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Blog di Confcontribuenti (Sez.Piemonte) e UpL

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CHI SONO I VERI PARASSITI: CHI EVADE PER NECESSITA' O CHI CI GOVERNA TARTASSADOCI OGNI GIORNO DI PIU'?

27 Settembre 2012 , Scritto da UPL GalPal Con tag #ITALIA

RICIEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO.


“PARASSITI”:
 
COME NASCONO, CRESCONO E PROLIFICANO GLI ELETTI…
 
 
“CHI VIVE A SPESE DEGLI ALTRI DANNEGGIA TUTTI”.
 
Questo il noto slogan d’una recente pubblicità progresso.
 
Ma chi sono i veri “parassiti”?
 
Solo i commercianti che non erogano lo scontrino (magari perché strangolati da un regime fiscale opprimente)?
 
Oppure “sanguisughe” sono in primis quei politici che, adagiati su comode poltrone, hanno prosciugato le speranze d’un’intera generazione???
 
“144 MILA” SONO GLI ELETTI IN ITALIA (1,1 milioni le persone che, direttamente o indirettamente, vivono di politica); ammonta a “7,1 miliardi” il costo del nostro pletorico e ipertrofico sistema istituzionale (ci costa 23,9 miliardi l’anno, invece, la politica nel suo complesso).
 
Questi alcuni dei numeri (fonte Uil) che ci impongono una domanda: fino a quando si potrà continuare a chiedere sacrifici ai cittadini senza disturbare le Caste che governano agiatamente questo Paese???
 
 
L’articolo che sottopongo alla vostra attenzione (“Parassiti”: come nascono, crescono e prolificano gli eletti…) contiene:
 
-                     sia i numeri che testimoniano impietosamente la diagnosi di un Paese “malato di politica”;
 
-                     sia le cure che si ritiene necessario adottare per evitare che l’Italia muoia “d’overdose democratica”.
 

 
Se interessati, si autorizza la pubblicazione, divulgazione o distribuzione dell’elaborato, purché non se ne alteri il contenuto e venga citata la fonte.
 
 
Cordiali saluti,
 
Gaspare Serra
 
Autore del blog “Panta Rei”
 
(Eccomi su facebook!)

 

.....

ECCOVI L'ARTICOLO

(tratto dal BLOG “PANTA REI”).

 

“PARASSITI”:

COME NASCONO, CRESCONO E PROLIFICANO GLI ELETTI…

 

 

di Gaspare Serra

 

 

“OVERDOSE” DEMOCRATICA: IL COSTO DEGLI “ELETTI”…

 

“CHI VIVE A SPESE DEGLI ALTRI DANNEGGIA TUTTI”.

Questo il noto slogan d’una recente e alquanto stravagante pubblicità progresso, che, accostando le foto di orripilanti parassiti con quella d’un evasore fiscale -invero più simile a un povero disgraziato!-, metteva in guardia i cittadini dalla tentazione di non pagare le tasse…

Ma chi sono i veri “parassiti”?

Solo i commercianti che non erogano lo scontrino -magari perché strangolati da un regime fiscale opprimente-?

Oppure le vere “sanguisughe” sono in primis quei politici che, adagiati su comode poltrone -senza alcuna voglia di mollarne la presa!-, hanno prosciugato le speranze d’un’intera generazione (la stessa che è divenuto improprio chiamare “generazione 1000 euro”, visto che sempre più si ritrovano “0 euro” in tasca a fine mese!)???

 

La Democrazia è l’antibiotico più efficace contro i pericoli di “devianze autoritarie” che possono minare la salute di qualsiasi Corpo civico.

Sosteneva saggiamente Paracelso, però, che “è la dose che fa il veleno”.

Allora, come un sovradosaggio antibiotico può esser letale per un paziente, allo steso modo L’ECCESSO DI RAPPRESENTANZA POLITICA PUÒ RISULTARE UN “COLPO MORTALE” PER LA DEMOCRAZIA!

 

Ogni democrazia “deve” avere un prezzo, in termini di costi della politica che si ripercuotono sui contribuenti.

Ma QUANDO TALE PREZZO VIENE PERCEPITO COME INGIUSTIFICATO, arbitrario, insostenibile dai cittadini IL RISCHIO É D’ASSISTERE A UNA LENTA, INESORABILE “DELEGITTIMAZIONE” DELLA POLITICA, FOMENTANDO POPULISMI D’OGNI GENERE che rischiano di portare al collasso il Sistema democratico!

L’ITALIA, senza nemmeno accorgersene, si É così ridotta a UN PAESE “sotto occupazione”: OCCUPATO DA UN “ESERCITO” DI POLITICI mestieranti, benpensanti, brizzolati e dai colletti bianchi, pronti a occupare stabilmente ogni Palazzo, ogni scranno, ogni seggiola disponibile in ogni ganglio vitale -e non- delle Istituzioni, ingolfando una macchina repubblicana già alquanto rodata con la propria parassitica sovrabbondanza!

 

LA CURA da adottare al più presto per evitare che il Paese muoia “d’overdose democratica” É solo una: LA RISCOPERTA DEL SENSO DEL “PUDORE” DA PARTE DI CHI CI GOVERNA E RAPPRESENTA, chiamato al costo di duri sacrifici -di riforme “impressionanti”- ad abbattere lo “spread” tra il costo della politica italiana e quella dei restanti paesi occidentali, ormai superante ogni livello di guardia!

Se i politici vogliono tagliare sul serio i costi della politica, per primo devono tagliare “se stessi”, eliminando qualche poltrona di troppo -più d’una!- al costo di scontentare molti contendenti del “gioco delle sedie” cui si è ridotta la politica italiana!

 

L’alternativa che abbiamo di fronte non è tra Democrazia e “mancanza di Democrazia”: l’alternativa è tra una Democrazia inefficiente e sprecona e una Democrazia che funziona!

LA POLITICA É UN’ARTE “NOBILISSIMA”.

LO É MENO, però, SE FATTA DA GENTE CHE DI “ONOREVOLE” CONSERVA SOLO IL TITOLO!

 

 

L’ESERCITO DEGLI “ELETTI”

 

Secondo l’ultimo Rapporto Uil sui costi della politica (luglio 2012):

·         le persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica sono oltre “1,1 milioni” (il 4,9% del totale degli occupati);

·         IL PLOTONE DEGLI ELETTI, parte integrante di questo esercito di “mestieranti della politica”, COMPUTA BEN “144 MILA” UNITA’;

·         la politica nel suo complesso (il funzionamento degli organi istituzionali, le società pubbliche, le consulenze in favore delle pubbliche amministrazioni…) ci costa ben “23,9 miliardi” di euro (“772 euro” pro-capite, pari all’1,5% del Pil);

·         solo IL COSTO DEL NOSTRO SOVRABBONDANTE SISTEMA ISTITUZIONALE AMMONTA  A “7,1 MILIARDI” DI EURO L’ANNO!

 

Ecco alcuni numeri che testimoniano impietosamente la diagnosi di un Paese “malato di politica”:

·         945 sono i PARLAMENTARI NAZIONALI (315 i senatori -senza contare quelli “a vita”- e 630 i deputati);

·         78 i PARLAMENTARI EUROPEI;

·         più di 1.000 i CONSIGLIERI REGIONALI (1.356  comprendendo Presidenti ed Assessori);

·         oltre 3.000 i CONSIGLIERI PROVINCIALI (3.853  comprendendo Presidenti ed Assessori);

·         quasi 120.000 i CONSIGLIERI COMUNALI (137.660 comprendendo Sindaci ed Assessori);

·         oltre 13.000 i CONSIGLIERI DELLE COMUNITA’ MONTANE;

·         oltre 12.000 i CONSIGLIERI CIRCOSCRIZIONALI (di cui 8.845 nelle sole Città Capoluogo).

 

Volgendo lo sguardo oltre i confini nazionali, fa specie scoprire come, mentre L’ITALIA VANTA QUASI “UN MIGLIAIO” TRA ONOREVOLI E SENATORI:

·         Cipro elegge appena “57” parlamentari;

·         il Lussemburgo 60;

·         Malta 69;

·         la Lettonia 100;

·         l’Estonia 101;

·         la Slovenia 130;

·         la Lituania 141;

·         la Slovacchia 150;

·         la Danimarca 179;

·         la Finlandia 200;

·         il Belgio 224;

·         l’Olanda 225;

·         l’Irlanda 226;

·         il Portogallo 230;

·         la Bulgaria 240;

·         l’Austria 245;

·         la Repubblica Ceca 281;

·         la Grecia 300;

·         la Svezia 349;

·         l’Ungheria 386;

·         la Romania 471;

·         la Polonia 560;

·         la Spagna 614;

·         la Germania 691;

·         la Francia 920 (tanti ma pur sempre meno dei nostri 945!).

 

Si dirà che la forza dei nostri numeri risiede nella grandezza (in termini d’abitanti) della nostra Nazione.

Ma anche facendo la media dei parlamentari in rapporto alla popolazione, il quadro complessivo non cambia:

·         la Germania (con i suoi 82 milioni di abitanti) dispone di 1 parlamentare ogni 118 mila abitanti;

·         la Spagna (con 45 milioni di abitanti) di 1 ogni 73 mila;

·         l’Olanda (con 16 milioni di abitanti) di 1 ogni 71 mila;

·         la Francia (con 64 milioni di abitanti) di 1 ogni 69 mila;

·         la Polonia (con 38 milioni di abitanti) di 1 ogni 67 mila.

 

E L’ITALIA?

Con 59 milioni di abitanti, il nostro Paese SOVRASTA TUTTI DETENENDO IL poco invidiabile PRIMATO DI 1 PARLAMENTARE OGNI 63 MILA CITTADINI!

A Strasburgo, per intendersi, ogni europarlamentare rappresenta ben “665 mila” cittadini dell’Unione!

Unico paese in Europa a far meglio di noi -o peggio, secondo i punti di vista- è il Regno Unito, che (con 61 milioni di abitanti) dispone di 1.480 parlamentari, ovvero 1 ogni 41 mila cittadini.

Una magra consolazione…

 

Uscendo dall’area dell’Unione Europea, il quadro -se possibile- è ancor più sconfortante:

·         il Canada (con i suoi 33 milioni di abitanti) dispone di 413 parlamentari (1 ogni 79 mila);

·         l’Australia (con 20 milioni di abitanti) di 226 (1 ogni 88 mila cittadini);

·         il Giappone (con 127 milioni di abitanti) di 722 (1 ogni 175 mila);

·         la Russia (con 140 milioni di abitanti) di 400 (1 ogni 350 mila);

·         gli Usa (con 300 milioni di abitanti) raggiungono quota 535 parlamentari (100 senatori e 435 deputati), stabilendo l’incredibile rapporto di 1 parlamentare ogni 560 mila cittadini!

 

SE USASSIMO LE STESSE PROPORZIONI DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA AMERICANA, I SENATORI ITALIANI DOVREBBERO RIDURSI A “20” E I DEPUTATI A “87”, per un totale di “107” parlamentari!

Si dirà: “l’America è una federazione di 50 Stati, con 50 diversi Parlamenti statali…”.

Verissimo.

Com’è altrettanto vero, però, che in California c’è un parlamentare locale ogni 299 mila abitanti, mentre in Lombardia c’è un consigliere regionale ogni 124 mila abitanti… e nel Molise uno ogni 10.659!

 

 

COME DEBELLARE IL “VIRUS DELL’ANTIPOLITICA”

 

PRIMO:

É becero “POPULISMO” CHIEDERE IL DIMEZZAMENTO DEL NUMERO DI DEPUTATI E SENATORI ITALIANI???

Essere rappresentati da “soli” 315 deputati e 157 senatori minerebbe alle basi la nostra democrazia o renderebbe più sostenibile ed efficiente il nostro ipertrofico sistema parlamentare?!

Non è irrilevante notare che negli Usa (Paese esteso 30 volte l’Italia e con una popolazione quadrupla) il Senato federale è composto da soli “50” senatori (uno per ogni Stato federale).

 

SECONDO:

Allargando lo sguardo oltre l’orizzonte capitolino, É semplicistica “ANTIPOLITICA” RECLAMARE IL DIMEZZAMENTO -o quantomeno una considerevole riduzione- del numero DEI COMPONENTI DI TUTTE LE ASSEMBLEE ELETTIVE (regionali, provinciali e comunali)???

É EVERSIVO DUBITARE CHE “CASA ITALIA” POSSA ANCORA PERMETTERSI VITTO, ALLOGGIO E GUARENTIGIE varie PER “144 MILA” ELETTI?!

 

TERZO:

É spicciola “DEMAGOGIA” SOSTENERE che il dimezzamento del numero dei parlamentari sarebbe l’occasione propizia per infrangere un altro “tabù”: L’ABOLIZIONE DELLA FIGURA -tanto inutile quanto antistorica- DEI SENATORI A VITA???

Come giustificare che in Senato siedano parlamentari “non eletti” -come nelle migliori democrazie!- e “a vita”-come solo i papi e i restanti monarchi nel mondo-?!

Come accettare che un simile status sia insindacabilmente concesso da un’altra autorità monocratica non eletta, la Presidenza della Repubblica?!

E come difendere il prestigio ormai irrimediabilmente perduto di tale carica (il ruolo dei senatori a vita ha assunto sempre più connotati politici: si ricordi la funzione di “salvataggio” dell’ultimo Governo Prodi assunta da alcuni senatori a vita o la nomina di Mario Monti propedeutica alla sua ascesa a Palazzo Chigi)?!

 

QUARTO:

É banale “PROPAGANDA” INVOCARE IL PASSAGGIO AD UN “BICAMERALISMO IMPERFETTO” (differenziare natura, composizione e funzioni delle due Camere)?

L’Italia ha DUE RAMI DEL PARLAMENTO (Camera e Senato) CON analoga composizione e IDENTICHE FUNZIONI, il che COMPORTA:

- “COSTI MAGGIORI” per il mantenimento di un pletorico apparato parlamentare;

- e “TEMPI PIÙ LUNGHI” E INCERTI per l’attività legislativa (ogni disegno di legge -salvo il Governo ponga la fiducia- è condannato a un’estenuante “navetta parlamentare” tra una Camera e l’altra!).

Perché non attribuire alla Camera l’esercizio della funzione legislativa esclusivamente in tutte le materie di competenza statale (da ridefinire)?

E perché non sostituire il Senato con una “Camera delle Autonomie” (o Senato federale), composta non da eletti ma da rappresentanti degli enti locali, con piena funzione legislativa in tutte le materie di competenza territoriale (anch’esse da ridefinire)?

 

L’IMPRESSIONE più comune É D’ESSERE PRESI IN GIRO DA UNA POLITICA PAROLAIA DEGLI ANNUNCI DICHIARATASI PRONTA A LAVORARE “D’ACCETTA” per tagliare sprechi e privilegi MA SCOPERTASI RICORRERE al massimo AD UNA “LIMA” (per di più, ben poco affilata!).

Fino a quando si potrà continuare a chiedere sacrifici ai cittadini senza disturbare le Caste che governano agiatamente questo Paese???

 

 

(tratto dal BLOG “PANTA REI”)

 

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L'AGENDA ITALIA per una PRIMAVERA LIBERALE, PRIMAVERA DI LIBERTA'

24 Settembre 2012 , Scritto da gal.pal by UpL Con tag #ITALIA

In evidenza un articolo del Direttore de L'opinione, che scondividiamo e ottoscriviamo.

Attendiamo i vs. commenti.

Di: Arturo DIACONALE

22 settembre 2012POLITICA

 

L’Italia può contare sull’aiuto dell’Europa solo se rispetterà gli impegni sulle riforme e le azioni di risanamento economico e finanziario chiesti dall’Europa stessa. Il futuro esecutivo, quindi, qualunque connotazione politica possa assumere (centro sinistra, centro destra, grande coalizione, tecnico o altro) non potrà fuggire agli obblighi imposti dalle condizioni internazionali.

A meno che, ovviamente, non decida di provocare l’uscita dell’Italia dall’Euro assumendosi la responsabilità di una iniziativa del genere. Tutto questo comporta un inevitabile condizionamento della prossima campagna elettorale italiana. Rende obbligata la continuità nella prossima legislatura della linea di politica economica portata avanti dall’esecutivo tecnico di Mario Monti anche in caso di nascita di un governo “politico”. E costituisce una ovvia riduzione della sovranità nazionale del nostro paese. Ma, a parte la considerazione che una parte di sovranità nazionale è già stata svenduta in passato (non solo quello prossimo, ma anche quello più remoto), questa condizione non ha alternative. Tranne quella di trasformare la subalternità imposta dall’emergenza in una opportunità tesa a far recuperare al paese una condizione almeno paritaria con quelle delle altre grandi nazioni europee.

Questa opportunità si coglie non limitandosi a rispettare l’agenda stabilita a Bruxelles, ma sfruttando  la spinta imposta dal condizionamento esterno per realizzare quelle riforme che riguardano i problemi specifici italiani e che non sono comprese nelle indicazioni dell’autorità sovranazionale a cui i nostri governi hanno demandato il compito di farci uscire dalla crisi. Esistono, in sostanza, delle peculiarità tutte italiane nella crisi generale dello stato sociale burocratico-assistenziale del Vecchio continente. E gli obblighi dell’Europa dovrebbero diventare lo stimolo per eliminarle una volta per tutte. Promuovere queste riforme, tese ad affiancare all’azione di risanamento anche il tentativo di eliminare le anomalie specifiche italiane, è compito della cultura politica d’ispirazione liberale. Quella cultura che è presente nelle tre grandi aree politiche italiane del centro destra, del centro sinistra e delle forze intermedie. E che, sia pure con sensibilità e priorità diverse, ha da tempo identificato nelle riforme delle istituzioni, del fisco, del lavoro, delle autonomie e della giustizia i nodi principali da sciogliere per liberare il paese dai condizionamenti negativi che esso stesso si è creato nel tempo.

La proposta che L’Opinione lancia ai liberali di tutti gli schieramenti non è di realizzare una impossibile riunificazione o un irrealistico inciucio trasversale ma di restare ognuno solidamente ancorato al proprio campo concordando solo l’impegno a portare avanti la realizzazione delle cinque grandi riforme indicate. Qualcuno, dopo le elezioni, si ritroverà tra i vincitori, qualche altro tra i vinti. O forse tutti si ritroveranno obbligati ad una convivenza innaturale come quella dei sostenitori dell’attuale governo tecnico. Ma se ci sarà tra i liberali di destra, di centro e di sinistra un impegno comune a perseguire le cinque grandi riforme indispensabili per il paese la nuova legislatura perderà l’aspetto attuale di salto nel buio e diventerà l’occasione per la tanto attesa ripresa.

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PRIMAVERA LIBERALE. ORA.

5 Settembre 2012 , Scritto da upl Con tag #ITALIA

#sedizione liberale;#fermare il declino&Italia futura;#costituente liberale; #liberali italiani#....: 

A quando una COSTITUENTE LIBERALE di tutti i Liberali, ma proprio tutti?

Pensare di andare divisi alle prossime politiche, è un suicidio politico.

Spero che da qui alla primavera, possa nascere la PRIMAVERA LIBERALE.

Per una Italia Libera nella Libera Europa.  Dalla parte dell'Individuo, dalla parte delle Imprese.

Per una vera Crescita Economica.

Basta con questa politica fatta di caste e politicanti, basta con questo Stato, basta col governo di tecnici. Vogliamo vivere. 

gal.pal

Unione per le Libertà_Italia Ribelle

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LO STATO NON E' LA SOLUZIONE, E' IL NOSTRO PROBLEMA.

4 Settembre 2012 , Scritto da UpL Gal.Pal Con tag #ITALIA

Così Romny parlò alla Nazione, da vero LIBERALE. E in Italia, quando?

Ma la storia dello slogan usato da Romny, candidato Repubblicano a sfidare OBAMA parte da più lontano.

Lo usò Ronald Reagan, padre storico della Destra moderna.

Ma il pensiero che lo STATO fosse il nemico dell'individuo, risale a molto prima.

Ecco alcune citiazioni in proposito, ad uso della prossima campagna elettorale. Vorremmo sentire qualcosa di simile in qualcuno dei candidati premier, prima di decidere chi appoggiare e a chi dare il nostro voto. La battaglia contro lo STATO, soprattutto questo STATO, la madre di ogni battaglia, per un vero LIBERALE doc.

Il primo in lotta contro lo STATO, già nel 1835, Alexis de Toqueville che così scriveva: "La forma di oppressione da cui sono minacciati i popoli democratici non rassomiglierà a quelli che l'hanno preceduta nel mondo, ma sarà un potere immenso e tutelare, assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all'autorità paterna, se come eaa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmentenell'infanzia. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l'unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurrezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità. Ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l'uso del libero arbitrio, restringe l'azione della volontà in più piccolo spazio e torglie poco a poco as ogni cittadino perfino l'uso di se stesso". SUBLIME!

L' ALFA deil pensiero antistatalista americano ed europeo. Dall'inglese Herbert Spencer ("L'uomo contro lo Stato" 1884, autentica Bibbia in miniatura del Pensiero Individualista),  a Albert Jay Nok ("Ilnostro nemico lo Stato", un classico anti welfare state, in polemica aperta col New Deal rousveltiano, anni '30). E poi, per tornare in Europa, Friedrich A. von Hayek convinto che più lo Stato pianifica, più per gli individui diventa difficile pianificare".

Ma anche in Italia qualcosa di simile si poteva udire o leggere. Il grande e troppo spesso dimenticato Luigi EINAUDI, ancora non era Presidente, nel 1899 (a soli 25 anni) sciveva: "in Italia lo Statoè uno dei più efficaci strumenti per comprimere lo slancio dell'iniziativa idividuale sotto il peso di imposte irrazionali e vessatorie e per divergere gli scarsi capitali dalle industrie che sarebbero naturalmente feconde, per avviarli ad industrie che diventano produttive soltanto grazie ai premi, dazi protettori, alle estorsioni esercitate in guise svariate a danno del contribuente". 

Come dire, nulla di nuovo sotto il sole, anzi, sempre peggio.

E sempre EINAUDI, e siamo nel 1960, da Presidente della Repubblica, scriveva:

"Migliaia milioni di individui lavorano, producaono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli in tempi di crisi".

Bene, amici e amiche LIBERALI, ceto produttivo vche non ce la fa più, tartassati d'Italia, maggioranza silenziosa:

ORA BASTA.

BASTA CASTE, BASTA POLITICANTI, BASTA RISSE, BASTA PRIVILEGI,  BASTA CON UNA PRESSIONE FISCALE INSOSTENIBILE. BASTA STATO.

Ricostruiamo l'Italia Libera nella Libera Europa. Riprendiamoci la nostra Libertà.

VOGLIAMO CRESCERE, VOGLIAMO VIVERE.

 

Alle prossime Elezioni Politiche, diciamo la Nostra, chiediamo garazie, diventiamo PROTAGONISTI, per l'Italia di Domani, per il Nostro Futuro. Basta cambiali in bianco. Non DELEGHIAMO ad altri. Questa volta facciamo da noi.

 

Unione per le Libertà_Italia Ribelle

Per l'Italia Liberale, Liberista, Libertaria.

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FERMARE IL DECLINO: SI PUO'!

3 Settembre 2012 , Scritto da UpL Coordinamento Politico Con tag #ITALIA

Fermare il declino e Italia Futura: le ragioni e le modalità della collaborazione

Cara amica, caro amico,
Come forse hai letto sul nostro sito o sugli organi di stampa che ne hanno parlato, sabato si è tenuto a Roma un incontro tra Fermare il declino e Italia Futura, presso la sede nazionale di IF: loro hanno uffici e personale retribuito, sono in pista da due annni e mezzo. All'incontro hanno partecipato per Fermare il declino, oltre ai fondatori presenti in Italia, anche i rappresentanti di alcune delle associazioni che si sono finora riconosciute nel nostro manifesto e programma, come Zero+, Civicum, Costituente liberale, Fondazione Oltremare, Indipendenti per Monti. L'incontro nasceva dalla comune esigenza di verificare la possibilità di  un'agenda il più possible comune, politica e organizzativa, che tenga conto dei tempi estremamente ristretti nei quali ci dobbiamo misurare, per verificare quali esiti e sviluppi dare alla nostra iniziativa.
È vero che la prima linea di Italia Futura si è riconosciuta nel nostro appello e programma. E che in talune parti d'Italia tra i nostri aderenti nelle prime settimane vi sono anche sostenitori di Italia Futura. Ma è altrettanto ovvio che il loro essere campo da due anni e mezzo con proprie risorse, presenze e agenda, poneva il problema di una immediata verifica operativa che sgombrasse il campo da ogni equivoco, mettesse a fuoco convergenze o margini di dissenso, ed elaborasse bozze di organi e procedure per strutturare da subito processi decisionali e un metodo di lavoro davvero condivisi.
Per questo io stesso ho proposto a inizio dei lavori un ordine del giorno in tre punti. Primo: organi e procedure di lavoro, politici organizzativi e programmatici. Secondo: valutazioni politiche sui tempi e i modi dello sviluppo della nostra iniziativa. Terzo: quali criteri seguire per l'estensione ulteriore del nostro movimento, ad associazioni, espressioni civiche, ma anche pezzi ed esponenti di politica locale in uscita dai vecchi partiti e coalizioni.
Ho premesso a tutto ciò una considerazione che ha una importanza essenziale, e che desidero qui ribadire con grande chiarezza a tutti, a maggior ragione vista la lettura che il Corriere della sera ha voluto proporre ieri del nostro incontro.

È ovvio che tra non molte settimane - stante che l'ipotesi realistica è che le elezioni politiche saranno tra fine marzo e metà aprile - quando dovremo tirare le fila dello sviluppo futuro di Fermare il declino, l'indicazione di una leadership sarà parte essenziale di una proposta credible per il Paese. Ma, ho aggiunto, quello che è chiaro è che non ci sono leader "in sonno" già decisi e che aspettano solo che altri lavorino per poi cavalcare l'onda: nè Montezemolo, nè Marcegaglia, nè altri. Quando sarà il momento la decisione sarà presa e saranno gli aderenti a votare e scegliere tra le candidature con le primarie.
Con questa inequivoca dichiarazione nostra gli esponenti presenti di Italia Futura si sono dichiarati d'accordo. E qui desidero ribadirlo a voi tutti, soprattutto ai molti che in rete e per mail ci hanno legittimamente chiesto conto di quella che per il Corriere stamane era invece solo una mera tattica per tirare la volata a un candidato leader già scelto. Non è così: come sempre abbiamo detto e come ieri con noi ha convenuto chi rappresentava Italia Futura.
La discussione sui tre punti è durata circa quattro ore. E ha prodotto i seguenti risultati.
Sul primo punto, è stato deciso senza particolari problemi di costituire tre comitati ristretti da porre al lavoro al più presto: un comitato politico, e al di sotto un comitato organizzativo e uno programmatico. Il comitato politico nasce attualmente come espressione di Fermare il declino e Italia Futura, per poi allargarsi in caso di auspicate nuove estensioni della nostra rappresentanza a soggetti civici, associazioni culturali e movimenti. Al comitato organizzativo spetta l'immediata attivazione della messa a matrice comune delle nostre presenze in tutte le Regioni, Province e Comuni dove sia possibile, e il coordinamento delle attività di adesione e sostegno alla nostra iniziativa.
Al comitato programmatico l'indirizzo prioritario dei punti del programma da approfondire ed estendere, a cominciare dai temi del lavoro, condizione femminile e giovanile sui quali molti degli intervenuti hanno puntato il dito, per sventare il rischio di apparire come una formazione a caratterizzazione solo macroeconomica. Numerosi interventi hanno risollevato un punto che torna in rete e sui social network ogni giorno: com pensarla su questo e su quello.
Noi restiamo fedeli all'idea che partiti e movimenti con una linea definita su ogni cosa siano un retaggio delle vecchie chiese. Nasciamo su alcune priorità per invertire il declino italiano, riconosciamo che dobbiamo perfezionare profondità ed estensione delle nostre proposte su alcuni temi, ma non ambiamo a diventare produttori di linea per ogni voce dell'ecnciclopedia.
Sul punto due, la discussione ha toccato a lungo il giudizio sul governo Monti. Le sensiblità erano e restanto diverse. I fondatori di Fermare il declino riconoscono a Monti uno stance internazionale che il predecessore non poteva neppur sognarsi, ma ritengono che il governo Monti non abbia scalfito le pessime prassi della PA italiana che sommate alla cecità della politica hanno condotto al declino italiano. Gli esponenti di Indipendenti per Monti hanno ribadito che tuttavia l'offerta attuale della politica consiglia di restare a difesa attiva di Monti oggi, e pronti a sostenerlo anche un domani se presenti in Parlamento. In posizione mediana IF, convinta dell'inopportunità di apparire come nemici del premier, mentre diverso è criticare anche pesantemente errori dei suoi ministri.
Sul punto tre, il radicamento territoriale e l'apertura verso l'inclusione di nuove associazioni e movimenti dovrà portare a "filtri" nei confronti di pezzi di vecchia politica e amministratori locali che si avvicinassero a noi. Regole formali scritte e precetti validi per tutti non possono essere facilmente identificati, l'esame della crediblità personale e collettiva andrà fatto caso per caso, alla luce dei punti del nostro manifesto e del programma.

A conclusione dei lavori, esaminato il presumibile calendario elettorale, la decisione finale è stata di tenere una grande convention a inizio novembre, nella quale sciogliere defitivamente il dilemma intorno alle modalità della piattaforma politica con la quale lanceremo una proposta nuova al Paese, programmatica e di cambio di classe politica e dirigente. Non serve un partitino nuovo. L'essenziale è capire se e come saremo in condizione di presentare liste e candidati in coerenza a ciò per cui siamo nati e che ci unisce, alla luce anche di quella che sarà l'eventuale riforma elettorale. E a quella data, in una manifestazione che potrebbe unire due luoghi evocativi del lavoro e della cultura a nord e a sud collegati via satellite, dovrà ovviamente essere sciolto anche il problema della leadership.

Cari amici, come vedete si tratta di un pecorso molto impegnativo. Il tempo è poco, le nostre risorse sono ancora troppo limitate. Ma se in quattro setimane di agosto ventimila hanno aderito, ora si tratta di di moltiplicare l'impegno di tutti per accresere le adesioni. I coordinatori di cui stiamo annnciando la nomina nelle diverse Regioni non sono al vertice di gerarchie nè eligendi a questa o quella assemblea politica, sono volontari tra volontari tra volontari che accettano di iniziare a organizzare e focalizzare presenza e iniziative degli amici. Servono in particolare da subito due tipi di eventi, localmente. Incontri anche conviviali finalizzati al fund raising, estesi a non aderenti, con la partecipazione di uno di noi che illustri brevemente le prorità che qui trovate. E vere e proprie presentazini pubbliche della nostra iniziativa, del suo programma, delle sue intenzioni di rimettere in piedi l'Italia senza più cadere trappola nè delle vecchie promesse dei partiti, nè della nuova seduzione della pura protesta.
C'è molto, moltissimo da fare. E lo faremo su base volontaria. Continuando a potenziarci nella comunicazione, dove siamo solo agli inizi. E nel web, dove già siamo un poco più avanti, con oltre 10 mila like al sito. Ma l'obiettivo alla nostra portata deve essere quello di arrivare oltre quota 50 mila nel giro delle prossime sei settimane, con un fund raising appropriato a sostenere le nuove iniziative che annunciamo.

Contiamo su ciascuno di voi, sul vostro entusiasmo, sulla vostra disponibilità a metterci faccia, tempo e credibilità. Come noi tutti facciamo.
Fermiamo il declino,

Oscar Giannino

.............

LA NS. (come Unione per le Libertà_Italia Ribelle) risposta e il ns. COMMENTO:

Direi ottimo. Tutto perfetto. Finalmente parlare chiaro. Senza giri di parole e il solito fumo cui ci ha abituati la politica.

La ns.unica riserva resta l'appoggio, sia pur critico, al governo Monti.

Va bene la crisi ma questo governo si è caratterizzato x sole lacrime e sangue e niente crescita. I dati negativi vengono spesso, meglio, quasi sempre nascosti dalla stampa "amica", praticamente tutta, tranne poche eccezioni, come LIBERO e il Giornale.

E per Salvare l Italia stiamo lentamente suicidando gli italiani, il tessuto produttivo, le imprese.

Per non parlare della sospenzione della demorazia che,da Liberale, fatico ad accettare. Ciò detto e, quindi richiamsta la necessità di un impegno reale, visibile e misurabile a ridurre la pressione fiscale x tornare a crescere, ribadiamo la ns.adesione come UpL alle vs.battaglie, che sono anche le nostre, e nn da ieri.

La prima battaglia da fare, comunque, secondo noi, è contro una PRESSIONE FISCALE assolutamente INSOSTENIBILE e che tarpa le ali a qualsiasi ipotesi di crescita.

Creando Povertà, Povertà, Povertà. Ora BASTA!

Rimaniamo a disposizione pronti alla battaglia per una Libera Italia nella libera Europa.

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E SE LA MERKEL AVESSE RAGIONE?

29 Agosto 2012 , Scritto da upl galpal Con tag #ITALIA

DA L''INDIPENDENZA SEGNALIAMO:

 

di GIUSEPPE QUARTO

Sig.ra Cancelliera Merkel,

 mi dispiace che in questi giorni Lei sia sottoposta a pressioni perché allenti il rigore nel pretendere che gli Stati in difficoltà mettano in ordine i loro conti, in questo le esprimo tutta la mia solidarietà, e a maggior ragione per l’Italia.
Vede l’Italia è dominata da una burocrazia auto referente che, complici i politici ignoranti e inconsistente, si è fatta fare leggi per preservare i propri privilegi.
Il nostro governo, piuttosto che ridurre le spese, sta massacrando i normali cittadini con aumenti di tassazione che si attesta tra le più elevate al mondo.
Prima di aumentare le tasse il nostro governo poteva tagliare drasticamente la gran parte dei 4.600 dipendenti di palazzo Chigi che sono molto di più dei 1.337 del Cabinet Office di David Cameron. Eliminare affitti per oltre 35 milioni di euro l’anno che la Camera paga per uffici di rappresentanza dei nostri Deputati. Eliminare le doppie e triple pensioni sono che sono migliaia, e molte per importi di decine di migliaia di euro al mese. Dare una sforbiciata alle migliaia di dipendenti di Camera e Senato che costano mediamente 137.525 euro l’uno. Cioè 19 mila più dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack Obama. Eliminare le migliaia di enti inutili produttori semplicemente di consigli di amministrazione e di stipendi fuori da ogni logica. Mettere un tetto di 50.000 euro all’anno per le decine di migliaia di burocrati della pubblica amministrazione, dipendenti senza nessuna responsabilità manageriale o rischio di licenziamento.
Signora Merkel, noi imprenditori ci vergognamo di vedere il nostro governo in giro per l’Europa a chiedere aiuti, non facciamo bella figura e mortifica tutti coloroche fanno valere nel mondo genialità e spirito di iniziativa.
Signora Merkel, non si faccia né intenerire né commuovere, l’Italia può farcela da sola, non alimenti lo spreco di uno stato incapace di sapersi gestire e che pretende di vivere al di sopra delle proprie risorse.
Malgrado la tassazione, il nostro stato quest’anno si ritrova il debito pubblico al massimo di tutti i tempi.
Signora Merkel, sia inflessibile ascolti la voce dei milioni di imprenditori e cittadini italiani che, sebbene abituati a lavorare sodo e a mai lamentarsi, si sentono schiavi di questo castello burocratico che lo stato si è dato e che pesa come un macigno sulle spalle delle persone che lavorano davvero e che tirano la carretta con enormi sacrifici. Maggiori tasse risolvono solo momentaneamente il problema ma non lo eliminano alla radice.
Signora, sia inflessibile e avrà la riconoscenza della gran parte della popolazione italiana, contiamo su di Lei.
 

*Club L’Imprenditorie.
Via Canneto 7
Brescia

.................................

Nostro Commento.

In definitiva questo è quello che chiediamo, non le solite parole, non le solite promesse elettorali:

MENO TASSE + TAGLI, MENO STATO PIU’ LIBERTA'.
LA CUCCAGNA è FINITA. BASTA CASTE (TUTTE, NON SOLO QUELLA POLITICA!), BASTA PRIVILEGI.
BASTA CON QUESTO GOVERNO DI “TECNICI” AL SERVIZIO DEI BANCHIERI E DEI POTERI FORTI.
BASTA COL POPULUSMO.
PER LA VERA RIVOLUZIONE LIBERALE, POTERE AL POPOLO. POTERE ALL’INDIVIDUO.
Lotta con Noi per la Nuova Italia nella Libera Europa.
***Unione per le Libertà_Italia Ribelle***.
upl@hotmail.it

 

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TASSE, MALEDETTE TASSE.....!

19 Agosto 2012 , Scritto da UPL GAL.PAL Con tag #ITALIA

DA LIBERO UNA BELLA NOTIZIA: ALTRE TASSE IN ARRIVO, COME SE NON FOSSERO GIA' ABBASTANZA SPREMUTI, GLI ITALIANI. E POI CI SI CHIEDE PERCHE' LA CRISI SIA SEMPRE PIU' GRAVE E PERCHE' MOLTI ORMAI NON RIESCANO PIU' A METTERE ASSIEME IL PRANZO PER LA CENA....!

PER LA RISPOSTA: CHIEDERE A MONTI E AL GOVERNO DI TECNICI.

BASTA STATO, BASTA TASSE. BASTA CATE. VOGLIAMO VIVERE. RIVOLUZIONE LIBERALE. ORA!

.....

DA LIBERO.

di Antonio Castro

Tenetevi forte, godetevi (se potete e se le avete fatte) questo scampolo di estate e vacanze e preparatevi a mettere mano al portafogli. Da domani, 20 agosto, parte una grandinata di scadenze fiscali che costringeranno all’esborso almeno un quarto degli italiani: 15 milioni tra professionisti, partite Iva, società e via elencando dovranno saldare Irpef, Iva e contributi Inps e Inail. Il gran finale - di questo spettacolo pirotecnico/fiscale - è atteso per il 17 settembre quando scade il termine per versare la seconda rata dell’Imu sulla prima casa.

La bufala di Ferragosto (“la balla” della riduzione delle tasse) è durata meno della pioggia di stelle di San Lorenzo. Di certo c’è la smentita ufficiale del presidente del Consiglio Mario Monti, che ha colto l’occasione di una breve vacanza in Svizzera per incontrare il presidente della Confederazione elvetica (e pure ministro delle Finanze), Eveline Widmer-Schlumpf. A inizio giugno si erano già incontrati per discutere di come tassare i presunti 150 miliardi di capitali espatriati custoditi (forse) nei caveau d’Oltralpe. Monti entro ottobre dovrà trovare la funambolica soluzione tra una ragionevole imposta (che non assomigli ad un condono per chi ha esportato illegalmente capitali), ed evitare al contempo che i dobloni degli evasori italiani vadano a trovare rifugio in altre piazze lasciando il Professore e l’Erario con poche briciole. Si chiacchiera di una tassazione una tantum del 25%, ma si teme che alzando troppo l’asticella i quattrini possano involarsi.  Insomma, la pratica è delicata e chi prospetta un incasso di circa 30/35 miliardi fa solo il gioco dei consulenti finanziari che ipotizzano ben più vantaggiose alternative truffaldine. 

Tassa oggi, tassa domani non che il fisco italiano faccia proprio una bella figura. E neppure incassa il previsto. A cominciare dalla tanto sventolata tassa sul lusso. Ricordate la mega imposta per i ricconi? Botte (fiscali) da orbi per i proprietari di macchinoni, per gli amanti del jet personale e per gli appassionati di velieri e barconi. Sette mesi fa il governo - al grido di “equità” - pensò bene di prevedere una bella tassa di stazionamento per i natanti. Da un minimo di 800 euro (per le barche sopra i 10 metri) ad un massimo di 65mila euro l’anno (ma per gli yacht oltre i 64 metri). La Ragioneria generale dello Stato aveva stimato di poter incassare 155 milioni. A luglio il fisco ha ricevuto pagamenti per meno di 24 milioni. E la tassa sugli aeroplani privati? Doveva portare un gettito di 85 milioni. È già tanto se si sfiorano i 2 milioni. È andata un po’ meglio con il superbollo per i bolidi oltre i 185 cavalli di potenza. Dei 147 milioni preventivati ne sono arrivati in cassa solo 67, ma si spera di avvicinarsi al gettito previsto con le scadenze di fine anno. In totale Monti e Attilio Befera (direttore dell’Agenzia delle Entrate) avrebbero dovuto incassare la ragguardevole cifra di 387 milioni. Ma in cassa ne sono arrivati soltanto 92,3. Per gli amanti delle percentuali appena il 23%. Non un grande successo, tralasciando il fatto che la prua del 30% dei natanti a rischio tassa oggi veleggia in acque fiscali meno agitate (Croazia, Grecia, Spagna) sempre che il mezzo non sia stato ceduto a qualche società di leasing estera per evitare sgraditi controlli incrociati. Identico discorso per i gipponi e i macchinoni. Avete notato quante targhe straniere sugli ultimi modelli? La norma sui cavalli fiscali - e il pericolo di incappare in un controllo incrociato tra reddito e capacità di spesa - ha convinto più di qualche scaltro imprenditore a vendere (magari sottocosto) la fiammante auto e a sostituirla con una targata Francoforte o Madrid. 

Problemi che non riduardano certo i comuni mortali stretti tra una busta paga sempre più depredata e tariffe che aumentano. La ventilata patrimoniale, che ogni tanto occhieggia nella palude della politica estiva, fa capolino marimette subito la testa sotto la sabbia. Già è difficile trattenere chi ha coraggiosamente investito in Italia, figurarsi attrarre investimenti con lo spauracchio di una nuova tassa sui patrimoni. L’autunno sarà incandescente e non sarà colpa di qualche perturbazione atlantica.

.......

GIUSTO PER NON ABBATTERSI......CONSIGLIATA LA LETTURA LONTANO DAI PASTI.....

link :

I-tassi-dei-mutui-schizzano-al-4-26---Il-30,9% del-reddito-degli-italiani--va-a-finire-nelle-casse-delle-banche.html

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PER LA NUOVA ITALIA, LIBERALE, LIBERISTA, LIBERTARIA.

28 Luglio 2012 , Scritto da UPL ITALIA Con tag #ITALIA

OSCAR GIANNINO FINALMENTE SCENDE IN CAMPO. E NOI CON LUI PER CAMBIARE L'ITALIA..

ULTIMO TRENO, PRIMA DELLA FINE. SARA' BENE SALIRCI A BORTO.

PER L'ITALIA LIBERALE, LIBERISTA, LIBERTARIA.

 

Cambiare la Politica, Fermare il Declino, Tornare a Crescere

Dobbiamo fermare il declino italiano, di cui la crisi finanziaria è solo un’aggravante

La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 - tranne poche eccezioni individuali - ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente.

Per farlo deve generare mobilità sociale e competizione, rimettendo al centro lavoro, professionalità, libera iniziativa e merito individuale. Affinché l’interesse di chi lavora – o cerca di farlo, come i giovani e tante donne – diventi priorità bisogna smantellare la rete di monopoli e privilegi che paralizzano il paese. I problemi odierni sono gli stessi di vent'anni fa, solo incancreniti: l’inefficienza dell’apparato pubblico e il peso delle tasse che lo finanziano stanno stremando l’Italia. Perdendo lavoro e aziende, migliaia di persone non sono più in grado di produrre e milioni di giovani non lo saranno mai.

Tagliare e rendere più efficiente la spesa, ridurre le tasse su chi produce, abbattere il debito anche attraverso la vendita di proprietà pubbliche, premiare il merito tra i dipendenti pubblici, promuovere liberalizzazioni e concorrenza anche nei servizi e nel sistema formativo, eliminare i conflitti di interesse, liberare e liberalizzare l’informazione, dare prospettive e fiducia agli esclusi attraverso un mercato del lavoro più flessibile ed equo. Sono queste le discriminanti che separano chi vuole conservare l’esistente da chi vuole cambiarlo per far sì che il paese goda i benefici dell’integrazione economica europea e mondiale. Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino.

Per questo motivo auspichiamo la creazione di una nuova forza politica – completamente diversa dalle esistenti – che induca un rinnovamento nei contenuti, nelle persone e nel modo di fare politica. Cittadini, associazioni, corpi intermedi, rappresentanze del lavoro e dell’impresa esprimono disagio e chiedono cambiamento, ma non trovano interlocutori. Ci rivolgiamo a loro per avviare un processo di aggregazione politica libero da personalismi e senza pregiudiziali ideologiche, mirato a fare dell’Italia un paese che prospera e cresce. Invitiamo a un confronto aperto le persone e le organizzazioni interessate, per costruire quel soggetto politico che 151 anni di storia unitaria ci hanno sinora negato e di cui abbiamo urgente bisogno.

Le nostre proposte

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Torino Eventi: "I mille colori della bellezza: cittadini di Cernobyl, cittadini del mondo".

17 Luglio 2012 , Scritto da upl Con tag #ITALIA

SEGNALIAMO UN IMPORTANTE AVENTO CULTURALE, MA NON SOLO, ESSENDO ANCHE DI TESTIMONIANZA, CHE SI TERRA' GIOVEDI' 19.LUGLIO, A TORINO, COME MEGLIO DESCRITTO SOTTO.

L'UNIONE PR LE LIBERTA' INVITA A PARTECIPARE E CONDIVIDERE.

 

Questo giovedì 19 luglio alle ore 19.00 ci sarà un aperitivo culturale "I mille colori della bellezza: cittadini di Cernobyl, cittadini del mondo" che si terrà al ristorante russo "Sibiriaki" di Via Bellezia 8g a Torino.
Obiettivo dell’incontro è sostenere Dubrava, un sanatorio presente in Russia, in zona non contaminata dalle radiazioni di Cernobyl. In questo luogo i bambini russi, residenti in zone contaminate, possono in un solo mese perdere fino al 30% della radioattività presente nel loro corpo.
L'aperitivo ha come finalità la raccolta fondi per il risanamento a distanza di questi bambini, poichè la Federazione Russa non garantisce più il risanamento statale (a differenza della Biellorussia e Ucraina dove c'è molta più sensibilità sulla tematica di Cernobyl ), anzi, ogni anno i fondi per la sanità vanno diminuendo.
La serata sarà inoltre l'occasione per parlare dei diritti dell'infanzia e per riportare l'attenzione sullo Ius Soli, confronto che avevamo già avviato all'incontro "Nuova cittadinanza e qualità dei territori: diritti, culture, solidarietà" che avevamo organizzato presso la nostra sede lo scorso 24 febbraio.
Pensiamo che se vogliamo attivare politiche virtuose come quelle, ad esempio, legate alla riduzione dei rifiuti o ad una mobilità più sostenibile, dobbiamo anche creare le condizioni perché chi vive nei territori si senta appieno cittadino partecipe e responsabile. Una di queste condizioni è il riconoscimento della cittadinanza ai circa 4 milioni di stranieri (più del 7% della popolazione) che nel nostro Paese vivono, lavorano e contribuiscono fiscalmente e culturalmente al benessere delle nostre comunità. In particolare di questi, circa un milione sono minorenni, di cui più del 70% nati in Italia, che vivono la contraddizione di frequentare le nostre scuole, che sono i luoghi sociali di formazione alla cittadinanza per eccellenza e non hanno di fatto gli stessi diritti di cittadinanza dei propri compagni.
A tal proposito Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta lancerà l’appello a tutti i comuni piemontesi e valdostani affinchè venga riconosciuta la cittadinanza onoraria a tutti i bambini nati in italia da genitori stranieri, in attesa che questo diritto venga riconosciuto dallo Stato così come richiesto dalla proposta di legge sullo Ius Soli. Sappiamo benissimo che questa non è altro che un’azione simbolica, ma crediamo che sia importante dare questo segnale.
Inoltre per tutta la serata rimarrà allestita una mostra di disegni di bambini russi dal titolo "Io disegno il mio mondo e ve lo regalo", da cui l'idea del nome dell'aperitivo "I mille colori della bellezza", poichè questi bambini, nonostante la situazione in cui si trovano, custodiscono dentro di loro questo senso di "bello", trasmesso ampiamente attraverso i colori dei loro disegni.
Per approfondimenti: http://lerussiedicernobyl.blogspot.it/

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LEGALIZE ITALY

16 Luglio 2012 , Scritto da UpL Italia-MLA Torino Con tag #ITALIA

Tratto da LIBERTIAMO. (La Titolazione del post è nostra). Un articolo che codividiamo e che invitiamo a digffondere.

 

Il proibizionismo? Il miglior regalo che si possa fare alle mafie

- “Il proibire una moltitudine di azioni indifferenti non è prevenire i delitti che ne possono nascere, ma è un crearne dei nuovi”.

Lo scriveva, già nel lontano 1763, all’interno dell’opera magna “Dei Delitti e delle pene”, il liberale Cesare Beccaria, artefice e fondatore della moderna concezione del diritto penale.

Sembrano non essersene ancora persuasi, però, nonostante siano trascorsi oltre due secoli dalla morte dell’illuminato giurista ed economista milanese, gli sprovveduti spacciatori di comizi e di promesse elettorali che governano da oltre un sessantennio le sorti di una Repubblica fondata sulla proibizione e sull’ipocrisia, nella quale si ritiene ancora lecito ed addirittura “doveroso” ingabbiare nel ghetto dell’antigiuridicità condotte pacificamente accettate dalla “maggioranza silenziosa” dei consociati e privatamente (ma clandestinamente) praticate da un numero rilevante degli stessi. 

Nei giorni scorsi l’ UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha pubblicato il World Drug Report 2012, regalando al Bel Paese, strenuo avamposto delle politiche proibizioniste,  un paradossale primato:nonostante i divieti di legge (e con buona pace dei proclami propagandistici dell’ex Ministro Giovanardi), l’Italia detiene il record  di consumo di cannabis tra gli stati occidentali.  Il 14,6% degli italiani, infatti, stando ai dati della prestigiosa agenzia delle Nazioni Unite, nel corso del 2011 ha consumato almeno una volta una sostanza cannabinoide.

Se ne evince che evidentemente, nell’italico approccio alla lotta alle droghe, qualcosa non quadra: il “business degli stupefacenti”, neppure scalfito da decenni di proibizionismo e dall’inasprimento sanzionatorio  introdotto dalla legge 49/2006, è più vivo e prospero che mai, ma soprattutto è più vivo e prospero che in qualsiasi altra nazione dell’Occidente. Sulla scorta di tali clamorose statistiche, allora, è legittimo chiedersi: che senso ha avuto e continua ad avere  la logica della proibizione se il consumo delle sostanze “bandite” dall’ordinamento riesce,  nonostante le aspre previsioni di legge, ad avere una così ampia diffusione tra i consociati? Chi beneficia di politiche talmente ipocrite, anacronistiche e fallimentari?

Di certo non la collettività, di certo non i singoli individui, minati nella sicurezza e nella libertà da una normativa che non solo si è rivelata improduttiva di risultati, ma persino deleteria ed estremamente gradita alle Mafie.

Con il proprio “tacito assenso”, infatti, lo Stato consente alle pericolose organizzazioni criminali disseminate sul territorio nazionale, monopoliste indiscusse di un mercato nel quale non esistono né garanzie sulla qualità dei prodotti  né concorrenza, di incassare ogni anno decine di miliardi di euro dalla vendita di droghe pesanti e leggere: capitali che vanno a finanziare attività violente e cruente, che paralizzano l’economia di vaste aree del nostro Paese, privando gli individui della libertà di investire, di produrre, di competere.

Paradossalmente l’autorità statale, nel dichiarare enfaticamente (quanto in maniera ipocrita) guerra ai consumatori di stupefacenti, rappresenta allora il principale complice, alleato e spalleggiatore dei Signori della droga, unici beneficiari di un proibizionismo inefficace e deleterio. Si criminalizzano i vizi, insomma, e si viziano ed ingrassano i criminali.

Come magistralmente esposto dal compianto Premio Nobel per l’Economia Milton Friedman in uno storico articolo del 1 maggio 1972 pubblicato su Newsweek – tradotto in lingua italiana da Antonio Grippo - lo Stato in primo luogo non ha alcun diritto di usare la propria macchina organizzativa per impedire che una persona possa diventare tossicodipendente. Nell’affermare ciò, Friedman ha riproposto considerazioni già esposte da John Stuart Mill , fondate sull’idea per la quale il benessere di un individuo, sia fisico che morale, non può essere motivo legittimo di un intervento da parte della collettività contro la volontà del diretto interessato. “Nessuno -  ci ha insegnato Stuart Mill - può essere costretto dalla legge a fare o a non fare qualcosa perchè ciò è meglio per lui”.

Ma, a prescindere da qualsiasi opinabile considerazione di natura ideologica, Milton Friedman  ha avuto il merito di urlare a gran voce che “per fortuna non abbiamo bisogno di risolvere l’aspetto etico, per essere d’accordo su una politica. Il proibizionismo è un tentativo di soluzione che rende le cose peggiori sia per il tossicodipendente sia per noi”. La necessità di rivolgersi ad un mercato che prospera nell’illegalità, che applica prezzi elevatissimi e fornisce prodotti dalla qualità incerta, costringe infatti moltissimi tossicodipendenti a diventare essi stessi criminali, spingendoli a delinquere pur di ottenere dosi di sostanze delle quali non possono fare a meno: il proibizionismo, pertanto, lungi dal ridurre il numero dei crimini, lo moltiplica a dismisura, senza riuscire a svolgere alcuna funzione preventiva né dissuasiva.

I dati relativi snocciolati dal Drug Report  2012, nel descrivere il Bel Paese come la patria del consumo di droghe leggere, confermano pienamente la previsione di Friedman: la logica proibizionistica non solo ha determinato un notevole incremento del numero di consumatori di sostanze stupefacenti, ma ha fatto lievitare anche il numero dei crimini. Oltre un detenuto su quattro nelle carceri italiane, infatti, è tossicodipendente ed è stato spinto o “costretto” a delinquere dalla necessità di soddisfare la propria dipendenza da sostanze stupefacenti. Negli ultimi 5 anni, inoltre, il numero dei detenuti per violazione della legge sulla droga è quasi raddoppiato: si è passati da 15 mila detenuti nel 2006 a  28 mila del 2011.

Il proibizionismo, pertanto, ci costringe a pagare le costose e sanguinose conseguenze sociali di migliaia di crimini che l’ordinamento, se solo si sforzasse di usare la strategia della tolleranza e della legalizzazione in luogo della sterile arma dell’asprezza sanzionatoria, avrebbe il potere ed il dovere di scongiurare.

Parafrasando ancora Cesare Beccaria, esempio di un liberalismo colto ed ancora attuale, tali crimini potrebbero essere ricondotti nella calzante espressione “Delitti delle male leggi”, originati non da condotte realmente delittuose, ma da una pessima, incerta, impopolare ed antipopolare legislazione.

Volete – concludeva il liberale milanese – prevenire  i delitti? Fate che i lumi accompagnino la libertà”. L’esatto opposto della proibizione, letale droga e comodo rifugio dei cattivi governanti.

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