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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

Verso le Elerzioni: IL CREDO DEGLI UOMINI LIBERI.

2 Novembre 2012 , Scritto da Galgano PALAFERRI Con tag #ITALIA

“CREDO DEGLI UOMINI LIBERI”

(conosciuto nel mondo anglosassone come:

The Ten Don’t’s  o anche The Ten Cannot, The Ten Things Can Do, The American Charter).

Diversi anni fa il Foglio di Ferrara pubblicò il “credo degli uomini liberi” firmato da Abramo Lincoln. Oggi, a distanza di tempo, lo rilancio e lo propongo alla lettura di questa comunità pensante.

C’è qualcuno che ritiene che questi dieci punti siano di destra? C’è qualcuno che pensa che la sinistra non possa accettare qualcuno di essi? C’è ancora qualche altro che pensa che lo stesso decalogo sia privo di sostanza? O forse qualcuno ritiene che sia utopia?

A chi scrive sembra possa essere l’il DECALOGO dei LIBERALI e di tutti coloro che rifiutano di abbeverarsi alle ideologie marxiste, socialiste, dirigiste, populiste e giustizialiste. Una chiara “scelta di campo”, dell’ OCCIDENTE LIBERO.

 

 

Forse oggi quel “credo degli uomini liberi” dovrebbe essere recapitato a chi ci governa, a chi ci amministra e a chi legifera (o ratifica) in Parlamento. La sua attualità è del tutto evidente. 

 

 Dice, quel documento: 

 

1.“Non si può arrivare alla prosperità,

scoraggiando l’impresa.

2. Non si può rafforzare il debole,

indebolendo il forte.

3. Non si può aiutare chi è piccolo,

abbattendo chi è grande.

4. Non si può aiutare il povero,

distruggendo il ricco.

5. Non si possono aumentare le paghe,

rovinando i datori di lavoro.

6. Non si può progredire serenamente

spendendo più del guadagno.

7. Non si può promuovere la fratellanza umana

Predicando l’odio di classe.

8. Non si può instaurare la sicurezza sociale

adoperando denaro imprestato.

9. Non si può formare carattere e coraggio

togliendo iniziativa e sicurezza.

10.Non si può aiutare continuamente

la gente facendo in sua vece quello che potrebbe

e dovrebbe fare da sola”.



E' davvero giunta l'ora di "FERMARE IL DECLINO".



Per ricominciare a crescere occorrono regole diverse, non più denaro pubblico. Ma le regole si cambiano solo se si ha il coraggio di abbandonare il mito della concertazione: non c’è nulla da concertare con chi gode di privilegi a danno della maggioranza dei cittadini.

E' necessario investire in ricerca e sviluppo, poter contare su università competitive, mercati davvero concorrenziali che promuovano la rapida adozione delle nuove tecnologie.

Accade invece che l’Europa (e l’Italia più di tutti) sia indietro in tutti questi campi:

Invece di puntare sui suoi giovani più ricchi di talento, fa pochissimo per dissuaderli dall’emigrare negli Stati Uniti, attratti dalle università e dalle imprese tecnologiche d’avanguardia di quel Paese. Un terzo della facoltà di economia di Harvard è costituito da europei in fuga dalle loro travagliate università. Invece di cercare di attirare i giovani più brillanti dall’India, dalla Cina e dall’Europa centrale e orientale, l’Unione europea limita l’immigrazione. Intendiamoci, gli immigrati arrivano comunque, ma non i talenti che invece vanno negli Stati Uniti a creare imprese innovative .

Gli europei possono scegliere di lavorare sempre meno e andare in pensione presto. Possono scegliere di scoraggiare chi vuole lavorare, aumentando le tasse per sostenere un costoso welfare state. Possono adottare politiche che disincentivano l’innovazione e sono d’ostacolo all’aumento della produttività. Ma diventeranno sempre più poveri rispetto alle società che lavorano di più. Se tutti ne sono consapevoli… godiamoci pure le vacanze!

Monti e il Governo dei tecnici si erano impegnati ad agire in modo strutturale sul versante della spesa pubblica (pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale): e invece,  il Governo ha puntato sulle tasse e sui tagli indiscriminati. E' un errore da correggere, salvare l'Italia, lo abbiamo detto, lo ripetiamo, è cosa diversa dal "suicidare gli italiani". Sta anche all'opposizione LIBERALE, agli italiani tutti,  scegliere se limitarsi ad attaccare il Governo, con proteste sterili e fini a sè stesse, giusto per avere un po' di visibilità, o se invece operare per ottenere alcuni obiettivi nell'interesse del paese. Sono e resto convinto che, senza pasticci, sia possibile, sulle questioni economiche, ottenere segmenti di intesa limpida su obiettivi chiari. Per il bene di tutti. Non solo RIGORE, ma misure per la CRESITA. In particolare, il Governo deve evitare di dare l'impressione di avere nel mirino piccola impresa e ceto medio. Forse non è così: ma chi ci governa fa di tutto per suffragare questa impressione.

E noi LIBERALI dobbiamo smetterla di dividerci, più per questioni di bottega che per motivi veri.

Le Elezioni sono dietro l'angolo. Questo clima da BASSO IMPERO e di tutti vs.tutti, nell' AREA MODERATA non giova a nessuno.

La SICILIA dovrebbe avere insegnato qualcosa. UNITI si può vincere ancora, costruire l'ALTERNATIVA LIBERALE.

Divisi si va incontro alla sconfitta certa.

E consegnare il paese ai nipotini di Marx ed di Lenin non mi sembra particolarmente esaltante.



DUNQUE, SVEGLIA, ITALIA!

RIPRENDIAMOCI LA POLITICA, GLI ONESTI AL POTERE, SCELTIA DAI CITTADINI NO PIU' SUDDITI.

UNA RIVOLUZIONE LIBERALE, PER LA NUOVA ITALIA. UNA SPERANZA PER LE NUOVE GENERAZIONI.



 
 
 

E’ un documento del 1854, ma il suo contenuto è oggi più che mai valido. Marco Pannella anni fa, lo “recuperò” e ne ricavò un’inserzione a pagamento, come dicevo all’inizio,  proprio su “Il Foglio”.

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