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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL
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DELLA MANOIVRA NOI CE NE FREGHIAMO, E A FERRAGOSTO NOI CI DIVERTIAMO!

13 Agosto 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #EVENTI

 

<CHIEDO SCUSA PER IL TITOLO.

OVVIO CHE COSI' NON E', MA CHE, ALMENOI PER 48 ORE, VOGLIAMO PROVARE.....A DIMENTICARE>

.......................................................................................

E ORMAI CI SIAMO. ZONA CALDA, ANZI CALDISSIMA, VERY HOT!!!!

PISCINA + MARE, 48 ORE DA BRIVIDI....CALDI.

OTTIMO PROGRAMMA, OTTIME LOCATION, OTTIMI DJS, OTTIMA GENTE, CIOE' VOI, LA GENTE.

PER DIVERTIRCI DAVVERO ALLA GRANDISSIMA, DAL TRAMONTO ALL'ALBA, DUE VOLTE DI FILA! PERCHE' E' FERRAGOSTO, TI TUO FERRAGOSTO, IL NOSTRO FERRAGOSTO.

E DOVRA' ESSERE INDIMENTICABILE, PER CHI CE LA FA, FINO LKLA FINE! E TU, CE LA FARAI, VERO?

ECCOTI IL PROGRAMMA: FALLO GIRARE, CHIAMACI PER TAVOLI E LISTE.

E SI DIA INIZIO ALLA FESTA!

 

PROGRAMMA PANICO, PAURA, 14 + 15 AGOSTO 2011!!!

 

POOL+ SEASIDE PARTY

LA CASA SUL FIUME RECETTO (NO) +BFLY LOANO (SV)

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E FERRAGOSTO sta arrivando......

48 ore di puro panico....e questa è la NOVITA'!

 

SI, AVETE LETTO BENE:

48 ORE E PIU' DI PURO PANICO,

A TUTTA MUSICA, LA MIGLIORE MUSICA HOUSE......

 

XCHE' DOPO LA CASA SUL FIUME,

14.8, RECETTO (NO)

https://www.facebook.com/event​.php?eid=214085951955769

 

SI PARTE PER IL MARE,

15.8, BFLY LOANO

https://www.facebook.com/event​.php?eid=135070136579090

 

 

ALLORA, X DOMANI, CHE SI FA?

 

TUTTI IN PISCINA E POI AL MARE SE CI VA,

MA SOPRATTUTTO SE CE LA SI FA!!!!!

.

14.8. LA CASA SUL FIUME

https://www.facebook.com/event.php?eid=214085951955769

 

15.8 BFLY

https://www.facebook.com/event​.php?eid=135070136579090

 

VEDI TU, E RICORDATI: SE NON SON PAZZI, NON LI VOGLIAMO.

NO, PROPRIO NO.

 

ONLY 4 CRAZY PEOPLE!

 

FERRAGOSTO, I LOVE YOU!

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BERLUSCONI? L'ULTIMO DEI COMUNISTI AL POTERE. MA LUI E' CONVINTO (ASSIEME A TREMONTI) DI ESSERE liberale!

13 Agosto 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

COME MANOVRA NON C'E' MALE, SE FOSSE A CARICO DI TREMONTI DEI SUOI SODALI DI "CASTA". DA "PIU' TASSE PER TOTTI", A "PIU' TASSE PER TUTTI".

DAVVERO UN CAPOLAVORO. QUALCHE TAGLIO ALLA CASTA (ANZI, ALLA "CASTINA", VISTO CHE I PARLAMENTARI NN MI SEMBRANO TOCCATI PIU' DI TANTO), C'E'.

MA TUTTO IL RESTO SONO AUMENTO DI TASSE E TAGLI NEI TRASFERIMENTI. ERGO, ALTRE TASSE, TRAMITE GLI ENTI LOCALI. DAL FEDERALISMO FISCALE, AL FEDERALISMO IMPOSITIVO. VERO? E NOI CHE CI AVEVAMO CREDUTO! BRAVI, BENE, BIS! MANDARLI A CASA, NO?

MA I MOLTI SINCERI "LIBERALI", LIBERISTI, LIBERTARI D'ITALIA, COSA STANNO ASOPETTANDO A FARE LA....RIVOLUZIONE? QUELLA VERA? NOI, LO RIPETIAMO, COME UPL SIAMO PRONTI. MA SIAMO IN POCHI. CHE GLI ALTRI, NUMERICAMENTE PIU' FORTI DI NOI, TEA PARTY, IBL....SI DIANO UNA MOSSA. E NOI SIAMO PRONTI A SEGUIRLI.

..................

DA: http://www.movimentolibertario.com/2011/08/13/berlusconi-leader-dei-comunisti/

DI CARLO CAGLIANI

Poi, non venite a dire che non lo avevamo detto! Nel mio articolo, postato su questo sito il 7 agosto scorso, potevate leggere quanto segue:“Ci risiamo, al solito sono le pensioni che finiscono nel mirino. Vi faccio una domanda: quante volte, sin dalla prima riforma Dini, vi siete sentiti dire “ritocchiamo le pensioni così saremo a posto una volta per tutte”? Ho perso il conto anch’io, ma vi ricordo che l’ultimo maquillage risale a meno di un mese fa, con la finanziaria che ha ritoccato verso l’alto l’età pensionabile delle donne. Non è passato che un mese e riecco che le sanguisughe (quelli che con due anni e mezzo di legislatura si assicurano una giubilazione cospicua) vogliono rimettere mano al sistema previdenziale”.

Puntualmente è accaduto! Titolo del Corriere della sera di pagina 12: “Cambia la pensione delle donne. Innalzata gradualmente l’età del ritiro a 65 anni. A partire dal 2016”. Non sbagliavo insomma, nemmeno 30 giorni dopo l’approvazione del primo ritocco è arrivato il secondo.

Ciononostante, la Lega e la CGIL hanno esultato ad una sola voce, sostenendo che è grazie a loro che il ritocco delle giubilazioni degli italiani non è stato approvato così come Tremonti lo aveva pensato. Ridicoli! Sapete perché? Perché questa manovra – seppur pesantissima e lungi dall’essere strutturale, ovvero dal dare inizio ad una seria riforma dello Stato  - non basterà che a mettere qualche cerotto ad un sistema, quello previdenziale, che ha l’acqua alla gola, benché sia Berlusconi che i suoi scherano abbiano pubblicamente recitato più volte che il sistema pensionistico italiano è solidissimo. Balle, cari lettori, solo balle vi raccontano, perché se le cose stavano come loro han raccontato, non ci sarebbe stata la necessità di intervenire per due volte in un mese. O sbaglio?

Cosa succederà in futuro dunque?

Nulla più e nulla meno di quanto è accaduto in questi ultimi diciannove anni: ad un certo punto, coloro che staranno al governo, emenderanno ciò che oggi è stato deciso. Si appelleranno alle richieste dell’Europa, a quelle della BCE, alla crisi internazionale che preme, al bisogno di stoppare gli speculatori per innalzare ulteriormente l’età di fine lavoro. Vi stupiranno con la solita favoletta immorale che racconta delle aspettative di vita che aumentano, ma vi ricorderanno pure che l’assegno che percepirete sarà ancor più smozzicato di quel che è oggi.

Non perdo tempo per dirvi cosa bisognerebbe fare (ho già avuto modo di sostenerlo nel mio ultimo pezzo).

Concludo solo chiedendomi una cosa: perché mai la sinistra se la prende tanto con Silvio Berlusconi. In fondo, lui sta riuscendo a realizzare ciò che loro promettevano negli Anni ’70, ovvero la trasformazione dell’Italia in una specie di Unione Sovietica, senza neanche sparare un colpo peraltro.

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POLITICI SENZA PUDORE (1) FASSINO: COME PAGARSI UN PORTAVOCE DA 187MILA (LORDI) EURO L'ANNO? TORCHIANDO IL CITTADINO. E IO PAGO!

2 Agosto 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #PIEMONTE

 

Proprio vero, “chi trova un amico, trovare un tesoro”! E IO....PAGO!

E questo amico, tal Giovanni Giovannetti, già gironalista al Messaggero, rischia di diventare un “tesoro carissimo” per tutti i Torinesi. Il nostro Giovannetti, infatti, amico di vecchissima data del Sindaco “grissino” di Torino FASSINO, che nel 206, tra l'altro, ne celebrava in Venzia, il matrimonio con la compagna VALENTINA, già suo portavoce findall'anno prima, è stato assunto priprio in queste ore, con la medesima quelifica e come addetto stampa, del Sindaco, per la modica cifra di 186.628 Euro lordi annui, ovvero 15 mila euro lordi al mese, ovvero 931.340 sempre lordi, per i 5 anni di madato. COMPLIMENTI, cista la cris, meglio che vincere il SUPER ENALOTTO! Vien da sorridere, ripensando a quel lontano 23 giugno 205 quando, con fascia tricolore Giovanni e Valentina venivano uniti con rito civile in matrimonio dal sindaco Fassino che augurava loro, come riportato dalle agenzie del tempo, “di condividere una voita intera” dopo la scelta “grande e impegnativa”. Come no, grande e impegnativa, ma per le disastrate casse comunali torinesi, città più indebitata d'Italia (3,1 miliardi x il 2008, che salirebbe a 3,8 nel 2010, ovvero 3.500 ero a cittadino, ovvero il 325% delle entrate comunali!). Ragion per cui il buon sindaco FASSINO sta correndo ai ripari immedfiatamente, fresco di nomina, con oltre il 50% dei votri dei torinesi, aumentando le tassse e imposte, anche per non sforare il patto di stabilità imposto ai Comuni dal Governo (quindi la colpa è del Governo, statene certi, con di assunzioni assurde come quelle di cui sopora!). E la spremitura del cittadino suddito limone. La TARSU crescerà dell'1%, dellì'1,5% la tassa per iniziative pubblicitari. Mentre per i trasporti pubblici si prevede di portare il costo del biglietto a 1.20 euro, con un aumento del 20% (PISAPIA a MILANO ha fatto di peggio, aumentandolo del 50%!). Tanto, notoriamente, i trasporti pubblici sono il regno preferito dei “nababbi” e dei ceti “altissimi”, quindi che volete che sia, aumentate, aumentate pure, anche di più se si può e si vi va! Ma si ccome al peggio non c'e' mai limite, non si esclude un aumento delle rette degli asili nido e l'introduzione di una tassa di scopo per ogniauto che entra in città. E anche altro che sicuramente staranno studinado le menti contorte di chi ci sta governando e lasciando sempre più in mutande. Alla faccia dei tagli di budget per la Giunta (si parla di un 30% in meno rispetto a CHIAMPARINO!) che però saranno compensate dal fatto che ogni assessore avrà a disposizione 90 mila euro per l'assunzione di una persona di propria fiducias nel proprio staff personale ch fanno un totale di beni milione e 94 mila euro per 24 persone. A cui aggiungere i 187 mila euro per il giovannetti di cui sopra. Davvero una bella cifra, in EURO, lo sottolineiamo! Beh, che dire, cifre da capogiro, Giovennetti, carissimo, più o quasi di più di uno stipendio parlamentare. E superiore di 64mila euro di quello, già comunque ricco, del suo predecessore, stessa funzione, stesso ruolo, Riccardo CALDARA. Non vorrei sembrare ripetitivo, irriverente, poco rispettoso degli eletti dal popolo, quasi a furor di popolo, con fisime anticasta, ma i tempi di crisdi, soprattutto, come quesi, tutto ciò grida semplicemente vendetta.

CONOSCETE UNA FABBRICA DI FORCONI?

Galgano PALAFERRI

<UPL>

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Indispensabile un’etica nuova.

1 Agosto 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

DA SITO DEL PLI

E’ deprimente lo spettacolo offerto dai media sulla corruzione diffusa in modo trasversale in tutto il panorama politico italiano e largamente nella burocrazia a tutti i livelli. Appare come una decadenza morale che coinvolge tutti i più importanti partiti politici, le aziende pubbliche statali e locali, parlamentari, ministri, sottosegretari, amministratori locali, burocrati, manager od amministratori di aziende od enti a capitale pubblico, sia nazionali che dei servizi territoriali, con complicità, a volte, pesino di appartenenti alla magistratura ed alla Guardia di Finanza. Una corruzione dilagante, divenuta spesso persino pratica normale.
Nel ’92 – ’94 bastò un decimo di quello che sta emergendo oggi per travolgere il sistema politico e delegittimare una intera classe dirigente, che si era resa colpevole di  un sistema illecito di finanziamento dei partiti, finendo col colpire tutti, anche chi non era stato sfiorato da alcuna accusa. Bastò questa scoperta per procedere ad arresti e richieste di dimissioni, prontamente date, per portare un attacco concentrico, che finì col distruggere in pochi mesi tutti i partiti politici italiani. Tutti, tranne uno,  per il quale si disse non essere stata raggiunta la prova certa in ordine alla persona fisica che avesse preso i soldi, sia pure nella storica sede centrale di quel soggetto politico,  che si limitò a cambiare nome e ad organizzare una gioiosa macchina da guerra, che tuttavia non seppe vincere le elezioni , convocate con sospetta sollecitudine da parte del Capo dello Stato, palesemente esondando dai propri poteri, senza neppure consentire un dibattito in Parlamento.
La rabbia degli italiani, montava ogni giorno, stregata  dalla enfatizzazione delle notizie  selle prodezze dei nuovi angeli vendicatori, che compivano perquisizioni, arresti, interrogatori fiume, rogatorie, con un ritmo incalzante, pienamente sostenuti, anzi glorificati dai media più seguiti. Le campagne,  avevano come protagonisti i più famosi giornalisti italiani, ispirati da due guru, quasi intoccabili, come se fossero una sorta di divinità, che erano Scalfari e Montanelli.
Oggi il copione si ripete, con gli attacchi alla Casta, la macchina del fango, titoli e linguaggi più violenti ed a volte scurrili. Questa seconda ondata ha due caratteristiche diverse: 1) le inchieste,  per una stranissima casualità,  che sembra pilotata, dopo anni di indagini,  con una puntualità sconvolgente colpiscono, oggi,  qualcuno di destra, in attesa che inevitabilmente, domani, venga fuori un nuovo scandalo, che riguarda altri di sinistra. 2) Si tratta quasi sempre di episodi di arricchimento personale, senza più la giustificazione, come allora, che le tangenti scaturissero dalla necessità dei partiti di far fronte ai costi della politica, anche in seguito ad un referendum  che si era pronunciato per l’abolizione del pur modesto finanziamento pubblico esistente. Oggi, le formazioni politiche rappresentate in Parlamento, godono di un cosiddetto rimborso elettorale, escluso per chi non raggiunge i quorum di sbarramento previsti, in termini assoluti almeno centuplicato, rispetto al finanziamento precedente, che il voto referendario aveva ritenuto eccessivo ed ingiusto.
Una stampa prezzolata e padronale, che non si fa sfiorare dal desiderio di un minimo  di decenza, non dico di correttezza informativa, con titoli aggressivi e, talvolta, volgari e calunniosi, si occupa soltanto di amplificare gli scandali degli  avversari, ignorando del tutto quelli della propria parte, non riesce a far comprendere all’opinione pubblica che si tratta di un fenomeno diffuso di malcostume, che riguarda una intera classe dirigente, sia al livello politico, che burocratico e manageriale.   La più grave constatazione riguarda l’assenza di un qualsivoglia freno morale, insieme alla mancanza della necessaria consapevolezza della gravissima crisi della finanza pubblica, che non è più un grado di tollerare ruberie, sprechi, favoritismi, investimenti inutili e sbagliati.
La puntualità con la quale settori della magistratura inquirente, dopo anni di penetranti indagini, le rendono pubbliche, fa  insorgere il legittimo sospetto che si tratti di giustizia ad orologeria, scagliata contro protagonisti della parte avversa, alla quale seguirà, con immediatezza cronometrica, un’altra analoga inchiesta su personaggi dell’altra. In molti sorge inevitabilmente il sospetto che si tratti non di una vera , quanto necessaria, opera di bonifica, ma di una guerra guerreggiata, tra parti politiche corrotte, senza un minimo di senso dello Stato, che tentano, spesso, con la complicità del potere giudiziario, oggi divenuto più che mai protagonista della politica, esclusivamente l’annientamento della parte avversa. Ovviamente tale sistema finisce col degradare e poi distruggere il valore simbolico delle Istituzioni e fa venir meno il rispetto che sarebbe loro dovuto.
Non si può fare un confronto con la fase cosiddetta di mani pulite del ‘92/’94. Allora esisteva ancora la politica. I protagonisti erano gli stessi attori o gli eredi di coloro che avevano realizzato il miracolo economico, lo sviluppo sociale e civile dell’ Italia, la ricostruzione, le grandi conquiste nel campo dei diritti  civili, l’elevazione culturale delle masse, condotto il Paese nel club dei grandi del Mondo ed imboccato la strada del progresso e della modernità.
Di fronte all’imminente crollo del sistema politico – mediatico- pubblicitario, creato con la cosiddetta Seconda Repubblica, le preoccupazioni dei gruppi dirigenti dei partiti rappresentati in Parlamento, non riguardano la crisi economica e finanziaria, la incapacità di una crescita adeguata del PIL e di in rilancio della produzione e dell’occupazione, ma soltanto la demolizione dell’avversario per vincere le elezioni, in seguito alla perdita di credibilità dell’altro schieramento, come è avvenuto in occasione delle recenti amministrative. Ci si candida ad essere il meno peggio per prevalere e mantenere il potere di non cambiar nulla, continuando a ricattare il sistema produttivo, quel poco che è rimasto, per soddisfare la propria avidità.
D’altronde, partiti padronali, florovivaistici, calcistici, o comunque privi di forti connotazioni ideali ed identitarie, non possono ambire ad altro che alla miserabile gestione dell’emergenza, continuando, senza capire che le risorse sono finite, con la logica del precariato, dei falsi invalidi, della massiccia evasione fiscale, talvolta chiudendo un occhio persino sul riciclaggio.
Per tale ragione sono tutti terrorizzati da un referendum abrogativo della legge elettorale, che potrebbe restituire al cittadino una parte di quella sovranità, che gli è stata espropriata con la nomina dei parlamentari da parte dei capi partito.
Sarebbe un primo passo per togliere il gioco dalle mani dell’attuale oligarchia. Dopo si potrebbe metter mano alla espulsione della Casta, che non è costituita dai mille membri del Parlamento, troppi si, ma almeno ogni giorno sotto i riflettori di chi li deve giudicare. La vera Casta è il sottobosco: la miriade di consulenti, privi peraltro di ogni qualifica, ma soltanto sodali dei vari esponenti politici, i consiglieri e gli assessori delle inutili Province, gli assessori e consiglieri di quei comuni, che potrebbero essere dimezzati nel numero, accorpando i più piccoli e più omogenei e riducendo significativamente gli assessori ( al massimo cinque o sei nelle grandi città, non più di tre negli altri municipi)  Inoltre andrebbero liquidate almeno nove decimi delle trentamila società pubbliche con relativi Consigli di Amministrazione e, per quelle che dovessero rimanete, limitato al massimo di tre gli amministratori, cancellando il sistema dello spoil sistem nella PA, che ha moltiplicato i costi, dequalificato la qualità dei funzionari pubblici, nonché aumentato clientelismo e corruzione. Inoltre, va subito avviato un consistente programma di privatizzazioni e liberalizzazioni del patrimonio immobiliare e mobiliare dello Stato e degli Enti Territoriali, per ridurre il debito pubblico e liberare capitali per investimenti    ed infrastrutture, in modo da sostenere la ripresa economica ed occupazionale.
Il primo difficile passo da compiere  e quello di cacciare i mercanti dal Tempio.
......
E DALL'ULTIMA FRASE ALLA RIVOLUZIONE LIBERALE, IL PASSO E' BREVE.
DIAMOCI DENTRO, UNIAMOCI LIBERALI TUTTI, E UOMINI LIBERI, RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA LIBERTA', LIBERIAMO L''ITALIA! ORA.
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APPELLO SIOE

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

RIVEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO. GRADTI I VS.COMMENTI.

...................................

 

APPELLO di RESISTENZA e OPPOSIZIONE
alla
ISLAMIZZAZIONE FORZATA d’ ITALlA

 

Anche in Italia si vanno diffondendo contatti informativi tra liberi cittadini giustamente preoccupati e spesso indignati per situazioni critiche derivanti dalla presenza crescente di persone, per lo più provenienti da altri Paesi, che nella loro scala di valori antepongono pregiudizialmente la loro religione alle prescritte Norme civili evidentemente prioritarie in una Società libera e moderna come la nostra.

 

La polemica politica non ci interessa; noi dobbiamo difendere i principi che sappiamo giusti:

libertà, eguaglianza di diritto, stato laico, democrazia, indipendenza nazionale, progresso, rispetto della vita e del genere umano nel suo insieme di uomini, donne, giovani, vecchi.

 

Poi, ciascuno di noi nel proprio ambito locale potrà sostenere la propria specifica idea politica. Pur con le rispettive differenze, ora dobbiamo comprendere quale è la nostra priorità comune e pertanto difendere i nostri inalienabili principi, respingendo fermamente le suggestioni relativiste create da traditori che cercano di indurre sensi di colpa nei leali sostenitori della Civiltà Occidentale. Solo così saremo una forza ferma e diffusa a difesa della nostra CIVILTÀ, non pochi sparuti gruppetti di idealisti illusi dispersi in una Europa declinante, nella quale già marciano affiancati per conquistare fraudolentemente il potere i degenerati comunisti locali e i barbari integralisti islamici di importazione.

 

Non abbiamo percorso secoli di lavoro, fatiche, confronti, lotte, sofferenze, con esiti -dopo tutto- di progresso etico, civile e sociale mai eguagliati nella Storia, per accettare di vedere domani morire la Libertà nella nostra terra dove essa è nata, a causa della degenerazione di pochi nostri concittadini e della aggressione di stranieri non molto più numerosi e malintenzionati di loro.

 

Il Nostro Presente e il nostro Futuro devono restare nelle Nostre mani, non permetteremo ad alcuno di minacciarne o di ostacolarne il positivo progredire.

Pur essendo ovvio che in Italia si è - e si deve essere - innanzitutto Soggetti con doveri e diritti esclusivamente in base alla Costituzione, al Codice Civile e al Codice Penale, e poi alle varie Leggi, accade, da parte di certe persone o gruppi, che si rivendichino in nome, anzi col pretesto, della libertà religiosa, diritti e discriminazioni incompatibili col nostro Ordinamento, e -cosa ancor più grave e inaccettabile- accade che coloro trovino talvolta illecitamente soddisfatte le loro pretese presso talune Autorità nostrane di vario rango.

 

Lungi dal promuovere la "integrazione" oltre a creare serissimi problemi pratici e inaccettabili discriminazioni pubbliche, questi temi sono vere e proprie "bombe a orologeria" sociali e, se male risolti, creano solo "disintegrazione" : non reagire con la massima severità oggi contro certe illegittime pretese e/o abusi (e non contrastare con altrettanta o maggiore durezza certe nostre Autorità che li tollerano o incoraggiano), può causare domani degenerazioni praticamente irreversibili con esiti disastrosi sulla nostra Società e sulla nostra libertà.

 

Desideriamo segnalarVi alcuni argomenti e aspetti correlati alla pratica di certe religioni, che, solo apparentemente secondari, implicano invece pesanti conseguenze nella nostra normale vita sociale, e sopratutto, sono di fatto sempre in contrasto con le nostre Leggi civili e penali.

 

=la pretesa dell'uso riservato / separato di piscine, palestre o spiagge pubbliche

=la pretesa di avere la fotografia a capo e / o volto parzialmente coperti sui propri

Documenti Identificativi

=la pretesa di essere visitati / curati da personale dello stesso sesso negli ospedali pubblici

= la pretesa di essere identificati solo da Pubblico Ufficiale del medesimo sesso del soggetto

da identificare

=il rifiuto di avere insegnanti di sesso femminile per i figli maschi, in scuole pubbliche

= la pretesa di consentire che certe persone circolino a volto coperto

= la pretesa di avere cimiteri separati e autonomi

=la pretesa di macellare animali in modi e per scopi rituali, al di fuori di ogni regola

veterinaria, igienica, umanitaria e di ordine pubblico

=il rifiuto della monogamia, la pratica della poligamia

=la pretesa di circolare armati giustificata da personali usanze religiose

=la richiesta di depenalizzare, consentire, persino agevolare, mutilazioni rituali - religiose

=il rifiuto di mandare i minori residenti alle scuole italiane d’obbligo

= la pretesa di esonero dall'uso del casco antinfortunistico viaggiando in moto, col pretesto di

dover indossare sempre un turbante per uso religioso

= la pretesa alimentazione di tutti i minori nelle scuole pubbliche in base a unilaterali ricette e

cibi condizionati da particolari usanze religiose estranee all’Italia

=... eccetera ...

 

Che progresso rappresenterebbe per noi tornare alle discriminazioni religiose?

magari dominati da una teocrazia gretta, primitiva, violenta, alla quale forse già si ispirò l'ideologia nazi - fascista e che non è molto diversa dalla tirannia comunista, entrambe responsabili di tragedie spaventose;

tutto questo corrisponde esattamente a ciò che combattiamo;

 

così come vogliamo combattere certe nostre Autorità troppo propense a concedere indebiti favori a dei prepotenti violando le nostre leggi con la scusa di rispettare delle religioni.

 

Stiamo osservando la situazione relativa agli atteggiamenti praticati da parte di Autorità e di Pubbliche Amministrazioni del nostro Stato verso i Musulmani e anche verso gli appartenenti a un'altra religione parimenti estranea alla nostra collettività nazionale: quella dei Sikhindiani.

 

Egregi amici, se Vi risulta, o Vi risulterà, che qualsivoglia Autorità o Amministrazione Pubblica italiana abbia tollerato, consentito, o addirittura incoraggiato situazioni come quelle sopra indicate o altre concettualmente analoghe, Vi preghiamo vivamente di informarci con sollecitudine .

 

Da Cittadini Liberi, potremo svergognare senza pietà innanzi alla pubblica opinione e denunciare alla Magistratura ogni situazione del genere, per ristabilire la legalità ed esigendo di fare pagare ai responsabili ( e ai favoreggiatori ) di tali abusi e discriminazioni che in non pochi casi sono veri e propri reati o comportamenti che ne facilitano poi il commetterne, un carissimo prezzo amministrativo, giudiziario, e poi anche politico (beninteso, solo applicando rigorosamente le Leggi d’Italia) .

 

Speriamo non considererete questo Messaggio troppo prolisso, forma che peraltro complessità e delicatezza dell’argomento in parte richiedono; Vi invitiamo a rifletterci e a guardarVi attorno .

 

Si tratta di Noi, dei Nostri Familiari, del Nostro Paese, del Nostro futuro .

 

 

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STRAGE IN CINA.

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

CINA: Xinjiang, la polizia cinese uccide decine di uiguri (musulmani vicini ad Al Qaeda)
Secondo le autorità, un “gruppo di terroristi” ha dato fuoco alla stazione di polizia di Hotan ed è stato fermato. Diversa la versione del Congresso mondiale degli uiguri: “Protestavano contro le requisizioni forzate delle terre e gli arresti indiscriminati e sono stati massacrati”.

link

 

PER SAPERNE DI PIU (TRATTO DA WIKIPEDIA)':

GliUiguri(turco: Uygur; 维吾尔|t=維吾爾=Wéiwú'ěr) sono un'etniaturcofonae minoranza islamica che vive nel nord-ovest dellaCina, soprattutto nella regione autonoma delloXinjiang, insieme ai cinesiHan; gli uiguri costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione (46%).[1]Un altro gruppo di uiguri vive nella contea di Taoyuan della provincia diHunan(Cina centro-meridionale). Gli uiguri formano uno dei56 gruppi etniciufficialmente riconosciuti in Cina.

Dal vecchio popolo degli uiguri, inoltre, discende un'altra minoranza etnica cinese, gli iuguri.

 

Origini

Storicamente, il termine "uiguri" (che significa "alleati", "uniti") venne applicato a un gruppo di tribù di lingua turca che viveva nell'odiernaMongolia, generalmente identificati con iTie-le(a loro volta spesso collegati con iTing-ling) delle cronache cinesi. Insieme aiturchiGok(celesti), gli uiguri furono dunque uno dei maggiori e più importanti gruppi di lingua turca ad abitare l'Asia Centrale. Essi formarono una federazione tribale retta dalJuan Juandal460al545e dagliEftalitidal541al565; per poi essere sottomessi dalkhanatodei turchiGok.

200px-Gokturkut.jpg
magnify-clip.png
Mappa dei Gokturkkhaganidioccidentali (magenta) e orientali (blu) verso il 600 d.C. Le aree in colore più tenue mostrano il loro dominio diretto; quelle più scure mostrano le loro aree d'influenza.

Noti alle fonti cinesi come Huihe (回纥|t=回紇=huíhé) o Huihu, gli uiguri sotto la guida di Khutlugh Bilge Kul nell'VIII secolo si sostituirono ai gokturchi alla guida del khanato.

 

 

Indipendentismo uiguro

L'attività indipendentista uigura ebbe origine nella prima metà del1900e si proponeva come alternativa all'egemonia deisignori della guerradello Xinjiang. Durante laguerra civile cinese, si tentò per due volte di istituire uno stato indipendente: dapprima nel1934, con la creazione dellaPrima Repubblica del Turkestan orientale, poi con laSeconda Repubblica del Turkestan, istituita dieci anni dopo. La Seconda Repubblica venne tuttavia annessa allaRepubblica Popolare Cinesenel1949.[1]

200px-Kokbayraq_flag.svg.png
magnify-clip.png
Bandiera del "Movimento Indipendentista del Turkestan orientale" (Kökbayraq); l'uso di tale bandiera è proibito dalle autorità cinesi

Attualmente a livello nazionale la lotta politica per l'indipendenza uiguri è supportata sia dai gruppipanturchi, tra cui il Partito del Turkestan Orientale, sia da altri movimenti estremisti mussulmani, quali ilMovimento islamico del Turkestan orientalee l'Organizzazione di liberazione del Turkestan orientale; quest'ultimi, sono attualmente presenti nella black list statunitense dei gruppi terroristi internazionali e sono responsabili di attacchi alla popolazione Han, all'esercito cinese e alle strutture governative presenti nello Xinjiang.[1]Dal2001, la lotta su scala mondiale alterrorismo islamicoha coinvolto anche alcuni dei gruppi politici d'ispirazione islamica più vicini agli uiguri; a seguito di ciò, si è intensificata la repressione da parte cinese dei movimenti indipendentisti.[1]Molti uiguri in esilio denunciano la sistematica violazione dei diritti umani da parte delle autorità cinesi che reprimono ogni forma di espressione culturale del popolo uiguro.

In opposizione all'indipendentismo uiguro, il governo cinese ha rafforzato gli incentivi per l'inserimento di gruppi cinesi d'etnia Han nella regione, continuando una pratica già intrapresa dalla Cina fra il1960ed il1970.[1]Stando a quanto dichiarato da alcuneONG, le autorità cinesi sono responsabili della repressione delle tradizioni culturali uigure e di violazione deidiritti umaninei confronti degli appartenenti a quest'etnia.[1]

[modifica]La repressione del luglio 2009
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sommosse del luglio 2009 a Ürümqi.

A seguito della morte di due uiguri in uno scontro fra han ed uiguri verificatosi il26 giugno2009aShaoguan, una manifestazione uiguri pressoÜrümqi, nello Stato delloXinjiang, organizzata in onore delle due vittime di Shaoguan è degenerata in una serie di scontri etnici;[2]gli scontri hanno coinvolto sia le due etnie, sia gli uiguri stessi e la polizia cinese[3], per un bilancio finale di 184 morti, di cui 137 di etnia Han e 46 uiguri,[4]oltre che l'arresto di 1.434 persone[5]- delle quali 200 sono sotto processo e rischiano lapena di morte.[6]Si sono verificate ripercussioni anche a livello internazionale: parallelamente agli scontri nello Xinjiang, proteste si sono verificate inOlandaeGermaniapresso le sedi diplomatiche cinesi.[5]Il perpetrarsi della protesta ha costretto al rientro anticipato il presidente cineseHu Jintaoin patria dalG8italianodelluglio2009.[7]

Fra i responsabili degli scontri etnici, il governo cinese ha indicatoRebiya Kadeer,imprenditriceed attivista uiguri esule negliStati Uniti, la quale ha tuttavia negato ogni responsabilità circa quanto accaduto.[5][8]

In Italia, le misure prese dalle autorità cinesi, viste dallasenatriceEmma Boninoe dalsenatoreMarco Perducacome particolarmente violente da poter essere definite come una vera repressione, ne hanno suscitato le proteste.[9][10].

[modifica]Note

  1. ^abcdefChi sono gli uiguri dello Xinjiang?, F.Moscatelli, La Stampa. URL consultato il 02-09-2009.
  2. ^L’urlo di Huang, eroina per sbaglio, M.Del Corona, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  3. ^Video degli scontri tra Uiguri e il Regime Cinese, Sergio Bianchi, Tempi. URL consultato il 09-06-2011.
  4. ^Cina, sale il bilancio degli scontri etnici nello Xinjiang: 184 morti, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  5. ^abcCina, nuova protesta degli uiguri. Imposto il coprifuoco a Urumqi, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  6. ^200 uiguri a processo per le violenze etniche, Corriere della Sera
  7. ^G8, il presidente Hu Jintao torna in Cina, Corriere della Sera. URL consultato il 02-09-2009.
  8. ^Rebiya Kadeer, la regina degli uiguri. La nuova Dalai Lama che Pechino teme, V.Nigro, la Repubblica
  9. ^EmmaBonino.it -La repressione rischia di radicalizzare le frange autonomiste
  10. ^Paesi UE convochino ambasciatori Pechino

Video degli scontri tra il Regime Cinese e gli Uiguri

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EVADERE LE TASSE NON E' REATO, TUTT'AL PIU' UNA "LEGGEREZZA"!

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

TRATTO DA

www.movimentolibertario.it 

UN ARTICOLO di LEONARDO FACCO, SUGGERITO DAL....MINISTRO TREMONTI.

Bravo Leo, impareggiabile, come sempre.

DI: LEONARDO FACCO

Per chi scrive, non casualmente autore del libro “Elogio dell’evasore fiscale” (editore Aliberti), quanto accaduto al ministro Giulio Tremonti – e quanto da lui dichiarato in merito a quella vicenda – c’è solo motivo per gioire. Anzi, grazie al fiscalista valtellinese, ora abbiamo la conferma di essere nel giusto. Brindiamo!

Andiamo per gradi. Partiamo da questa sua affermazione: “Avevo deciso di lasciare l’alloggio presso la caserma della Guardia di Finanza perché mi sentivo spiato”! Dal 2004, Tremonti aveva mollato il quartier generale delle Fiamme Gialle, perché non gli piaceva sentirsi controllato, pedinato. Ma, allora, non abbiamo mai sbagliato quando abbiamo definito i gabellieri di Stato come dei satrapi occhiuti usi ad estorcere soldi ai cittadini con la minaccia, magari quella della galera. Persino un ministro della repubblica s’è accorto che certi ambientino son frequentati da gente poco raccomandabile, che quando va bene ti portano alla sbarra, quando vale ti chiedono pure una tangente.

Ora, affrontiamo la questione relativa all’appartamentino extralusso e supercentrale messogli a disposizione da Milanese. Ha voglia l’ex commercialista di raccontare che lui non ha commesso reati. Ci sono i fatti ad inchiodarlo alle sue responsabilità, e i fatti ci raccontano che lui alloggiava in un posto dove l’affitto è di 8.000 euro al mese, che lui ne versava 4.000 a “ufo” al suo collaboratore indagato per la tresca della P4, che il suo collaboratore nominava a destra ed a manca personcine e non solo per nome e conto dell’irreprensibile (si fa dire) Giulio.

Ieri, 29 luglio Tremonti si sarebbe sfogato così: “Lo riconosco. Ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità. Ma in quella casa non ci sono andato per banale leggerezza”.

Stupidata? Banale leggerezza? Eh no!!! Seguitemi bene: Tremonti – che ancor peggio del suo predecessore Vincenzo Visco – pretende di ridurre a zero l’uso del contante, reintroduce i libri fornitori e clienti e sa Dio cos’altro ancora, che non abolisce gli studi di settore, che ha introdotto lo speso metro nell’intento di inseguire la tracciabilità totale dei nostri denari, definisce una “leggerezza” il pagamento cash del suo affitto? Ok, ci stiamo, perfetto! Però, cari lettori resistenti al fisco, da oggi sapete ufficialmente che evadere le tasse non è reato, semmai una “leggerezza”. In fondo, non abbiamo sempre ritenuto che “se le tasse sono un furto non pagarle è legittima difesa”? “Certochesììì”, ancor di più, come attestato dal superministro economico, quando si hanno alle calcagna loschi figuri in divisa grigio-verde.

Grazie Voltremont, da domani sapremo cosa rispondere ai suoi funzionari.

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PRIVATIZZAZIONI, DEBITO PUBBLICO E VENDITA DEL COLOSSEO.

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

SUL SITO

www.movimentolibertario.it

TROVIAMO UN INTERESSANTE DIBABTTITO SU COME RISOLVERE IL DEBITO PUBBLICO, SEMPRE PIU' INSOSTENIBILE.

PROPONIAMO QUESTO POST DI LUCA FUSARI, CHE CONDIVIDIAMO. INVIATANDOVI A COMMENTARE E DIRE LA VOLSTRA. SE VI VA.

 

DI LUCA FUSARI

Su questo sito con la pubblicazione della lettera aperta dell’Associazione “Diritto e Mercato” si è aperto recentemente un dibattito (non privo di polemiche) sulle proposte per risolvere la questione del debito pubblico.

Al fine di fare chiarezza ai promotori del dibattito circa le loro proposte e quanto da loro menzionato, ho ritenuto necessario scrivere tale esaustiva risposta.

All’interno del loro appello si prende spunto da un precedente articolo pubblicato sempre su questo sito (dove a partire dalla presunta richiesta finlandese al governo di Atene sul possesso del Partenone e di alcune isole egee quale suo trasferimento/concessione temporanea di sovranità come garanzia sino al pagamento della somma versata per salvare i conti disastrati dello Stato greco) si considerava tale ipotesi come una vendita e l’occasione per proporre una contabilizzazione dei beni pubblici dello Stato italiano.

Aldilà che il caso del Partenone fosse più una mera provocazione/boutade giornalistica che una seria proposta politica, ove fosse stata posta concretamente in atto, essa sarebbe ben differente da una vendita e certo non sarebbe nemmeno (forse) quel che Fabio Massimo Nicosia propone come cofirmatario di tale appello.

C’è infatti differenza tra contabilizzazione e (nel caso della boutade del Partenone) una cessione come garanzia del prestito operato; quest’ultima si tratterebbe di una cessione a tempo della proprietà pubblica dell’edificio dallo Stato greco a quello finlandese (pur essendo questo sul loro territorio ellenico di fatto sarebbe, nell’ipotesi, paragonabile ad un demanio o terreno d’ambasciata della Finlandia) in attesa del suo pagamento.

In una simile situazione laddove gli stipulanti fossero legati da un simile patto e lo Stato greco si rivelasse insolvente-inadempiente nel saldo del debito alla data di scadenza del prestito, gli introiti diretti o indiretti dal Partenone sarebbero andati al creditore finlandese (il quale avrebbe cercato di recuperare tale prestito non saldato tramite i biglietti e il merchandising connesso a tale monumento a fronte dell’inadempienza generale pattuita nel pagamento) assieme alla stessa proprietà di gestione del monumento.

Chiarito come in tale scenario il Partenone non sarebbe altro che una garanzia di copertura al prestito erogato, la sua valutazione monetaria non sarebbe legata ad un valore di mercato (questo potrebbe valere molto di più della somma stanziata dai finlandesi come prestito concesso ai greci se quotato sul mercato), ma sarebbe comunque stimato esclusivamente e in relazione alla somma prestata dai creditori finlandesi ai debitori (anche come possibile aut aut viste le scarse possibilità di trattativa dei greci in linea generale).

Tale ipotetica operazione sarebbe quindi più una operazione da “banco dei pegni” tra Stati più che una operazione libertaria e di libero mercato, si tratterebbe solo di un mero prestito tra Stati con il Partenone come garanzia.

Nel caso dell’Italia una simile operazione significherebbe il passaggio della gestione e la proprietà di tali beni dalle mani del governo indebitato a quelle di un altro governo creditore.

E’ chiaro che una cessione di sovranità ad uno Stato straniero anziché ad un eventuale compratore o imprenditore privato comporti maggiori problematiche e conseguenze a vari livelli e di certo nel caso ipotizzato nella lettera, non assisteremmo alla riduzione della presenza dello Stato come suo concetto giuridico nella società ma solo ad un eventuale suo sostituto esterno in determinati settori.

Ovviamente sia la sola contabilizzazione che la cessione sul modello della boutade del Partenone sarebbero ben differenti da una seria operazione di libero mercato.

Purtroppo come si evince anche dalle riflessioni successive della lettera, l’intento di contabilizzazione dei promotori di fatto tende a distanziarsi non solo dalla boutade giornalistica sul Partenone ma anche da un qualsiasi intento di dismissione di tali beni e servizi in un libero mercato.

Leggendo l’appello sembra quasi che l’unico scopo che ci si prefigge sia la mera enumerazione di valore (quest’ultimo puramente autocertificato) senza alcun effettiva sua vendita o dismissione sul mercato dei beni in mano pubblica.

Prova né è anche i riferimenti alquanto sinistri in merito ad operazioni di “privatizzazione” (così intese solo dagli autori dell’appello) delle coste italiane in linea con una certa cultura referendaria statalista degli ultimi mesi refrattaria ad ogni ipotesi di ingresso dei privati in settori pubblici.

Un altro problema che emerge dal loro appello è l’invito a considerare lo Stato come una s.p.a. benché non si possa minimamente paragonare il funzionamento dello Stato con quello di una s.p.a; tale paragone non solo risulta poco realizzabile (lo Stato non è una s.p.a. né opera con tale qualifica e caratteristica giuridica) ma di fatto implica distopicamente da parte dei promotori una scarsa conoscenza delle enormi difformità presenti tra una istituzione giuridica pubblica di monopolio e una di diritto privato concorrenziale sul mercato.

Di conseguenza non si può quindi pensare di trasferire obblighi di legge o norme procedurali (peraltro decise dallo Stato) in ambito privato nello Stato stesso; anzitutto in quanto la contabilizzazione presente nelle s.p.a implica l’iscrizione nel loro bilancio dei propri beni immobili anche se questi non sono sul mercato per tre motivi:

1) per gonfiare i bilanci;

2) perché tali beni immobili producono beni e servizi sul mercato tali da poter produrre entrate nei loro bilanci annui (e quindi appetibili di accertamento fiscale da parte delle autorità competenti);

3) perché la legge dello Stato glielo impone;

Ora capisco che una azienda privata possa effettuare per sua iniziativa (la prima opzione) o perché glielo impone la legge (le altre due opzioni) ma trovo veramente difficile pensare che uno Stato possa adempiere specificatamente alle ultime due opzioni.

Uno Stato che tassa e impone a sé stesso una condotta peraltro imposta ad una azienda privata non si è mai visto (e mai lo si vedrà)!.

Quel che lo Stato impone alle aziende private a livello di norme e leggi da rispettare ha un senso in relazione alla necessità da parte del primo di estorcere denaro alle seconde, ma cosa ne ricaverebbe lo Stato da una ipotetica applicazione di tali obblighi di legge (imposizioni estorsive) a sé stesso?.

Non ci guadagnerebbe nulla, anzi non avrebbe proprio senso dato che lo Stato non è primo produttore di ricchezza ma semmai redistributore di ricchezza in seconda istanza.

Inoltre come libertario, quindi come sostenitore dei produttori privati, non concordo con l’idea avanzata sottotraccia nell’articolo di Nicosia & Co. di una ripresa della contabilizzazione integrale sulle proprietà anche a livello privato da svolgersi annualmente sui bilanci sommando beni di proprietà che nulla hanno a che fare con le entrate e uscite derivanti dai beni e servizi immessi sul mercato.

Ritengo che i beni di una s.p.a siano quelli funzionali alla produzione di beni e servizi offerti, non tutte le proprietà di una s.p.a sono quindi necessariamente funzionali alla produzione di beni e servizi sul mercato (e quindi funzionali alla creazione di un introito); la loro contabilizzazione dovrebbe riguardare la presenza di una esternalità del bene o del servizio offerto rivolto ai possibili compratori o soci.

Tutto ciò tenendo presente che ogni ipotesi di contabilizzazione della proprietà serva solo per definire operazioni inerenti il riassetto della struttura societaria (ad esempio per acquisizioni/fusioni tra due società private che devono fondersi per stimare il loro capitale d’azienda per condurre in porto tale operazione) al fine di rendere trasparente tali eccezionali operazioni; non certo per dover pagare le tasse di patrimonio su di essa.

E’ quindi lecito conoscere il bilancio annuale di una società quotata (a maggior ragione se si deve operare con essa qualche operazione finanziaria) ma ritengo a differenza di Nicosia & Co. che la questione del suo patrimonio non sia funzionale a ciò e che tenda ad introdurre un discorso favorevole alla patrimoniale sui privati, ben differente dal suo bilancio annuo e ovviamente che nulla ha a che fare (come applicabilità e significato) se rivolto all’ambito del patrimonio disponibile dello Stato.

Lo Stato non tassa sé stesso, mi pare che questo dato di fatto vada ribadito a fronte di una palese non comprensione da parte degli estensori dell’appello delle sue funzioni.

Sempre nell’appello non solo si pone fittiziamente una dicotomia tra società in mano pubblica e gli enti pubblici locali e lo Stato centrale (benché lo Stato e sue emanazioni territoriali controllino proprio tali società a gestione pubblica), ma si pone erroneamente tali società pubbliche al pari delle aziende private.

L’intento dell’appello in alcuni parti sfiora il populismo laddove la proposta di accertamento giuridico pare quasi essere una surreale anticamera di patrimoniale fiscale nei confronti dello Stato stesso che certo troverebbe scarsa possibilità di realizzazione dato che lo Stato non estorce denaro a sé stesso ma solo nei confronti del privato produttore contribuente.

Tenendo presente allora che un patrimonio privato che non sia immesso sul mercato (o ad esso indirettamente legato per beni e servizi prodotti) non produce ricchezza (in quanto è solo semplice proprietà disponibile); risulta a maggior ragione ancor più evidente come un bene demaniale pubblico non connesso al mercato non produca in sé ricchezza in entrata.

Se i beni immobili non disponibili o non aventi connessione col mercato pur di proprietà delle società non andrebbero tassati né posti sul bilancio annuali risulta doppiamente evidente (in ragione della sua natura giuridica di monopolio e in ragione di tale constatazione) come tale analisi non sia trasferibile automaticamente a quelli dello Stato come approccio e risoluzione.

Nel caso di proprietà in mano allo Stato i beni e i servizi in regime di monopolio pubblico esclusivo tendono a produrre inevitabilmente minor ricchezza che sul mercato (a causa della cattiva gestione, degli alti costi derivanti da un calcolo economico erroneo o semplicemente perché entità al momento privi di una loro utilità) quindi molto spesso esse sono prive di un loro utile ritorno economico in attivo come voci di bilancio.

Nessuno vive di ricchezza solo per il possesso di beni se questi non trovano una loro valutazione/valorizzazione di mercato ovvero se non sono valutati come loro prezzo mediante l’incontro della domanda-offerta; a maggior ragione attività o servizi gestiti dallo Stato non aventi alcun ritorno d’utilità per i contribuenti (si pensi ai numerosi enti pubblici inutili a vari livelli istituzionali, prime fra tutte le province e le comunità montane) risultano voci in capitolo equiparabili a veri e propri sprechi pubblici in quanto privi di qualsiasi loro interesse sul mercato.

Ritenere che un bene generi in sé ricchezza con il suo possesso tale da pagare i debiti (magari causati/derivati dal suo mantenimento) senza alcuna operazione di mercato di ritorno ad esso connesso è lo stesso errore che ha condotto a far credere a molte famiglie Usa che i mutui subprime fossero ripagabili con il valore stimato (al rialzo) dell’immobile stesso tolto al mercato (e quindi ad una sua monetizzazione da reinvestire) in loro proprietà.

Stessa cosa per una attività pubblica che di fatto non è produttiva o non ha una sua utilità di riscontro, esso non può comunque acquisire un valore in sé per sé; definire un valore dei suoi beni e servizi senza un calcolo economico di mercato significa porre un’astrazione priva di riscontri obbiettivi.

Un bene non sul mercato non genera in sé ricchezza e se si hanno dei debiti (come li ha lo Stato italiano) il possesso di un bene in sé per sé non è una condizione sufficiente per produrre ricchezza (basti pensare ai terreni demaniali di fatto improduttivi), affinché possano generare ricchezza essi devono inevitabilmente trovare una loro rivalutazione sul mercato.

Solo attraverso la loro dismissione di tali proprietà da parte dello Stato nel libero mercato (che stabilisce un prezzo e una quotazione tale da costituire uno scambio vantaggioso per gli offerenti e i compratori) può esservi una soluzione per il problema del debito pubblico italiano.

Bisogna che i beni in mano agli Stati siano dismessi e venduti sul mercato, possibilmente ai privati con denaro proprio affinché le perdite si ripianino ed entri finalmente denaro fresco nelle casse dell’erario senza nuove imposizioni fiscali sui contribuenti e senza la creazione di nuove debito al fine di ripagare il vecchio debito.

Affinché tali beni acquistino una loro valutazione non basta che gli Stati ne detengano la proprietà o li autovalutino o si autocertifichino come valore delle loro proprietà demaniali, serve una concreta operazione di dismissione sul mercato.

Da quel che posso invece cogliere dall’appello dell’associazione, si vuole porre ingenuamente solo la questione dell’autovalutazione dei beni al fine di scongiurare ogni rischio di insolvenza senza però cedere tali attività e beni nel libero mercato.

Ciò a mio avviso risulta contraddittorio e impossibile da realizzarsi, in quanto si pretende di avere la cosiddetta “botte piena e moglie ubriaca”.

Anzitutto tale autovalutazione implicherebbe uno scenario come quello ipotizzato giornalisticamente sul Partenone su scala europea, in secondo luogo dubito che i Paesi creditori detentori di enormi interessi sui debiti possano accettare a cuor leggero un mutamento del metro di valutazione degli assetti e degli equilibri geopolitici a livello economico-finanziario come valutazione della ricchezza detenuta; anche perché risulterebbe chiaro il tentativo di porre delle condizioni-escamotage tali da costituire

a posteriori una falsificazione dei bilanci pubblici, rispetto ai paesi più virtuosi anche nell’attuale crisi.

La mera contabilizzazione appare essere un transitorio ed inefficace alleggerimento della grave situazione di bilancio, specie sul fronte della garanzia nei confronti dei creditori stranieri detentori del nostro debito, al fine di operare solo ulteriori spese (e quindi nuovo debito).

Di fatto sarebbe una illusiva soluzione in primo luogo per i paesi in crisi (come l’Italia) che l’adottassero in quanto non vi sarebbe alcuna concreta motivazione per giudicare una simile operazione come proficua per uscire dalla spirale del debito pubblico.

Non solo i debiti rimarrebbero in assenza di dismissioni di beni pubblici, ma con la creazione di astratti valori immobiliari da edifici e monumenti, non risultanti da operazioni di libero mercato di compra-vendita si avrebbe solamente un apparente effetto tampone tale da indurre i governanti al proseguo dell’indebitamento selvaggio del Paese nell’idea che tali valutazioni fittizie certificate bastino a garantire tale spesa.

Il problema però si pone inesorabile: chi tira fuori i soldi per tali spese?.

In altre parole se valutassimo il Colosseo, il Duomo e gli Uffizi come beni aventi ipoteticamente un valore certificato, di fatto stando al ragionamento di Nicosia, pur mantenendo tali beni in mano pubblica (alla Repubblica italiana), dovremmo attendere dalla BCE o dal FMI un prestito di nuova fiat money a nostro uso esclusivo equivalente al valore immobiliare più o meno stimato su tali monumenti.

Il problema di tale ragionamento per assurdo dei promotori è che di fatto se ogni bene pubblico in mano allo Stato italiano (e più in generale ad ogni Euro-stato) può essere contabilizzato per il suo valore in crediti spendibili tramite l’erogazione di un prestito fiduciario di denaro da parte della BCE, questo comporterebbe di fatto una enorme emissione di denaro creato dal nulla al fine di assolvere all’equivalente valoriale di ogni edificio o bene pubblico sempre in mano allo Stato, questo oltre a legittimare una situazione di mera truffa (dato che i soldi ottenuti non sarebbero il frutto di una compra-vendita ma di un semplice prestito di garanzia erogato da parte della BCE in virtù di tali beni pubblici) provocherebbe immediatamente anche una iperinflazione galoppante.

Tale fondo di erogazione in relazione alla sua contabilizzazione è quindi altamente sconsigliabile.

Ammettendo però sempre per assurdo l’ipotesi che tale valore immobiliare non debba trovare necessariamente diretta equivalenza in ambito monetario liquido, venendo di fatto solamente sottratto al debito pubblico già in precedenza accumulato, si pongono comunque delle problematiche:

1) cosa succederebbe se nonostante tali valutazioni contabili esse non siano sufficienti per estinguere il debito?.

2) cosa succederebbe se ove il debito fosse estinto in relazione a tale contabilizzazione sul valore degli immobili lo Stato proseguisse anche in seguito con l’indebitamento selvaggio?

3) chi ne beneficia di una simile operazione?

Ove le valutazioni contabili non fossero sufficienti sarebbe necessario un meccanismo di prestiti e questo implica comunque la creazione di titoli di Stato da vendere ai creditori o la nuova richiesta di denaro da immettere sul mercato da parte della banca centrale europea, di fatto uno scenario che non dissimile da quello attuale che porterebbe solo verso uno scenario da iperinflazione.

Nel secondo caso, ove il debito fosse estinto in relazione a tale contabilizzazione di valore ma si proseguisse in futuro politicamente con la creazione di nuova spesa pubblica (e quindi nuovo debito) non coperto, di fatto non potremmo in seguito beneficiare ulteriormente di tale trucco contabile.

Ciò che ci si dimentica è che tale trucco inflazionistico affinché possa funzionare deve trovare riconoscimento a livello internazionale e questo implica accordi economici internazionali (in primo luogo dell’eurozona).

Ove tale metodo di contabilizzazione (saldo di credito fiduciario) fosse riconosciuto legale a livello comunitario, esso avrebbe comunque un inevitabile limite operativo d’uso deciso dagli Stati più virtuosi (detentori di economie più solide al di là dei loro beni contabilizzati) al fine di definire una soglia di accertamento tra l’economia reale e quella virtuale e quindi una gerarchia interna tra Paesi.

Laddove tali somme virtuali di denaro (una sorta di bonus) fossero già state consumate restando nonostante tutto o in seguito ad esse ancora dei debitori insolventi è assai probabile che verrebbero congelate in relazione alle proprietà immobiliari ad esse connesse come loro riferimento, ad opera dei Paesi creditori attraverso un qualche meccanismo a livello sovranazionale.

Infatti per rispondere all’ultima domanda bisogna ricordarsi di inquadrare l’attuale situazione economica italiana sul piano europeo, l’Italia è nella Unione Europea, è quest’ultima a stabilire le regole economiche di bilancio dei singoli Stati membri, dovrebbe essere quest’ultima a rendere lecita una simil proposta tesa alla contabilizzazione dei beni immobiliari a livello europeo, questo anche in ragione di ragioni monetarie di erogazione dei prestiti (non dissimili da quelli già attualmente in corso alla Grecia) vedrebbe la Banca Centrale Europea quale erogatore di denaro all’Italia (tenendo conto che la BCE appartiene per quote ai singoli Eurostati appare già evidente come assurda una simile ipotesi, foriera solo di creazione di ulteriore fiat money e quindi di ulteriori debiti) finendo di fatto per acquisire, in concordanza con il caso Partenone sopramenzionato, lo stesso ruolo della Finlandia rispetto al paese debitore (in questo caso Italia).

Di fatto ben sapendo che il welfare state non finirebbe con tale trucco contabile, noi quasi presumibilmente perderemmo la sovranità su gran parte del nostro territorio a beneficio dei creditori di Bruxelles, finendo di fatto in una situazione di colonia dei paesi creditori con una sovranità limitata e controllata dall’estero anche sulla proprietà dei propri beni.

Da una simile ipotetica operazione ci guadagnerebbe oltre alla stessa Banca Centrale Europea anche eventualmente il FMI e la Banca mondiale ove fossero coinvolti nell’operazione di credito.

Ora a meno di non volere legittimare l’opzione ben poco libertaria di un unico Super Stato Europeo (o addirittura mondiale) risulta chiaro che tale ipotesi di contabilizzazione dei beni immobili al fine di ottenere prestiti presumibilmente non saldabili se perseguita sia di fatto una strada ben peggiore e nefasta di qualsiasi default o di qualsiasi privatizzazione sul libero mercato di tali beni pubblici.

E’ quindi evidente come il libero mercato e l’affidamento ai privati sia non solo una parcellizzazione più sostenibile del rischio, ma anche una prospettiva più vantaggiosa che quella di una stretta dipendenza dal volere degli Stati creditori esteri (peraltro una situazione non dissimile da quella vigente sui titoli di Stato).

La retorica un po’ piagnona e un po’ populista da “Indignados” presente nell’articolo circa lo “Stato ricco di beni senza bisogno di tasse” non mi pare corretta, di per sé lo Stato non è in sè ricco di beni, lo Stato è una entità parassitaria per sua natura e funzione sociale, esso non produce ricchezza ma la redistribuisce, quindi non si vede anche ammettendo che detenga tale ricchezza (come proprietà) come essa sarebbe legittimata moralmente come sua detenzione-produzione in chiave giusnaturale.

E’ quindi evidente come anche tale ragionamento presente nell’appello sia capzioso dato che tende a non tener conto moralmente della natura ed entità di tali beni in relazione ai diritti naturali, di proprietà e servizi già oggi in mano allo Stato.

Nel caso dell’oro, non è vero che l’oro non sia oggi una garanzia di bilancio e contabilità per la tenuta dei conti pubblici, di fatto pur in assenza di un gold bullion standard esso è comunque detenuto arbitrariamente dallo Stato nei suoi caveau e di fatto se sino ad oggi non siamo ancora falliti nonostante l’enorme debito pubblico, questo è in parte derivante da tale garanzia implicita nei confronti dei creditori esterni in relazione alle nostre riserve auree.

Quindi già oggi l’oro detenuto nella Banca d’Italia (ente di diritto pubblico dello Stato italiano), specie con la sua continua crescita di quotazione sui mercati, costituisce paradossalmente (ben lungi da qualsiasi ambito austriaco di valutazione o di approvazione vigente di un ritorno al gold bullion standard internazionale) agli occhi degli investitori stranieri (acquirenti dei nostri titoli di Stato) una tutela e una garanzia della tenuta dello Stato italiano presso i creditori, questo ben più dell’ipotesi fantasiosa di un valore contabile derivato dai beni presenti nel territorio italiano.

L’Italia è uno dei paesi che detiene il maggior numero di scorte auree nel mondo ed è chiaro al di là della legittimità di tale detenzione in mano pubblica (anziché in mano ai risparmiatori come sostiene la scuola austriaca), al di là dell’assenza di un gold standard, tale riserva gialla sia una delle implicite motivazioni psicologiche che possono spiegare il perché nonostante il nostro alto debito pubblico tutto sommato ci siano ancora investitori stranieri che acquistano titoli di Stato italiani (è chiaro come l’alto livello di rischio dei nostri Titoli di Stato sia compensato e garantito da tale premessa aurea nei caveau), quindi come mai per il momento non siamo ancora falliti come la Grecia.

Tornando però alla questione cardine del ragionamento di Nicosia & Co, se un servizio o un bene demaniale non lo si pone entro una sua vendita sul libero mercato l’intero discorso dell’accertamento del suo valore rischia di essere una mera prosopopea autoassolutoria per lo Stato (e i suoi politici spendaccioni) con fantasiose circonvoluzioni atte solo a prolungare e peggiorare i conti pubblici.

Senza una dismissione tramite una vendita effettiva delle risorse o dei beni pubblici disponibili (alienandoli dal demanio con processi di cartolarizzazione, privatizzazione dei beni e liberalizzazione dei servizi attraverso aste trasparenti aperte ad operatori privati) di fatto tali beni non hanno che un valore teorico e una rendita assai scarsa (specie se come pare si vuole continuare a mantenere tali beni poco fruibili o malamente gestiti ancora in mano pubblica).

Una loro contabilizzazione può aver senso solo come valutazione di base per una vendita sul mercato, quindi è lecito che ci sia una perizia per stabilire una base d’asta iniziale al fine poi però di effettuare una reale dismissione degli immobili e dei servizi pubblici sul mercato dopo la perizia!.

Ripeto come nell’appello dell’associazione Diritto e Mercato non traspaia tale obbiettivo; non si può fare una perizia e affermare dopo di essa che in realtà “siamo ricchi” (pur non avendo beccato neppure un soldo in entrata), tenerci i beni immobili infruttuosi ma potenzialmente danarosi (solo se messi però sul mercato fattivamente), ed ingrossare i numerosi debiti proprio come prima della perizia (anzi no negando addirittura che i debiti ci siano dopo la perizia!!).

Un simile ragionamento trapelante dall’appello personalmente non lo condivido e non lo ritengo particolarmente razionale, non è la stima di valore risultante dalla perizia a fare in sé la ricchezza e a costituire un sicuro incasso, ma semmai essa può risultare la base d’asta per l’immissione sul mercato di tali beni, con effettiva transazione stessa ripianante il debito pubblico.

Servono capitali in entrata per riempire i buchi di bilancio dello Stato se non si vende i beni privatizzandoli sul mercato dopo la loro stima (entro un meccanismo d’asta) i soldi non ci sono comunque e di fatto anche tale perizia non ha alcun senso (se non quella di essere l’ennesima foglia di fico atta a giustificare il proseguo delle spese).

Nell’appello il problema della spesa pubblica e del debito (per non parlare delle ingenti tasse elevate) non viene mai posto, sembra quasi che esso non sia in realtà la vera questione da dibattere al fine di risolvere il problema del debito pubblico italiano.

Purtroppo il fatto che si proponga una mera contabilizzazione senza un taglio sensibile del peso dello Stato attraverso il mercato, pone in secondo luogo delle questioni di merito circa i principi e finalità di tale proposta.

Non è un mistero che Nicosia entro il suo anarchismo analitico (detto anche “comunismo di mercato”, di per sé un ossimoro o più prosaicamente un neolinguismo), propenda a ritenere che tutto sommato lo Stato non sia eliminabile e che lo statalismo (non propriamente miniarchico) sia per certi versi tollerabile ove lo si ponesse in una cornice cooperativa (peraltro poco differente nella sostanza da quello vigente) operativa e descrittiva tesa a ridurre le criticità all’interno del corpo collettivo della comunità.

Tale presunta ottimizzazione semantica del sistema definisce però un approccio tecno-burocratico poco libertario e nella fattispecie poco anarco-capitalista, il ragionamento proponente la sola contabilizzazione dei beni senza una loro reale vendita sul mercato lo dimostra.

Quel che si tende sovente a dimenticare è la natura dei beni pubblici, essi non sono beni in mano ai cittadini (come invece la retorica sinistrata anche negli ultimi mesi ha ampiamente propagandato), sono invece beni politici in un sistema a regime statale.

La fruizione pubblica non equivale alla sua gestione e risulta chiaro come i politici italiani siano notevolmente refrattari ad ogni ipotesi di riduzione della loro presenza nella gestione dei servizi (come le componenti del comitato promotore dei recenti referendum sull’acqua hanno ampiamente dimostrato).

Il monopolista che regge e costituisce lo Stato e lo comanda è la politica non i cittadini, ergo lo Stato (quindi il politico) opera in regime di monopolio definendo in ragione del suo ruolo e incarico pubblico e in ragione di una sua propensione al clientelismo a scopo elettorale, una ingerenza e permanenza sotto il suo controllo sia di attività inutili che di servizi fondamentali i quali in ragione della scarsa concorrenza e competizione di altri operatori di fatto hanno costi nettamente superiori ad ogni standard di mercato.

Le privatizzazioni sono quindi un modo per ridurre la sfera di influenza pubblica, dismettendo il servizio al privato; è chiaro che al contempo sarebbe bene anche operare processi concorrenziali di liberalizzazione proprio per evitare che il servizio passi da un monopolio pubblico ad un altro di tipo privato.

Che in Italia vi sia anche un problema di soggetti compratori e di capacità degli imprenditori ad investire e rischiare in proprio è obiezione senz’altro vera, ma tale scarsa propensione è la conseguenza di un sistema fiscale e di un sistema corporativo a vari livelli dell’economia italiana che di fatto impone o rende in gran parte inevitabile, laddove si voglia operare nel nostro Paese agevolmente, una propensione alla collusione consociativa tra politica ed affari (come anche i recenti fatti di cronaca dimostrano).

E’ quindi evidente che la burocrazia produca partitocrazia e con essa corruzione e clientelismo.

L’alto numero di norme e leggi, la questione fiscale sono altri muri da abbattere al fine di definire un terreno di base dove le imprese private, gli imprenditori italiani e stranieri possano operare e fare mercato, riducendo di conseguenza il peso dello Stato mediante la gestione privata di servizi oggi detenuti da questo.

Ritenere che il privato sia meno preferibile del pubblico è quindi un errore specie se si vuole proporre vere e credibili soluzioni ai problemi derivanti dal Big Government italiano e dal suo enorme debito pubblico.

Paragonare lo Stato ad una s.p.a al fine di contabilizzare il proprio patrimonio è una tesi peraltro non dissimile da coloro i quali anche negli ultimi giorni hanno riproposto nei confronti dei privati una patrimoniale quale panacea per la risoluzione del problema del debito.

Il problema è che sia la patrimoniale sui privati che la sola contabilizzazione dei beni pubblici dello Stato sono due non soluzioni peraltro epidermiche che non tengono conto del vero problema in profondità: il debito pubblico e l’elevata spesa che va subito fermata e terminata.

Ribadisco come il bene in possesso statal-demaniale non crea da sé valore senza uno scambio o una operazione di messa in vendita (e quindi di compra-vendita ad essa connessa) sul mercato da parte di soggetti diversi dall’indebitato Stato aventi denaro da spendere per tale bene/immobile/servizio.

Un Paese privo di crescita economica, con un deficit di entrate nonostante una tassazione già tra le più alte al mondo e con un debito pubblico insostenibile non può accontentarsi di mere operazioni di cosmesi nel suo disastrato bilancio pubblico.

Lo Stato italiano non ha sufficienti soldi in ingresso e certo non è con una mera operazione contabile che si risolve la cosa.

Accontentarsi solo della contabilizzazione equivale a porre una operazione non dissimile da un falso in bilancio contabile di Stato, lasciando la sovranità (e quindi proprietà) di tali beni agli Stati e di fatto tramite fittizie sopravvalutazioni (presumibilmente certificate dallo Stato stesso) continuare ad operare ulteriori forme di indebitamento selvaggio a partire dal presupposto che il valore potenziale di tali beni pubblici di fatto li possa teoricamente coprire economicamente di qui in divenire.

Inutile dire che simili operazioni di definizione di valore senza un loro riferimento sul mercato non sarebbero così differenti dalle proposte di creazione di agenzie di rating in mano agli Eurostati, tutti sarebbero “”"ricchi e contenti”" benché di fatto nel concreto sono in bancarotta e indebitati…

In conclusione non capisco quindi cosa serva a fronte di un bilancio in rosso e ad una prevenuta non vendita dei beni immobiliari statali sul mercato, l’idea di una loro contabilizzazione o sovrastima, essa può rivelarsi solo come tentativo illusorio di negare l’insolvenza e i buchi di bilancio del debito pubblico.

Se si vuole invece seriamente abbattere lo statalismo si deve porre tali contabilizzazioni come fase all’interno di un processo che ha come sua finalità conclusiva la cessione nel libero mercato ai privati di tali attività e servizi; la contabilizzazione come soluzione in sé per sé mi pare una mera foglia di fico ideologica che comporterebbe un ricalcolo dei beni tale da rendere fittiziamente in attivo un bilancio in realtà comunque in rosso senza neppure intaccare le cause strutturali di tale bilancio disastrato.

Di fatto una sovrastima economica di un bene nel tentativo di non cederlo sul mercato solitamente porta a conseguenze spiacevoli sul servizio, il suo funzionamento e in generale nel sistema.

Lo scoppio delle bolle finanziarie e la crisi in cui ci ritroviamo ad esse conseguenti non sono molto dissimile da un tale approccio creativo proposto nell’appello qua analizzato.

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SIRIA: MASSACRI IN CORSO. REAGIRE SUBITO. FERMARE LA STRAGE.

31 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ESTERI

***STRAGE IN SIRIA*** 

I CARRI ARMATI IRROMPONO AD HAMA. NON SI CONTANO MORTI E FERITI. FRATTINI:«UN ORRIBILE ATTO DI REPRESSIONE. CESSINO LE VIOLENZE». MA ORA SI PASSI ALL’AZIONE: IL GOVERNO INTERVENGA. E LA COMUNITA' INTERNAZIONALE NON STIA A GUARDARE.

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Da: il Giornale

Caos e guerriglia a Hama

Le truppe e i carri armati dell'esercito siriano sono entrati nella città di Hama, teatro nei giorni scorsi di grandi manifestazioni di protesta contro il regime di Assad. I tank attaccano da quattro diverse direzioni, travolgendo le barricate erette dagli abitanti, che denunciano il taglio della corrente elettrica e dell'acqua. Quattro morti anche a Daraa. Sono più di 130 le vittimein tutto il paese. Guarda i video:L'esercito entra nella città con i carrarmati - 

 

Di: Redazione

Hama (Siria) - La situazione in Siria è precipitata. Qesta mattina all’alba i carri armati hanno bombardato la città di Hama, teatro di grandi manifestazioni di protesta contro il regime di Bashar al Assad: almeno 100 civili sono rimasti uccisi, secondo quanto riferisce l’emittente panaraba al Jazeera. Altre fonti parlano di 73 morti accertati. Una pioggia di granate si è abbattuta sulla città, secondo quanto riferito da alcuni residenti locali, che hanno denunciato anche il taglio della corrente elettrica e dell’acqua. "I carri armati stanno attaccando da quattro diverse direzioni. Stanno sparando con mitragliatrici pesanti e travolgendo le barricate erette dagli abitanti", ha detto una fonte sanitaria locale.

Le barricate Dopo ore di bombardamenti da parte delle forze di sicurezza siriana "adesso i cittadini di Hama sono barricati in casa, mentre gruppi di giovani mettono su barricate usando tutto quello che trovano, anche materassi, a difesa dei propri quartieri", ha raccontato un testimone precisando che al momento il rumore delle bombe è cessato mentre si sentono sporadiche sparatorie. "I ragazzi stanno tentando di proteggere le loro famiglie, perchè le forze di sicurezza fanno irruzione casa per casa per arrestare gente e portarla via", ha detto ancora il testimone.

La versione del governo Diversa la versione fornita dalla Sana, l'agenzia di stampa ufficiale, secondo la quale l'esercito è intervenuto rispondere a "gruppi armati" che avevano bloccato le strade con barricate, terrorizzando i residenti.. Secondo la Sana due poliziotti sono rimasti uccisi negli scontri e "gruppi terroristici" hanno occupato le strade a Deir Ezzour, attaccando le stazioni di polizia e rubando le armi. "Le forze dell’ordine stanno ancora dando la caccia a questi gruppi armati e cercando di gestire la situazione nel modo più opportuno", conclude il comunicato del governo siriano. 

Oltre 130 morti in tutto il Paese Ha i numeri di un vero e proprio massacro il bilancio dell’offensiva contro i manifestanti anti-governo lanciata oggi dalle forze di Damasco, proprio alla vigilia dell’inizio del mese di Ramadan. I gruppi per i diritti umani parlano di oltre 136 morti, principalmente ad Hama. Ma vittime dell’offensiva sono state registrate anche a Harak, nella provincia di Daraa, dove sono state uccise diverse persone, tra le quali una bambina di tre anni. Mentre sono almeno 19 le persone rimaste uccise, e decine i feriti, nella città orientale di Deir el Zour. Due persone sono state uccise nella città di Idlib, nel nord del paese.

Scontri a Daraa Scontri nel villaggio siriano di Harak, nella provincia meridionale di Daraa. Le forze di sicurezza, raccontano testimoni, hanno aperto il fuoco stamattina mattina contro i residenti che erano scesi in strada per comprare il pane. Secondo Abu Mohammed sarebbero 40 i feriti e 170 le persone detenute in seguito a rastrellamenti casa per casa. Alcuni soldati avrebbero inoltre defezionato perché non volevano sparare sui proprio concittadini. I racconti non possono essere verificati in modo indipendente in quanto Damasco impone restrizioni al lavoro dei giornalisti, molti dei quali sono stati espulsi dal Paese.

Bombe a Damasco Almeno 42 persone sono rimaste ferite da bombe a frammentazione lanciate dalle forze di sicurezza siriane contro una manifestazione ad Harasta, periferia di Damasco, dove le forze ultra lealista della Quarta Divisione si sono dispiegate per reprimere le proteste pro-democrazia.

 

Sanguinosa protesta Dall'inizio della protesta sono circa 1.600 le vittime della repressione condotta dal regime. La maggior parte delle persone sono state uccise dalle forze di sicurezza durante manifestazioni. Hama è uno dei centri più caldi della protesta. A inizio giugno, le forze di sicurezza hanno ucciso a colpi di arma da fuoco 65 persone. Da allora i manifestanti hanno occupato le strade e le forze di governo hanno circondato la città e condotto raid notturni. Hama ha una storia di opposizione al governo.

Il massacro del 1982 Quarta città della Siria con 700mila abitanti, Hama è un simbolo della lotta contro il regime degli Assad. Già nel 1976 fu l’epicentro delle sommosse ispirate dai Fratelli musulmani contro il padre di Bashar, Hafez: "Il leone di Damasco" rispose nel febbraio del 1982 con quello che è stato chiamato il "massacro di Hama". L’artiglieria e i carri armati attaccarono la città 200 chilometri a nord della capitale uccidendo indiscriminatamente tra le 25 e le 30mila persone. Il 

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E SE IL BUON GIORNO SI VEDE DAL MATTINO, A MILANO E' BUIO PESTO!

30 Luglio 2011 , Scritto da Confcontribuenti Piemonte Con tag #ITALIA

DA: IL FAZIOSO

pisapia buongiorno Linizio disastroso di Pisapia, il signore delle tasse

Aumento delle tasse con l’introduzione dell’addizionale Irpef, previsione di aumento anche della tassa sui rifiuti, delle tariffe dell’acqua, delle rette degli asili nido e probabile revisione degli estimi catastali. Aumento del 50% del costo del biglietto dei mezzi pubblici. Regolarizzazione del centro sociale Leoncavallo, luogo d’abituale spaccio, con possibile contributo pubblico alle sue attività. Chiusura dell’iniziativa dei soldati in città con conseguente dimezzamento dei presidi delle forze dell’ordine nelle strade. No a termovalizzatori e inceneritori in città per portare Milano al livello di Napoli. Incredibili sceneggiate su Expo con firma del protocollo dopo che per mesi/anni avevano detto che era un’operazione truffa. Indecisione totale su Ecopass (la tassa d’accesso nel centro città, attuata per ridurre l’inquinamento). Nulla assoluto sul lato sicurezza, definito un argomento non prioritario dalla nuova giunta. Accelerazione sulla grande Moschea. Già litigi nella maggioranza e persino nello stesso Pd, con numerosi esponenti del centrosinistra che già parlano di necessità di verifica.

Tutto questo in meno di 2 mesi. Un disastro senza pari. La fiera dell’incapacità e delle promesse non mantenute. Buongiorno Milano…. o meglio buonanotte…

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GIA' DETTO, MEGLIO, SCRITTO, DA NOI, QUALCHE GIORNO FA, SEMPRE SU QUESTO BLOG.

E MI CI VIEN DA RIDERE, CHE A MILANO IL CD SI SCAGLI CONTRO TUTTO CIO' (TASSE, TASSE, ANCORA TASSE!) E CHE A ROMA, AREA GOVERNATIVA, FACCIA PURE DI PEGGIO (TASSE, TASSE, TASSE). E LI, A ROMA, E' LA SX AD INCAZZARSI. MA CHE BRAVI, TUTTI UGUALI, COME I LADRI DI PISA.....

POVERA MILANO, POVERA ITALIA, POVERI NOI.

RIVOLUZIONE, ORA!

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