STATO ETICO E STATO LIBERALE.
Ho letto con interesse un bell'articolo apparso sul giornale Online "La Critica" a firma Gabriele Manzo, finalmente qualcuno che parla con cognizione di causa e in mnodo assolutamente comprensibile della differenza tra Stato etico e Stato Liberale. Lo incollo con piacere...., buona lettura, fatene tesoro, fatelo girare!
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Perché paghiamo le tasse? Paghiamo le tasse perché esse sono imposte; cioè perché lo stato, monopolista della violenza, ha il potere di costringerci a pagarle, commisurandoci sanzioni nel momento in cui non lo facciamo.
Esistono due visioni possibili in merito a questo tema: la prima è quella dello stato etico, la seconda quella dello stato liberale. Secondo la prima visione, la totalità dei cittadini va considerata come una gigantesca famiglia, dove i più ricchi si privano delle risorse in eccesso per trasferirle presso i più deboli; lo stato tassa di più i più ricchi (progressività delle imposte), e utilizza queste risorse al fine di realizzare il bene pubblico.
Esso è l’unico in grado di fare questo perché su un piano diverso, superiore all’egoismo ed alla visione limitata e parziale dei singoli; che se godessero interamente delle loro risorse le utilizzerebbero solo a fini personali; dal momento che il mercato produce disuguaglianza e iniquità, lo stato deve operare dei correttivi, garantendo che anche i perdenti nel gioco del mercato possano vivere una vivere dignitosamente.
Da un punto di vista liberale, invece, le tasse, considerate nel loro complesso, sono il corrispettivo dei beni e dei servizi che lo stato ci fornisce; ovviamente non è possibile che ci sia reciprocità diretta e immediatamente visibile tra spesa e servizi di cui godiamo; ma se, seguendo De Viti de Marco , concepiamo il totale di tutte le imposte pagate ogni anno come una sorta di abbonamento a tali servizi, il concetto inizia ad avvicinarsi un attimo di più al reale. Rimane il punto sulla coercitività delle imposte; questa sussiste perché l’uomo, naturalmente tenderebbe a ingannare, agendo da free rider, usufruendo dei servizi ma non pagandoli nel momento in cui non venisse obbligato a farlo. Per questo le imposte sono “imposte”.
Anche ad un primo sguardo appare chiaro che non viviamo in uno stato liberale. Basta dare una rapida letta ai punti della costituzione italiana dove sono trattati i temi economici; leggiamo l’art 41, comma 3: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”
Lo stato ha come compito quello di correggere i comportamenti degli imprenditori (socialmente sconvenienti), in modo tale da rendere il loro comportamento coerente con una finalità sociale, cioè di carattere generale. Egli sarà così obbligato ad agire non in vista del proprio profitto, ma in vista del benessere generale.
Andiamo avanti; data questa impostazione, lo stato si è sentito in diritto di invadere sempre più massicciamente la vita dei cittadini; la storia del 900′ è quello di uno stato che entra sempre di più nella vita dei cittadini, assumendo una fisionomia sempre più etica; lasciati liberi di operare, lasciati liberi di decidere da sé cosa fare, i cittadini privati andrebbero rapidamente alla deriva; precipiterebbero nell’anarchia più totale. Dovrà pensare lo stato a limitare il raggio di azione del privato, in modo che esso possa perseguire il suo reale bene, che non sarà quel che egli ritiene autonomamente, bensì quello che lo stato gli indica; dovrà agire in vista del benessere generale. Ma che cosa è questo benessere generale? Quello che lo stato indica come tale.
Lo stato italiano non riconosce al cittadino il diritto di perseguire la propria felicità (mentre lo fa ad esempio la costituzione degli Stati Uniti d’America); non gli riconosce sopratutto di stabilire e perseguire cosa è meglio per sé.
Uno stato etico è quello in cui il singolo è considerato un bamboccio non in grado di pensare a se stesso, tale che il babbo-stato debba pensare a lui e per lui; uno stato etico è quello che decide cosa è bene e cosa è male, che stabilisce cosa è giusto e sbagliato,che decide cosa va fatto e cosa non va fatto. E’ quello che stabilisce che fumare e bere sono attività sbagliate; e quindi le tassa di più del normale per disincentivarne il consumo. Lo stato italiano è quello che decide che la droga è sbagliata, e quindi va messa fuori legge. Lo stato italiano è quello che stabilisce che la prostituzione è sbagliata, e va perseguita e sanzionata. Ma la lista è lunga.
Lo stato etico è tale perché non si limita a creare le condizioni per una convivenza pacifica e organizzata, o a provvedere per una rete di solidarietà fuori dal meccanismo di mercato: uno stato così concepito è tale che non si pone su uno stato di parità con i cittadini (sulla base di un patto, immaginario quanto vi pare), ma dice: io sono lo stato, tu sei suddito; lascia fare a me, ci penso io; tu non sei in grado, io lo faccio molto meglio di te.
Nascono così i giganteschi progetti di welfare; quelli che, per dirla alla Lord Beveridge “devono assistere una persona dalla culla alla tomba”; nasce la previdenza pubblica, ad esempio, sulla base dell’idea secondo cui un individuo, se non fosse obbligato a metter soldi da parte, sarebbe così stolto da bruciarsi tutto ora e tutto subito, non essendo in grado di preoccuparsi del futuro in cui non lavorerà più.
Non solo stabilisce l’obbligo di versare contributi a fini previdenziali, ma ne stabilisce anche la destinazione, non lasciando il privato libero di scegliere di allocare in modo più vantaggioso, scegliendo sul mercato, questa sua parte di reddito.
Bene. Io disprezzo in tutto e per tutto una mentalità simile; io, ma neanche voi, non abbiamo votato né scelto in alcuna maniera uno stato di questo tipo, che trovo non solo rivoltante, ma moralmente distruttivo per un individuo; che col passare del tempo non si ritiene più in grado di fare scelte, di badare e pensare a sé e per sé.
Tempo addietro, il (fu) ministro Padoa Schioppa, se la prese con i bamboccioni italiani. Bene. Io credo che la causa principale sia da ritrovarsi in questo tipo di mentalità, inculcata, inoculata in ogni modo fin da quando si è piccoli, per mezzo delle scuole, alle persone; una mentalità simile crea una marea di bamboccioni, è evidente, controllabili e amministrabili (perdipiù) con facilità irrisoria; che per ogni esigenza si alzano in piedi e urlano: perché tu stato non badi a me, e non risolvi i miei problemi? una marea di imbecilli senza se e senza ma; che delegano tutto, e non si ritengono più in grado di fare nulla.
Prima di abbattere le tasse, prima di ridurre la spesa, prima di far diminuire il debito pubblico; prima anche di far ripartire la crescita economica, questo stato si cambia debellando dalle fondamenta questa mentalità; che è incompatibile con qualsivoglia idea di dignità umana. Ritorniamo al sapere aude di kantiana memoria.
Riappropriamoci della capacità di pensare, di scegliere, di stabilire cosa è meglio per noi e per chi ci sta a cuore (il tutto in un quadro condiviso di regole, e punendo chi danneggi e persegua il male degli altri).
Dobbiamo riaffermare in maniera netta e decisa che ogni, e dico ogni individuo maggiorenne e sano di mente, è il miglior giudice di sé; e sta a lui decidere cosa è bene e cosa è male, sta a lui di stabilire cosa diavolo fare del tempo di cui la sorte ci ha omaggiato.
A qualcuno sembrerò drastico, lo so, ma deve essere ammesso e lecito anche l’autolesionismo, e financo il suicidio; tutto quel che non è espressamente proibito deve essere lecito; nessuno deve poter interferire con le mie (nostre, vostre) scelte di vita, tanto meno lo stato.
Basta con lo stato etico: viva la libertà!
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