tecnologia per la semplificazione del modo nel quale le catene del valore funzionano.

Quindi sarebbe bene dare un colpo di acelleratore all'Innovazione, in ogni settore, ad iniziare dalla P.A. e dai rapporti tra di essa e noi Cittadini.

 

UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE, NOI CI CREDIAMO.

LOTTA CON NOI

Unione per le Libertà

https://www.facebook.com/groups/uplitalia/

https://www.facebook.com/groups/rivoluzioneliberale/

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SERVE ANCORA IL GOVERNO MONTI?

8 Dicembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Borsa a picco, Spreed di nuovo verso quota 500. I mercati sembrano non gradire la Manovra tutta Lacrime e Sangue del Governo Monti a danno dei soliti noti, tartassati. Evidente che la crisi nn era solo colpa di Berlusconi. E' lo Stato che deve abbandonare il suo ruolo di rapace, dissipatore di ricchezze altrui. E che la CASTA deve essere smantellata, anzi le Caste devono essere smantellate. Basta coni privilegi, basta con gli intoccabili, basta con gli sprechi. Solo con una vera, autentica indifferibile, RIVOLUZIONE LIBERALE, l'Italia potrà ripartire. E perchè ciò sia, dipende anche da Te, da noi, dal Tuo impegno, dal Nostro impegno. Non più commentatori della realtà che ci circonda, torniamo ad essere PROTAGONISTI. Facciamo squadra, riprendiamoci la Nostra Libertà.

......................Da: Il Legno Storto.......................

Di: Vito FOSCHI

 

La domanda che ci poniamo è se si possa giudicare l’operato di un governo a dieci giorni dall’insediamento. In una situazione normale saremmo costretti a dire di no, ma per il governo Monti si possono trarre già alcune conclusioni per il semplice motivo che nasce per fronteggiare un’emergenza e come è noto, in simili casi, la rapidità è necessaria. 

A una decina di giorni dalla fiducia ottenuta alla camera, sull’onda di una fantomatica emergenza non si è ancora visto nessuno decreto, se si esclude quello su Roma-capitale, dell’ineffabile preside-presidente Monti. Ci si chiede se l’emergenza è magicamente scomparsa o se era stata creata ad arte dai mass media per costringere alle dimissioni l’indebolito governo Berlusconi. Non nascondiamo che nonostante non sia stata violata nessuna legge questo cambio di governo è stato certamente una forzatura. Si è di fatto passati ad una repubblica di tipo fortemente presidenziale, quando la tanto osannata costituzione dice il contrario. Se l’urgenza della situazione ha richiesto una forzatura delle regole, ci si aspetterebbe che il nuovo governo si comportasse di conseguenza, agendo in fretta e senza frapporre tempo alle decisioni necessarie. In tutta onestà trovo quantomeno surreali le dichiarazioni, per esempio, del Ministro Fornero quando afferma che la riforma delle pensioni del governo Berlusconi è buona, ma va solo accelerata. Non che abbia torto, ma si è urlato che il paese era allo sfascio, si è cambiato un governo in modo rocambolesco, per sentirsi dire che in fondo tutto andava bene?

Da quando si è insediato il preside-presidente lo spread non è sceso e la borsa ha continuato a perdere, e ancora non si è vista l’ombra di un provvedimento. Anche sui quotidiani l’emergenza spread sembra scomparsa e il governo invece di essere impegnato a trovare una soluzione per il debito pubblico si diletta di sottosegretari. L’assurdità della situazione è aggravata dall’evidenza dei provvedimenti da prendere. Il governo Monti o qualsiasi altro non hanno molto da pensare o da studiare: le cose da fare sono ben note da tempo. Si può partire dalla lettera della BCE, per passare alle tante proposte elaborate da più parti, per esempio quelle del Tea Party Italia, o alle tante idee discusse su questo giornale. Insomma, tutto si può dire, tranne che le cose da fare non si conoscono. Cito ancora Piero Ostellino che durante la presentazione del libro In lode del profitto che raccoglie scritti di Luigi Einaudi, riproponeva l’idea di creare una società in cui conferire un po’ di beni pubblici, dalle società quotate a immobili vari e tramite questa rifinanziare i circa 200 miliardi di debito pubblico in scadenza l’anno prossimo. Visto che lo spread fra Bund e BTP è un indice della fiducia nella capacità dello Stato Italiano di ripagare i debiti, si presume che sia più facile per una società che possieda beni reali riuscire a collocare titoli di debito. Anche questa idea circola da un po’ a testimoniare che le ricette per affrontare ci sono senza sforzarsi molto. Non si capisce cosa aspetta il preside-presidente a fare qualcosa.

A rendere ancor più grave l’inerzia dell’attuale governo di emergenza è l’esistenza di un lavoro già fatto sottoforma di proposte e bozze di leggi, studi e quant’altro. Penso alla riduzione dei costi della politica. Quante proposte di legge esistono per abolire le province? Per la riduzione dei parlamentari sarebbe sufficiente ripescare l’articolato della proposta di riforma costituzionale del vecchio governo Berlusconi bocciato al referendum. Altro esempio è la vendita degli immobili pubblici. Da tempo si sta studiando la cosa e si è preceduto al censimento e si incomincia a pensare ai vari provvedimenti necessari al fine di procedere. Insomma gran parte del lavoro è già fatto, quindi perché traccheggiare?

Credo sia capitato a tutti di dover finire un lavoro entro una certa data ed essere costretti a lavorare di sabato ed alcuni anche la domenica e da un governo messo lì per affrontare una emergenza ci si aspetterebbe un comportamento conseguente. Dopo aver ottenuto la fiducia alla camera, ci si sarebbe aspettato che il presidente Monti avesse precettato i funzionari dei ministeri economici per metterli a lavorare su un paio di decreti da presentare il lunedì mattina all’apertura dei mercati finanziari. Le cose non sono così semplici? Era sufficiente scopiazzare fra le varie proposte e bozze di legge per ragguagliare una paio di decreti in 48 ore. Qualcuno potrà obiettare che non è così semplice perché poi i decreti devono essere convertiti in legge e sono i partiti che decidono. Questo ragionamento rivela l’inganno del governo tecnico che tale non è. In realtà questo obiezione è solo in parte fondata. Senza essere esperti di strategia è piuttosto evidente che legiferare sotto la spinta di una emergenza vera o artificiosa che sia, dà il grosso vantaggio di poter agire in fretta e senza necessità di un ampio consenso. Più passa il tempo più questo effetto si riduce e i provvedimenti indigesti diventa sempre più difficile approvarli. Oltre a ciò, alcuni provvedimenti erano in qualche modo neutri come per esempio la costituzione di una società in cui conferire un po’ di beni pubblici, operazione che poteva essere accelerata utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti. Immaginate l’effetto sul mercato di un decreto che conferiva partecipazioni e immobili alla società con contestuale conferimento di un po’ di debito pubblico. Certo il conferimento degli immobili sarebbe avvenuto in più tranche, ma almeno si dimostrava la volontà di fare qualcosa. Adesso lo spread non scende e dall’altro canto perché dovrebbe; la situazione è cambiata rispetto a due settimane fa? Poi c’erano quei provvedimenti, quali i tagli alla politica che avrebbero trovato l’opposizione dei partiti, ma un ampio consenso nei cittadini. Quale partito perderebbe la faccia negando la conversione in legge di un decreto che tagliava i parlamentari o le province?

Oltre a questi dati, bisogna ricordare che questo esecutivo nasce come governo del presidente, nel senso di Napolitano, che in qualche modo ha esautorato il parlamento. Il governo Monti nasce nella migliore condizione possibile con un parlamento debole, l’appoggio del presidente della Repubblica, dell’opinione pubblica e soprattutto sull’onda di un’emergenza. In breve, poteva avere le condizioni migliori per forzare la mano e prendere quei provvedimenti necessari, ma non graditi ai partiti. Più il tempo passa, più le condizioni favorevoli sfumano. L’onda emotiva dell’emergenza svanisce in fretta, anche perché i mass media appoggiando l’attuale governo pensano di fargli un favore negando l’evidenza dei fatti ed i partiti con il tempo guadagnato si riorganizzano e tentano di rioccupare i loro spazi. Se adesso Napolitano è riuscito a creare un governo dal nulla non è detto che possa farlo di nuovo. Passato il momento magico per il governo Monti sarà sempre più difficile agire con incisività. Paventiamo il rischio di un altro governo di galleggiamento.

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MONTI CI CHIEDE SACRIFICI......MA SAPETE QUANTO GUADAGNA?

28 Novembre 2011 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

QUESTO SIGNORE CHE VI CHIEDE SACRIFICI GUADAGNA 72 MILA EURO
Di ONORE E RISPETTO

una foto

AL MESE!!QUESTO SIGNORE CHE VI CHIEDE SACRIFICI GUADAGNA 72 MILA EURO AL MESE!!

COME CAPO DEL GOVERNO 12.000 €

COME SENATORE A VITA 25.000 €

PENSIONE 35.000 €

http://www.free-italy.info/2011/11/mario-monti72000-euro-al-meseecco.html

BUON GOVERNO MONTI A TUTTI!

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Come ripagare il debito pubblico? Trasformando l’Italia in paradiso fiscale.

25 Novembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte <gal.pal> Con tag #ITALIA

Vieni con noi a MILANO?


https://www.facebook.com/event.php?eid=219500194765228


26.Novembre.2011


UPL ritrovo in s.Babila alle 11.30.


Dopo la manifestazione (inizio 14.30),


***MENO STATO, PIU' LIBERTA'***,


APERICENA E DJSET, dalle ore 19, 


@ REVOLVER, P.cantore 3 (MM verde, P.Genova o S.Agostino, tram 14 o 2

da via Torino,

scendere P. CANTORE)


***F.F.F. Party***, 


ovvero: 


Facciamo (la)


Festa (al)


Fisco.

......................

Come ripagare il debito pubblico?
Trasformando l’Italia in paradiso fiscale

L’avvocato ed economista Filippo Matteucci analizza nell’ottica dei Tea Party, supponiamo, visto che ne fa parte, la situazione attuale in cui si trova il nostro paese. Le valutazioni contenute nell’articolo sono un contributo al dibattito, nell’ottica di dar voce a tutte le opinioni, e sono pertanto espressione del pensiero dell’autore, non quindi riferibili in alcun modo a Borsaplus, testata indipendente.

Avv. Filippo Matteucci

Logo avv. Filippo Matteucci

Ad ammazzare il popolo e l’economia di tasse qualsiasi tiranno e predone è buono, non ci volevano tanti professoroni e manager…
Ciò che è impopolare lo è perché è contro il popolo, e una tassazione impopolare che manderebbe l’economia in una recessione irreversibile è esattamente l’opposto di ciò di cui ha bisogno il nostro paese.
Occorrono idee nuove che propongano uno sviluppo intelligente, basato su ciò che l’Italia già ha di competitivo, senza guardare in faccia a nessuno, tanto meno all’euro e all’Europa o ai padroni nostrani succhiasoldipubblici; anzi, proprio questi ultimi sono stati e sono tuttora i principali beneficiari della spesa pubblica grandemente finanziata con quel debito statale che ora vogliono far ripagare a noi contribuenti.
All’Italia non servono industrie inquinanti, manodopera importata e inutili burocrati, ma l’Italia ha, quasi unica al mondo, i requisiti di storia, arte, clima, gastronomia, bellezze ambientali, per divenire la residenza stabile e/o la meta turistica dei ricchi del mondo, e ciò può portarci ben più ricchezza di qualsiasi altra tipologia di sviluppo economico. Potremmo divenire la Florida dell’Unione Europea e del mondo, potremmo vivere in un paradiso per benestanti, invece una classe dominante di infima qualità ci fa vivere, inquieti e senza futuro, preoccupati e tartassati, in un inferno di vessazioni fiscali e burocratiche, di debito pubblico, di criminalità, spaccio, prostituzione, di inquinamento e di rumori, di burocrati buoni a nulla, anzi buoni solo a predare tasse…
Il ritorno all’economia reale, alla produzione industriale, con la connessa pretestuosa colpevolizzazione del mondo finanziario per la (finta) crisi attuale, così tanto subdolamente propagandate, è un ritorno a forme di vita e di lavoro schiavizzanti il popolo. In un settore, quello manifatturiero, nel quale, oltretutto e prima di tutto, non possiamo competere col basso costo del lavoro di Cina e paesi emergenti, salvo cambiamenti non auspicabili o controproducenti quali dazi doganali o riduzione dei salari italiani.
Manca totalmente l’attenzione all’economia del retirement, sviluppatissima nei paesi anglosassoni e nel Nord Europa, per cui la coppia anziana benestante trasferisce la sua residenza nel paese che ha le condizioni fiscali e climatiche migliori. Manca la cultura economica dell’international tax planning, la pianificazione fiscale internazionale, per la quale famiglie giovani benestanti programmano la loro futura residenza nel paese che ha il mix migliore di bassa tassazione, terziario avanzato e vivibilità.
Per l’economia, per la ricchezza del nostro paese, è evidentemente preferibile avere investitori finanziari, italiani e stranieri, che risiedano o vengano a risiedere qui in Italia, che facciano profitti, magari investendo e guadagnando anche in borse estere e spendendo tali guadagni in Italia, senza chiedere nulla allo stato, invece che industriali falliti e burocrati desiderosi solo di vivere sussidiati alle spalle dei contribuenti. Per gli Italiani stessi è meglio essere risparmiatori, azionisti o creditori di imprese dislocate all’estero, che operai della Fiat. Così agli Italiani vanno gli utili, la ricchezza, e all’estero va il lavoro più usurante, l’inquinamento, l’inevitabile sfruttamento dei lavoratori.
Allora dobbiamo difendere il patrimonio turistico, storico e culturale, la qualità della vita, e soprattutto attirare i ricchi di tutto il mondo, detassando tutti i redditi tipici dei ricchi, primi fra tutti quelli finanziari.
Storicamente siamo stati noi Italiani a inventare le banche, basti ricordare i Medici, i Bardi, i Peruzzi, i “Lombard”. E proprio in Italia abbiamo la base tecnico – professionale per divenire il paradiso fiscale del mondo, il posto migliore dove un ricco sognerebbe di vivere, portando lavoro, benessere e ricchezza al paese che lo ospita. Perché, e pochi sembrano rendersene conto, oltre al patrimonio turistico e culturale, proprio qui in Italia già abbiamo intermediari finanziari, banche, SIM (società di intermediazione mobiliare, gli agenti di borsa) tra i più grandi, i più efficienti e i migliori d’Europa e del mondo. Questo patrimonio di lavoro, professionalità e produttività nel settore finanziario si era sviluppato in Italia nei decenni scorsi, grazie alla sopportabile tassazione dei rendimenti del risparmio, situazione favorevole questa ora drasticamente deteriorata grazie alle manovre di Tremonti dell’estate 2011, le quali hanno tartassato il risparmio popolare raddoppiando l’imposta sostitutiva su di esso e introducendo il superbollo sui depositi titoli. Patrimonio professionale e lavorativo che verrà definitivamente ucciso e sepolto da provvedimenti tirannici e demenziali quali prelievi forzosi sui conti correnti o imposte patrimoniali.
Patrimonio di lavoro, professionalità e competenze nel settore finanziario che potrebbe invece essere proficuamente messo a disposizione dei ricchi che vogliono venire a vivere in Italia e costituire per loro un’ulteriore apprezzatissima e decisiva attrattiva.
Forse si dimentica che l’economia reale, in Italia e probabilmente anche in quest’ Unione Europea che ci somiglia sempre più, è l’economia della grande industria sussidiata e assistita succhiasoldipubblici, soldi di noi contribuenti che ripianiamo i bilanci in rosso delle imprese “produttrici” di debiti, delle imprese dei prestanome di poteri occulti, della mafia, delle mazzette, degli assessori e sottosegretari, degli appalti truccati, di tangentopoli, l’economia dello sradicamento di individui e famiglie dalle campagne e dai piccoli paesi, dalle loro comunità, dai rapporti parentali, dalle loro piccole proprietà, per ridurli a dipendenti – schiavi urbanizzati, senza identità e senza potere.
Uno sviluppo basato sulla residenzialità per benestanti e sulla connessa produzione di ricchezza finanziaria, nonché sul turismo, ha i suoi vantaggi: niente inquinamento, niente morti bianche, un mondo di terziario ricco e civile, e benessere per tutti, senza sacrifici stakanovisti e oppressioni stataliste (Svizzera docet).
Il paradiso fiscale è infatti l’opposto del mondo – incubo orwelliano, fatto di stato, di controlli e di tasse, modello verso il quale la prigione fiscale Europa, per prima, si sta a grandi passi avviando, contro la volontà dei popoli che la compongono. Tutti ormai hanno capito che ciò che ci è stato spacciato come “progresso” è in realtà un regresso di civiltà e una privazione di libertà. La predazione di redditi e ricchezze tramite tasse, inflazione e debito pubblico, perpetrata da poteri mondialisti più o meno occulti ai danni dei sans pouvoir, è la prima concretizzazione di un nuovo ordine mondiale orwelliano. Nell’ultimo secolo di “riformismo”, la pressione fiscale non ha fatto altro che salire, depredando i cittadini, i lavoratori, le famiglie, squilibrando il mercato, distorcendo la libera concorrenza, foraggiando apparati pubblici clientelari, parassiti e vessatori.
Oggi, se vogliamo rimanere un paese libero, democratico e produttivo, dobbiamo assolutamente invertire tale tendenza, seguendo fedelmente un unico semplice principio: nessuna nuova tassa deve essere creata, nessuna tassa esistente deve essere aumentata, tutte le tasse esistenti devono essere diminuite e/o abolite.
Siamo tutti stufi dei ladri che vengono a metterci le mani nelle nostre tasche per derubarci di ciò che è nostro. Per la crescita della ricchezza di ciascun Italiano e dell’Italia tutta non è necessario che “qualcun altro” paghi più tasse.
Occorrono soluzioni tanto intelligenti quanto ovvie e praticabili, come questa da me proposta, e meno spesa pubblica, meno sprechi, e non più tasse a questo o a quello.

Filippo Matteucci

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MARIO MONTI E I POTERI FORTI.

22 Novembre 2011 , Scritto da UpL Con tag #ITALIA

LOGO UPL+TEA PARTY manifestazione 26.11. MILANO 

Ecco chi è davvero Mario Monti …


Mario Monti continua a negare di essere un rappresenante dei Poteri forti; ieri ha sfioraro il ridicolo ricordano come l’Economist lo avesse definito il “Saddam Hussein del business Usa” per essersi opposto a Microsoft e Coca Cola quando era Commissario europeo. Frase ad effetto ma priva di fondamento.

Se fosse stato davvero Saddam Hussein avrebbe fatto un’altra fine, forse non così drammatica come quella del Raîs, ma oggi sarebbe un oscuro ed emarginato professore in pensione. Invece la Coca Cola che lui aveva “perseguitato” lo ha assunto come Consigliere, ma non è questo il punto.
Mario Monti non rappresenta i poteri forti, Mario Monti è parte costituente dei poteri forti. Monti è consigliere di Goldman Sachs (a proposito: ma si è dimesso?), è presidente della Trilaterale (ramo europeo), ha fondato il think tank Breugel di cui è presidente, è membro e assiduo frequentatore del Bilderberg. Naturalmente nelle biografie ufficiali scorda sistematicamente di ricordare la sua affiliazione alla Trilaterale e al Bilderberg. Perchè?
Altro che tecnico sobrio e neutrale, Monti è un uomo molto ambizioso che recepisce gli interessi di queste organizzazioni, le quali hanno forti interessi finanziari (Golmdan) o perseguono disegni non dichiarati e inquietanti. Su questi punti andrebbe incalzato dalla stampa e dal Parlamento; ma naturalmente questo non accade, se non marginalmente e con scarsa cognizione di causa da parte dei giornalisti.
Così Monti può perseguire i propri interessi, facendo leva sul sostegno dei compagni di cordata italiani .Ad esempio: oggi fa scandalo il bigliettino di Enrico Letta, nessuno scrive che Enrico Letta è un membro della Trilaterale, affiliazione che naturalmente il deputato Pd, come Monti, non rivendica nelle biografie ufficiali. Sapendo questo retroscena il suo gesto apparentemente ingenuo assume un altro significato
Perchè questa discrezione nei dirsi membri di Trilaterale e Bilderberg? Perchè questi misteri? Cosa aspetta l’opinione pubblica ad aprire gli occhi sul signor Monti e su Enrico Letta e su Mario Draghi e tanti altri venerati tecnici o addirittura padri della patria?
PS Un lettore di questo blog, Marco Saba, che ringrazio, segnala che Monti è anche membro Senior Advisory Council di Moody’s ovvero della principale agenzia di rating al mondo…


di Marcello Foa
Tratto da: http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/11/19/monti-piu-poteri-forti-di-lui-non-si-puo/da Trucchi dell'Informazione

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ANCHE TU IN PIAZZA. C'E' UN'ITALIA CHE NON SI ARRENDE, L'ITALIA DEGLI UOMINI LIBERI.

22 Novembre 2011 , Scritto da UPL Con tag #ITALIA

LOGO UPL+TEA PARTY manifestazione 26.11. MILANO

 

MENO STATO, PIU' LIBERTA'.

 

Non sono un imprenditore, né un mega-dirigente, ma un normalissimo dipendente di un’azienda privata, un numero nell’industria finanziaria italiana, che si è fatto due conti e ha scoperto lavorare per lo stato per metà del suo tempo e solo nella restante metà di lavorare per se stesso e la propria famiglia. 


Tanto per dare un’idea ai meno informati: nel 1960 l’incidenza della spesa pubblica sul Pil era del 28%, col passare del tempo è gradualmente aumentata fino a sfiorare il 60% negli anni novanta, oggi marcia stabilmente sopra il 50%. Un paese in cui la spesa pubblica assorbe la metà del reddito nazionale non può definirsi granché libero, ciascuno lavora un certo numero di giorni l’anno per alimentare il Leviatano edificato per tenere in piedi l’onerosa e inefficiente macchina pubblica. 

Quando penso al presente dell’Italia, al dissesto della finanza pubblica e alla stagnazione economica, vedo una situazione molto dura da sopportare per noi contribuenti, ma al tempo stesso penso che non sia ancora niente rispetto a quello che potrebbe accadere. Il governo Monti ha la fiducia dei due rami del Parlamento e già – con mio inesprimibile terrore, meraviglia e indignazione – vedo nuovamente avvicinarsi lo spettro di nuove tasse e il ritorno dell’Ici che potrebbe vestire i panni di una patrimoniale ordinaria. 

Il patto di stabilità europeo impone ai paesi membri di ridurre il debito pubblico, ma non dice nulla sul livello di fiscalità né sulle dimensioni complessive della spesa pubblica, che in Italia hanno raggiunto soglie incompatibili con una democrazia moderna. E sono queste le cose che realmente incidono sulla vita dei cittadini, non certo la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio purchessia. In finanza pubblica – ricordiamolo – nessuna decisione è gratuita ma ha un costo, che va reso compatibile con le risorse disponibili. La pretesa tributaria deve essere compatibile con il livello di risorse a disposizione dei contribuenti. Ed è esattamente questo il “cavallo di battaglia” dei Tea Party in Italia e altrove, con l’obiettivo di ricostituire il patto sociale tra elettori ed eletti, che riguarda in primo luogo il quantum della spesa pubblica e, parallelamente, il livello della pretesa fiscale. 

Qualcuno potrà obiettare: il governo Monti intende sottoporre la spesa pubblica a un serio processo di revisione critica. Benvenga la spending review, ma se l’obiettivo è quello di ridurre la spesa dello 0,6% di Pil nel prossimo biennio (5 miliardi l’anno), le parole non possono descrivere l’esasperazione suscitata nei contribuenti da una revisione così poco incisiva. 

Capisco l’impulso di molti ad aggrapparsi al nuovo esecutivo che potrebbe evitare all’Italia il commissariamento del Fondo monetario internazionale, tuttavia vedo un’altra soluzione che mi attrae di più. Un cittadino che, dopo aver lavorato una vita, è ancora energico, lucido e determinato, potrebbe decidere di stare dalla parte dell’ “Italia vera”, quella provinciale (perché no), patriottica, anti-intellettuale (se intellettuali sono coloro che ci hanno portato a un passo dal default), lavoratrice e religiosa. Potrebbe decidere di spendersi per cancellare quel big mistake che è stato lo statalismo spendaccione dell’ultimo trentennio del Novecento. In altre parole, potrebbe non esitare a partecipare alla manifestazione di Milano del 26 novembre, nella quale, sempre quella stessa “Italia vera” si ritroverà in Piazza Babila alle 14:30. 

Pierpaolo Renella

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