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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

PROVE DI RIFORMA COSTITUZIONALE.

18 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

Bozza riforma costituzionale: meno deputati e pagati a presenza
Il testo che prevede il Senato federale è a firma del ministro Calderoli e sarà esaminato dal pre-consiglio dei ministri
Bozza riforma costituzionale: meno deputati e pagati a presenza

Roma, 18 lug. (TMNews) - Dimezzamento del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto con l'istituzione del Senato federale, iter delle leggi più veloce, governo più stabile e premier che diventa primo ministro col potere di nominare e revocare ministri e sottosegretari. E ancora sfiducia costruttiva con la norma anti-ribaltone, soppressione della circoscrizione estero, stipendio dei parlamentari adeguato alla effettiva partecipazione ai lavori, limite massimo delle indennità dei consiglieri regionali stabilito con legge dello Stato. Sono i punti principali della bozza di modifica della seconda parte della Costituzione messa a punto dal ministero delle Riforme che sarà portata domani all'esame del pre-consiglio dei ministri.

I deputati passano da 630 a 250 e i senatori da 315 a 250. Inoltre il Senato diviene Senato federale, composto da senatori (non meno di cinque per ogni regione tranne il Molise che ne ha 2 e la Val d'Aosta uno) eletti contestualmente ai Consigli regionali. Possono partecipare all'attività del Senato federale, senza diritto di voto, altri rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali. Si potrà diventare senatori già a 21 anni.

Per quanto riguarda il taglio dei costi della politica nel testo si prevede che i parlamentari abbiano il dovere di partecipare ai lavori dell'Assemblea e delle commissioni: ricevono un'indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti.

Il presidente del Consiglio è nominato e revocato dal capo dello Stato: è nominato "sulla base dei risultati delle elezioni della Camera". La riforma stabilisce anche che "la legge disciplina l'elezione dei deputati in modo da favorire la formazione di una maggioranza".

Il governo deve avere la fiducia solo della Camera. Il voto contrario della Camera su una proposta del governo non comporta l'obbligo delle dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera ed è approvata "a maggioranza assoluta dei componenti" mentre nella Costituzione vigente è sufficiente la maggioranza semplice. Se la richiesta di fiducia è respinta o quella di sfiducia è approvata entro sette giorni il primo ministro presenta al presidente della Repubblica le dimissioni. Il capo dello Stato "sulla base dei risultati delle elezioni" nomina il nuovo primo ministro o scioglie la Camera.

E' possibile presentare una mozione di sfiducia con la designazione di un nuovo primo ministro da parte della Camera "a maggioranza assoluta dei suoi componenti che sia conforme ai risultati delle elezioni". Il primo ministro si dimette e il presidente della Repubblica nomina il nuovo primo ministro designato dalla mozione.

Inoltre si può essere eletti capo dello Stato già a quarant'anni. Le funzioni del presidente della Repubblica, in ogni caso in cui egli non possa adempierle, sono esercitate dal presidente della Camera. Il presidente della Repubblica può sciogliere la Camera, sentiti il suo presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, anche su richiesta del primo ministro.

Tutto sommato e di primo acchito, a me sembra una buona proposta, come punto di partenza. Vaga, troppo, sul sistema elettorale, purtroppo. Andrebbe garantito il diritto di ogno cittadino a scegliere il proprio candidato, oggi "nominato" e assolutamente "irresponsabile" se non verso il propio "capopartito. Personalmente introdurrei l'istituto della "sfiducia costruttiva" a garantire la governabilità e il rispetto della volontà popolare. Vedremo, se son rose fioriranno. Certo, si cogle un primo timido passo verso il taglio delle spese e della "casta" attraverso la riduzione del numero dei parlamentari e legando lo stipendio, diciamo così, dei Parlamentari, al lavoro realmente svolto, cioè alla loro effettiva presenza fisica in Parlamento.

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