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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

ELOGIO DEI SINDACI CHE SI OCCUPANO DELLE PICCOLE COSE.

30 Aprile 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Da qualche cosa bisogna pur cominciare.

Se l'Italia fosse un Paese diverso, nello sfacelo della politica nazionale la prossima tornata delle amministrative sarebbe un'occasione per rimettere in gioco idee e progetti di modernizzazione. A livello locale, si potrebbe fare molto per rendere più facile e lineare la vita di persone e imprese. I futuri amministratori ci pensano?

Purtroppo, sembra proprio di no. La totale irrilevanza dei programmi e delle scelte concrete che è una costante di questo nostro dibattito, in cui nulla conta se non la figura e i percorsi giudiziari del presidente del Consiglio - si ripropone, in miniatura, nelle diverse città.

Sono lontani i tempi in cui da sindaco di Milano Gabriele Albertini vendeva le farmacie comunali ai tedeschi e provava a forzare la mano ai tassinari, per adeguare il numero di licenze alla domanda di auto collettive. L'amministrazione meneghina incontrò resistenze fortissime - e non sempre vinse le sue battaglie. Se non altro, però, le combatteva.

E adesso? Tanto per cominciare, servirebbe la volontà politica, e anche quella sana ambizione personale che agli aspiranti sindaci sembra fare difetto. Non a torto: in virtù della legge elettorale, l'elezione a "borgomastro" avrebbe dovuto essere il primo passo in una carriera proiettata verso Parlamento e governo. Avrebbe senso. Come ci insegnano gli americani, che tendono a mandare alla Casa Bianca ex governatori piuttosto che ex senatori o deputati, non è affatto sciocco testare la capacità di governo dei politici a li vello locale, prima di consegnare loro le chiavi del Paese. La storia è andata diversamente da come doveva andare, e in un sistema politico bloccato i sindaci sono rimasti sindaci o ex: non hanno trovato sbocco sulla ribalta nazionale. Quando è successo, ciò è avvenuto indipendentemente dai loro meriti come amministratori. Ora assistiamo al paradosso di carriere che atterrano in Comune, anziché decollare di lì. Difficile pensare che chi arriva a governare la sua città, dopo aver avuto incarichi significativi a livello nazionale, sia roso dalla voglia di dimostrare di saper far bene. Che è poi l'unica molla che può portare Lui politico a rompersi le nocche con gioia, nel confronto con gli interessi costituiti.

Negli anni scorsi l'"agenda Giavazzi" è stata presa di mira più volte, da esponenti politici del centrodestra e del centrosinistra guidato per paradosso proprio da quel Bersani che vi si era ispirato, da ministro. Le proposte dell'economista della Bocconi, formidabile critico delle diverse camarille incistate nel sistema Italia, sono state svillaneggiate come minuzie, irrilevanti per liberare il motore del Paese ingolfato da "ben altro": troppe tasse, un diritto del lavoro mostruoso per farraginosità e ideologia, e tanti altri elefanti nella stanza che apparentemente sfuggivano ai pochi sostenitori delle liberalizzazioni. È evidente che non basta aumentare le licenze dei taxi per far ripartire l'economia italiana. Chiarissimo. Ma da qualche cosa bisogna pur cominciare. E siccome la politica è fatta di simboli, prendere di petto lobby apparentemente sguarnite di grandi quattrini, tuttavia abilissime a scambiare consenso e supporto col ceto politico, sarebbe un segnale rilevante. Le resistenze ci sono dappertutto, eppure c'è chi ci prova. A New York il sindaco Bloomberg sta tentando di introdurre una norma che consentirebbe alle livery cars, gli ncc, di raccogliere clienti per strada - esattamente come fanno i tassì. Di fatto, questo già accade: quando i taxi non bastano, già oggi gli autisti delle "auto nere" a spasso si avvicinano ai pedoni che cercano un mezzo di trasporto. Nel solo mese di marzo, ci sono state 1.100 denunce per driver che hanno "illegalmente" raccolto dei passeggeri per la strada - negoziando al momento il prezzo della corsa.

A New York ci sono all'incirca 12mila taxi ma vanno su e giù per Manhattan, sia perché vi è domanda sia a causa del sistema di tariffazione che porta gli autisti a preferire le corse brevi. Per questo restano sguarnite le altre aree della città, che sono quelle più rischiose e dove un servizio auto per passeggeri servirebbe proprio nelle sere più delicate - quelle in cui a usufruirne sarebbero le persone che hanno bevuto qualche bicchiere di troppo. Così si spiega la mossa di Bloomberg, che farebbe poi emergere il nero - portando gli ncc ad avere un prezzario più trasparente e meno improvvisato.

Da noi, nella relazione annuale trasmessa il 30 marzo a Palazzo Chigi, l'Antitrust ha stigmatizzato l'ispirazione "protezionistica" delle nuove restrizioni in materia di autotrasporto, autoscuole, noleggio con conducente. Chi atterra a Linate fa esperienza diretta di un nuovo allontanamento di domanda e offerta, con gli NCC ormai tenuti accuratamente alla larga dagli arrivi, per creare un piccolo disagio che incoraggi a prendere i taxi anziché rivolgersi a questo genere di servizio - che ha avuto grande fortuna, negli anni scorsi, proprio come risposta alla scarsità di macchine pubbliche. Il sindaco di New York riconosce che anche questi autisti sono legittimi operatori economici, cui non è il caso di mettere i bastoni fra le ruote. Imitatori cercansi.

Sono piccole cose, ed è ben altro ciò di cui avrebbe bisogno l'Italia? Verissimo. Ma se i nuovi sindaci a queste piccole cose ci pensassero, saremmo un Paese un po' più normale.

Da Il Riformista, 24 aprile 2011
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