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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

esteri

11 SETTEMBRE. 10 ANNI DOPO. PER NON DIMENTICARE.

11 Settembre 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

11 settembre, 10 anni dopo.

 

Per non dimenticare. Ancora una volta a fianco degli americani.

Perchè siamo tutti america. con gli USA, contro il terrorismo, per la libertà. ancora una volta ricordiamo tutte le vittime di quel giorno infausto. ancora una volta simo vicini a tutti coloro che in quelle ore tragiche han parso un loro caro, un loro amico. E vogliamo ricordare, tra quelle vittime, coloro che han dato la loro vita, con generosità, per salvarne altre. sicuri che i signori del terrore, se saremo uniti, uniti dallo stesso destino, dagli stessi valori, non prevarranno. MAI.

Ancora una volta, stretti attorno ad una stessa bandiera, fieri e orgogliosi della propria storia, nei principi comuni.

ITALIA e USA sono da sempore una comunità, uniti anche da vincoli di sangue, per i molti nostri avi, e i loro discendenti, oggi cittadini USA. Per questo il nostro sentimento di soliderità e di vicinanza non può che essere ulteriormente rafforzato. E dire, SIAMO TUTTI AMEROCANI, non è solo frase di circostanza ma frase in cui ci riconosciamo.

Uniti e  coesi, per la LIBERTA' e per la DEMOCRAZIA.  Sempre e ovunque, LIBERTA'!


 

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STRAGE IN CINA.

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

CINA: Xinjiang, la polizia cinese uccide decine di uiguri (musulmani vicini ad Al Qaeda)
Secondo le autorità, un “gruppo di terroristi” ha dato fuoco alla stazione di polizia di Hotan ed è stato fermato. Diversa la versione del Congresso mondiale degli uiguri: “Protestavano contro le requisizioni forzate delle terre e gli arresti indiscriminati e sono stati massacrati”.

link

 

PER SAPERNE DI PIU (TRATTO DA WIKIPEDIA)':

GliUiguri(turco: Uygur; 维吾尔|t=維吾爾=Wéiwú'ěr) sono un'etniaturcofonae minoranza islamica che vive nel nord-ovest dellaCina, soprattutto nella regione autonoma delloXinjiang, insieme ai cinesiHan; gli uiguri costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione (46%).[1]Un altro gruppo di uiguri vive nella contea di Taoyuan della provincia diHunan(Cina centro-meridionale). Gli uiguri formano uno dei56 gruppi etniciufficialmente riconosciuti in Cina.

Dal vecchio popolo degli uiguri, inoltre, discende un'altra minoranza etnica cinese, gli iuguri.

 

Origini

Storicamente, il termine "uiguri" (che significa "alleati", "uniti") venne applicato a un gruppo di tribù di lingua turca che viveva nell'odiernaMongolia, generalmente identificati con iTie-le(a loro volta spesso collegati con iTing-ling) delle cronache cinesi. Insieme aiturchiGok(celesti), gli uiguri furono dunque uno dei maggiori e più importanti gruppi di lingua turca ad abitare l'Asia Centrale. Essi formarono una federazione tribale retta dalJuan Juandal460al545e dagliEftalitidal541al565; per poi essere sottomessi dalkhanatodei turchiGok.

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Mappa dei Gokturkkhaganidioccidentali (magenta) e orientali (blu) verso il 600 d.C. Le aree in colore più tenue mostrano il loro dominio diretto; quelle più scure mostrano le loro aree d'influenza.

Noti alle fonti cinesi come Huihe (回纥|t=回紇=huíhé) o Huihu, gli uiguri sotto la guida di Khutlugh Bilge Kul nell'VIII secolo si sostituirono ai gokturchi alla guida del khanato.

 

 

Indipendentismo uiguro

L'attività indipendentista uigura ebbe origine nella prima metà del1900e si proponeva come alternativa all'egemonia deisignori della guerradello Xinjiang. Durante laguerra civile cinese, si tentò per due volte di istituire uno stato indipendente: dapprima nel1934, con la creazione dellaPrima Repubblica del Turkestan orientale, poi con laSeconda Repubblica del Turkestan, istituita dieci anni dopo. La Seconda Repubblica venne tuttavia annessa allaRepubblica Popolare Cinesenel1949.[1]

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Bandiera del "Movimento Indipendentista del Turkestan orientale" (Kökbayraq); l'uso di tale bandiera è proibito dalle autorità cinesi

Attualmente a livello nazionale la lotta politica per l'indipendenza uiguri è supportata sia dai gruppipanturchi, tra cui il Partito del Turkestan Orientale, sia da altri movimenti estremisti mussulmani, quali ilMovimento islamico del Turkestan orientalee l'Organizzazione di liberazione del Turkestan orientale; quest'ultimi, sono attualmente presenti nella black list statunitense dei gruppi terroristi internazionali e sono responsabili di attacchi alla popolazione Han, all'esercito cinese e alle strutture governative presenti nello Xinjiang.[1]Dal2001, la lotta su scala mondiale alterrorismo islamicoha coinvolto anche alcuni dei gruppi politici d'ispirazione islamica più vicini agli uiguri; a seguito di ciò, si è intensificata la repressione da parte cinese dei movimenti indipendentisti.[1]Molti uiguri in esilio denunciano la sistematica violazione dei diritti umani da parte delle autorità cinesi che reprimono ogni forma di espressione culturale del popolo uiguro.

In opposizione all'indipendentismo uiguro, il governo cinese ha rafforzato gli incentivi per l'inserimento di gruppi cinesi d'etnia Han nella regione, continuando una pratica già intrapresa dalla Cina fra il1960ed il1970.[1]Stando a quanto dichiarato da alcuneONG, le autorità cinesi sono responsabili della repressione delle tradizioni culturali uigure e di violazione deidiritti umaninei confronti degli appartenenti a quest'etnia.[1]

[modifica]La repressione del luglio 2009
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sommosse del luglio 2009 a Ürümqi.

A seguito della morte di due uiguri in uno scontro fra han ed uiguri verificatosi il26 giugno2009aShaoguan, una manifestazione uiguri pressoÜrümqi, nello Stato delloXinjiang, organizzata in onore delle due vittime di Shaoguan è degenerata in una serie di scontri etnici;[2]gli scontri hanno coinvolto sia le due etnie, sia gli uiguri stessi e la polizia cinese[3], per un bilancio finale di 184 morti, di cui 137 di etnia Han e 46 uiguri,[4]oltre che l'arresto di 1.434 persone[5]- delle quali 200 sono sotto processo e rischiano lapena di morte.[6]Si sono verificate ripercussioni anche a livello internazionale: parallelamente agli scontri nello Xinjiang, proteste si sono verificate inOlandaeGermaniapresso le sedi diplomatiche cinesi.[5]Il perpetrarsi della protesta ha costretto al rientro anticipato il presidente cineseHu Jintaoin patria dalG8italianodelluglio2009.[7]

Fra i responsabili degli scontri etnici, il governo cinese ha indicatoRebiya Kadeer,imprenditriceed attivista uiguri esule negliStati Uniti, la quale ha tuttavia negato ogni responsabilità circa quanto accaduto.[5][8]

In Italia, le misure prese dalle autorità cinesi, viste dallasenatriceEmma Boninoe dalsenatoreMarco Perducacome particolarmente violente da poter essere definite come una vera repressione, ne hanno suscitato le proteste.[9][10].

[modifica]Note

  1. ^abcdefChi sono gli uiguri dello Xinjiang?, F.Moscatelli, La Stampa. URL consultato il 02-09-2009.
  2. ^L’urlo di Huang, eroina per sbaglio, M.Del Corona, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  3. ^Video degli scontri tra Uiguri e il Regime Cinese, Sergio Bianchi, Tempi. URL consultato il 09-06-2011.
  4. ^Cina, sale il bilancio degli scontri etnici nello Xinjiang: 184 morti, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  5. ^abcCina, nuova protesta degli uiguri. Imposto il coprifuoco a Urumqi, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  6. ^200 uiguri a processo per le violenze etniche, Corriere della Sera
  7. ^G8, il presidente Hu Jintao torna in Cina, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  8. ^Rebiya Kadeer, la regina degli uiguri. La nuova Dalai Lama che Pechino teme, V.Nigro, la Repubblica
  9. ^EmmaBonino.it -La repressione rischia di radicalizzare le frange autonomiste
  10. ^Paesi UE convochino ambasciatori Pechino

Video degli scontri tra il Regime Cinese e gli Uiguri

[modifica]

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SIRIA: MASSACRI IN CORSO. REAGIRE SUBITO. FERMARE LA STRAGE.

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

***STRAGE IN SIRIA*** 

I CARRI ARMATI IRROMPONO AD HAMA. NON SI CONTANO MORTI E FERITI. FRATTINI:«UN ORRIBILE ATTO DI REPRESSIONE. CESSINO LE VIOLENZE». MA ORA SI PASSI ALL’AZIONE: IL GOVERNO INTERVENGA. E LA COMUNITA' INTERNAZIONALE NON STIA A GUARDARE.

<up>

 

Da: il Giornale

Caos e guerriglia a Hama

Le truppe e i carri armati dell'esercito siriano sono entrati nella città di Hama, teatro nei giorni scorsi di grandi manifestazioni di protesta contro il regime di Assad. I tank attaccano da quattro diverse direzioni, travolgendo le barricate erette dagli abitanti, che denunciano il taglio della corrente elettrica e dell'acqua. Quattro morti anche a Daraa. Sono più di 130 le vittimein tutto il paese. Guarda i video:L'esercito entra nella città con i carrarmati - 

 

Di: Redazione

Hama (Siria) - La situazione in Siria è precipitata. Qesta mattina all’alba i carri armati hanno bombardato la città di Hama, teatro di grandi manifestazioni di protesta contro il regime di Bashar al Assad: almeno 100 civili sono rimasti uccisi, secondo quanto riferisce l’emittente panaraba al Jazeera. Altre fonti parlano di 73 morti accertati. Una pioggia di granate si è abbattuta sulla città, secondo quanto riferito da alcuni residenti locali, che hanno denunciato anche il taglio della corrente elettrica e dell’acqua. "I carri armati stanno attaccando da quattro diverse direzioni. Stanno sparando con mitragliatrici pesanti e travolgendo le barricate erette dagli abitanti", ha detto una fonte sanitaria locale.

Le barricate Dopo ore di bombardamenti da parte delle forze di sicurezza siriana "adesso i cittadini di Hama sono barricati in casa, mentre gruppi di giovani mettono su barricate usando tutto quello che trovano, anche materassi, a difesa dei propri quartieri", ha raccontato un testimone precisando che al momento il rumore delle bombe è cessato mentre si sentono sporadiche sparatorie. "I ragazzi stanno tentando di proteggere le loro famiglie, perchè le forze di sicurezza fanno irruzione casa per casa per arrestare gente e portarla via", ha detto ancora il testimone.

La versione del governo Diversa la versione fornita dalla Sana, l'agenzia di stampa ufficiale, secondo la quale l'esercito è intervenuto rispondere a "gruppi armati" che avevano bloccato le strade con barricate, terrorizzando i residenti.. Secondo la Sana due poliziotti sono rimasti uccisi negli scontri e "gruppi terroristici" hanno occupato le strade a Deir Ezzour, attaccando le stazioni di polizia e rubando le armi. "Le forze dell’ordine stanno ancora dando la caccia a questi gruppi armati e cercando di gestire la situazione nel modo più opportuno", conclude il comunicato del governo siriano. 

Oltre 130 morti in tutto il Paese Ha i numeri di un vero e proprio massacro il bilancio dell’offensiva contro i manifestanti anti-governo lanciata oggi dalle forze di Damasco, proprio alla vigilia dell’inizio del mese di Ramadan. I gruppi per i diritti umani parlano di oltre 136 morti, principalmente ad Hama. Ma vittime dell’offensiva sono state registrate anche a Harak, nella provincia di Daraa, dove sono state uccise diverse persone, tra le quali una bambina di tre anni. Mentre sono almeno 19 le persone rimaste uccise, e decine i feriti, nella città orientale di Deir el Zour. Due persone sono state uccise nella città di Idlib, nel nord del paese.

Scontri a Daraa Scontri nel villaggio siriano di Harak, nella provincia meridionale di Daraa. Le forze di sicurezza, raccontano testimoni, hanno aperto il fuoco stamattina mattina contro i residenti che erano scesi in strada per comprare il pane. Secondo Abu Mohammed sarebbero 40 i feriti e 170 le persone detenute in seguito a rastrellamenti casa per casa. Alcuni soldati avrebbero inoltre defezionato perché non volevano sparare sui proprio concittadini. I racconti non possono essere verificati in modo indipendente in quanto Damasco impone restrizioni al lavoro dei giornalisti, molti dei quali sono stati espulsi dal Paese.

Bombe a Damasco Almeno 42 persone sono rimaste ferite da bombe a frammentazione lanciate dalle forze di sicurezza siriane contro una manifestazione ad Harasta, periferia di Damasco, dove le forze ultra lealista della Quarta Divisione si sono dispiegate per reprimere le proteste pro-democrazia.

 

Sanguinosa protesta Dall'inizio della protesta sono circa 1.600 le vittime della repressione condotta dal regime. La maggior parte delle persone sono state uccise dalle forze di sicurezza durante manifestazioni. Hama è uno dei centri più caldi della protesta. A inizio giugno, le forze di sicurezza hanno ucciso a colpi di arma da fuoco 65 persone. Da allora i manifestanti hanno occupato le strade e le forze di governo hanno circondato la città e condotto raid notturni. Hama ha una storia di opposizione al governo.

Il massacro del 1982 Quarta città della Siria con 700mila abitanti, Hama è un simbolo della lotta contro il regime degli Assad. Già nel 1976 fu l’epicentro delle sommosse ispirate dai Fratelli musulmani contro il padre di Bashar, Hafez: "Il leone di Damasco" rispose nel febbraio del 1982 con quello che è stato chiamato il "massacro di Hama". L’artiglieria e i carri armati attaccarono la città 200 chilometri a nord della capitale uccidendo indiscriminatamente tra le 25 e le 30mila persone. Il 

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SPACCATURA INSANABILE TRA TEA PARY e VERTICI PARTITO REPUBBLICANO

29 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

NEW YORK – L'accordo è sfumato. Sfiduciato, stanco, sconfitto, John Boehner, l'ex uomo forte del partito repubblicano ha gettato la spugna: nella notte, pochi minuti prima di un voto che sembrava scontato alla Camera, ormai più vicini alla chiusura dell'epica battaglia sul bilancio, con un copione già scritto da qui a lunedì per evitare il default tecnico del governo americano, l'agenda è cambiata. Si è cominciato a votare sui nomi di nuovi uffici postali nell'Illinois.

In quel momento si è capito che la spaccatura fra leadership repubblicana e Tea Parties era insanabile. Si è capito che il Paese sarebbe di nuovo precipitato nell'incertezza. Che la parola data da Boehner ai grandi di Wall Street pochi giorni prima («Non ci sarà default»), che noi stessi abbiamo riferito, era priva di significato e che il «fallimento» tecnico degli Stati Uniti d'America tornava a essere possibile. I grandi finanzieri a New York si sono così trovati nella condizione che più li preoccupa, quella dell'incertezza, della mancanza di un punto di riferimento per capire lo sviluppo delle cose. Con Wall Street che attende con ansia l'apertura, fra poche ore, dopo che tutte le borse asiatiche hanno già reagito con movimenti al ribasso fra lo 0,50% e l'1%.
Il copione era complesso. Prevedeva il passaggio alla Camera di un piano mediocre che rispondeva alle preoccupazioni della destra conservatrice: tenere duro sul fronte delle concessioni. Il piano "salva faccia" della destra repubblicana sarebbe giunto al Senato per essere bocciato dalla maggioranza democratica.

Il Senato avrebbe rispolverato e approvato invece un piano "bipartisan" da inviare alla Camera che superava gli ostacoli politici, si accontentava di tagli più contenuti, ma innalzava il tetto sul debito per andare avanti fino a dopo le elezioni dell'anno prossimo. Ma gli irriducibili dei Tea Parties non ci sono stati. Non sono venuti a Washington per rifare i vecchi minuetti dei giochi delle parti. E mentre Boehner cercava di corrompere davanti a pizze fumanti ordinate in scatole di cartone consegnate nel suo ufficio alcuni irriducibili come Trent Franks e Jeff Flake, dell'Arizona, Chuck Fleischmann, del Tennessee, Randy Hultgren e Joe Walsh dell'Illinois, Mo Brooks dell'Alabama, Louie Gohmert del Texas o Tim Scott dell Carolina del Sud, il braccio armato di queste matricole del Tea Party, il movimento "Freedom Works" lanciava messaggi su Twitter: "voteremo no". "Il mio voto? Resterà un "bloody", un "maledetto" no, diceva Gohmert nel suo strascicato accento texano mentre usciva dall'ufficio di Boehner con il formaggio che ancora gli colava sull'angolo della bocca.

La palla ora passa forse al Senato. Si cercherà di tornare alla ragionevolezza. Di lavorare per un compromesso bipartisan che possa raccogliere anche i voti dei democratici alla Camera. Di certo non c'è più bussola a Washington. La Casa Bianca che si era tenuta ai margini in queste ore è sbigottita. Il Presidente Barack Obama impotente. Il Presidente della Camera impotente. E dire che i due appena un mese fa credevano di aver suggellato un accordo, un percorso politico, durante una partita a golf giocata in un sabato d'inizio estate a Washington, alla Edwards Air Force Base, come si faceva ai vecchi tempi. Poi il castello è crollato. E ora si attendono altri sviluppi. Si dice che il Downgrading del rischio America potrebbe venire già oggi, tanto per aggiungere un nuovo elemento storico – sarebbe la prima volta – a una battaglia caotica davvero senza precedenti. Che capiti proprio in quest'anno, in cui ci selebra il 150° anniversario dell'inizio dela Guerra Civile, è solo un altro aspetto evocativo di quanto marcata sia la svolta politica con cui si sta confrontando l'America del 2011.

<Da: il Sole 24ore>

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LA MALEDIZIONE DEL CLUB DEI 27.

25 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

E IL CLUB DEI 27, CON LA SUA MALEDIZIONE HA COLPITO ANCORA.

UN0'LTRA GRANDE CI HA LASCIATO, CI HA LASCIATO LA SUA VOCE, LA SUA MUSICA.

milioni di persone ascoltavano lei, Milioni di persone stanno ancora parlando di lei ... se   ha fatto la cosa  giusta o sbagliata, su qello che ha dato a questo mondo, e  credetemi gente, ha dato più di tutti, e nn è un caso che siamo tutti quì in questo preciso istante, a parlare di lei.  e siamo in tantissimi.

CIAO AMY, NN TI DIMENTICHEREMO!

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I DUE MODELLI DI UNIONE EUROPEA.

22 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

Da:

Riecho Economia E Libertà
Ci sono due Unioni Europee: una “prima” Unione basata sull’idea liberale di creare un mercato comune e impedire ai singoli Stati membri di adottare politiche protezioniste, dirigiste o finanziariamente scriteriate, e una “seconda” Unione basata sull’idea che a Bruxelles debba sedere un consesso di euro-burocrati che decide le regole che influenzano ogni ambito della vita sociale.
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Ci sono due Unioni Europee: una “prima” Unione basata sull’idea liberale di creare un mercato comune e impedire ai singoli Stati membri di adottare politiche protezioniste, dirigiste o finanziariamente scriteriate, e una “seconda” Unione basata sull’idea che a Bruxelles debba sedere un consesso di euro-burocrati che decide le regole che influenzano ogni ambito della vita sociale. Sono sicuro che ai burocrati e ai politici di Bruxelles piaccia molto questa seconda versione, burocratica e dirigista tanto quanto le politiche degli Stati che la “prima” Unione cerca di limitare. Questa “seconda” Unione si va rafforzando, mentre la “prima”, forse non sponsorizzata dagli interessi di casta delle classi dirigenti europee, non gode di buona salute.
La “prima” Unione Europea è basata su vari principi. Il primo è l’idea che non ci debbano essere ostacoli al commercio tra Paesi europei. Questa idea era alla base della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, e ancora oggi è un ostacolo ai tentativi protezionistici che soprattutto i Paesi meno liberali, come l’Italia e la Francia, spesso oppongono al commercio. La bocciatura della Direttiva Bolkenstein è stata una grande sconfitta per questa idea di Europa: gli idraulici francesi hanno scoperto che protestare contro la concorrenza di quelli polacchi consentiva loro di continuare a sfruttare i consumatori francesi imponendo loro prezzi fuori mercato.
L’altro pilastro fondamentale della “prima” Unione Europea” erano le limitazioni alle politiche finanziarie degli Stati membri, per assicurare la loro stabilità finanziaria, e impedir loro di approfittare dei minori tassi di interesse ottenuti dall’euro per finanziare politiche di spesa scriteriate. Questi limiti, imposti dal Trattato di Maastricht, non sono però mai stati presi sul serio. Così quando è cominciata la crisi finanziaria i Paesi meno credibili si sono trovati in condizioni finanziarie critiche. E siccome al primo campanello d’allarme tutti i principi che un secondo prima si dichiaravano importanti sono messi da parte, la politica dell’Unione Europea finora è consistita nel premiare i Paesi più deboli comprando il loro debito.
Eurobond, fondi di stabilizzazione e monetizzazione del debito sono fonti di moral hazard che tolgono gli incentivi (già deboli di per sé) degli Stati membri a seguire politiche finanziarie responsabili: sono la strisciolina di stucco che serve per impedire alla diga di crollare. Per anni nessuno ha preso sul serio Maastricht, si è tollerato che la Grecia entrasse in Europa con conti falsificati, e non si è capito che un tasso di interesse unico non poteva non produrre boom insostenibili in alcuni Paesi.
La prima Unione Europea avrebbe potuto basarsi sulla concorrenza istituzionale: tanti Paesi in cui vivere, in modo che la parte più mobile della popolazione potesse spostarsi, incentivando i Paesi meno efficienti a migliorare le loro politiche. Questo principio è sempre più minato dal continuo riferirsi all’armonizzazione fiscale tra Paesi: ciò costituisce un accordo di cartello tra gli Stati per tenere alte le aliquote.
Un’altra incarnazione della “seconda” Unione è l’euro-burocrazia. L’UE regolamenta l’aspetto della frutta e le vendite nelle tabaccherie, impone di mettere al bando la frittura di paranza, dedica metà del proprio budget al protezionismo agricolo. C’è un motivo per cui l’Unione debba occuparsi di queste cose? A prendere sul serio il “principio di sussidiarietà”, che retoricamente è a fondamento costituzionale dell’Unione, si direbbe di no. Ma il potere tende sempre a concentrarsi, indipendentemente dal fatto che ciò sia utile, o dannoso, perché è nell’interesse di chi lo detiene che ciò avvenga.
La “seconda” Unione Europea si rafforzerà: dato che Maastricht non è credibile e la situazione finanziaria dei Paesi periferici è drammatica, ci sarà un rafforzamento delle istituzioni centrali e burocratiche, un accentramento del potere politico a Bruxelles, e, di conseguenza, si dovrà dire addio alla concorrenza e al pluralismo istituzionali. La “seconda” Unione Europea è una tecnocrazia senza responsabilità politiche che accumulerà sempre più potere, e non sarà controllabile perché lontanissima dai cittadini.
Da liberale voglio un Europa che si limiti a impedire agli Stati di fare deficit scriteriati e di adottare misure protezioniste, dirigiste e interventiste. Non voglio un’Unione che faccia ciò che agli Stati andrebbe vietato, senza neanche il vincolo della concorrenza tra Stati: non voglio un accordo di cartello tra classi dirigenti, ma uno spazio economico comune a tutti i cittadini. Solo nei rari casi in cui un’azione politica comune è possibile e utile (la politica energetica, ad esempio) si dovrebbe delegare alcuni compiti all’Unione. L’Unione Europea deve essere Ryanair che mi permette di andare a Parigi con 100€, non un impero burocratico centralizzato che gestisce la mia vita da 1500km di distanza.
di Pietro Monsurrò
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2012, ELEZIONI USA: OCCHI PUNTATI SU RON PAUL.

20 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

DI: LUCA FUSARI

Da: www.movimentolibertario.it


Negli ultimi decenni la cultura libertaria ha compiuto importanti passi avanti non solo nella sua patria di origine, gli Stati Uniti, ma anche in numerosi altri Paesi in giro per il mondo.

L’interesse per il libertarismo quale coerente filosofia della libertà, per i suoi autori e i suoi principali esponenti risulta essere in costante crescita in termini direttamente proporzionali come reazione a fronte della crescente compressione/negazione delle libertà economiche e individuali operate dai vari Stati occidentali al fine di promuovere la sicurezza nazionale, la lotta al terrorismo e un assistenzialismo pianificato nella società quale regolamentazione-stimolo all’economia.

Tutti questi programmi ed istanze governative però si sono rivelati fallimentari e controproducenti rispetto alle aspettative della vigilia, il welfarismo e il warfarismo keynesiano non hanno favorito un maggior benessere nella società in quanto hanno ridimensionato e squilibrato il rapporto Stato-individuo a totale danno del secondo distruggendo con sprechi e nuove imposizioni ogni risparmio e corretto e naturale sviluppo economico, costituendo la premessa per l’incremento del debito pubblico e per la crisi di insolvenza che caratterizza numerosi Stati sia dell’Unione Europea che degli Stati Uniti.

Al di là dei possibili colori politici e dai partiti al governo, mai come oggi sia il Vecchio che il Nuovo Continente vivono analoghi fallimenti derivanti da ricette politiche bipartisan stataliste spacciate negli anni scorsi (e tutt’oggi) dai politici sia i social-neoconservatori che i demo-progressisti al potere quale panacea da ogni problema.

Non deve quindi stupire se i libertari anche in Italia seguano con attenzione quanto accade oltreoceano nel Paese che ha dato i natali politici a tale loro movimento.

Gli unici strenui difensori della libertà e di un approccio oggettivo fiducioso sulle capacità di scelta e di creatività dell’individuo sono e restano i libertari, i quali grazie al loro approccio economico austriaco sono stati i soli ad avvertire in anticipo dello scoppio della crisi economica del 2008, del fallimento delle politiche imperialiste e di stimolo economico quali approcci per risolvere i problemi di inizio XXI secolo.

Al fine di evitare il peggioramento di una crisi economica che di fatto ovunque è collegata alla presenza eccessiva dello Stato nella società risulta evidente come la ricetta sia quella del meno Stato e più libero mercato.

Non è quindi un paradosso poter affermare come le vere ricette per uscire dalla crisi per entrambe le sponde dell’Atlantico debbano guardare necessariamente in una differente direzione dal paradigma politico-culturale bipartisan canonico, favorevole solo a più Governo, più tasse e più spesa pubblica.

Negli Stati Uniti sia il movimento libertario che quello più recente dei tea party hanno rilanciato e proposto una agenda che riporti l’individuo, i suoi diritti naturali e le sue libertà economiche e civili al centro della vita della società, tutte queste issues già emerse nelle recenti elezioni di midterm del 2010 hanno buone probabilità di affermarsi anche a livello presidenziale nel 2012 grazie alla ricandidatura nelle primarie del partito Repubblicano del congressista libertario Ron Paul.

Ron Paul è certamente colui che negli ultimi decenni ha meglio saputo incarnare coerentemente i valori del libertarismo sulla scena politica statunitense, è grazie a lui se il movimento libertario statunitense è riuscito ad acquisire una visibilità politica e una sua autorevolezza compiendo un salto di qualità anche all’interno dell’ambito bipartitico.

La candidatura di Ron Paul per il 2012 è solo l’esito inevitabile di un cammino iniziato 4 anni prima durante la corsa alle presidenziali del 2008, da tale data e nonostante il suo insuccesso di consensi (in parte derivante dalboicottaggio dei media e dentro al partito), è iniziata una costante e duratura opera di divulgazione politica di ricette di libertà le quali solo ora con il peggiorare della crisi economica stanno riscuotendo largo consenso presso gli americani.

I rimedi suggeriti sono quanto di più antistante dalla logica di Obama e dei suoi predecessori dello studio ovale: tagli delle spese militari, ritiro dei soldati dalle varie guerre e basi militari sparse nel mondo, tagli dei programmi di assistenza sociale (in primo luogo la riforma sanitaria di Obama ma anche al Medicare), ripristino del gold standard ed eliminazione di ogni programma ritenuto incostituzionale in quanto fuori dai limiti di uno Stato minimo (in primo luogo le varie agenzie di sicurezza nazionale e la Banca centrale), eliminazione di numerose tasse.

Risulta quindi evidente come Ron Paul si discosti notevolmente da ogni facile collocazione politicante, tant’è che nel suo primo spot elettorale, si è scagliato contro ogni ipotesi di accordo bipartisan tra Camera e Casa Bianca sull’innalzamento del tetto del debito federale Usa in quanto foriero di nuove tasse e di nuove spese non risolutive per migliorare la situazione di bilancio e dell’economia americana.

Il suo seguito di sostenitori e possibili elettori non è solo ed unicamente repubblicano e libertario ma trova rappresentanza anche presso gli indipendenti e in crescita perfino tra i Blue Republican (che fecero vari decenni fa le fortune elettorali di Ronald Reagan) e presso una parte del movimento pacifista (in quanto candidato strenuo oppositore ad ogni intervento militare Usa in corso).

La piattaforma di Ron Paul tende a promuovere le istanze della libertà economica ma anche a quelle individuali  (basti pensare alle proposte di legalizzazione della marijuana e delle altre droghe leggere, al termine del Patrioct Act e del TSA negli aeroporti) e rispetto alla precedente esperienza elettorale sembra avere buone possibilità di affermazione per la nomination nel GOP, come dimostrano le recenti vittorie al CPAC 2011, le varie affermazioni presso i vari sondaggi elettorali presso i Tea Party patriots e la vittoria alla Republican Leadership Conference di New Orleans superando tutti i quotati candidati dell’establishment del partito dell’elefante.

Benché i sondaggi ufficiali sottostimino palesemente il potenziale della sua piattaforma elettorale a livello nazionale nel tentativo di ridimensionarlo all’occhio dell’elettore delle primarie, nonostante ciò il suo seguito di sostenitori e attivisti gode di ottima salute sia fuori che sulla rete come dimostrano le numerose copie dei suoi libri venduti negli Usa e gli oltre 4 milioni di dollari già raccolti come donazioni individuali dei singoli elettori (tra cui molti soldati stanchi di combattere in guerre onerose in termini di soldi e di vite umane) potrebbero risultare decisivi durante il percorso delle primarie.

L’interesse presente attorno alla figura di Ron Paul non è solo dovuto alle sue issues ma anche essenzialmente in relazione al personaggio stesso che le incarna, il suo modo di fare politica anti-sistema sempre coerentemente controcorrente in favore della libertà anche dentro al partito o nei palazzi di Washington lo hanno fatto diventare un modello per le nuove generazioni statunitensi di politici e il  beniamino di riferimento dei giovani.

Ron Paul non è un politico di professione, non deve quindi stupire la notizia della sua non ricandidatura alla Camera dei Rappresentanti nel 2012 preferendo concentrarsi unicamente su una sola campagna elettorale: quella presidenziale statunitense.

La storia politica e personale di Ron Paul, al pari della storia del libertarismo non può essere ridimensionata ad un fenomeno di costume, ad una moda passeggera o ad un brand promozionale sloganistico, esso risulta semmai essere il più importante e duraturo fenomeno contemporaneo di divulgazione culturale e politica delle idee a livello transnazionale sulla scena non solo statunitense ma globale.

La campagna elettorale e le attività congressuali di Ron Paul sono lette, viste ed ascoltate attraverso numerosi blog, siti web e articoli a lui dedicati sui principali social network del web 2.0 da milioni di persone ogni giorno anche al di fuori degli Usa in quanto l’impatto delle sue proposte libertarie costituisce uno stimolo ed una ispirazione per numerosi attivisti, organizzazioni, movimenti e partiti libertari per promuovere campagne e iniziative tese a porre risoluzione a quelle analoghe problematiche e criticità derivanti dalla presenza o espansione dello statalismo nelle rispettive nazioni.

Non deve quindi stupire se a fronte dell’annuncio di candidatura alle presidenziali del 2012 anche in Italia sia nato su facebook una pagina tesa a seguire la sua campagna elettorale: Italy for Ron Paul 2012.

La pagina è unica nel suo genere in Italia ed è di fatto la principale fonte di informazione per un elevato numero di utenti sostenitori del Dottore.

Essa ha come suo scopo quello di riunire gli amanti della libertà suoi sostenitori presenti in Italia, (strizzando al contempo l’occhio ai numerosi cittadini-elettori italo-americani o agli altri sostenitori e attivisti presenti negli Usa o in giro per il mondo) divulgando anche nel nostro Paese il messaggio e il modello di libertà rappresentato ed auspicato da Ron Paul, al fine di farlo conoscere agli italiani superando la censura e una certa fredda ostilità riscontrabile da parte di gran parte della carta stampata e dai canonici media radiotelevisivi nei suoi confronti quando si tratta di narrare gli eventi e i fatti connessi con le elezioni presidenziali 2012 (preferendo le solite stereotipate e deformanti narrazioni su personaggi d’establishment,  su figure irrilevanti e marginali della scena politica statunitense conservatrice o l’uso di descrizioni ed etichette di scherno ben lontane dalla vera natura del personaggio e dei temi da questi trattati).

Italy for Ron Paul 2012 è un progetto proposto e ideato da Andrea Lenci (curatore del sito Scenaripolitici.com) con l’aiuto di vari co-amministratori volontari liberamente aderenti (peraltro molti facenti riferimento anche al Movimento Libertario).

La pagina riprende come suo modello d’ispirazione sia la pagina facebook France for Ron Paul 2012 che il modello United States of America for Ron Paul 2012 (pagina che connette alle varie singole pagine Stato per Stato dell’Unione in suo favore).

Nella sua versione italiana oltre alle notizie italiane e straniere disponibili come link e i video sulla bacheca sono presenti altre sezioni tra cui i collegamenti a numerose altre pagine facebook dei principali siti di informazione sostenitori di Ron Paul sia in Italia che all’estero, una sezione sondaggi ed una raccolta in pdf dei principali saggi freeware disponibili in lingua inglese scritti da Ron Paul nel corso della sua attività politica e divulgativa al fine di fornire al visitatore un bagaglio culturale su questo straordinario personaggio da diffondere o a cui far riferimento.

In conclusione Italy for Ron Paul 2012 risulta essere la più concreta e spontanea manifestazione di come il web ove venga utilizzato correttamente per esprimere contenuti di libertà e di informazione, sia notevolmente più aggiornato ed informato rispetto a qualsiasi redazione giornalistica italiana fondata sul finanziamento pubblico della stampa o facente riferimento ai partiti.

Essa vuole essere un invito a non fermarsi alla propaganda e a quanto i soliti intellettuali di corte raccontano quando trattano degli Stati Uniti e della politica americana (la coerenza, la serietà e la perseveranza in difesa dei sani principi non sono oggetto di interesse dei provinciali gazzettieri italici immischiati, se non collusi, con una politica che è diretta antagonista di ciò che da sempre propone Ron Paul).

Anche se l’esperienza di Ron Paul non è riproducibile in Italia a livello politico (gli Usa benché sul fallimento sono senza dubbio contesto migliore anche politicamente rispetto alla fallimentare Italia), la sua storia risulta essere un chiaro esempio cristallino da divulgare con la speranza di poter risvegliare anche qua da noi le coscienze dormienti in merito ai principi e alle ricette da adottare per dare reale speranza di vero cambiamento e di libertà al nostro domani.

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IL DUBBIO: la cultura americana senza invidia sociale

17 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

DA "LIBERALE" E PER TUTTI COLORO CHE PENSANO DI ESSERLO, VOGLIONO ESSERLO,  UN ARTICOLO DA LEGGERE, RILEGGERE E MEDITARE. FATELO E MI DARETE RAGIONE. ALMENO CREDO.

GAL.PAL

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GRADITI I COMMENTI.

Si attribuisce la fortuna del vicino alla capacità più che alla corruzione

 

L a notizia che un Comune pugliese ha indetto un concorso per l' assunzione di 27 addetti alla delazione di potenziali evasori fiscali ha suscitato l' entusiasmo di molti miei lettori, che mi rimproverano di aver condannato l' iniziativa. Portano ad esempio gli Stati Uniti, il Paese dove «tutti pagano (pagherebbero) le tasse» e c' è persino un sito per denunciare (anonimamente) i sospetti evasori. Ma neppure gli americani sono contenti di pagarle. Lo testimonia la nascita dei tea party , che non sono contro le tasse, ma contro lo Stato federale che è diventato spendaccione e fiscalmente vorace. La delazione è la regressione all' homo homini lupus , di tutti contro tutti; la condizione cui il totalitarismo riduce gli uomini per farli propri complici e soggiogarli meglio. Lo Stato democratico-liberale moderno è nato, invece, come Magistrato che amministra la giustizia sulla base di Leggi impersonali e universali, ad evitare che i cittadini si facciano giustizia da sé, secondo il proprio soggettivo giudizio (quale è la delazione). Nell' Urss di Stalin, la delazione aveva, almeno, una giustificazione ideale nella fede nel comunismo e nella fedeltà al partito. Da noi, l' elogio della delazione è l' espressione della soggezione collettiva a una pressione fiscale eccessiva e ingiusta, cui non si pensa di opporsi, come fanno democraticamente i tea party americani, ma che si subisce passivamente con la consolazione - figlia dell' invidia sociale per «i ricchi» che si presume evasori - che sarebbe accettabile se le tasse le pagassero tutti; una sorta di compensazione di un' ingiustizia con la sua estensione a tutti fondata su un' idea di egualitarismo che livella tutti alla condizione peggiore. La cultura americana - che è competitiva e poco incline all' invidia sociale - ha origine nella convinzione che ogni uomo sia artefice del proprio destino; non tende ad attribuire le fortune altrui a comportamenti illeciti e le proprie sfortune alla società, come accade, invece, da noi. Ho cercato di spiegarlo con l' esempio di chi, negli Usa, pensa che ce la farà anche lui se il vicino si è comprato una nuova auto. Ma i lettori in questione ne hanno dedotto che se l' è comprata perché evade le tasse, mentre il vicino non può permetterselo perché non le evade! Ma non erano convinti che gli americani le paghino tutti? Non si può neppure dire che la cultura politica di questi nostri concittadini sia consapevolmente illiberale. È solo rozza, pre-moderna e inconsapevolmente totalitaria; figlia di una scuola ideologica che non insegna informando, ma «forma» cittadini con la logica dello Stato etico; alimentata da un giornalismo moralista che non parla dei problemi reali della gente, ma la lascia cuocere nelle sue frustrazioni e ne alimenta l' anti-politica (che è fascismo al primo stadio). Mi rendo conto, con ciò, di non essere molto popolare. Ma continuo a scrivere quello che penso. Senza pretendere di convincere qualcuno, o di essere condiviso da tutti; cercando, almeno, di far pensare, anche a costo di irritarne alcuni. postellino@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA

Ostellino Piero

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Dalla parte di Aung San Suu Kyi‏, dalla parte della LIBERTA'.

8 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

Cari amici,

DALLA PARTE DELLA LIBERTA'
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Il movimento pro-democrazia birmano del premio Nobel Aung San Suu Kyi ora è di fronte a un bivio, con il regime che minaccia una repressione brutale in risposta al suo appello per la liberazione dei prigionieri politici. Gli attivisti hanno chiesto aiuto, dicendo che la pressione internazionale è ora cruciale per il loro futuro. Mettiamoci dalla parte di Suu Kyi e dei coraggiosi birmani:

Sign the petition

Il futuro di Aung San Suu Kyi e del suo incredibile movimento pro-democrazia in Birmania ora è di fronte a un bivio, e noi potremmo fare la differenza.

Suu Kyi si è rivolta con coraggio al regime militare per la liberazione di migliaia di monaci e di attivisti pacifisti ancora detenuti in condizioni tremende, alcuni addirittura rinchiusi in gabbie per cani. Ma per la prima volta migliaia di birmani hanno rischiato la loro vita e si sono uniti a lei nel suo appello per la libertà attraverso una petizione on-line! Il regime non si è fatto attendere, e ieri ha rivolto pesanti minacce a Suu Kyi; i generali potrebbero decidere in queste ore se portare avanti il dialogo oppure un'altra brutale repressione.

E questo potrebbe dipendere anche da noi. Gli attivisti in Birmania hanno chiesto aiuto, dicendo che la pressione della comunità internazionale è cruciale per prevenire la violenza e per liberare i prigionieri politici. Mettiamoci dalla parte di Suu Kyi e dei coraggiosi birmani, firmando la loro petizione, e spediamola all'UE, all'India e ad altri governi chiave che potrebbero fare pressione sul regime. Firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti per costruire un appello enorme:

http://www.avaaz.org/it/stand_with_aung_san_suu_kyi/?vl

La pressione internazionale, inclusa una campagna esplosiva di Avaaz, ha aiutato a liberare Aung San Suu Kyi, che ha trascorso 15 anni in galera. Ma sono oltre 2000 i prigionieri politici ancora rinchiusi in carcere, alcuni addirittura in canili invasi dai pidocchi e normalmente utilizzati per i cani a uso militare. Dalla sua liberazione Suu Kyi si è consultata con la popolazione e ora sta chiedendo la liberazione dei prigionieri politici: il suo primo impegno per ottenere dal regime il cambiamento. Il futuro della Birmania potrebbe ora dipendere dalla loro risposta.

Suu Kyi ha guidato il partito che nel 1992 in Birmania ha vinto le ultime vere elezioni democratiche. Dopo il golpe i coraggiosi birmani hanno portato avanti un movimento pacifista e nonviolento per chiedere democrazia e diritti, e in tutta risposta hanno ricevuto torture, intimidazioni e assassinii. Sotto pressione dalle avversità economiche, le sanzioni internazionali e il dissenso interno, la giunta militare ha tentato di mettere in piedi una democrazia fasulla; tuttavia, il movimento di Suu Kyi è ancora vietato e la sua campagna per la liberazione dei prigionieri è un test cruciale per capire se i generali sono aperti davvero al cambiamento.

La Birmania ha già sofferto abbastanza. Mettiamoci dalla parte di questa donna incredibile e aiutiamola a instradare il suo paese verso la democrazia. Firma sotto e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/stand_with_aung_san_suu_kyi/?vl

La nostra comunità si è messa dalla parte del popolo birmano più volte. La nostra petizione enorme e la nostra campagna pubblicitaria nel 2007 hanno aiutato a costruire una storica denuncia internazionale contro la repressione di allora. I membri di Avaaz hanno fatto donazioni per garantire agli attivisti birmani il supporto tecnico e l'addestramento per rispondere al blackout di internet e delle linee telefoniche. Abbiamo inviato milioni di euro per soccorrere la popolazione subito dopo un ciclone devastante. Ora i birmani ci stanno chiedendo nuovamente aiuto: rispondiamo in massa.

Con speranza e determinazione,

Stephanie, Alex, Pascal, Giulia, Ricken, Brianna, Morgan, Emma e il resto del team di Avaaz.


FONTI

Myanmar, il primo viaggio di Suu Kyi dopo il rilascio
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76303720110704

Myanmar: violenze tra l’esercito governativo e quello kachin: oltre 10 mila profughi
http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=499196

Birmania: prigionieri tenuti in gabbie per cani dopo le proteste (in inglese)
http://www.amnesty.org.uk/news_details.asp?NewsID=19496

Un politico del Myanmar avverte del possibile contagio della primavera araba (in inglese)
http://www.upi.com/Top_News/Special/2011/06/24/Myanmar-politician-warns-of-Arab-spring/UPI-27491308932120/

Gordon Brown: il rilascio dei prigionieri politici in Birmania (in inglese)
http://www.huffingtonpost.com/gordon-brown/burma-political-prisoners_b_874569.html


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Questa e-mail è stata inviata a upl@hotmail.it.

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La Palestina non è stata rubata, ma Israele è stato acquistato.

26 Giugno 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

Un'immagine palestinese: uno squalo-Stella di David divora la Palestina.

Gerusalemme ha conosciuto numerose guerre: nel 70 d.C., l'imperatore Tito celebrò la sua vittoria sugli ebrei con la costruzione di un arco di trionfo sul quale sono rappresentati dei soldati romani che trasportano una menorah sottratta dal Monte del Tempio.

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