L’ITALIA HA BISOGNO DI UN “MATTO”. IL TEMPO STA PER SCADERE. ALL’ORIZZONTE UN SOLO CANDIDATO: MATTEO RENZI
Correva l’anno 1951. Sul Mondo di Pannunzio, Mario Ferrara, il nonno di Giuliano, scrisse un articolo che fece scalpore. Titolo “Date un matto ai liberali”. La tesi di fondo era questa: la situazione italiana è difficile, anzi assurda. Le forze politiche maggioritarie sono inadeguate: “Il tempo della gente savia sta per finire. Socialisti, democristiani, comunisti, sono gente savia. Gli uni infatti hanno perduto il credito che avevano, gli altri stanno perdendo quel poco che gli resta, gli ultimi hanno perduto la speranza di conquistarlo”. Serve una scossa, qualcosa di veramente nuovo. Serve un matto perché i matti – diceva Ferrara – dicono la verità e non possono trattenersi dal dirla: “Il matto liberale comincerà a fare i conti e a sommare sogni con i risvegli e le promesse con le delusioni e alla fine alzerà un bel cartello nel quale ci sarà un bello zero al posto della colomba, della bandiera, della falce, del martello, della fiamma, dell’edera e dello scudo crociato. Sarà una gran processione di gente impazzita e ilare, contenta finalmente di aver scoperto che chi non fa nulla non ha niente da fare, che dove non si capisce non c’è niente da capire e che le chiacchiere non fanno farina. Allora si riunirà il grande sinedrio della gente savia e comincerà la caccia al pazzo e si dirà che è scappato dal manicomio. Ma, come tutti i pazzi, il gran matto liberale domanderà dove sia il manicomio: e chiederà spiegazione del bilancio che quadra con i debiti che aumentano, dei prezzi che devono diminuire con l’inflazione che deve risanare la moneta, delle opere pubbliche che non devono essere attuate nel Mezzogiorno per non disturbare il settentrione, o del settentrione che deve sempre però lavorare per pagare la burocrazia che aiuta lo Stato a non pagare i suoi debiti, o i partiti che agitano lo Stato impedendo al Parlamento di funzionare. E finirà per chiedere di essere ospitato a Montecitorio o al Ministero del Tesoro, per mettere un po’ d’ordine tra i savii con il magistero della sua pazzia, e sarà, credo, molto difficile rispondergli o dargli torto”. Sono passati60 anni e la situazione è ancora quella. A dire il vero un “matto” era apparso all’orizzonte nel 1994. Tutti si misero a ridere. I benpensanti non lo presero sul serio. Ma il matto si presentò all’elezioni e vinse. Allora i benpensanti pensarono bene di mettersi insieme per sconfiggere quell’intruso. Sono passati quasi 20 anni e quel matto è ancora a Palazzo Chigi. Solo che strada facendo, anzi poco dopo essersi insediato al potere, ha cominciato a rinsavire. E pur continuando a dire e a fare, ogni tanto, cose da matti, ha governato l’Italia quasi come avrebbero fatto i vecchi “savi”. La gente vedeva la metamorfosi ma nonostante tutto quel savio-mezzopazzo era sempre meglio dei savi-tuttidunpezzo dei suoi avversari. Il malumore però serpeggiava. Giorno dopo giorno diventava più evidente. L’Italia voleva un matto vero. Uno che rompesse gli schemi e il conformismo, dicesse la verità, tagliasse la spesa pubblica, sconfiggesse le corporazioni, facesse trionfare il merito, ampliasse la libertà. avesse il coraggio di gridare in piazza “il re è nudo”. Il tempo però passava e la speranza di avere finalmente un matto vero stava per venir meno. Quando all’improvviso, nel campo dei savi-tuttidunpezzo arrivò un ragazzino. Cominciò a dire cose di buon senso ma non fu preso sul serio dai suoi compagni di cordata. Lui non si scompose e si presentò alle elezioni che si tenevano nella sua città. I savi-tuttidunpezzo furono sonoramente sconfitti. Ora quel ragazzino è cresciuto e continua sempre a dire cose di buon senso che però ai savi-tuttidunpezzo sembrano autentiche pazzie. Le sue ultime uscite poi hanno fatto gridare allo scandalo: Ma come? I parlamentari non possono fare più di due o tre legislature? I sindacati devono limitarsi a fare i sindacati? Bisogna ridurre il numero e le prebende di chi ha un mandato politico o sindacale? Chi esercita una attività commerciale deve essere libero, ovviamente nei limiti di legge, di organizzare come meglio crede il suo lavoro? La gestione delle aziende locali spetta a chi è stato eletto? Bisogna abolire le province? Ma – dico – siamo matti? Su tutti poi l’attacco più subdolo. Ma non si accorge questo ragazzo che sta dicendo e facendo cose che sono agli antipodi del pensiero di noi savi-tuttidunpezzo? Potrebbe quasi essere un esponente del fronte avverso. Deve essere fermato, ad ogni costo. I sacri principi vanno riaffermati, magari per legge.
I savi-tuttidunpezzo si preparano così ad imporre al popolo la loro saggezza. Ma l’Italia del 2011 ha un bisogno quasi disperato di un “matto” vero. Ne aveva bisogno nel 1951 e da allora sono passate più di due generazioni. O questo “matto” arriva e scompiglia le carte o questo Paese è finito. Come dice un vecchio adagio cinese “non importa il colore del gatto, basta che prenda i topi”. Ecco perché, alla fine, sarà Matteo Renzi, sia pure su un altro fronte, a raccogliere il testimone di Berlusconi.
Giancarlo Magni
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CON SARA GIUDICE ELETTA IN CONSIGLIO COMUNALE A MILANO, FORSE, I MATTI DIVENTEREBBERO DUE!
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