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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

italia

MULTA PER LE BANCHE CHE TARDANO AD ESTINGUERE L'IPOTECA A MUTUO CHIUSO

26 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

la notizia non è recente, ma pochi la conoscono. e interessa moltissimi italiani che accendono un mutuo per acquistare la prima casa, e non soo.

l’antitrust può sanzionare le banche che, alla chiusura del mutuo, tardano ad estinguere le ipoteche iscritte a garanzia degli immobili. lo ha stabilito il tar  del lazio con la sentenza n. 12283 del 19 maggio 2010

la sentenza fa seguito al ricorso della bnl contro la multa di 180.000 euro stabilita dall’antitrust. il tar ha dato torto alla bnl e ha ritenuto che la pratica messa in atto dalla banca fosse scorretta poiché ha comportato una notevole dilatazione dei tempi per il rilascio della quietanza al debitore e per la trasmissione al conservatore della relativa comunicazione

la banca avrebbe dovuto dotarsi “di un sistema operativo idoneo sin da subito a consentire il tempestivo adempimento dell’obbligo accessorio ex lege, solo in presenza del quale la responsabilità dell’inadempimento può essere esclusa, o almeno mitigata, essendosi l’operatore economico diligentemente attivato”

c'è da dire che la bnl ha poi ridotto i tempi dell’operazione e pertanto il tar ha ritenuto sproporzionata la sanzione e ha imposto all’autorità di rivederla: “la misura della sanzione da irrogare alla ricorrente, pertanto, dovrà essere rideterminata dalla stessa autorità in esecuzione della presente sentenza”

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REDDITOMETRO. IL FISCO TI "SPIA"

26 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Da alcuni giorni è attivo il redditometro, il nuovo strumento dell'agenzia delle entrate per combattere l'evasione fiscale. il meccanismo è semplice: i redditi dei contribuenti saranno messi in relazione alle spese che fanno. la casa sarà al centro delle indagini e chi ne ha acquistata una nel corso del 2010 potrà ricevere una lettera il cui senso sarà più o meno questo: gentile contribuente,mi può spiegare come ha fatto a pagare l'abitazione, visti i suoi redditi?

dalle frequenze di radio 24, la giornalista debora rosciani dedica una puntata della sua trasmisisione, il salvadanaio, al redditometro e alla casa. oltre a chiarire i punti principali del meccanismo di funzionamento di questo nuovo strumento fiscale, intervengono diversi ascoltatori per chiarire alcuni dubbi: 

per esempio: le lettere riguarderanno solo le case comprate senza mutuo? non solo, perché molti mutui in italia sono stipulati senza ipoteca e quindi ci devono essere altri capitali o beni come pegno?

in ogni caso le lettere saranno gentili e per prima cosa esprimeranno l'invito a chiarire. non saranno né minacciose, né impositive

per ascoltare la trasmissione clicca su questo link. si aprirà una nuova pagina. clicca quindi su "archivio", nel sito di radio 24, e ascolta la puntata del 9 giugno

clicca qui per riascoltare la puntata di salvadanaio, dedicata al redditometro

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Equitalia, lo Sceriffo di Nottingham al servizio del governo

26 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Di: Luciano CAPONE

Tratto da: http://www.rivoluzione-liberale.it

 

Nelle Vite dei Cesari Svetonio insegna che l’esattore deve comportarsi come un buon pastore, ‘deve tosare il gregge, non scorticarlo’. Equitalia, più che un buon pastore, ricorda lo Sceriffo di Nottingham: il terribile esattore che la Walt Disney rappresenta come un grosso lupo pronto a sbranare il gregge estorcendo fino all’ultima moneta d’oro, senza alcuna pietà né per il piccolo orfano né per il fabbro col piede ingessato.

L’esatto opposto di Robin Hood (che ad inizio legislatura sembrava ispirare Tremonti) visto che Equitalia colpisce con metodi durissimi contribuenti che spesso non riescono a stare dietro al pagamento delle tasse e non i ‘grandi evasori’ che hanno risolto ogni problema con lo scudo fiscale al 5%.

Il principio cardine dell’azione di Equitalia è il ‘solve et repete’ (prima paghi, poi contesti), l’esatto analogo della carcerazione preventiva: il cittadino viene privato di una libertà, in questo caso di una proprietà, sulla base di una presunzione di colpevolezza, senza cioè che ci sia stato alcun giudizio in merito; da ciò deriva anche l’inversione dell’onere della prova: è il cittadino a dover dimostrare che le somme che Equitalia gli ha sequestrato non sono dovute. Non siamo di fronte a semplici enunciazioni di principi, ma di fronte ad azioni brutali come fermi, ipoteche, pignoramenti che avvengono senza alcun principio di proporzionalità e giustizia: persone si sono ritrovate ipoteche sulle case, spesso senza nemmeno esserne informate, per qualche multa o per il canone RAI o per poche centinaia di euro.

Tra le misure cautelari è prevista anche la sospensione dei pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti di soggetti morosi che la dice lunga sul rapporto impari tra Stato e contribuente: ‘lo Stato non paga al cittadino ciò che è dovuto finché il cittadino non paga allo Stato ciò che forse deve’, creando un vortice in cui le aziende non ricevono dallo Stato i crediti con cui dovrebbero pagare i propri debiti con Equitalia, debiti che intanto aumentano vertiginosamente portando al fallimento.

Questi metodi sono in antitesi con lo Statuto del contribuente secondo cui: “I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede”, contraddicono sentenze della Corte Costituzionale secondo cui il solve et repete è in contrasto con l’art.3 della Costituzione, ma soprattutto violano il buon senso perché è evidente che lo Stato prende dai cittadini soldi che spesso non sono dovuti, come poi dimostrano gli esiti dei ricorsi.

Le ripercussioni sulla vita comune dei cittadini sono enormi: senza parlare di casi estremi di persone ammalate e decedute a causa di pignoramenti e blocchi delle attività, sono numerosissimi i fallimenti di piccole imprese e lavoratori autonomi che, a causa delle ipoteche di Equitalia, si sono viste tagliare il credito dalle banche e che spesso si rivolgono all’unico canale di credito disponibile, la criminalità organizzata e l’estorsione.

D’altronde non è sempre facile distinguere il comportamento degli estorsori da quello di Equitalia che prevede sanzioni, more, aggio e interessi che portano i debiti a raddoppiarsi nel giro di un anno; non sono teorie di ‘antistatalisti’, evasori e nemici del fisco, ma è lo stesso presidente di Equitalia Befera a rendersene conto, in una lettera ai dipendenti si è spinto a chiedere lo stop a controlli vessatori che sono simili ‘a quelli di estorsori’. Spesso sono più che simili: il legale rappresentante di Caserta di Equitalia Polis spa è stato rinviato a giudizio con l’accusa di applicazione di tassi usurari.

Un paese che deve affidarsi nella magnanimità di Befera e non in leggi giuste e liberali, che deve sperare in un Robin Hood per contrastare lo Sceriffo di Nottingham e che non distingue gli estorsori dagli esattori vuol dire che è sempre più simile ad uno ‘Stato di polizia tributaria’ di cui questo governo si proclamava acerrimo nemico.

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RISCOPRIRE il "MERITO".

26 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO. OVVIAMENTE CONDIVIDIAMO!

 

SOCRATE 2000: UNICO SCOPO IL MERITO

 

 

DI LUCA BAGATIN

 

 

Per ora è un gruppo di persone, nemmeno troppo nutrito.

Circa settecento - fra persone comuni e rappresentanti del mondo dello spettacolo, della cultura e dell'informazione - hanno aderito all'appello del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, per il Movimento "Socrate 2000". Unico scopo: il ritorno al merito.

In un'Italia da sempre statalista, burocratocentrica, partitocratica, clientelare ed arruffona, un movimento di pressione di questo tipo mancava davvero.

Eh sì, perché con una classe politica cialtrona come quella degli ultimi vent'anni dove crediamo di andare ? E con movimenti protestatari e piazzaioli che non hanno uno straccio di programma concreto ? E con i soliti noti o meno noti raccomandati in ogni campo ed in ogni dove ?

Allora ben venga un movimento dal basso, internettiano, liberale e libertario, come recita il suo stesso manifesto-appello.

Un movimento al quale, per aderire, è sufficiente inviare una mail all'indirizzo redazione@socrate2000.com. Non occorre versare un'euro. Il che, per i tempi d'oggi, non è poco.

"Socrate 2000" sarà destinato a far parlare di sè ?

Cesare Lanza, di certo, è volto noto e, assieme a lui, al progetto ci hanno messo la faccia personaggi come Alessandro Cecchi Paone, Francesca Neri, Massimo Fini, Alessandro Meluzzi, Ettore Andenna e molti altri del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell'informazione.

Lanza stesso ha informato che, a breve, presenterà un'iniziativa pubblica che non deluderà nessuno.

Il movimento consta, per ora, di un sito web www.socrate2000.com e di una sede in Via Appia Nuova 254 a Roma.

Nel frattempo, presi un po' dall'entusiasmo, dalla curiosità e da quelle due paroline nelle quali crediamo da sempre (liberale e libertario), abbiamo aderito.

E voi ?

.........

Personalmente ho appena aderito! 

Come UpL Unione per le Libertà siamo sempre stati per il "Ritorno al Merito", e invitiamo anche voi, amiche e amici di FB a farlo e a condividere questo post sui vs.profili, blogs, siti web!

gal.pal

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TREMONTI: PREDICARE BENE, RAZZOLARE MALE!

26 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

FINALMENTE CI VOLEVA, L'UOMO DI MARENE, IL GIGANTE BUONO, GIA' FONDATORE DI FORZA ITALIA, ATTUALE SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO BERLUSCONI, PER DIRE LE COSE PANE AL PANE E VINO AL VINO, A DIRE CIO' CHE MOLTI ITALIANI PENSANO, QUELLOI CHE HAN VOTATO PER BERLUSCONI IN PRIMIS. BRAVO GUIDO CROSETTO, NOI CONDIVIDIAMO.

 

- Le anticipazioni della manovra proprio non sono piaciute a Crosetto. Va bene tagliare la spesa pubblica, ma allora perché il ministero del Tesoro ha accresciuto la propria spesa? Bisogna "predicare bene e razzolare bene. "Ho letto alcune bozze... Io sono stato responsabile economico di Fi, siccome siamo in un partito libero in cui ognuno può esprimere la sua opinione, dico che stiamo sbagliando. Non possiamo fare solo manovre che taglino la spesa, cerchiamo di ridurre anche la possibilità di crearla, altrimenti alla fine inseguiamo un obiettivo che non raggiungeremo mai".

Il giudizio è drastico, la manovra così com'è ora è "piena di demagogia: se pensiamo di risolvere i problemi dell'Italia mettendo un limite alla cilindrata delle auto blu... Tra l'altro, vedo migliaia di auto blu e la maggioranza di quelli che ci sono sopra non so chi siano. Forse il problema non è che siano massimo 1.600 di cilindrata, perché non andiamo nel dettaglio a vedere chi e perché le usa?"

Inoltre, "bisogna che chi deve vigilare sulle finanziarie lo faccia, fare solo dichiarazioni ogni tanto non serve. Nella spesa pubblica bisogna andare a vedere nel dettaglio la spesa. Bisogna predicare bene e razzolare bene. La difesa ha subito un taglio da 4 mld a 1,3 mld, nello stesso periodo il ministero del Tesoro ha aumentato la sua spesa corrente. C'è qualcosa che non va, ognuno vada prima a vedere nel proprio ministero".

Soprattutto, "non è più il momento in cui una persona pensa per tutto il governo, ci deve essere collegialità, serve una manovra non solo di compressione della spesa ma anche rilancio del paese. Sono stufo di inseguire funzionari del Tesoro chiedendo per favore di sapere cosa succederà al mio ministero, per di più essendo trattato dagli alti vertici burocratici del dicastero come se fossi un accattone per strada. Tutti i ministeri devono collaborare, tutto il pubblico". Anche perché se è vero che "ci sono tagli da fare", bisogna poi dire che "è importante anche far sì che la spesa pubblica sia produttiva. Nessuno può pensare dia vere 110mila carabinieri e tenerli chiusi nelle caserme perché non si hanno i soldi per farli uscire".

Altra botta a Tremonti: "Se parlasse con gli altri, magari si renderebbe conto che nel suo ministero stanno facendo investimenti per mettere una terza rete radar costiera, quando magari ne basterebbe una. Anche quello è controllo della spesa pubblica". Crosetto ha aggiunto una battuta: "Dicendo questa cosa sulla finanza, non escludo che domani si creino dossier su di me... Ma mi sono rotto le scatole di vivere in un paese così e siccome vivo del mio, voglio dire le cose come stanno".

Dunque, è il momento di pensare a un nuovo ministro dell'Economia? "Io stimo Tremonti, ma ce l'ho col modo con cui ha costruito la sua visione fino ad ora. Può avere l'80% di ragione, ma se non si ragiona tutti... Non cambierei Tremonti, le sue capacità, ma il suo modo di rapportarsi con gli altri". La crisi di Governo Crosetto non se la augura: "Questo paese non può permettersi una crisi di governo e non ci sono motivi perché vada in crisi. Se chiedere collegialità è un motivo per una crisi...". Bisogna tenere conto delle istanze di tutti, non solo della Lega: "Ci sono d'altronde istanze della Lega giuste e piene di dignità che come alleati dobbiamo tutelare, ma ci sono anche istanze del Pdl da portare avanti con la stessa dignità. Mi sento interprete di una realtà sociale fatta di artigiani, imprenditori, agricoltori... una realtà che vuole non macrorisposte, ma la somma di tante piccole risposte. Il fatto che abbiamo calpestato lo statuto del contribuente, per esempio, non è una cosa positiva".

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25.6.2011. SABATO: TAX FREEDOM DAY 2011 – TEA PARTY PRATO

24 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tea Party Italia sabato 25 giugno presso Officina Giovani organizza una giornata di incontri e confronti su temi di stretta attualità comunale e nazionale

Articolo di Alice Gigliotti

Il movimento del  Tea Party Italia con il “Tax Freedom Day” mira ad attirare l’attenzione sui temi che interessano maggiormente la comunità e lo fa attraverso dibattiti, proposte e intrattenimento.

Questo movimento nasce nel maggio del 2010 e ormai ha messo radici in tutta Italia; numerosi e ben organizzati gruppi di aderenti li troviamo in Piemonte e in Lombardia, molti dei quali saranno presenti ad Officina Giovani.

Tra i tanti simpatizzanti del movimento c’è anche l’attore Enrico Montesano, il quale ha deciso di partecipare come ospite all’evento di sabato a Prato.

E’ stata scelta Prato per tornare alle origini toscane del movimento e anche perchè , secondo i coordinatori, Prato rappresenta in maniera limpida ciò che la crisi economica ha portato in italia.

In occasione delle ultime elezioni amministrative il Tea Party ha fatto sntire la propria voce per mezzo dei propri candidati in diversi comuni italiani.

I candidati, eletti, si sono impegnati a non votare a favore di provvedimenti relativi alle imposte fiscali secondo il criterio del coordinatore nazionale David Mazzerelli ”non c’è abbassamento di tasse, senza un abbassamento delle spese pubbliche“.

Il Tea Party sostiene che nelle amministrazioni gestite da enti pubblici ci sono troppi sprechi e i soldi vengono utilizzati in modo non del tutto appropriato, il movimento è a favore dell’intervento dei privati per le gestioni pubbliche “in tanti  campi non sapremo se il privato potrebbe fare del bene, ma sappiamo che il pubblico ha fallito“.

In riferimento all’ultimo referendum popolare avvenutosi nei giorni 12,13 giugno scorso i coordinatori nazionali del movimento parlano di “mancata informazione“, “lo Stato non deve dire ai cittadini cosa è giusto per loro, deve trattarli da adulti resposabili“.

Il movimento critica anche i giovani che scesero in tutte le piazze d’Italia per protestare contro la riforma universitaria del ministro Gelmini.

I coordinatori del Tea Party Zecchi e Mazzerelli sostengono che quei giovani fossero poco informati sulla situazione in cui si trovava l’università e poco informati su come sarebbe cambiata grazie alla riforma. Anche di questo si parlerà al Tax Freedom day.

Durante la giornata di sabato gli organizzatori puntano ad avere una maggiore collaborazione anche con il comune di Prato, saranno ospiti dalle 18.00 in poi : il Sindaco Roberto Cenni, Riccardo Bini, Andrea Bonacchi, Nicola Oliva, Giorgio Silli, Cosimo Zecchi e altri esponenti politci.

Nelle stesse ore si terrà un dibattito tra i giovani sull’intervento statale nelle politiche giovanili e sulla situazione in cui si trovano a vivere i giovani basandosi su uno studio che sostiene Prato e Pistoia essere i posti migliori in cui vivere per gli under 30.

In serata musica ed intrattenimento per i giovani.

Tratto da http://www.ilsitodiprato.it

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TASSE: BASTAAAAAAAA!

23 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tratto da Riecho Blog


Tasse, il fardello degli onesti.
by Spazio alla cultura liberale on 20 settembre 2010

E’ indispensabile fare chiarezza per quanto riguarda il livello di tassazione in Italia. Questa necessità nasce dal fatto che generalmente non viene evidenziata la differenza tra due diversi tipi di pressione fiscale.

La pressione fiscale infatti può essere calcolata come il rapporto fra le tasse effettivamente pagate e il reddito, oppure come il rapporto fra le tasse dovute ed il reddito.

Queste due misure coincidono se l’economia sommersa è nulla. Come è ben noto l’economia sommersa nel nostro Paese non è proprio trascurabile (la stima è di circa 250 miliardi annuali).

Il dato divulgato dalla stampa italiana è quella di una pressione fiscale del 43,5%. L’analfabetismo economico diffuso nelle redazioni giornalistiche è la causa dell’assenza della precisazione per quanto riguarda il tipo di pressione fiscale cui la percentuale fa riferimento.

Il dato ufficiale (43,5%) è il rapporto tra le tasse pagate e il reddito (cioè la misura della capacità del fisco di spremere il cittadino) e non tiene conto dell’economia sommersa. Non tiene conto cioè del fatto che una parte dell’economia le tassi non le paghi effettivamente.

Il rapporto tra le tasse dovute ed il reddito (la misura della pressione fiscale trascurata dalle statistiche ufficiali) indica la reale pressione fiscale sull’economia emersa, cioè sulle imprese ed i lavoratori onesti. Questa misura è il vero valore che descrive le condizioni in cui sono costrette a lavorare le imprese ed è pari al 58% (stime diFriedrich Schneider)

La pressione fiscale a 43,5% rappresenta semplicemente la media tra un pressione nulla sull’economia sommersa, e la pressione del 58% su quella emersa.

La conclusione è che il fisco italiano è nettamente più esoso di quello dei Paese Europei con cui ci confrontiamo (Francia 50,8%, Spagna 47,7%, Germania 43,5%, Regno Unito 41,1%). Tra i Paesi Ocse gli unici con una pressione fiscale più alta sono la Danimarca e la Svezia.

Le tasse sono alte perchè la spesa pubblica è altissima  e non credo sia necessario discutere la differenza di qualità dei servizi che lo Stato eroga ai cittadini in Italia e nei Paesi nordici. Si torna sempre al solito problema. Come vengono spesi i soldi dei contribuenti onesti italiani? La risposta è: in modo inefficiente ed improduttivo.

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LA SFIDA DEL CENTRO-DESTRA: NON PIU' COMMENTATORI DELL'ESISTENTE, MA PROTAGONISTI DEL NS.FUTURO.

22 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

A Montecitorio Silvio Berlusconi, che come ieri al Senato, ha preso la parola per la verifica voluta dal Capo dello Stato, e ribadito ai deputati che il governo ha i numeri per mantenere la rotta. Durante il dibattito è intervenuto Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia già Ministro degli Esteri, e figura di spicco fra i LIBERALI "veri" del Pdl, che ha ricordato il momento della discesa in campo del Cavaliere e gli impegni che da quel momento il centrodestra ha preso con il Paese: non la promessa di gestire l'esistente ma quella di cambiare il futuro. Pubblichiamo il testo integrale del suo intervento.

 

CAMERA DEI DEPUTATI - XVI LEGISLATURA 490^ SEDUTA PUBBLICA - Mercoledì 22 giugno 2011

 

ANTONIO MARTINO. Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, cari colleghi, il suo discorso, Presidente, di stamane mi ha fatto riandare con il pensiero al 1994. In quell'anno, come lei ben ricorda, dovetti fare una scelta per me difficile. Avevo partecipato attivamente alla stesura del programma di Forza Italia. Era il programma più radicalmente liberale mai presentato in Europa e questo non lo dico io, che avevo contribuito a scriverlo, ma lo hanno detto anche osservatori stranieri. Avevo partecipato a molte trasmissioni televisive non solo sulle reti Mediaset ma, come la presidente Bindi ricorda, anche in trasmissioni della RAI, in ambienti non sempre particolarmente favorevoli per questo nuovo movimento politico.

 

Avendo, quindi, investito il mio nome, le mie idee e la mia faccia in questo nuovo movimento politico, lei usò, per convincermi a cambiare mestiere, un'argomentazione alla quale non seppi rispondere. Mi disse: «Ma se lei, professore, non si candida alle prossime elezioni la gente dirà che prende le distanze da noi e questo ci indebolirà». Non seppi rispondere e abbandonai quello che ritengo essere il mestiere più bello del mondo: l'insegnante universitario.

Quanto si è realizzato di quel programma? Quanto abbiamo fatto nella direzione indicata da quel programma? Quel programma, Presidente, è stato da lei seguito sempre in tutti i suoi discorsi. È stato in base a quella ispirazione che abbiamo vinto - che lei ha vinto - le elezioni del 1994, del 2001 e del 2008. Vi è continuità tra i suoi discorsi del 1994, del 2001 e del 2008. Le parole sono quasi identiche. Questo è stato indicato da taluno, a sinistra, come un difetto. A me sembra, invece, un grande pregio. Significa che quella ispirazione era davvero la sua e che lei sinceramente credeva - e continua a credere - che quella fosse la direzione verso cui muovere. Se dicessi che abbiamo realizzato per intero quel programma direi una cosa del tutto falsa.

 

In alcuni campi, abbiamo fatto dei passi avanti, in altri no, ma mai abbiamo fatto un passo indietro rispetto a quella ispirazione ideale. Colleghi, gli ideali politici hanno la caratteristica di non essere realizzabili perché, una volta realizzati, diventano inutili. L'ideale politico è come la bussola: indica la direzione, ma così come la bussola è inutile al polo nord magnetico anche l'ideale politico, se realizzato, diventa inutile. L'ideale politico deve indicare la direzione verso cui muovere: le nostre società possono progredire perché sono imperfette e sono capaci di cambiare. Una cosa, tuttavia, a me sembra certa, signor Presidente, ossia che gli elettori hanno avuto fiducia nelle nostre idee, nelle sue idee e hanno avuto fiducia soprattutto perché non promettevamo loro di gestire l'esistente, ma di cambiarlo. Non ci hanno mandato al Governo per mantenere invariate le cose, ma perché si aspettavano una profonda trasformazione del nostro Paese. Questo dovrebbe continuare ad essere il nostro impegno prioritario. Vorrei dire però qualcosa anche ai colleghi della sinistra o meglio - se mi consentite - agli amici della sinistra perché avere idee diverse, a volte anche contrapposte, non vedo perché debba determinare sentimenti di inimicizia. La presidente Bindi potrà testimoniare che le nostre idee certamente non collimano, ma che questo non impedisce a me - e credo anche a lei - di nutrire reciprocamente stima, rispetto e simpatia. La democrazia, onorevoli colleghi, è opposizione: un Paese non è democratico quando ha un Governo perché anche i Paesi non democratici hanno un Governo, ma solo i Paesi democratici hanno un'opposizione e, quanto più è vigorosa credibile e autorevole l'opposizione, tanto più democratico è il Paese.

 

L'onorevole Bertinotti, quando Romano Prodi non voleva che egli competesse nelle primarie, gli rispose: «La democrazia comincia da due». Si tratta di un'osservazione assolutamente ineccepibile; infatti che democrazia vi sarebbe con un solo concorrente contro nessuno? Necessariamente, se il concorrente è uno solo, non può che arrivare primo e ultimo al tempo stesso. Tuttavia ritengo che la democrazia finisca anche con due perché, laddove i partiti sono più di due e sono molti, la democrazia non aumenta, ma diminuisce. Un Paese basato sul multipartitismo sottrae la scelta del Governo alla sovranità popolare e l'affida ai leader di partito, che prenderanno una decisione dopo che le elezioni hanno avuto luogo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Per questo, credo nel bipolarismo e nel bipartitismo.Mi dispiace che non sia qui tra noi il mio amico, il presidente, onorevole Pier Ferdinando Alcide Casini - non so se Alcide sia il suo secondo nome, ma credo che gli farebbe piacere avere questo nome - perché gli vorrei ricordare che ho una sua lettera, nella quale mi rimprovera di aver messo in dubbio la sua sincera credenza nel bipolarismo, ossia nella contrapposizione di due poli. Egli non è qui fra noi, ma non mi sembra che ultimamente abbia espresso idee di questo genere.

 

Onorevole Bindi, il mondo è cambiato moltissimo dal 1994, ma per tutte le parti dello schieramento politico. Una volta a sinistra sedevano i libertari: uno di questi è diventato sindaco di Milano; si tratta di Giuliano Pisapia, che espresse qui in Parlamento opinioni che io, da liberale, interamente condivido sul problema della giustizia. A destra sedevano i giustizialisti, o addirittura i forcaioli. Oggi mi sembra che avvenga il contrario: a sinistra ci sono alcuni libertari, ma sono confinati in «piccionaia»: si tratta dei pochi radicali eletti nel Partito Democratico, altrove vedo giustizialisti e forcaioli (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Una volta, a sinistra vi erano quanti credevano fortemente nella democrazia e nella sovranità popolare. Citerò un caso per tutti: Palmiro Togliatti, nell'ambito della Costituente, si dichiarò contrario all'istituzione della Corte costituzionale, argomentando che, dal momento che il Parlamento è eletto dal popolo sovrano, nessuno può censurare la volontà del Parlamento. A sinistra si credeva nella democrazia.

A destra, viceversa, c'erano coloro i quali erano scettici sulla saggezza delle scelte popolari e provavano una certa simpatia per i Governi autoritari, per non dire per i golpisti. Oggi i golpisti stanno a sinistra. Un autorevole intellettuale dal cognome palindromo, Alberto Asor Rosa, palindromo perché può essere letto in entrambi i sensi, recentemente ha auspicato un golpe realizzato da carabinieri e polizia per abbattere il Governo Berlusconi. Conoscendo i carabinieri, un po' meno la polizia, ritengo assai poco credibile un'ipotesi del genere. Onorevole Bindi, se l'avesse sostenuto un ex missino che cosa avreste detto a sinistra? Che ci sia un intellettuale di sinistra che chiede un golpe, a me sembra veramente bizzarro, o no?

 

Ho molto ammirato l'onorevole Bersani, che è presente e che saluto - lei sa che le ho telefonato per farle gli auguri e le congratulazioni, quando è diventato segretario del Partito Democratico - per la sua «lenzuolata» di liberalizzazioni. L'espressione «lenzuolata» deve essere tipica della provincia di Bologna, perché a me non risulta usata in politica economica.

 

RENATO CAMBURSANO. Piacenza.

 

ANTONIO MARTINO. Piacenza, chiedo scusa. Ho sbagliato la provincia, ma suppongo che siamo sempre in Emilia. Sa io sono nato più vicino a Tunisi che a Roma, quindi per me questo è l'estremo nord (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Ebbene, con quelle «lenzuolate», lei mi perdonerà, mi sembrò proprio che la montagna avesse partorito il topolino. Soprattutto mi stupisce davvero, onorevole Bersani, che lei abbia potuto dichiararsi favorevole ai due referendum che impediscono ai privati di rientrare come soci di minoranza nelle società di gestione degli acquedotti pubblici. È una cosa vergognosa e contraddittoria (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Soprattutto a sinistra c'erano i fautori del cambiamento, anche rivoluzionario. A destra c'erano i conservatori, i quali volevano mantenere l'esistente e non cambiarlo. Oggi è il contrario, a destra ci sono quelli che vogliono cambiare l'esistente e a sinistra i più feroci difensori dello status quo. Onorevole Bindi, è questa la sinistra che lei sognava? Io non credo. La concorrenza sprona tutti al miglioramento. Quando un'impresa sa di avere concorrenti credibili e aggressivi cerca di migliorare la sua produzione per conquistare fette di mercato. La concorrenza fra l'opposizione e la maggioranza è il più importante elemento della democrazia. Nel Regno Unito, fino a non molti anni fa, il capo dell'opposizione di Sua Maestà percepiva uno stipendio superiore a quello di Primo Ministro. Evidentemente la Costituzione inglese non scritta ritiene il ruolo dell'opposizione più importante di quello della maggioranza.

 

Onorevoli colleghi della sinistra, non voglio scaricare su altri responsabilità che dovrebbero essere attribuite a noi, ma non fate il contrario. Una parte delle manchevolezze che voi, a torto o a ragione, attribuite al Governo sono dovute al fatto che non ha di fronte a sé un'opposizione coesa, credibile alternativa e che offra davvero la possibilità di cambiare formula governativa rispetto a questo Governo. Voi non rappresentate un'alternativa fattibile a questo Governo ed è da questo che nascono quasi tutti i problemi della nostra democrazia. (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Congratulazioni).

 

L'Occidentale - 22 giugno 2011

Ripreso da: Concontribuenti Piemonte e UpL

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25.6.2011. SABATO: TAX FREEDOM DAY 2011 – TEA PARTY PRATO

22 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

E DUNQUE CI SIAMO.

TRATTO DA "RIECHO LIBERALE! LA PRESENTAZIONE DELL'EVENTO DI SABATO 25.6 IN OCCASIONE DEL FREEDOM TAX DAY, PORGANIZZATO A PRATO DAI TEA PARTY ITALIA, CUI HAN DATO LA LORO ADESIONE, UNIONE PER LE LIBERTA', CONFCONTRIBUENTI E ALTRE ASSOCIAZIONI LIBERALI, LIBERISTE E LIBERTARIE.

VI ASPETTIAMO NUMEROSE/NUMEROSI!

 

MENO STATO, PIU' LIBERTA'!

.......

TAX FREEDOM DAY 2011 – TEA PARTY PRATO
by Spazio alla cultura liberale on 22 giugno 2011

 
Lavori 6 mesi per lo stato e 6 mesi per te e la tua famiglia. E poi ti dicono che vivi in un paese libero.In occasione del TAX FREEDOM DAY 2011, il giorno in cui si smette idealmente di lavorare per lo stato e si comincia a lavorare per se stessi e per la propria famiglia il Tea Party torna a Prato con un grande evento nazionale. … Dalle 17.00 dibattiti, incontri, ospiti importanti del mondo della cultura, del giornalismo, dell’economia e dello spettacolo.
Dalle 20.00 apericena per tutti.
Dalle 22.00 DJ Set insieme all’associazione Black OutStand e gazebo di associazioni partner e che aderiscono all’evento.
Tra i presenti:
Confcontribuenti; Rete Liberal; Magna Carta

 

Presto tutti i nomi dei relatori e degli ospiti.

sabato 25 giugno alle ore 17.00 - 26 giugno alle ore 2.00
Officina Giovani

 

Piazza Macelli, 4
Prato (Prato, Italy)

info:
Saba Zecchi
saba.zecchi@teapartyitalia.it
377.4178051
David Mazzerelli
david.mazzerelli@teapartyitalia.it

Visita il sito del Tea Party Italia e il suo Canale You Tube
Tasse e Libertà sono incompatibili: Chi non paga le tasse ruba a se stesso?
Sui metodi dell’Agenzia delle Entrate: Il Presunto Evasore non è un Evasore
I contribuenti devono PAGARE per riuscire a pagare le tasse perchè Il sistema fiscale italiano, l’assurdità fatta tassa
Insomma sono insopportabili, altro che Bellissime Tasse, se le conosci le detesti
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Liberalismo, utopia necessaria.

22 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Tratto da:  

L'insostenibile leggerezza della libertà

 

  

Immagine trovata su forum.politicainrete.netOgni qual volta si prova a proporre qualsiasi riforma in senso liberale, giù piovono commenti tipo “troppo estremo” o “il popolo italiano è comunista dentro”. E se il liberalismo in Italia non fosse un’utopia? Parliamone. Sul serio. Prima che sia troppo tardi. 

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Il “benaltrismo” è una delle malattie patologiche di quella rissa male organizzata e peggio gestita che, nella penisola dei caciocavalli, usurpa il nome di ‘dibattito politico’. Chiunque abbia l’ardire di analizzare una qualsiasi questione con un minimo di raziocinio, proponendo magari soluzioni non campate in aria ma praticabili sul serio, viene sempre e comunque messo a tacere con la fatidica formula “ben altri sarebbero i problemi del paese, non queste quisquilie”. La tattica è ben conosciuta ed usata fino alla noia, quasi come la proverbiale “race card” di Ohblabla, ma ancora sfugge a qualsiasi politico o intellettuale di area liberal-liberista-libertaria l’antidoto per sfuggire a tale velenosa trappola.

Di fronte a questa vigliaccheria impiegata ogni cinque minuti da “giornalisti” e “politici” sinistri, le argomentazioni ben impostate, garbate e provviste di pezze d’appoggio non improvvisate sembrano squagliarsi come neve al sole, lasciando campo libero alle puttanate sinistre. Insomma, una vera e propria iattura. A questo punto la conseguenza logica del ragionamento non può che essere infausta. Le frasi fatte si moltiplicano, ma ritornano sempre al solito pensiero di base: “il liberalismo, in Italia, è un’utopia da intellettuali”. Il che sarebbe più o meno un modo gentile per dare a chi combatte per un futuro più libero e liberale del Don Chisciotte o dell’amabile idiota. La sostanza non cambia. Non c’è posto per voi e le vostre idee balzane. Troppi interessi, troppi anni di lavaggio del cervello, troppe chiacchiere nella testa della gente, troppo pensiero unico. La conseguenza imposta dai non molto amabili gestori della “conversazione politica” italiana è tanto chiara quanto inappellabile: o scendete a patti, tradendo le vostre idee, o ve ne andate. Qui comandiamo noi. Alla faccia del dialogo.

A questo punto, al liberale di nome e di fatto di spirito pugnace e contrarian sale il sangue agli occhi ed iniziano a prudere le mani. Alla fine, però, la ragione riprende il sopravvento (che sia questo il vero, inconfessabile problema dei liberali?) e si prova a ragionare sul come risolvere questo apparente enigma. Che l’Itaglia sia terra da sempre ostile al pensiero liberal-liberista-libertario è realtà difficilmente argomentabile. Che l’italiano medio sia ormai impregnato di statalismo, al punto da non riuscire nemmeno a concepire un futuro senza Stato, senza burocrati tracotanti ed irresponsabili a decidere del loro destino, senza pantofole od anelli da baciare per portare a casa la pagnotta, è anch’esso un fatto da accettare, a denti stretti, magari, ma da accettare. La realtà delle cose, anche nello strano mondo della politica italiana, non si può manipolare, a meno di non guadagnarsi un posto nel più vicino matticomio – o in Parlamento.

Seguire il fil rouge del ragionamento potrebbe a questo punto rivelarsi scomodo anche per il liberale più duro e puro. Il passaggio successivo è infatti il domandarsi se il liberalismo di stampo anglosassone non sia, almeno dalle nostre parti, niente più di una fantasia da idealisti. La saggezza popolare, il sesto senso e tutte le fibre da cremlinologi allenati da anni di politica politicante sembrano suggerire neanche troppo astrattamente che, sì, l’Italia è incompatibile intimamente con il liberalismo vero, quello dei vari von Mises, von Hayek, Schumpeter, Rothbard et al. In Itaglia si può solo essere socialisti o paternalisti, non si scappa dal substrato fondamentale, la concezione dell’essere umano come essere incapace di provvedere a sé stesso senza la benevola guida di un altro essere umano, da considerarsi ad esso superiore per capacità, moralità e generosità. In Itaglia si è sempre liberi di fare solo quello che lo Stato concede graziosamente di fare, sempre fino a quando non cambi idea, senza avvertimenti alcuni o ragioni sensate per tale cambiamento legislativo. L’Itaglia è e resta un paese di uomini e caporali, tanto più arroganti quanto incompetenti, tanto più ladri quanto si ammantano di buone intenzioni e belle parole.

Se queste considerazioni vi causano una reazione allergica come al sottoscritto, non si può fare a meno di domandarsi se il liberalismo, come lo intendiamo noialtri, noi figli di mamma Maggie e papà Ronnie, nipoti di nonno Winston e parenti dei tanti grandi liberali tricolori, da Einaudi a Panfilo Gentile, sia possibile da realizzare in maniera compiuta e non raffazzonata anche alle nostre latitudini. Visto l’attuale, penosissimo, stato del liberalismo italiano, i dubbi non possono che essere più che giustificati, accompagnati dai soliti pensieri foschi. Come fare a creare una base di consenso alla radicale trasformazione di quel consolidato intreccio di malaffare, interessi, ignavia, vigliaccheria ed opportunismo che prende il nome di sistema politico-affaristico itagliano? Come fare a consentire alle personalità preparate, coraggiose e bene articolate che esistono in gran numero nell’universo liberal-liberista-libertario di conquistarsi sul campo abbastanza spazio per proporsi alla guida di enti locali e poi, magari, del paese? Come fare a stimolare la nascita di una consapevolezza del continuo, perenne e mostruoso inganno a cui è stato sottoposto il popolo italiano dal 1923 ad oggi e della quantità spropositata di libertà che gli è stata sottratta “a fin di bene”?

Domande enormi, da far tremare i polsi anche al liberale più barricadero. Tutte, inevitabilmente, senza risposte chiare. La questione che circola nella coscienza collettiva liberale è quella di Vladimir Il’ič Ul’janov, quel “che fare” che, da buoni cultori del dubbio sistematico, viene visto da solo, senza facili soluzioni a prova d’idiota. La sensazione d’impotenza rischia di travolgere tutto, anche le tante buone intenzioni dei liberali di nome e di fatto. Eppure una soluzione deve esserci. Curare il malato terminale con dosi ancora più massicce del veleno che l’ha ridotto in fin di vita non è una scelta accettabile da chi sia capace ancora di distinguere il falso dal vero. Lo statalismo rosso e nero, il viscido paternalismo delle peggiori sacrestie, con tutte le sue vigliacche e blasfeme scorciatoie alla santità, hanno fatto il loro tempo. Il futuro o sarà liberale o non sarà.

Le prove sono disponibili a chiunque voglia leggerle, ad un solo clic di distanza dagli schermi di tutti gli italioti, medi o no che siano. A questo punto, più che soluzioni e bei discorsi, servono piani operativi, organizzazione, struttura, metodo, canali autogestiti per consentire alla straordinaria vitalità del mondo liberal-liberista-libertario di esprimersi liberamente. Tutta roba che costa, fatica ed impegno prima di tutto, ma poi anche fondi, da reperire in maniera indipendente ed atomizzata. Nessuno si sognerà mai di finanziare un movimento che si propone come principale obiettivo la demolizione della immensa mangiatoia alla quale si abbuffa da decenni la parte peggiore del paese, quella che vedremmo volentieri appesa ad un albero lungo la strada.

Alcuni di noi pensano che il modello organizzativo “a stella marina”, senza capi, segreterie e strutture tradizionali, fondato sulle reti reali e virtuali scelto dal Tea Party americano sia la via migliore per giungere al liberalismo di massa sognato da tutti noi. L’anniversario della prima manifestazione del Tea Party italiano in terra d’Italia è passato senza grande clamore, visto che si è scelto di festeggiare invece il Tax Freedom Day, il giorno nel quale (secondo i dati ufficiali) il cittadino inizia a lavorare per sé stesso, dopo aver foraggiato le infinite legioni di nullafacenti, figli di e raccomandati che pretendono di vivere alle spalle di chi lavora e fatica sul serio. Si sono indubbiamente fatti passi avanti, ma non v’è stata quella imperiosa accelerazione vista negli Stati Uniti che poi ha portato al trionfo delle elezioni di medio termine. Si dice che il clima politico e culturale è molto più ostile alle idee liberali e libertarie. Possibile, ma bisognerà pensare a come passare dalle dichiarazioni di intenti ai fatti, quali strade seguire per favorire la crescita di decine, centinaia, migliaia di Tea Parties locali, indipendenti, autonomi, autosufficienti, uniti solo dall’Ideale e dagli obiettivi comuni.

Altri modi per arrivare ai numeri necessari per incidere sul serio sull’infernale pantano italiota non ne trovo, ma forse è solo una mia limitazione. Una cosa è certa: il tempo a nostra disposizione per evitare il redde rationem definitivo ed il più che probabile risorgere di una qualche forma di totalitarismo statalista si sta esaurendo. La Storia non aspetta e, soprattutto, non offre seconde chances. Questo è il nostro momento, questo è il nostro tempo, questa è l’ora nella quale esprimere il massimo sforzo per far partire la vera rivoluzione, quella liberale, che riconsegnerà agli individui la libertà espropriata silenziosamente da burocrati, politicanti e spacciatori di ideologie. Il futuro dipende da noi, nonostante tutto. Niente passi indietro, stavolta.

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