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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

IL DUBBIO: la cultura americana senza invidia sociale

17 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

DA "LIBERALE" E PER TUTTI COLORO CHE PENSANO DI ESSERLO, VOGLIONO ESSERLO,  UN ARTICOLO DA LEGGERE, RILEGGERE E MEDITARE. FATELO E MI DARETE RAGIONE. ALMENO CREDO.

GAL.PAL

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GRADITI I COMMENTI.

Si attribuisce la fortuna del vicino alla capacità più che alla corruzione

 

L a notizia che un Comune pugliese ha indetto un concorso per l' assunzione di 27 addetti alla delazione di potenziali evasori fiscali ha suscitato l' entusiasmo di molti miei lettori, che mi rimproverano di aver condannato l' iniziativa. Portano ad esempio gli Stati Uniti, il Paese dove «tutti pagano (pagherebbero) le tasse» e c' è persino un sito per denunciare (anonimamente) i sospetti evasori. Ma neppure gli americani sono contenti di pagarle. Lo testimonia la nascita dei tea party , che non sono contro le tasse, ma contro lo Stato federale che è diventato spendaccione e fiscalmente vorace. La delazione è la regressione all' homo homini lupus , di tutti contro tutti; la condizione cui il totalitarismo riduce gli uomini per farli propri complici e soggiogarli meglio. Lo Stato democratico-liberale moderno è nato, invece, come Magistrato che amministra la giustizia sulla base di Leggi impersonali e universali, ad evitare che i cittadini si facciano giustizia da sé, secondo il proprio soggettivo giudizio (quale è la delazione). Nell' Urss di Stalin, la delazione aveva, almeno, una giustificazione ideale nella fede nel comunismo e nella fedeltà al partito. Da noi, l' elogio della delazione è l' espressione della soggezione collettiva a una pressione fiscale eccessiva e ingiusta, cui non si pensa di opporsi, come fanno democraticamente i tea party americani, ma che si subisce passivamente con la consolazione - figlia dell' invidia sociale per «i ricchi» che si presume evasori - che sarebbe accettabile se le tasse le pagassero tutti; una sorta di compensazione di un' ingiustizia con la sua estensione a tutti fondata su un' idea di egualitarismo che livella tutti alla condizione peggiore. La cultura americana - che è competitiva e poco incline all' invidia sociale - ha origine nella convinzione che ogni uomo sia artefice del proprio destino; non tende ad attribuire le fortune altrui a comportamenti illeciti e le proprie sfortune alla società, come accade, invece, da noi. Ho cercato di spiegarlo con l' esempio di chi, negli Usa, pensa che ce la farà anche lui se il vicino si è comprato una nuova auto. Ma i lettori in questione ne hanno dedotto che se l' è comprata perché evade le tasse, mentre il vicino non può permetterselo perché non le evade! Ma non erano convinti che gli americani le paghino tutti? Non si può neppure dire che la cultura politica di questi nostri concittadini sia consapevolmente illiberale. È solo rozza, pre-moderna e inconsapevolmente totalitaria; figlia di una scuola ideologica che non insegna informando, ma «forma» cittadini con la logica dello Stato etico; alimentata da un giornalismo moralista che non parla dei problemi reali della gente, ma la lascia cuocere nelle sue frustrazioni e ne alimenta l' anti-politica (che è fascismo al primo stadio). Mi rendo conto, con ciò, di non essere molto popolare. Ma continuo a scrivere quello che penso. Senza pretendere di convincere qualcuno, o di essere condiviso da tutti; cercando, almeno, di far pensare, anche a costo di irritarne alcuni. postellino@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA

Ostellino Piero

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