IRAP: MA NON DOVEVA ESSERE ABOLITA? INVECE...AUMENTA!
L'Irap è diventata la prima imposta al mondo simile a quei mostri dei videogame che più provi ad eliminarli e più guadagnano vigore. Da un decennio Silvio Berlusconi promette nei programmi elettorali che sottopone al voto popolare, o nelle dichiarazioni governative che rilascia nei diversi format con cui si confronta, di abolirla. Solo nel 2011, in almeno una mezza dozzina di occasioni diverse, ha promesso che avrebbe eliminato la più odiosa e anticompetitiva delle imposte in vigore nei paesi avanzati del pianeta, ma l'Irap è sempre lì. Sbeffeggia e si fa gioco dei contribuenti che provano a farsi spazio tra i marosi della globalizzazione, gli ricorda che loro devono pagare una atipica imposta patrimoniale che penalizza il capitale umano specialistico e la conoscenza mentre tutti invocano più ricerca e innovazione. Paradossi italiani. Ma la stessa Irap è diventata un paradosso della politica fiscale del centrodestra, perché, anziché essere eliminata, è addirittura aumentata con l'ultima manovra economica appena varata dalle camere sotto la pressione a fare presto imposta dai mercati finanziari. Da subito banche, assicurazioni e concessionari pagheranno un'aliquota Irap maggiorata: sale dal 3,9% al 4,25% per i concessionari per complessivi 63 milioni euro annui di maggiori versamenti a titolo di Irap e lievita di ben 479,7 milioni di maggiori versamenti in più a regime per banche e assicurazioni, grazie all'aumento dell'aliquota al 4,65% su banche e finanziarie e al 5,9% per le assicurazioni. Insomma Berlusconi ha aumentato il gettito annuale dell'Imposta regionale sulle attività produttive di circa mezzo miliardo di euro all'anno. Niente male per un tributo che doveva essere archiviato e che aveva le settimane contate. I consumatori non si illudano del fatto che la maggiore Irap sulle banche e le imprese assicurative non li riguardi. Buona parte del maggior costo dell'imposta deciso dal governo sarà traslato sul prezzo dei servizi che compreranno o che già acquistano dalle stesse imprese. Nei fatti il maggior prelievo Irap di mezzo miliardo di euro lo pagheranno in buona parte i portafogli dei clienti delle aziende tassate e questo rende ancora più importante un'analisi di dettaglio degli effetti complessivi della manovra. Le imposte aumentano mentre l'economia reale continua a faticare e la domanda di consumi resta stagnante, così il tasso riformista della politica economica resta davvero ridotto. E l'Irap, l'imposta più ideologica in vigore nell'eurozona, non soltanto resta ancora in vigore, ma grava sempre di più sulla competitività del sistema Italia nonostante le promesse di Berlusconi.
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